Vivalascuola. Buon anno, buona scuola! “Buona scuola” per chi?

Ben ritrovati ai lettori di vivalascuola e buon anno scolastico 2015-2016 a tutte e a tutti, innanzitutto! Quindi la “Buona Scuola” di Renzi è legge. Nonostante l’opposizione generalizzata del mondo della scuola, che si è manifestata con lo sciopero più grande della storia della scuola della Repubblica, il blocco pressoché totale degli scrutini, dichiarazioni di intellettuali, appelli al Presidente della Repubblica affinché cogliesse gli elementi di incostituzionalità presenti nella legge. E adesso? Adesso cominciamo un nuovo anno scolastico, con la consapevolezza che le leggi possono essere contrastate sia con la lotta sia con le vie legali. Con le pratiche di corretta informazione, resistenza e disobbedienza civile. Che le leggi devono essere applicate e le modalità della loro applicazione vengono determinate dal comportamento delle parti coinvolte, caso per caso, scuola per scuola, contrattazione per contrattazione. Con la consapevolezza che i governi passano mentre la scuola rimane. Rimane come un “organo costituzionale“, come la definì Piero Calamandrei, quasi un quarto potere dello Stato. Quando torniamo a scuola, quando entriamo nelle aule, ricordiamoci di questo potere.

Questa puntata di vivalascuola presenta un augurio di Marina Boscaino, un riepilogo, per FAQ, della legge 107 da parte di Carmelo Palladino, una filastrocca del primo giorno di scuola di Mauro Presini, un quadro dell’opposizione alla scuola di Renzi e informazioni per limitare i danni della legge.

Indice
(Clicca sul titolo per andare subito all’articolo)

.Marina Boscaino, Buon anno scolastico. Per far prevalere la ragione contro l’arbitrio
Carmelo Palladino, FAQ! Una scuola buona per chi?
L’opposizione alla scuola di Renzi
La mobilitazione della scuola
Il referendum
Ripresentare la Lip
I ricorsi delle regioni: Veneto e Puglia
Ricorsi dei sindacati
Informazioni per l’autodifesa delle scuole
Mauro Presini, Filastrocca del primo giorno di scuola
Segnalazione. Seminario: Percorsi curricolari di Storia: modelli e pratiche
La settimana scolastica
Risorse in rete

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Buon anno scolastico. Per far prevalere la ragione contro l’arbitrio
di Marina Boscaino

Giorgio Morale mi ha chiesto di scrivere qualche riga per l’inizio dell’anno scolastico. Non so pensare ad un anno scolastico che – per le sue caratteristiche – inizi in maniera peggiore. L’arroganza di un governo incapace di sentire e poi ascoltare i cittadini è stata l’ingrediente vincente per imporre violentemente una legge che la scuola ha rifiutato; non per inveterata attitudine al diniego, ma per averla letta, studiata, contrastata con proposte alternative, ostacolata nel suo cammino autoreferenziale e sordo alla voce delle scuole che si levava alta e uniforme dai collegi dei docenti così come dalle piazze, dai social e dalle poche tribune concesse dai media di regime. Eppure un buon anno scolastico voglio augurarlo a tutti ugualmente. Per far prevalere le proprie ragioni, contro l’arbitrio e l’arroganza.

Rispondere alla violenza dell’imposizione con la violenza non sarebbe consono a dei docenti. La nostra specialità è stimolare la riflessione e fornire strumenti critici: ai colleghi meno attenti, più sonnolenti o sciatti rispetto alla cura del proprio sé politico e professionale; alla società civile, imbarbarita da un ventennio di fuffa mediatica, intrisa di parole d’ordine che hanno smarrito – sostituendovi un individualismo estremo – il senso dell’interesse generale. Ai nostri studenti, soprattutto: loro, che sono l’a e la z della nostra professione. Loro che entreranno prima o poi da adulti nel mondo, dotati del bagaglio di cittadinanza consapevole che saremo stati in grado di fornirgli.

A tutti coloro che hanno sacrificato pensiero autonomo e divergente alla vulgata della buona scuola, accontentandosi di formule demagogiche e immagazzinando dati mendaci senza battere ciglio, dobbiamo ricordare che la scuola pubblica e la libertà di insegnamento sono valori dell’Italia repubblicana e della società intera, non gli slogan di una battaglia corporativa e volta a mantenere immobile il sistema. Riuscire a far prevalere la bontà e la correttezza delle nostre ragioni sarà duro e difficile, ma possiamo farcela, perché esse esistono e sono piene e complete.

Il 5 e il 6 settembre da Bologna abbiamo lanciato un forte segnale in questo senso: la scuola – tutta insieme – non molla. Perché abbiamo una responsabilità enorme, che vogliamo condividere senza appartenenze blindate e nel rispetto delle reciproche identità, ma con un obiettivo comune: la difesa della scuola di tutte e di tutti, la scuola della Costituzione. Presidio di democrazia in un Paese che – nell’allentamento della vigilanza sui diritti, del lavoro prima di tutto, ma anche della salute, della tutela dell’ambiente, della partecipazione e della tutela delle istituzioni repubblicane – sta smarrendo il senso del proprio passato e la previsione di un futuro più equo e solidale.

