SUL TAMBURO n.7: Maria Attanasio, “Il condominio di Via della Notte”

Maria Attanasio, Il condominio di Via della NotteMaria Attanasio, Il condominio di Via della Notte, Palermo, Sellerio, 2013

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di Giuseppe Panella

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Questo quinto testo narrativo di Maria Attanasio nasce da una provocazione editoriale di Antonio Sellerio che le aveva chiesto di scrivere un racconto per un libro collettivo che si incentrava sullo “straniero”. Dapprima tentata di rifiutare, la scrittrice caltagironese ha poi avuto un’intuizione che si è tradotta in un romanzo che appartiene di diritto alla tradizione distopica del Novecento, apparentandosi a opere come 1984 di Orwell o a Brave New World di Aldous Huxley:

«All’improvviso, qualche giorno dopo, l’illuminazione. A soccorrermi creativamente fu la narrazione delle vicissitudini condominiali dei miei amici Maurizio e Luciano: a partire da sette foglie secche cadute dal verdeggiante terrazzino milanese della casa, dove avevano appena traslocato, nel sottostante balcone; con la sequela di accanite rimostranze della vicina, e l’allerta per i nuovi venuti del condominio tutto. La letteratura è esplorazione del nome, scrive Roland Barthes in Critica e verità, essendoci dentro i pochi suoni di un nome tutto un mondo da esplorare e tradurre in testo»1.

Il senso compiuto della proposta narrativa della Attanasio è tutta contenuta all’interno del nome della nuova città “sicura” in cui la vicenda si svolge: Nordìa; in questo luogo apparentemente invalicabile e impenetrabile dall’esterno, tutto quello che è fuori dalla cerchia più rigorosamente autoctona e originaria del luogo, tutto quello che potrebbe contaminarla viene considerata nemica e va controllata, schiacciata, oppressa con leggi e regolamenti severissimi e minuziosi.

Molti anni prima, Rita Massa aveva rifiutato di seguire il marito, docente universitario in aspro disaccordo con la politica repressiva della città ed era rimasta nei luoghi in cui aveva fino ad allora vissuto ancora sicura della transitorietà di quello stato di cose e ancora dedita a cullare l’idea che quelle forme estreme di costrizione e violenza sarebbero ben presto state superate, scivolando di nuovo nella democrazia che le aveva precedute. Poi la figlia Assia era scappata via da lei e aveva raggiunto il padre, abbandonandola a una vecchiaia precoce, mitigata soltanto da una relazione amorosa con Lucio, un tenore più giovane di lei. La sua vita continuava a trascinarsi così, tra noia e impegno letterario come collaboratrice a una casa editrice di un certo prestigio finché due notizie la scossero: il ritorno della figlia invitata a un convegno internazionale di genetica e l’ acquisizione dell’eredità di un attico nella centralissima Via della Notte come lascito di suo padre (una figura ormai quasi dimenticata nel tempo). Ma è proprio abitando nella sua nuova casa e cimentandosi con il suo assurdo e del tutto tragicomico regolamento di condominio che Rita prenderà finalmente coscienza della follia dell’amministrazione vigente a Nordìa e della sua volontà di violentare e impedire il libero sviluppo delle coscienze (e dello stesso piacere fisico) dei suoi abitanti.

«Una serie di altri supporti opzionali venivano vivamente consigliati: il catering condominiale per evitare molestie olfattive; una sorta di mascherina in forma di cagnolino, orsetto o snoopy per i bambini, le cui grida, introiettate, risuonavano solo nella mente del piccolo gridante; e il materasso dell’amore che, quando il livello della performance erotica si alzava, emetteva tre sibilanti bip, mentre in caso di recidiva i rumorosi attori venivano sbalzati dal letto senza misericordia. In tivù aveva visto più volte la pubblicità del supporto, che era molto efficace: la rappresentazione di cigolii, gemiti, sospiri di due amanti furiosamente avvinti. Ma spettrale e atona: come se alla vita fosse stato tolto il sonoro. Diventando improvvisamente silenzio, sordità»2.

Il rifiuto da parte dei coinquilini nei suoi confronti verificato dalla donna e i mille ostacoli opposti a lei stessa e alle sue magnifiche e rigogliose piante la spingono sulla strada della ribellione – e l’unica rivolta possibile per un’intellettuale come era stata fino ad allora non poteva che essere quella della scrittura. Il suo libro, autobiografico e polemico, si intitolerà La fuoriluogo (dal termine usato per definire gli extracomunitari). Se il testo, però, riuscirà a colpire nel segno e a produrre effetti di denuncia e di raccapriccio morale, sarà per opera della figlia che, ricevuta dalla madre con un trucco la pendrive che lo contiene, riuscirà a pubblicarla fuori da Nordìa. La madre e il suo compagno, invece, spariranno per sempre, vittime della repressione spietata della polizia del paese.

Tra le espressioni più indegne e bieche della politica di Nordìa spicca il Capocondomino, il Professore, l’Accademico Attilio Craverio (le cui caratteristiche umane sembrano ricordare l’ormai defunto teorico della Lega Nord Gianfranco Miglio3). Ma anche gli altri condomini di Via della Notte con la loro pedantesca ipocrisia e la loro imbecillità congenita di abitanti “originari” del luogo non sono da meno. Lo stato totalitario in cui vivono è fatto a loro immagine e somiglianza.

Ovviamente tutto questo succede soltanto nell’immaginario stato di Nordìa – ma, come sempre accade nella “vera” letteratura, de te fabula narratur.


NOTE

1 Maria Attanasio, Il condominio di Via della Notte, Palermo, Sellerio, 2013. p. 187.

2 Maria Attanasio, Il condominio di Via della Notte cit. , pp. 77-78.

3 A onor del vero, va detto che Miglio, illustre studioso di teoria politica e traduttore italiano di Carl Schmitt, è stato molto migliore nella vita di quella caricatura che potrebbe assomigliargli (e che nel corso del romanzo si rivela anche come un pericoloso pedofilo).

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