Oltre la mente

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La mente non è (solo) il cervello. Gli occidentali ci hanno messo parecchio a giungere a questa conclusione che nel pensiero orientale era già assodata migliaia di anni orsono.
Non è solo il cervello – l’organo biologicamente preposto al pensare – l’autore dei nostri stati d’animo, delle nostre ansie, delle nostre intuizioni, dei nostri dolori. La mente si muove oltre i confini strettamente biologici, oltre le semplici connessioni neuronali (cellule neuronali fra l’altro non esistono solo nel cervello, ma anche in altri organi del corpo): si pensa anche quindi con il cuore, si pensa con lo stomaco, si pensa con gli organi genitali, si pensa con l’intestino.
Si è felici o tristi anche con il cuore, con lo stomaco, con gli organi genitali, con la pelle, con l’intestino.
Ma c’è qualcosa che trascende ancora il pensiero, la mente, biologicamente intesa come cervello o in modo più esteso come prosecuzione del/nel corpo.
Questo qualcosa è stato variamente denominato nel corso dei millenni della storia dell’uomo. Ad esso, a questo quid, ci si è riferito e ci si riferisce, non sapendo cosa sia, nei più diversi modi. James Hillman, ne Il codice dell’anima, ha meticolosamente e dettagliatamente elencato questi nomi, che seppure con sfumature diverse, indicano questo quid, che non è, o non sembra essere soltanto mente: carattere; predisposizione; anima; Sè; destino; istinto; talento.
Si tratta di quel nucleo originario della nostra personalità, della nostra individualità.
Anche nella consapevolezza e nella accettazione e ricerca di questo quid, il pensiero orientale ha trovato strade di comprensione molto tempo prima, anche se dal pensiero greco platonico in poi, la tradizione occidentale ha preso le misure di una componente essenziale della natura umana.
Per verificare la potenza di questo quid – e la sua reale sussistenza – ci sono diverse strade e diversi cammini personali. La strada più evidente è quella della sofferenza. Cioran scrive che è proprio la sofferenza che plasma e crea la coscienza.
Un certo tipo di sofferenza rende evidente la potenza del quid, cioè dell’anima.
Sono quelle sofferenze che non appartengono a stati mentali o a patologie o processi meramente cerebrali/neuronali. Quasi tutti hanno sperimentato quel particolare malessere dell’individuo che non dipende da una malattia biologica – si è perfettamente sani nella mente e nel corpo -, ma che sembra insinuarsi direttamente nella radice più profonda dell’essere.
Si può essere molto felici, esteriormente – avere tutto ciò che apparentemente serve per essere felici, ogni condizione di bisogno appagata – ed essere al contempo, interiormente, enormemente infelici.
Nel recinto di esistenze normali, si dibattono inquietudini interiori, vere crisi, mancanze di senso, infelicità diffuse che dipendono da ciò che il nostro quid silenziosamente o rumorosamente richiede, e che se non ascoltato procura danni gravi.
La sofferenza dell’anima può infatti generare vere malattie della mente e del corpo, che appaiono inestricabilmente legati.
Ma la sofferenza dell’anima è anche un meraviglioso segnale di cui disponiamo – se riusciamo a dare ascolto ad esso, e spazio, spazio, spazio – per capire cosa la vita ci chiede e cosa noi possiamo dare alla vita.

10 pensieri su “Oltre la mente

  1. Potenziale del nostro cervello ci mette spesso nelle sorprese.
    Continuamente si fa esperimenti, ogni volta si scopre qualcosa di nuovo, e non è mai tutto.
    Anche noi spesso rimaniamo sorpresi di noi stessi.

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  2. Ricordo una volta, stavamo viaggiando in Ungheria e abbiamo perso la strada, sono scesa dalla macchina ho chiesto indicazioni, sono tornata in macchina, ho spiegato la strada al nostro l’autista e…. sono rimasta sorpresa che avevo capito ungherese quale mai prima ho sentito nella vita.

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  3. Oltre la mente… Quando mio padre stava in ospedale, anche se mi sembravo tranquilla, miei capelli sono diventati bianchi, oltre la mente….quando mia madre stava in ospedale, come miei capelli erano già bianchi, allora mi si è peggiorata la vista, oltre la mente…

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  4. Tanto dipende che cosa si “mettiamo” in testa.
    Ricordo un esperimento fatale: un uomo e stato legato e lo hanno detto che sulla sua testa cadono le gocce d’acqua quale dopo un po’ li faranno un buco nella testa e lui muore. Questo uomo ha creduto e morto, anche se in realtà non c’era nessun acqua che li cadeva sulla testa.

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  5. E’ di pochi anni fa la vicenda del neurochirurgo americano “risvegliatosi” da coma irreversibile.,/.,mi e’capitato di vedere una sua intervista televisiva,presentava e spiegava con cognizione di causa quella tac-cerebrale,per lui era un cervello de-cerebrato,nero al vedersi,ma..disse “vedete ?,questo e’ il mio cervello,..questo sono io..e non riesco a spiegarvelo ,non possiedo un linguaggio adeguato ..so solo che sono io,sono ri-tornato e ho capito che la coscienza e’ a sé, io-coscienza ero ben vivo ,vegeto e presente …oltre i miei organi oltre il mio corpo..” .

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