La televisione e la comunicazione attraverso i libri

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Nove libri dal piccolo schermo al futuro tecnologco

di Guido Michelone

Nei mesi scorsi alcuni giornali italiani celebrano, nelle pagine di cultura, un anniversario quasi misconosciuto: i novant’anni della nascita della televisione. In realtà non si tratta di un evento oggettivamente databile, com’è per il cinema, al quale si attribuisce la paternità dei fratelli Pierre e Auguste Lumière con la prima proiezione pubblica al Café des Arts di Parigi il 28 dicembre 1895 (e tra qualche mese saranno appunto i 120 anni di un’altra invenzione storica, rivoluzionaria e prodigiosa). Il 1925 della TV (o tivù per dirla all’italiana) riguarda in primis il 25 marzo di quell’anno, allorché l’ingegnere scozzese John Logie Baird offre una dimostrazione pratica del mezzo al centro commerciale Selfridges di Londra; quella di Baird viene dagli storici definita televisione elettromeccanica perché sia l’apparecchio di ripresa delle immagini sia quello di visione si basano sul disco di Nipkow, dispositivo elettromeccanico inventato il 24 dicembre 1883 appunto dal tedesco Paul Gottlieb Nipkow;

viene dunque chiamata elettromeccanica per differenziarla dalla televisione elettronica tuttora in uso, ma già realizzata per la prima volta il 7 settembre 1927 dall’inventore americano Philo Farnsworth nel suo atelier a San Francisco; in questo caso la definizione concerne un dispositivo elettronico, il tubo a raggi catodici, inventato dal fisico tedesco Ferdinand Braun nel 1897.
Ma addirittura nel 1792, a soli 29 anni, Charles Chappe inventa il telegrafo ottico, ovvero il primo metodo moderno di trasmissione a distanza con l’ausilio del cannocchiale, che invia segnali compositi (tramite stazioni intermedie), commutabili in frasi che portano notizie: non ha fortuna, ma resta senza dubbio un antecedente significativo, come quelli di molti altri predecessori che, sul piano delle idee, a loro volta, possono pionieristicamente configurare la preveggenza di trasmettere immagini mediante il classco telegrafo ottocentesco. Tuttavia, a voler pensare a uno o più anniversari per la televisione, occorre considerare quest’ultima non tanto come risultato scientifico, quanto piuttosto nell’uso massivo che se ne fa quasi da subito, diventando nel giro di un paio di decenni – il ritardo è dovuto alla seconda guerra mondiale che ne blocca ovunque lo sviluppo – un potente Mass Medium, e via via dagli anni Sessanta del secolo scorso il mezzo di comunicazione per eccellenza, segnando davvero un’epocale metamorfosi antropologica, come, a ridosso di quel boom, sostengono molti intellettuali, da Marshall McLuhan a Pier Paolo Pasolini.
Per restare simbolicamente legati al numero 5, se si vuole trovare un primo compleanno per la televisione, occorre anzitutto riferirsi al 1935, quando la BBC inaugura le trasmissioni pubbliche (ancora elitarie e costosissime per ragioni tecnologiche), benché i primi successi giungano un anno dopo nella Germania di Hitler, con alcune gare dei Giochi Olimpici trasmesse in diretta a circuito chiuso per televisori collocati nelle piazze delle grandi città. E continuando con il 5 è nel 1945, a fine guerra, che inizia la rapida escalation della tivù privata americana alla conquista di audiences familiari sottratte al cinematografo. Nel 1955 invece è la volta dell’Italia, dove la RAI-TV (inaugurata solo un anno prima) ottiene già i primi consensi popolari, in un processo evolutivo che arriverà a condizionare l’intera cultura autoctona. Nel 1965, infine, l’industria giapponese mette in commercio il videoregistratore portatile, che segnerà un’ulteriore metamorfosi nel concepire e nell’utilizzare il mezzo televisivo, dando vita da un lato alla video-arte, dall’altro all’emittenza locale, privata, libera.
Resta però difficile spiegare nel 2015 il perdurante successo della televisione, surclassata tecnologicamente dai cosiddetti new media, di cui lo smartphone risulta, al momento, l’estrema propaggine: ciò che infatti creano, producono, offrono telefonini, tablet, Pc portatili o da tavolo è quanto immaginato e realizzato, nel giro di pochissimi anni (a vantaggio del grosso pubblico verso la fine del Novecento), dalle scienze telematiche, in un mirabile intreccio fra computer e informatica. Sono i giovani i massimi fruitori dei new media a svantaggio della tivù, la quale a sua volta resiste ancora benissimo, confermandosi, con sguardo storico retrospettivo, come l’invenzione del secolo (in particolare il secondo Novecento, a livello fruitivo), mentre il primo quindicennio del nuovo Millennio è sempre e comunque ancora all’insegna del linguaggio televisivo. Il ‘vedere a distanza’ trasmettendo in tempo reale è una prerogativa del mezzo, di cui beneficiano gli stessi new media, mentre il linguaggio adattato – preso in simultanea dal cinema, dalla radio, dal giornalismo, dallo spettacolo – è un unicum in grado di coprire quasi ogni forma e ogni sapere della cultura umana.
Sulla ricchezza televisiva (purtroppo non ancora impiegata, valorizzata, esaminata sino in fondo (e a fin di bene) da parte degli apparati sia pubblici sia privati) escono in questi ultimi tempi alcuni testi importanti, che meritano qualche riflessione a se stante. Occorre però allargare il discorso dei libri sulla televisione anche ai testi che trattano più in generale il discorso comunicativo, essendo la tivù un mezzo da cui ripartono e su cui convergono differenti istanze, riguardanti invenzioni, tecnologie, rapporti con altri linguaggi e con altri sistemi di informazione, spettacolo, comportamento. In effetti mai come oggi tutto o quasi si può rapportare all’ambivalenza televisione/comunicazione per ottimizzare il sapere contemporaneo, come del resto accade leggendo o consultando questi nove importanti volumi prescelti dalle decine che mensilmente vengono pubblicati solo in Italia su questi argomenti.
Dunque la televisione non solo è la progenitrice simbolica di molti strumenti comunicativi e di altrettante nuove tecnologie di questi ultimi anni, ma è ormai una cultura in grado di influenzare differenti eterogenee sfere del sapere contemporaneo, come dimostra la lista di questi dieci libri, uno solo dei quali è incentrato esclusivamente sulla realtà televisiva, mentre altri non rimandano che indirettamente al piccolo schermo: tuttavia è proprio in questi ultimi casi che la ‘natura’ della televisione si rivela fondamentale ancora nel presente e forse per l’avvenire.