L’augurio è dunque quello di non consentire che apatia, ignavia, individualismo, rassegnazione prevalgano rispetto alla enorme responsabilità che abbiamo: la tutela – contro una legge odiosa e contraria a tutti i principi che i costituenti decisero di affidare alla scuola dello Stato – di quel presidio di democrazia che è ciascun istituto scolastico. Forza e coraggio, dunque. La legge esiste, ma deve essere applicata. Sta a noi fare in modo di depotenziare – assieme all’orrida idea di scuola che essa configura – la proiezione che essa può rappresentare della e nella società. [torna su]

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FAQ! Una scuola buona per chi?
di Carmelo Palladino

Lo scorso anno scolastico si è chiuso all’insegna delle proteste e delle lotte degli insegnanti che, in modo quanto mai determinato, hanno cercato fino all’ultimo di respingere una riforma contestata in ogni punto. Quella che da marzo a luglio ha accompagnato nelle forme più varie l’intero iter di approvazione della legge 107/2015, infatti, è stata una mobilitazione di cui si ricordano pochi precedenti nella storia della scuola italiana. Una mobilitazione che ha avuto i suoi momenti principali nello sciopero del 5 maggio, uno dei più partecipati di sempre, e nel blocco degli scrutini di giugno, proclamato e sostenuto, forse per la prima volta, da tutti i sindacati, ma che ha attraversato gli spazi fisici e virtuali quasi quotidianamente, dando sfogo all’indignazione, alla rabbia e anche alla creatività dei suoi protagonisti. Una mobilitazione cui gli eventi hanno riservato scarsa fortuna, se si considerano, nel corso dei velocissimi passaggi parlamentari, la quantità e la qualità delle modifiche apportate a un testo di cui – in modo quasi unanime – si chiedeva il ritiro, ma che ha avuto sicuramente il merito di ricompattare una categoria troppo spesso divisa e sempre meno avvezza alle rivendicazioni collettive, e di farlo proprio contro quell’impronta fortemente divisiva e individualistica che rappresenta la base della cosiddetta “buona scuola”.

È da qui che bisogna ripartire adesso, da questa unità, da questa riscoperta voglia di opporsi alla deriva aziendalistica presentata ormai quasi sfacciatamente come l’unica strada possibile, all’orizzonte di precarietà che sempre più si insinua sul lavoro degli insegnanti così come sul futuro degli studenti, all’ignorante arroganza di un decisionismo becero e senza scrupoli.

Perché la partita non è ancora persa. Molto si giocherà nei prossimi mesi in cui i docenti saranno chiamati ad accogliere i primi elementi della riforma come il comitato di valutazione, con la sua nuova composizione e le sue nuove prerogative, e il piano triennale dell’offerta formativa, con il suo ruolo fondamentale nella definizione dell’organico di potenziamento e del progettificio. Senza dimenticare il RAV (Rapporto di Autovalutazione) che, pur non facendo propriamente parte della riforma, vi si inserisce in modo perfetto, come la tessera di un puzzle. Dalla capacità di contrastarli o quantomeno di minimizzarne gli effetti dipenderanno gli sviluppi futuri della legge, la possibilità reale di applicarla che, come sempre, non può prescindere dalla collaborazione dei docenti. Una collaborazione che sarà necessario negare fin dal primo giorno.

Diversamente, non è molto difficile immaginare il destino della scuola italiana. Certo, non è possibile scendere nello specifico oggi, quando ancora le ultime due fasi delle assunzioni devono essere espletate, quando ancora le deleghe date in bianco al governo devono essere scritte , e quando ancora i famosi ambiti territoriali da cui avrà luogo la chiamata diretta devono essere istituiti. Ma, testo alla mano, alcune previsioni possono essere azzardate, anche se – e questa volta è proprio il caso di dirlo – varie Cassandre, nei mesi scorsi, ci avevano messo in guardia.

Procediamo per gradi, anzi per FAQ, tanto di moda in questo periodo.

1. È proprio vero che, con la legge 107/2015, cambierà tutto?

No, della Riforma Gelmini ad esempio non cambia quasi niente: il quadro orario ridotto nel 2008 non è stato ripristinato ex legis, si è solo data la possibilità alle singole istituzioni scolastiche di ampliare l’offerta formativa senza nuovi oneri per lo Stato (art. 1, c. 7); non riduce il numero di alunni per classe tout court, bensì dà soltanto la facoltà ai dirigenti di contravvenire alla norma qualora si ritenga necessario e senza maggiori oneri per lo Stato (c. 7n e c. 84); non ridà valore alla professionalità docente, visto che non ripristina gli scatti di anzianità congelati di fatto fino al 2018 (insieme all’indennità di vacanza contrattuale) .

2. È proprio vero che il preside avrà molto più potere?

Sì. Al comma 78 si afferma che il dirigente scolastico per dare piena attuazione all’autonomia scolastica, «garantisce un’efficace ed efficiente gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e materiali». Inoltre al comma 79 si specifica che, dall’anno scolastico 2016/2017, proporrà «gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento» e, al comma 127, che sarà sempre lui, sui criteri identificati da un comitato preposto (c. 129), ad assegnare annualmente una retribuzione aggiuntiva sulla base «di motivata valutazione».

3. È proprio vero che, per merito del piano di assunzioni straordinario, non ci saranno più precari né supplenze?

