KENNETH KRABAT: POESIA, FANTASCIENZA E RETE

Traduzione dall’inglese e testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Kenneth Krabat è il terzo scrittore, da me conosciuto durante la residenza letteraria H.A.L.D., che desidero presentarvi. Nato nel 1963, è poeta e narratore, autore di racconti di fantascienza (particolarmente interessato al tema del viaggio nel tempo) e performer, ed è tra i primi e più attivi blogger danesi in ambito letterario. Nei suoi scritti ha particolarmente approfondito la tematica delle relazioni umane. Le sue prime pubblicazioni risalgono al 1996.

Kenneth Krabat

Kenneth Krabat

Qui una sua poesia – scritta proprio nel corso della succitata residenza – che esplora il tema della morte con rapidi accostamenti di immagini, unendo al gusto della sperimentazione poetica la profondità lancinante degli attimi di angoscia, che proprio in virtù di quella intellettualizzazione – lungi dal perdere la propria forza d’impatto emotiva – riescono a disvelare un orizzonte di significato.

La mia traduzione è dal testo inglese.

è il temperamento che apre le porte. le fa sentire il ghiaccio nei polmoni, fa uscir fuori gli uccelli con il canto, invita e offre ospitalità a fantasmi provenienti dal passato, è l’inevitabile violenza.

le perdite sono ragionevoli, spiegabili, irrilevanti, in linea con le statistiche, richieste, necessarie, reali, notevoli, necessarie.

è da ieri che, incatenata, non si muove. La catena riposa nella sabbia, là dov’era caduta. Il petto si solleva, quando ispira. La pelle scoperta è imperlata di sudore. ben presto dovrebbe iniziare a resistere.

padre madre fratelli sorelle zie zii cugini morti. niente vive.

orchestrare una morte per iscritto è ciò che vorrei. dare alla morte uno scopo. è semplice. se gli altri, di conseguenza, vivono. se no. se questa morte non serve come riprova della generale assenza di scopo dell’esistenza, la partitura deve gettar luce sull’inevitabilità biologica e psicologica. un orologio che si ferma, così! non il destino. non la predestinazione. seguire una vita fino alla sua conclusione è più onnicomprensivo che vederla in prospettiva come un costo, una punizione, una perdita, una necessità, un atto naturale, un furto, scomparsa, fortuna, vittoria, saldo.

sono vissuti. sono morti, così. rimasti indietro.

la trappola scatta. tutto il resto è opinabile.

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