Maria Perego, Io e Topo Gigio, Marsilio, Venezia 2015.
Topo Gigio – una marionetta specificamente inventata e animata da Maria Perego per il piccolo schermo – è forse la figura televisiva più simpatica e amata per almeno due decenni, quando va in onda per la TV dei Ragazzi e in qualche carosello pubblicitario. Frequenti sono anche le apparizioni in programmi serali per il pubblico adulto, tra i quali figura, dal lontano Oriente, il regista giapponese Kon Ichikava – autore del capolavoro L’arpa birmana e del film ufficiale delle Olimpiadi di Tokyo – che vorrà il buffo e tenero animaletto nel 1967 quale protagonista del lungometraggio politico Topo Gigio e la guerra del missile.

Aldo Grasso (a cura di), Sixty Years Of Italian TV, Vita e Pensiero, Milano 2015.
I nove saggi contenuti dialogano con i sessant’anni di vita della televisione italiana, illuminando, in una prospettiva di storia culturale, alcune questioni dalla rilevanza cruciale per tutto quanto riguarda l’istituzionalizzazione del piccolo schermo nazionale (comprese le successive trasformazioni neotelevisive). Ogni saggio considera i diversi livelli intrecciati che, in ciascuna fase storica, definiscono il mezzo televisivo stesso, come ad esempio programmazione, visioni ideali della dirigenza, rapporto con i telespettatori, sistema economico.

Federica Mazzocchi, Antonio Pizzo, Alessandro Pontremoli, Danza, media digitali, interattività, Bonanno, Acireale/Roma 2012.
Da quando esistono il cinema, la televisione e più ancora il videotape la danza non è più la stessa, a maggior ragione in questo XXI secolo con la diffusione delle nuovissime tecnologie, che creano veri e propri generi, di cui otto docenti (oltre i curatori, ma anche Birringe, Castellazzi, Mazzocchi, Pitozzi, Pizzo, Pontremoli, Wechsler, più Vanessa Vozzo per il DVD allegato) indagano forme e contenuti, teorie e prassi con i necessari approcci interdisciplinari.

