2. La profezia

alba
Poter celebrare nuovamente in orari decenti mi fece un effetto singolare. Da tempo ero stato relegato in messe ad ore antelucane e ritrovarmi con la gente che tanto aveva atteso per sentire una parola nuova, era una gioia che ripagava di molte umiliazioni. Comprendevo, nello stesso tempo, che il Signore prevedeva da sempre tutto questo, perché crescessi in umiltà e rinunciassi a quella idolatria che era stata la fonte di mali innumerevoli. Mi avevano riaccolto con calore, chiedendo quale fosse la ragione di una così lunga assenza: rimanevo nel vago, accennavo ai disegni divini, sempre misteriosi, sempre al di là della nostra comprensione contingente. Pensavo, a dire il vero, anche all’aria soddisfatta del gruppo dirigente, che aveva riacquistato le leve del potere. Ma Dio dimostrava che il Vangelo è un’altra cosa, che un luogo così santo non poteva rimanere ostaggio di dinamiche non chiare. Non provavo alcun risentimento, né desiderio di vendetta. Mi era più che sufficiente il senso di gratitudine profonda che mi faceva guardare al futuro con fiducia sconfinata. Ecco, si poteva ripartire: il luogo era pronto a rivelarsi come centro di potente irradiazione dello Spirito Santo: la profezia che mi portavo dentro stava, finalmente, per attuarsi.

11 pensieri su “2. La profezia

  1. Metti in serbo per le stagioni fredde
    queste parole, per le stagioni dell’ansia!
    Come il pesce sulla sabbia, l’uomo sopravvive:
    se si strascina agli arbusti e s’alza
    su gambe incerte e storte e va, come un rigo dalla penna,
    nelle viscere stesse della terra.

    Esistono leoni alati, sfingi col seno
    di donna, angeli in bianco e ninfe del mare:
    a colui che sostiene sulle sue spalle il peso
    di buio, caldo e – oso dirlo – dolore,
    sono più cari degli zeri concentrici nati
    da parole gettate.

    Iosif Brodskij

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  2. (Continua)
    Chinati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
    per tutto io sono grato, per un osso
    di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
    ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
    Non importa se è nero.

    E può tenersi a un chiodo solamente
    ciò che in due parti uguali non si può dividere.
    Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
    può soltanto sognare un frammento! Una dracma
    d’oro è rimasta sopra la mia retina.
    Basta per tutta la lunghezza della tenebra.

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  3. .”…non un sistema ci occorre, specialmente in tempi di emergenza, non un’ideologia ,non un computer , ci occorre un uomo in carne ed ossa come erano i profeti ,uomo che pensa, prega ed ama, uomo non costruito sul protocollo,ne’ sulla diplomazia ;uomo che ti sorride con gli occhi ; uomo i cui occhi nuotano talora nelle lacrime senza che si alterino i tratti del volto ”
    (tratto da uno scritto di Don Loris Capovilla, cardinale e domani centenario)

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  4. Una volta mia professoressa delle lingua ha raccontato che lei una volta andava in chiesa e si metteva in prima fila solo per notare e ridere del sbagli linguistici di prete. Ma poi, piano piano, con la parola del Vangelo si cambiava suo atteggiamento, si cambiava suo cuore.

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