No. Al contrario la legge 107/2015 – attraverso gli incarichi triennali, la mobilità e l’organico funzionale – precarizza tutta la categoria docente. Inoltre il piano di assunzioni, che già dall’inizio lasciava fuori decine di migliaia di docenti che da anni lavorano a servizio dello Stato e dei cittadini, non solo non riuscirà ad esaurire le famose GaE, ma dei 102.734 posti alla fine stabiliti (altro che i 150.000 millantati lo scorso settembre!) riuscirà ad assegnarne meno di 90.000.

Per quanto riguarda le supplenze, invece, il dirigente, grazie all’organico dell’autonomia, potrà forse coprire le assenze fino a 10 giorni (c. 85), ma le persone continueranno ad ammalarsi per periodi più lunghi, a prendere aspettative, a fare bambini. Ciò che cambierà è che, a partire da settembre 2016, i supplenti potranno lavorare solo per 36 mesi anche non continuativi sui posti vacanti e disponibili (c. 131), onde evitare di dover riconoscere loro quanto stabilito dalla Corte di Giustizia europea e, tra questi, chi non è inserito nelle GaE, continuerà a non maturare nessun diritto all’assunzione.

4. Che cos’è l’organico dell’autonomia e chi ne farà parte?

L’organico dell’autonomia è costituito da posti comuni, per il sostegno e per il potenziamento dell’offerta formativa e a decorrere dall’anno scolastico 2016/2017 sarà ripartito tra gli ambiti territoriali (c. 63 e c. 68). Per cominciare ne faranno parte i docenti assunti nella fase B – posti comuni e per il sostegno – e quelli assunti nella fase C – posti per il potenziamento – del piano straordinario di assunzioni (c. 98). Essi riceveranno un incarico triennale al termine del quale, a seconda delle variazioni del POF, potranno essere rispediti nel proprio ambito territoriale da cui o saranno pescati di nuovo da altro preside o assegnati d’ufficio dall’USR (da c. 79 a c. 85). Inoltre, i docenti che lavoreranno sul potenziamento non saranno più legati, nell’esercizio della propria professione, ad una cattedra in un singolo istituto, bensì al dirigente che li ha scelti, il quale deciderà come e dove servirsene. Nello specifico, il 10% di loro potrà essere destinato addirittura a diventare collaboratore del capo (che culo, ndr), mentre gli altri saranno impiegati nei progetti e nelle supplenze fino a 10 giorni (c. 7 e c. 85)

5. Sono un insegnante di ruolo da diversi anni, quindi io non diventerò mai parte dell’organico dell’autonomia, vero?

Falso. Chi, nel corso della propria carriera, sarà in esubero o soprannumerario perderà la titolarità e andrà a rimpinguare il calderone dell’ambito territoriale da cui si viene scelti, in base al proprio curriculum (c. 80), dal dirigente scolastico (c. 73). Così come chi, nel corso della propria vita, deciderà di chiedere trasferimento (c. 73 e c. 108). La durata dell’incarico quando si viene assunti in organico dell’autonomia è strettamente legata al POF, sicché la sua durata è triennale (da c. 12 a c. 14).

6. Sono un insegnante bravo. Con questa riforma verrò premiato economicamente vero?

Dipende cosa il comitato di valutazione e il dirigente intendano per bravo. Potrebbe essere bravo chi ha più alunni promossi o chi fa più attività extrascolastiche gratuite (c. 129). Oppure chi è sufficientemente ruffiano, flessibile e disponibile, a far cosa è poi un dettaglio.

A livello economico, considerando che tre anni di blocco degli scatti hanno sottratto a ogni singolo docente circa 780 euro annui , chi verrà selezionato per l’attuale incentivo al merito guadagnerà circa 60 euro in più al mese , che moltiplicati per 12 fanno 720 all’anno (c. 126). Il conto è presto fatto: lo Stato risparmia, il corpo insegnante – poiché la cifra sarà destinata a una minoranza – risulterà sempre più in conflitto e l’ambiente lavorativo peggiorerà ulteriormente.

7. È vero che la qualità didattica, grazie alla formazione obbligatoria, migliorerà?

No. Innanzitutto perché qualcosa di imposto non viene necessariamente fruito, ovvero il docente può partecipare ad un corso di formazione e nel mentre, poiché l’argomento non è di suo interesse, pensare ai fatti suoi; in seconda battuta poi, come specificato al comma 124, le attività di formazione sono definite dai singoli istituti scolastici in base al proprio POF e non in base alle singole discipline.

8. Nonostante venga attribuito più potere al dirigente e la formazione sia obbligatoria, la libertà d’insegnamento sancita dalla Costituzione non viene intaccata, vero?

Falso. Ad esempio se una scuola decidesse di istituire un corso sulla metodologia didattica flipped classroom e un docente non volesse metterla in pratica, in teoria nulla dovrebbe accadere visto che l’articolo 33 della Costituzione sancisce la libertà d’insegnamento. Peccato che il dirigente, con la legge 107, potrebbe valutare la didattica del docente in questione non compatibile col proprio POF e rispedirlo al mittente, in barba a qualsiasi articolo costituzionale (c. 80).