Autori Vari, Biennale Italia-Cina. Elisir di lunga vita, Maretti Editore, San Marino 2015.
Si tratta del catalogo della mostra allestita su tre città piemontesi (Torino, Vercelli, Serralunga d’Alba), in cui vengono esposti i lavori più recenti (inerenti grosso modo il XXI secolo) di artisti sia italiani sia cinesi, intendendo l’arte figurativa nel senso e nel segno più ampi possibili. Dunque si possono ammirare (e ottimamente commentate) in catalogo opere di pittura, scultura, grafica, fotografia e video arte, a dimostrazione – in quest’ultimo caso – di come la televisione possa essere usata come un linguaggio estetico. Se in Europa e in USA di video arte si parla già da oltre mezzo secolo, a Pechino e Shangai solo di recente emergono autori interessanti, come Ai Weiwei, il quale propone un video inedito in Italia: Beijing 10-2003, che dura dieci ore circa, documentando luoghi, abitudini, metamorfosi della sua città natale, per renderne manifesta l’attuale condizione.

Gordiano Lupi, Soprassediamo! Franco & Ciccio Story, Il Foglio, Piombino 2014.
Il duo siciliano a fine anni Cinquanta approda dall’avanspettacolo al cinematografo, diventando per circa un decennio il fenomeno italiano più popolare nel genere comico su grande schermo, non senza qualche puntatina televisiva (i primi sketch a Canzonissima) che diventano più frequenti quando la fama e il successo di Franchi e Ingrassia comincia a calare (complici altresì la momentanea separazione artistica fra i due attori). La bravura di entrambi è fuori discussione, le pellicole e i programmi su piccolo schermo un po’ meno.

Giampiero Frasca, La suspense, Dino Audino Editore, Roma 2015.
Il testo è incentrato sui film, ovvero su forme e modelli della tensione cinematografica, in cui l’opera sembra instaurare quasi un contatto diretto con lo spettatore. Ma la suspense è comune a molte arti, dal teatro alla televisione, fino ovviamente alla fiction televisiva (serie e telefilm in primis, ma anche talent e reality). Se si pensa, poi, che per fortuna le TV generalista e mirate trasmettono ancora molto cinema, è giusto leggere questo libro che aiuta a capire perché di fronte a un giallo, a un thriller, a un misteri, ci si comporta in un certo modo.

Giovanni Ziccardi, Internet, controllo e libertà, Cortina, Milano 2015.
In America due costituzionalisti, Cass R. Sunstein e Lawrence Lessig, e in Israele un informatico-giuridico, Yochai Benkler, si sono occupati, negli ultimi anni, di internet, controllo, libertà, fornendo lucide basi per delineare il quadro esistente e per prevedere le evoluzioni future. Muovendo da un’analisi dei loro scritti e del loro pensiero, unitamente a una valutazione dei fatti politici e giudiziari più recenti, l’autore delinea un quadro critico del delicato equilibrio tra la tecnologia come strumento di controllo e di sorveglianza e i diritti fondamentali dell’individuo, tra libertà di manifestazione del pensiero ed esigenze di sicurezza nazionale.

Paolo Gallina, L’anima delle macchine, Dedalo, Bari 2015.
Qui si parla degli aspetti tecnologici di macchine sempre più simili all’uomo, anche nei rapporti emotivi, presentando casi scientifici, esperienze quotidiane, vita domestica, in cui trapela ovunque una forte dipendenza tecnologica. È insomma un viaggio scientifico (anche divertito), per comprendere i meccanismi consci e inconsci con cui la mente si adatta ai robot, ai prodotti digitali e numerosi sistemi di realtà virtuale.

Nikola Tesla, Un tripudio di elettricità, Piano B, Prato 2015.
Di questo geniale inventore (o forse scienziato?) talvolta incompreso, perché troppo ‘avanti’ in quanto a ipotesi e preveggenze, il piccolo editore pratese sta pubblicando l’opera omnia. L’ultimo volume, per ora, in ordine di tempo è il carteggio che il protagonista intrattiene con amici, conoscenti, familiari, imprenditori, colleghi, dove trapela l’immaginazione del teorico dell’energia elettrica a scopi benefici e positivissimi: con decenni di anticipo, non a caso, egli scrive missive sul wireless e sulle auto elettriche.

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