Luce nera, la nuova raccolta poetica di Nicola Vacca

vacca

Se disabitiamo le parole/ non avremo mai una casa./ Se non diamo un’anima ai piedi/ non saremo mai una strada. La nuova raccolta poetica di Nicola Vacca spinge all’angolo la realtà oggettiva e la storia umana. Stringe la vita che stiamo vivendo dentro il cono d’ombra del disincanto più lacerante. La sua poesia spreme all’estremo la nostra attuale condizione. Eppure – malgrado gli espliciti riferimenti e rimandi letterari – il succo che assaporiamo è amaro ma non nichilista. E adesso siamo sotto l’anticielo/la luce nera che sparge la sua cenere./ Il caos vuole il dubbio/ ma poi semina disordine/ nelle anime violate/ dalla colpa, dal torto e dallo sbaglio. Nichilista è solo l’assunto di partenza.


Il poeta non accetta più la rappresentazione bugiarda della realtà. La poesia non può più essere complice della narrazione. Il verso è affilato come una lama e taglia il velo opaco che distorce, squarcia la velina che ricostruisce la storia ad uso dei potenti. La poesia non media affatto. Partorisce la realtà nel dolore, la offre così com’è avvolta ancora nella patina sanguinolenta ma vitale della placenta. In questa grande abbuffata di male/ hanno anche reciso le sue radici/ affinché del cuore nulla più cresca/ e a tutti sia donata soltanto/ la possibilità di crollare/ in compagnia di amori senza domani.
La poesia di Nicola Vacca è uno “squartamento”. Ed il poeta è una sentinella. Il nichilismo di questa scrittura è, in realtà, evangelico. “Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa”, si legge nel Vangelo di Luca. Ma questo cristianesimo non ha alcun “risentimento”. E’ vigile, attivo, tutt’altro che rinunciatario. Non possiamo credere all’infinito/ al vangelo del nulla/ e a predicatori di un verbo senza anima./ Anche nel deserto ci vuole coraggio/ per coltivare la bellezza di una rosa.// Per ogni petalo che nasce/ il caos è soltanto un avversario/ da affrontare a viso aperto.
Luce nera, questa ultima opera poetica di Nicola Vacca, ha la struttura di un poemetto civile diviso in capitoli. Chiama all’azione come un Manifesto, ma senza verità, dogmi o fedi. Inalbera una bandiera senza colori, cucita con la carne dell’umanità viva e concreta. Il chiodo continua a penetrare la carne./ Il sangue non smette di rovesciarsi sulla strada/ dove lasciamo i nostri passi ciechi. Può apparire senza sbocco il cammino cui ci invita il poeta. In realtà, punta dritto all’orizzonte, preannuncia una nuova storia, da realizzare sulle strade, non da immaginare in un fondo di caffè.
Sul piano estetico, Luce nera è una tela, come Mattanza dell’incanto, la raccolta precedente, possedeva la poliedricità di una scultura. Le forme della realtà vengono distorte dal verso acuminato al punto da ricordare le facce liquefatte e le macellazioni di Francis Bacon. E queste deformazioni si inseriscono in una prospettiva caravaggésca in cui la luce è tanto più rivelatrice quanto il buio è profondo. Il sapiente uso della parola poetica è il pennello di questa virtuale opera pittorica, che lega l’etica all’estetica, come, appunto, la luminosità all’oscurità. Nel diario dell’apocalisse/ la parola è sveglia/ anche se abitiamo il sonno./ È nel nero che esplode/ la volontà di potenza della luce.
La poesia di Nicola Vacca non è naturalistica, né “debole”, né tanto meno orfana. E’ una poesia oggettiva ma non realistica, strutturata ma non retorica, consapevole delle proprie origini e orgogliosa della propria paternità. Oltre Camus, Cioran e Nietzsche (che pure ritengo Vacca oltrepassi a piè pari), aggiungerei in questo pantheon ideale un altro padre, involontario e solo in apparenza più “leggero”. “L’abbiamo sempre saputo che esiste una mappa dell’Inferno”. Come ha scritto Giorgio Manganelli, noi non riusciamo a pensare al Paradiso se non come una variante particolarmente luminosa del nulla.
Nicola Vacca ci conduce in un viaggio orfico in cui l’Inferno è preciso, mentre il Paradiso è vago. Solo la parola dà forma. E per questo solo la parola può salvarci. Le parole, solo le parole/ che abbiamo il coraggio di pensare/ potranno dirci dove ci condurrà/ questa notte./ Soltanto se le parole pugnalano/ le ferite saranno rimarginate.

Pasquale Vitagliano

2 pensieri su “Luce nera, la nuova raccolta poetica di Nicola Vacca

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