9. La disoccupazione, vista l’alternanza scuola lavoro, diminuirà?

No. In primis perché non è la scuola a causarla, ma l’attuale crisi sommata a decenni di scelte politiche ed economiche sbagliate; in secundis perché l’aumentare il monte ore di stage obbligatorio (c. 33) non solo vincola il curriculum dello studente al proprio territorio impoverendone così le possibilità future, non solo riduce le attività dedicate all’istruzione le quali contribuiscono alla formazione del pensiero critico, non solo lo sottrae ad un ambiente di apprendimento, la scuola, per inserirlo in un ambiente di produzione, il lavoro, ma soprattutto lo educa al lavoro gratuito, questo sì, per qualcuno, risolutore della crisi in atto.

10. Mio figlio frequenta una scuola disagiata, mentre quello di mia sorella una scuola prestigiosa del centro: avranno entrambi la stessa formazione e le stesse possibilità?

No. In realtà ci sono altissime probabilità che chi vive in zone disagiate sia svantaggiato. La legge attuale infatti fornisce la possibilità (da c. 145 a c. 150) di fare donazioni ai singoli istituti con un credito d’imposta pari al 65%. Appare quindi evidente che attireranno il maggior numero di investimenti quegli istituti frequentati da figli di persone facoltose le quali possono permettersi di donare denaro al fine di migliorare l’istruzione dei propri pargoli. Però c’è da star sereni, perché una quota pari al 10 % delle somme complessivamente erogate sarà assegnata alle scuole a cui, media nazionale alla mano, è stato donato meno e con tali percentuali la sperequazione sarà senz’altro sanata. Inoltre chiunque, a prescindere dal proprio reddito, può detrarre nella misura del 19%, le spese sostenute per la frequenza di scuole statali e paritarie fino a 400 euro l’anno per studente, sicché l’egualitarismo è compiuto: avranno la stessa cifra chi ha un reddito familiare annuo di 30.000 e chi di 100.000 (c. 151). Sarà grazie a queste garanzie che Mattarella, firmando la legge in quattro e quattr’otto, ha giudicato non violati l’art. 3 e l’art. 33 della Costituzione?

Note

1. A questo proposito è emblematica la vicenda che più di ogni altra ha caratterizzato l’estate, quella legata all’ormai tristemente nota fase nazionale del piano straordinario di assunzioni. Decine di migliaia di docenti che in cambio dell’assunzione a tempo indeterminato sono stati costretti ad effettuare una domanda al buio e a offrire la propria disponibilità a trasferirsi in una qualsiasi provincia d’Italia. Un vero e proprio ricatto condito da ulteriori incertezze legate alle possibili conseguenze per chi non avesse prodotto questa richiesta – indispensabile per essere assunti quest’anno, ma non obbligatoria – e, proprio negli ultimi giorni utili per la presentazione della stessa, al cambiamento dei criteri da seguire per l’assegnazione dei posti della fase C. Su quest’ultimo punto va detto che il Miur non ha ancora emanato nessuna comunicazione chiara e ufficiale e tutto rimane legato a quanto scritto nella seconda serie di Faq, pubblicata il 6 agosto, e a una manciata di dichiarazioni di alcuni esponenti della Maggioranza e del Ministero. Per maggiori informazioni sui numerosi aspetti della questione si segnalano i seguenti contributi:

S. Intravaia, Prof neoassunti, così funziona il “cervellone” che assegna le cattedre

Coordinamento precari scuola Bologna, Avviso ai naviganti: a tutti i docenti coinvolti nel piano straordinario di deportazione nazionale!

M. Raiola, La lettera dell’insegnante: “Ho rifiutato l’assunzione a scuola, non insultatemi”

A. Sani, Scuola, mai più “deportazione dei docenti”

C. Benedetti, Ripercorriamo come si è svolta la gestione della domanda per le assunzioni fase B e C

G. Denaro, E. Recchi, Di ruolo ma precari. Numeri, fasi e considerazioni sul piano d’assunzioni, in Cobas n. 58, p. 11

2. Nella Legge 107 commi da 180 a 191, si delega il Governo ad adottare – entro diciotto mesi dalla sua entrata in vigore (16 luglio 2015) – uno o più decreti legislativi finalizzati a: • Riordino normativo in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione • Riordino della formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria • Promozione e inclusione scolastica degli studenti con disabilità • Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale e raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale • Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni • Effettività del diritto allo studio, potenziamento della carta dello studente • Promozione e diffusione della cultura umanistica, valorizzazione del patrimonio artistico-culturale • Revisione e riordino della normativa in materia di istituzioni e iniziative scolastiche italiane all’estero • Adeguamento in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di Stato, anche in raccordo con la normativa vigente in materia di certificazione delle competenze.

3. Poiché la Legge 107 è costituita soltanto dall’articolo 1 e dai suoi 212 commi, d’ora in poi – per comodità – si citerà esclusivamente il numero di quest’ultimi,

4. Secondo un articolo di Repubblica del 20 agosto, le assunzioni potrebbero essere addirittura 15-20 mila in meno rispetto a quanto previsto. Questo perché, oltre alla già nota carenza nelle GaE di insegnanti specializzati nel sostegno o abilitati in alcune materie (come matematica alle medie), bisogna considerare che una parte delle domande inviate – circa 10.000 tra quelle prodotte dai docenti dell’infanzia per i quali non è previsto l’organico di potenziamento e circa 3.000 effettuate da personale poi assunto nelle fasi 0 e A – sarà di fatto inutilizzabile ai fini dell’assunzione. Stando ai numeri riportati nello stesso articolo, inoltre, possiamo ricavare un’altra interessante informazione: i docenti che avrebbero potuto effettuare la domanda ammonterebbero a circa 107mila (cifra che otteniamo sottraendo i 29mila assunti nelle fasi 0 e A dai 136mila docenti complessivamente presenti tra GaE e GM). Questo vuol dire che solo il 65% degli aventi diritto ha deciso di presentarla.

