Cinque poesie di Daniele Mencarelli

Mencarelli
Cinque poesie di Daniele Mencarelli, da Storia d’amore, collana gialla Pordenonelegge-Lietocolle

Undici ottobre novantadue
sedici gli anni appena scoppiati
mille i cazzotti mille i baci
strappati dalle labbra di un paese
sgranato passo dopo passo,
senza mai soddisfarla veramente
questa fame infelice
questo desiderio cane di carne e vita
di voglie ubriache sempre in festa.
Non arriverà il sonno ma una perdita di sensi
un corpo sfinito che s’arrende
a qualcosa dentro di feroce.

***

Ogni sera un capodanno
il fuoco d’artificio esplode nelle vene
festeggiamenti da onorare in discoteche
dai nomi di templi venerati
dove in sacrificio si portano divieti.
Lampi di luce e tenebre
s’accoppiano soffiando sulla foia
appuntita su corpi ballerini,
“è la techno-music signorina”,
è il basso dritto della cassa
che raddoppia la velocità del cuore,
è la chimica mangiata a intervalli regolari
a darci questa gioia indurita alle mascelle,
a fare di noi fratelli allo specchio
occhi sgranati e denti di coltello.

***

Non sei niente di speciale,
vorrebbe il trucco nero sulle palpebre
accendere i tuoi occhi di mistero
ma lo sguardo quattordicenne resta,
anche il rosso passato sulle labbra
non brucia del fuoco immaginato
semmai ti fa sembrare mascherata
sei un carnevale con aria da maestrina,
su una panchina in mezzo alle tue amiche
gemelle per trucco e acconciatura
se passando è solo te che guardo
è per le voci che vogliono il tuo diario
invaso dal mio nome tra mille esclamativi.
Tu sarai una bocca come le altre
una parola vuota un corpo da bucare,
di te rimarrà un racconto serale
l’ultimo dopo tutte le cose serie.

***

Nove settembre novantatrè
ho pescato in ogni tasca
rubato nella mia casa
ho venduto al miglior prezzo
la croce di quando son nato
ma ora eccomi a te
in un astuccio rosso di raso
ti dono questa piccola fede
dentro inciso nell’oro
il mio nome porterai sulla pelle,
sarà il tuo scudo sarò io
quando lontana sarà la mia voce,
ora infila al mio dito
l’anello gemello il tuo nome d’oro,
Anna sei dono sei sposa
portami senza mai stancarti,
auguri per i tuoi quindic’anni.

***

Al giudice padrone della giostra
elefante nascosto dietro un palo
dritto negli occhi di stella
preso per le spalle montuose
a bruciapelo vorrei chiedere
cosa provi a sbriciolarci
fino a tornare polvere
fango sotto la suola delle scarpe,
perché non poter tornare al mondo
per come generato un paradiso
il giusto regno alla mia diva
al suo viso che son sicuro
ore di lavoro sarà costato,
e se anche il primo ti ha tradito
spiegami lei cosa c’entri
sconosciuta da ogni male
innamorata dei tuoi doni
meravigliosi nelle sue mani,
per lei ti prego fai un’eccezione
risparmiala bella com’è ora
non strapparla mai via,
ma a che serve pregarti
dio bambino divertito
a farci carte da castello
il tuo eterno nascondino.

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