I risvolti profetici di un libro

corno

(Sarban, Il richiamo del corno, traduzione di Roberto Colajanni, Adelphi, pagine 191,18 euro)

John William Wall, conosciuto come scrittore con lo pseudonimo di Sarban, è stato un diplomatico inglese. Ha pubblicato in vita due raccolte di racconti e un romanzo.

Adelphi riscopre e manda in libreria Il richiamo del corno, un romanzo ucronico e distopico diventato un libro di culto per tutti gli appassionati del genere. Il libro fu pubblicato nel 1952 e alla sua uscita fece subito discutere.

Wall era un personaggio eccentrico. Il diplomatico amava presentarsi in questo modo:«Sarban ha trascorso metà della vita in Medio Oriente. Attratto dal Levante per due passioni, i viaggi e la filologia orientale, è stato in Nordafrica, Siria, Arabia  Persia. Durante l’ultima guerra ha servito il Governo».

Alan Querdilion  è un ufficiale della Marina Britannica. Prigioniero dei nazisti, evade ma si risveglia in uno strano posto centodue anni dopo e si accorge che il mondo è cambiato.

Si trova in una clinica immersa in una foresta spaventosa e tetra. I nazisti hanno vinto la seconda guerra mondiale.

Lo inquieta il suono di un corno che apre la caccia. Si accorge presto che le prede sono i prigionieri come lui, ridotti in schiavitù.

Querdilion inizia a raccontare a un amico l’incubo in cui è precipitato e come fuggendo dal suo campo di prigionia sia finito in quell’orribile posto che in apparenza somiglia a un ospedale, ma in realtà è uno dei mattatoi della Storia in cui l’uomo si faceva lupo all’altro uomo.

Matteo Codignola nella postfazione scrive che Il richiamo del corno alla sua uscita ebbe un’accoglienza ottima, anche se i critici mostrarono cautela nel recensirlo.

Sarban  ha il grande merito di anticipare il romanzo distopico. Il richiamo del corno è un libro che contiene  infinite profezie.

È un ibrido fantascientifico – ucronico – distopico che racconta l’orrore della guerra e soprattutto la crudeltà degli esseri umani che non riescono a vivere stando lontani dal male.

In questo romanzo non c’è solo il passato bellico che ha travolto intere generazioni, ma c’è anche il futuro di un mondo a venire – anche se il suo autore non lo sa, ma lo immagina – che si annuncia devastato dalla stessa terrificante visione degli uomini alle prese con gli elementi della distruzione e dell’autodistruzione.

Sarban spalanca le finestre dell’inferno e ci mostra quella mostruosa fabbrica del male che gli uomini del suo secolo hanno costruito. Anche in questo nuovo millennio il corno continua ad annunciare che la caccia all’uomo è ancora aperta. La posta in gioco è davvero alta e questa volta  potrebbe chiamarsi estinzione.

2 pensieri su “I risvolti profetici di un libro

  1. Un genere interessante quello che cerca di rappresentare una società’ nella quale probabilmente nessuno vorrebbe vivere. Niente di più attuale. Sicuramente da leggere.

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  2. “uno dei mattatoi della Storia in cui l’uomo si faceva lupo all’altro uomo”
    Mi colpisce questa frase, così forte, in fondo oggi, per molti, purtroppo, così vera.

    È un ibrido fantascientifico – ucronico – distopico”
    (?) Se l’uomo non saprà farsi prossimo all’altro uomo

    Una bella e interessante proposta!

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