5. A. Palmi, convegno CESP 26/03/2015, dal minuto 7.46

6. Merito. Anief, E’ di soli 60 euro al mese l’aumento, e spetterà ad appena il 10% di personale. [torna su]

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L’opposizione alla scuola di Renzi

La mobilitazione della scuola

9 ore di lavori, la presenza di 350 persone rappresentanti 130 soggetti del mondo della scuola, 90 interventi serrati e articolati nel merito e nel metodo hanno fatto sì che da Bologna il 6 settembre si sia levata – ferma ed inequivocabile – la voce della scuola, chiamata a pronunciarsi su due temi decisi dalla precedente assemblea del 12 luglio a Roma: la continuazione della mobilitazione contro la legge 107 e il referendum.

Sul primo tema la risposta è stata:

  • adesione alla riunione nazionale delle RSU l’11 settembre a Roma;
  • Notte Bianca della scuola il 23 settembre in tutti i territori;
  • spinta e appoggio ai sindacati per una manifestazione nazionale e sciopero generale unitari della scuola in tempi brevi;
  • definizione di una serie di azioni di contrasto rispetto ai singoli provvedimenti: assemblee sindacali in tutti gli istituti scolastici il primo giorno di scuola;
  • determinazione di mozioni per ostacolare il voto sul comitato di valutazione, che andrà combattuto anche con la fondamentale collaborazione degli studenti;
  • flash mob davanti alle sedi delle Regioni;
  • fiaccolata il 19 dicembre;
  • adesione al 9 ottobre, giornata di mobilitazione degli studenti.

Fortemente sentito il tema del precariato: presente una consistente rappresentanza delle principali vittime della demagogia e del dilettantismo della “Buona Scuola”. [torna su]

Sciopero a ottobre
Nell’assemblea nazionale delle RSU riunitasi a Roma l’11 settembre i sindacati si sono impegnati a battersi per il rinnovo del contratto, bloccato da 7 anni, e per cancellare con le azioni legali i punti peggiori della riforma. E’ stata decisa per il mese di ottobre una manifestazione unitaria.

Il referendum

Sul referendum l’assemblea ha concordato l’inizio di un percorso che vagli la fattibilità – sia nel metodo che nel merito – di un referendum da celebrare nella primavera del 2017 e che tenga dentro da una parte il monito dei costituzionalisti, che hanno sottolineato la delicatezza del tema sia per motivi tecnici che politici; dall’altra la necessità di intervenire su un piano sociale più ampio, associando il tema della scuola con altri elementi dell’attuale emergenza democratica: ambiente, lavoro, riforme istituzionali ed elettorali.

Sia per ciò che attiene la mobilitazione che il vaglio del percorso referendario è stato registrato l’appoggio di forze politiche parlamentari (Sel, M5s, alcuni parlamentari del gruppo misto, Altra Europa con Tsipras) e non (Prc, Azione Civile, Sinistra anticapitalista) e l’interesse dei sindacati intervenuti (Flc, Gilda, Unicobas, Cobas, USB) che valuteranno nelle loro specifiche sedi le decisioni da assumere. Analogamente faranno il Comitato Acqua Bene Comune, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Giustizia e Libertà, Fiom – intervenuti nell’assemblea – relativamente alla questione referendaria alla quale si sono dimostrati interessati. [torna su]

Ripresentare la Lip

L’assemblea, organizzata dal comitato a sostegno della Lipscuola, i cui comitati locali si sono incontrati il giorno precedente per attualizzare il testo della Lip sui temi più strategici  e procedere, dalla prossima primavera, alla raccolta di firme per la ripresentazione della Lipscuola come legge di iniziativa popolare,  si è data appuntamento per l’8 novembre per aggiornare il percorso comune.

Ma soprattutto da Bologna  il messaggio più esplicito è stato: il movimento della scuola – unito e senza primogeniture e protagonismo – rilancia attraverso la pratica democratica una nuova stagione unitaria di mobilitazioni contro la legge 107 e per la scuola della Costituzione, ribadendo la necessità di allargare trasversalmente la sua battaglia di civiltà per una scuola di tutte e di tutti.

Il documento relativo all’assemblea del 6 settembre si può leggere sul sito http://lipscuola.it/blog/ o cliccando qui. [torna su]

I ricorsi delle regioni: Veneto e Puglia

La Regione Veneto presenta ricorso contro la legge sulla “Buona scuola”. La Giunta regionale ha dato mandato alla propria Avvocatura di impugnare la riforma del governo Renzi perché lesiva dell’autonomia amministrativa della Regione. Tre i profili di incostituzionalità della legge 107/2013 argomentati nelle sette pagine del ricorso avanzato dalla Giunta regionale:

  • La riforma affida al ministero dell’Istruzione il compito di definire l’offerta formativa dei percorsi di istruzione e di formazione professionale, espropriando la regione di un compito che la Costituzione le affida in competenza esclusiva;
  • La “Buona scuola” affida agli Uffici scolastici regionali, emanazione diretta del Ministero, e non più alle Regioni il dimensionamento della rete scolastica (cioè stabilire l’ampiezza degli ambiti territoriali in funzione della popolazione scolastica, del numero degli istituti e delle particolari caratteristiche del territorio), creando così una possibile sovrapposizione di competenze programmatorie tra Ministero e Regioni;
  • infine, molteplici e puntuali indicazioni contenute nella riforma governativa “determinano – si legge nell’impugnativa – una fitta rete di interferenze con la competenza esclusiva regionale in materia di istruzione e formazione professionale e potenzialmente attribuiscono allo Stato competenza ad adottare non solo norme di principio ma anche disposizioni di dettaglio in materia di istruzione”.

