4. Naufraghi

mare
Parlavo col don a intervalli regolari. Lui era minuto, con gli occhiali che prendevano sul volto uno spazio esagerato. Mi capiva: solo più tardi seppi che era uno dei direttori spirituali più quotati, nella nostra città.
Ascoltava senza mai interrompere e ciò m’incoraggiava a raccontare, sgranando la mia vita come un rosario logoro per l’uso. Dai colloqui con lui non trapelava nulla della reale situazione del Santuario: quando entrai e mi resi conto, mi chiesi spesso come avesse potuto resistere anche al minimo sfogo, pur essendo la vittima innocente del sistema. Dagli incontri con lui ritornavo migliore: una lezione di ascolto e di accoglienza, che faceva maturare in me una fiducia radicale nel Progetto. Fino ad allora, questo termine non era, per me, così importante: adesso, invece, si rivelava un credo di cui non avrei più potuto fare a meno. Intorno c’era gente che procedeva incerta, come a tentoni; persone angosciate o rassegnate, indifferenti, impegnate a sopravvivere facendo il morto a galla. Io no, ero parte di un Disegno, un volere di Dio che mi chiamava nel mezzo di una prova in cui da tempo navigavo a vista. Il Signore, per intercessione del mio amico, mi aveva sottratto a poco a poco a una rovina più certa della morte. Nelle nostre preghiere alla luce delle stelle, mi sentivo un naufrago sospinto sulla spiaggia da un’onda irresistibile. Elia ci fissava con le braccine alzate, indeciso se esultare o disperarsi. Il gatto non osava avvicinarsi: ci studiava da lontano, per decidere, alla fine di una lunga riflessione, se fidarsi o meno dei due strani personaggi con cui condivideva il territorio.

8 pensieri su “4. Naufraghi

  1. Non capirsi è terribile…

    Non capirsi è terribile-
    non capirsi e abbracciarsi,
    ma benchè sembri strano,
    è altrettanto terribile
    capirsi totalmente.

    in un modo o nell’altro ci feriamo.
    Ed io, precocemente illuminato,
    la tenera tua anima non voglio
    mortificare con l’incomprensione,
    né con la comprensione uccidere.

    Evgenij Evtusenko

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  2. Fabrizio, quello che hai scritto mi piace e mi commuove. Avrei voluto trovare sul mio cammino una persona simile a quella che tu hai avuto il privilegio d’incontrare e la bravura di capire. Forse non ho saputo individuarla tra coloro che hanno cercato di rispondere alle mie domande. Certo nessuno mi è sembrato altrettanto intelligente e saggio.
    Bella la poesia di Evtusenko che Ema ha scelto in risposta alla tua pagina così intrigante. Carla

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  3. Forse questo che scrivo adesso qualcuno può prendere con ironia, non fa niente, io ci credo.
    Ieri, come sempre sono andata alla messa in “mia” chiesa. Sono rimasta un po’ delusa. Dopo le vacanze non è tornato più il prete che diceva sempre la messa. Lui diceva belle omelie, tutta la messa predicava con il cuore che si usciva dalla chiesa “rinnovati”. Mi dispiaceva tanto che non c’è più. Ma poi ho pensato: questo dono mi ha dato Dio, mi ha mandato questo prete in periodo difficile per me- durante la malattia di mia mamma, poi la sua morte e poi la mia malattia. Come Dio mi vuole tanto bene! Fa tante cose meravigliose per me e io spesso non mi accorgo neanche.
    Penso che tanti di noi, spesso, non si accorgiamo dei doni che ci dà Dio.

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  4. Spesso, sulle nostre strade di vita, Dio ci manda le persone che hanno importanza per noi, per la nostra vita.
    Così per me era don Fabrizio. Dio disperato dalla mia “chiusura”, dal mio rifiuto alla vita, mi ha messo don Fabrizio sulla mia strada, che con una pazienza di santo è riuscito “ritirarmi” fuori. Grazie.

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  5. parte di un Disegno

    (…)
    – Cosa provi ora? – mi domandò padre Serafino
    – Provo un indicibile benessere – risposi
    – Cosa intendi per benessere? Cosa provi esattamente?
    – Risposi: – Provo un tale silenzio e una tale pace nel cuore che non so esprimere a parole.
    – Amico mio, questa è la pace di cui il Signore parlò ai suoi discepoli: “Vi do la mia pace” E’ la pace che il mondo non può donare. ‘La pace che oltrepassa ogni comprensione’.
    (…)

    Dialogo tra San Serafino e un suo discepolo
    Nikolai Aleksandrovich Motovilov –

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