La Giunta regionale della Puglia ha approvato il ricorso alla Corte costituzionale contro la legge cosiddetta della “Buona scuola”.
L’impugnativa segue il parere depositato lo scorso 10 settembre dall’Avvocatura regionale, richiesto con la mozione approvata all’unanimità nella seduta consiliare dello scorso 31 luglio.
Il ricorso ha carattere meramente tecnico: la motivazione non è fondata su una critica di natura politica, ma sul mero intento di tutelare la Regione Puglia su alcuni aspetti del dimensionamento scolastico e esclusivamente dunque riguardo il contenuto dell’articolo 117 della Costituzione. [torna su]

Ricorsi dei sindacati

Le prime iniziative legali contro la legge 107/2015 promosse da FLC CGIL, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals-Confsal e Gilda riguardano gli esclusi dal piano delle assunzioni.

Il DM 767 del 17 luglio 2015, in particolare all’art. 2, individua i destinatari del piano straordinario di assunzioni in ruolo e, in applicazione di quanto prevede la legge 107/2015, esclude illegittimamente alcune tipologie di personale precario: molti lavoratori in possesso dei requisiti previsti dalla Corte – abilitazione più 36 mesi di servizio – il personale docente della scuola dell’infanzia escluso dai posti di potenziamento nonché il personale ATA.

Le Organizzazioni Sindacali, sostenute dai rispettivi uffici legali, impugneranno quindi il decreto ministeriale di fronte al Tar Lazio al fine di ottenerne l’annullamento nella parte in cui esclude le diverse categorie di docenti, chiedendo contestualmente il rinvio della legge 107/2015 alla Corte Costituzionale e il coinvolgimento della Commissione Europea rispetto alla violazione dei principi sulla stabilizzazione dei precari. La prima azione legale si concentrerà sui motivi di illegittimità dei criteri previsti per evidenziare l’infondatezza sul piano giuridico, oltre che politico-sindacale, dell’operato dell’Amministrazione.

Rispetto agli altri profili oggetto di contestazione della legge 107/2015 – la mancata tutela della libertà d’insegnamento, la chiamata diretta, il cosiddetto merito e, novità di questi giorni, la revisione delle classi di concorso – si è dato mandato ai legali di procedere non appena disponibili i relativi provvedimenti attuativi. Le Organizzazioni Sindacali ravvisano nella legge numerose incursioni in materia contrattuale, illegittime e sanzionabili, come affermato di recente dalla Corte Costituzionale, che daranno luogo ad ulteriori contenziosi. (vedi qui) [torna su]

… Intanto, qualche informazione per l’autodifesa delle scuole: limitiamo i danni della legge

Le segreterie nazionali dei sindacati della scuola FLC CGIL, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams hanno predisposto un documento intitolato Risparmiamo alla scuola gli effetti più deleteri della legge 107/2015, che intende fornire delle linee di comportamento da tenere per limitare i danni della legge intanto che si conducono azioni di contrasto sia a livello politico e legale sia nella pratica quotidiana nelle scuole.

Le indicazioni più importanti sono: le prerogative del Collegio Docenti restano intatte, soprattutto sulla didattica, su cui il DS non ha alcun potere deliberante; fondamentale è approvare un Piano delle Attività preciso e dettagliato; immutato resta il ruolo delle RSU e della contrattazione.

L’intero documento si può leggere qui. [torna su]

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Filastrocca del primo giorno di scuola
di Mauro Presini

A chi di nuovo oggi insegna,
a chi ancor non si rassegna.
A chi diventa collaboratore,
a chi ha smarrito le sue ore.
A chi è già amministrativo,
a chi non vuol l’imperativo.
A chi scarpina da supplente,
a chi non lo trova divertente.

A chi è oppresso da precario,
a chi sbologna al suo vicario.
A chi gli servono i cartoni,
a chi rimangon gli spezzoni.
A chi vive da studente,
a chi odia il presidente.
A chi vuol esser genitore,
a chi è di futuro allevatore.

A chi è promosso dirigente,
a chi rimane fra la gente.
A chi trova un suo compagno,
a chi si oppone con l’impegno.
A chi resiste e vuol lottare,
a chi lo aiuta e può creare.
A chi non svende dignità,
a chi c’era e parteciperà.
A tutti quelli oggi a scuola,
a chi lo sa: insieme si vola.

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Segnalazione

SEMINARIO DI FORMAZIONE. PERCORSI CURRICOLARI DI STORIA: MODELLI E PRATICHE

Il 17 settembre 2015, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.30 alle ore 18.30, presso il Civico Liceo Linguistico “A. Manzoni”, Milano, via Grazia Deledda 11 (Metro 1 e 2 Loreto), si svolgerà il seminario: Percorsi curricolari di Storia: modelli e pratiche.

Il Seminario si svolge nell’ambito della prima edizione di “Storia della istruzione, formazione ed educazione a Milano e in altre aree comparabili del Progetto pluriennale Milanosifastoria (MSFS) promosso da Comune di Milano e Rete MSFS, in collaborazione con Archivio di Stato di Milano, Soprintendenza Archivistica per la Lombardia e Ufficio Scolastico Regionale (USR) per la Lombardia – Ambito Territoriale di Milano, con il patrocinio del Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica di Milano e del Dipartimento di Studi storici dell’Università degli Studi di Milano e in gemellaggio con la Festa Internazionale della Storia di Bologna.

Il seminario è promosso da Clio ’92, IRIS (Insegnamento e Ricerca Interdisciplinare di Storia), LANDIS (Laboratorio nazionale per la didattica della storia – Sezione didattica dell’Istituto per la storia e le memorie del Novecento Parri Emilia-Romagna) e USR per la Lombardia – Tavolo tecnico-scientifico della didattica della storia e in collaborazione con Archivio Bergamasco Centro studi e ricerche, DIPAST (Centro Internazionale di Didattica della Storia e del Patrimonio del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università di Bologna), con la Festa Internazionale della Storia di Bologna, con Giunti Scuola – BBN Editrice e con INSMLI (Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia).

PROGRAMMA

Mattina (9.00 – 13.00): plenaria
– Accoglienza.
– Saluti introduttivi dei soggetti promotori.
– Presentazione del Seminario.
– Relazioni

Formare le disposizioni allo studio della storia: il grande compito della scuola dell’infanzia e primaria
Ivo Mattozzi (presidente di Clio ’92; professore a contratto presso la Libera Università di Bolzano; già docente presso l’Università di Bologna).

La formazione storica nella scuola secondaria di primo grado
Antonio Brusa (direttore di www.novecento.org, rivista on line dell’INSMLI; già docente presso le Università degli Studi di Bari e Pavia).

La formazione storica nella secondaria di secondo grado e nell’educazione degli adulti
Maurizio Gusso (presidente di IRIS, membro del Direttivo di Clio ’92 e della Segreteria di Rete MSFS; consulente scientifico del LANDIS).

La formazione storica nelle Università
Beatrice Borghi e Rolando Dondarini (docenti di Storia medievale e di Didattica della storia presso l’Università di Bologna; promotori del progetto di Didattica della Storia e del Patrimonio “Le radici per volare”).

Pomeriggio (14.30-18.30): tre gruppi di approfondimento in alternativa

Scuola dell’infanzia e Scuola primaria
Coordinamento a cura di Patrizia Bortolini (membro della Segreteria di Rete MSFS; insegnante della Scuola Primaria “Armando Diaz” di Milano) e Ivo Mattozzi.

Scuola secondaria di primo grado
Coordinamento a cura di Antonio Brusa e Cristina Cocilovo (membro dei Direttivi di Clio ’92 e IRIS e della Segreteria di Rete MSFS).

Scuola secondaria di secondo grado ed Educazione degli adulti
Coordinamento a cura di Nadia Baiesi (responsabile del LANDIS), Maurizio Gusso e Francesco Monducci (coordinatore dei gruppi di lavoro del LANDIS).

Il Seminario è rivolto

a) agli insegnanti delle scuole dell’infanzia, ai docenti di storia e discipline affini delle scuole primarie e secondarie (educazione degli adulti inclusa) e delle Università;
b) ai formatori degli insegnanti di storia delle scuole del primo e del secondo ciclo di istruzione;
c) a ricercatori, operatori dei Beni Culturali e delle Organizzazioni non governative, studenti universitari e cittadini interessati alla formazione storica.

Il Seminario dispone dell’autorizzazione alla partecipazione in orario di servizio per il personale delle scuole di ogni grado e ordine. La partecipazione è libera e gratuita. Le iscrizioni presso info@storieinrete.org sono aperte dal primo settembre fino al 14 settembre 2015; si prega di indicare nome e cognome, attività svolta e Gruppo di approfondimento pomeridiano prescelto.

Per maggiori informazioni si veda la pagina dinamica www.storieinrete.org/storie_wp/?p=15710. [torna su]

* * *

La settimana scolastica

Inizia l’anno scolastico per poco meno di 9 milioni di studenti. Il dato viene divulgato dal Miur.

Sono 7.861.925 i ragazzi iscritti nella scuola statale e più di 960.000 quelli delle paritarie che, a seconda delle regioni, dal 7 settembre al 16 settembre iniziano a frequentare le lezioni: lo rende noto in queste ore il Ministero dell’Istruzione.

Nella scuola statale sono più di 1 milione gli alunni dell’infanzia, 2.583.514 quelli della scuola primaria, 1.649.408 gli studenti della secondaria di I grado e 2.628.648 quelli della secondaria di II grado. Oltre 216.000 sono gli alunni con disabilità. Complessivamente, le classi saranno 369.902 distribuite in 8.384 istituzioni scolastiche. (vedi qui)

Dopo 15 anni gli studenti italiani sono in calo: ventimila alunni in meno rispetto ad un anno fa, lo 0,25 per cento sul totale; diminuiscono anche gli stranieri di 10.000 unità. (vedi qui)

I problemi sono quelli vecchi, ad esempio quello dell’edilizia scolastica è intramontabile: si riparte col 45% di scuole senza certificato di agibilità; mentre un rapporto di Save the Children mostra come si perpetui l’intreccio tra povertà economica e povertà educativa.

La novità è la “Buona Scuoladi Renzi, che è diventata legge. Nonostante l’opposizione generalizzata del mondo della scuola, che si è manifestata con lo sciopero più grande della storia della scuola della Repubblica, il blocco pressoché totale degli scrutini, dichiarazioni di intellettuali, appelli al Presidente della Repubblica affinché cogliesse gli elementi di incostituzionalità presenti nella legge.

Tutti i media propongono presentazioni delle novità introdotte nella scuola dalla legge, segnaliamo tra tutte quella video de La Tecnica della Scuola e quelle di Salvo Intravaia, di Lorenzo Vendemiale, di Carlo Scognamiglio e Christian Raimo; quest’ultima ha il merito di chiarire il complicato sistema delle assunzioni e soprattutto il significato reale di tale operazione del governo Renzi:

La parola assunzione sembra quasi esigere una manifestazione di gratitudine.

Tuttavia, una parte consistente dei vincitori di concorso era già iscritta nelle graduatorie a esaurimento provinciali (Gae): si tratta cioè di insegnanti già attivi da diversi anni nelle nostre scuole, con incarichi annuali per lo più interrotti a fine giugno e rinnovati a settembre.

Per questi, come per l’altra metà degli aventi diritto al contratto a tempo indeterminato – i cosiddetti precari storici – sarebbe giusto parlare invece di “stabilizzazioni”.

Con una recente sentenza, la corte di giustizia europea ha evidenziato l’illegittimità del sistema fin qui adottato dai governi che si sono succeduti negli scorsi anni in merito all’utilizzo del personale precario.

Come in un gioco di prestigio, l’uso sistematico del sostantivo “assunzioni” prova a occultare la sostanza dei processi reali, per nascondere molti errori passati nella gestione dei meccanismi di reclutamento, e per dare forza a un atto amministrativo di fatto obbligato.

Stabilizzazioni che sono l’unica novità vista finora della “Buona scuola” e che tanti problemi e tante discussioni hanno suscitato, con le “deportazioni” e con la mancanza assoluta di trasparenza: le nomine sono state effettuate senza rendere noti graduatorie e punteggi e quindi senza dare possibilità di verifica della correttezza delle operazioni.

L’inizio dell’anno scolastico è accompagnato da incontri che annunciano mobilitazioni a contrasto della legge, come quello di Bologna dei giorni 5 e 6 settembre e l’incontro nazionale delle RSU della scuola dell’11 settembre a Roma, di cui riferiamo in altra sezione della rubrica; e da appelli, come questo Manifesto per la difesa della scuola pubblica, statale, libera e democratica, sottoscritto fra gli altri da Rossana Rossanda, Erri De Luca, Luigi De Magistris, Ferdinando Imposimato. [torna su]

* * *

RISORSE IN RETE

Legge 13 luglio 2015, n. 107 qui.

La LIP – Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica

Questo è il sito della LIP e questo è il profilo facebook Adotta la LIP. In questo video ne parla Anna Angelucci.

Qui si può leggere il pdf della tabella comparativa, tra la “Buona Scuola” di Renzi e la “Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica“.

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Da Gelmini a Giannini

Bilancio degli anni scolastici 2008-2009, 2009-2010, 2010-2011, 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015.

Cosa fanno gli insegnanti

Vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Lavoratori Autoconvocati della Scuola Roma, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Comitato Scuola Pubblica.

Finestre sulla scuola e sull’educazione

ScuolaOggi, Edscuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, école, Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), Foruminsegnanti, Like@Rolling Stone, Associazione Nonunodimeno, Gessetti Rotti, Quando suona la campanella, Gli Asini

Siti di informazione scolastica

OrizzonteScuola, La Tecnica della Scuola, TuttoScuola.

[torna su]

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano, Alberto Sabbadini)

4 pensieri su “Vivalascuola. Buon anno, buona scuola! “Buona scuola” per chi?

  1. Bell’articolo, come sempre chiaro ed esaustivo. Anche vero, purtroppo.
    Peccato che molti ancora non abbiano capito cosa sta capitando alla scuola italiana e molti docenti si credano così bravi da ritenersi intoccabili: nei corridoi delle scuole intanto è già cominciata la scalata per accattivarsi i favori …

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  2. Nuvolesparse, il fatto “che molti ancora non abbiano capito cosa sta capitando alla scuola italiana” è il problema dei problemi. Su questo dovremmo riflettere.

    A cosa è dovuto? Al disinteresse di chi pure manda i figli a scuola? A pennivendoli servi della politica neoliberale che deformano le informazioni? A cattiva comunicazione da parte nostra?

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  3. Sarebbe ora di chiuderle le scuole. Stanno aperte solo per arginare apparentemente la disoccupazione ma ne creano altrettanta formando orde di diplomati e laureati che non potranno mai essere collocati da nessuna parte.

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  4. Sarai accontentato, Piper. Abbiamo il partito unico, si lavora al sindacato unico, manca chiudere le scuole e mandare tutti in un lager.

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