Vivalascuola. Un tempo si sarebbe detto: la scuola dei padroni

I governi dell’ultimo ventennio stanno realizzando la scuola pianificata da industriali e finanzieri, per i quali l’Associazione TreeLLLe si è assunta il ruolo di “esperta” in faccende scolastiche. Ecco allora la scuola modellata sull’azienda per rispondere agli interessi dell’azienda. Aziende italiane, cioè aziende a bassa tecnologia, che chiedono scuole e lavoratori a bassa cultura. In altri tempi si sarebbe detto: la scuola dei padroni. Oggi diciamo: la scuola di Renzi e dell’Associazione TreeLLLe. Cos’è questa associazione? Chi ne fa parte? Cosa vuole? La presentano in questa puntata di vivalascuola Pietro Ratto e Michela Di Paolo. Mentre Giuseppe Nicolao, Massimo Calcalella e una nota congiunta di Alvaro Berardinelli, Francesco Mele, Vincenzo Pascuzzi e altri dimostrano la falsità di alcune affermazioni del suo presidente Attilio Oliva.

Indice
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.Pietro Ratto, I diktat della Fondazione TreeLLLe sulla “Buona Scuola” di Stato
Michela Di Paolo, La scuola buona per industriali straccioni
Associazione TreeLLLe: industriali che barano o che non sanno fare i conti?
Giuseppe Nicolao, TreeLLLE, una lobby con le gambe corte
Massimo Calcalella, La bufera sulla Scuola: la mistificazione di TreeLLLe
Berardinelli, Mele, Pascuzzi e altri, Bugie e scempiaggini di Attilio Oliva (TreeLLLe) per conto di Confindustria
La settimana scolastica
Risorse in rete

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I diktat della Fondazione TreeLLLe sulla “Buona Scuola” di Stato
di Pietro Ratto

Dici che non ti interessano i “massimi sistemi”, i “complottismi”, le “dietrologie”. Dici che ti basta che le cose funzionino. Per esempio, che la scuola faccia quello che deve, e chissenefrega se i soldi li mette Coop o Fiat. Basta che ci siano le lavagne, i banchi, i laboratori… Tanto le cose van così, si sa: la ricerca scientifica sottomessa alle multinazionali, la politica alle banche, la scuola a Confindustria. Quindi, nessuna novità. Nessuna paura che la preparazione dei nostri ragazzi venga condizionata dalle logiche imprenditoriali, che ai nostri figli non venga semplicemente insegnato quello che non devono sapere, che la cultura sia stata uccisa sull’altare degli interessi delle aziende? No. E cosa importa? Basta che tuo figlio, poi, trovi lavoro, no?

La Fondazione e il suo Santo protettore

Allora lasciamo perdere, non ti racconto più nulla. Sì, tempo fa avevo fatto un po’ di casino con la Fondazione TreeLLLe (1), ma alla fine cos’è cambiato? Chi se n’è preoccupato, davvero? Quindi a cosa serve dirti che questa associazione di banchieri, industriali e ferventi attivisti di CL (2), che detta le regole del gioco al Ministero dell’Istruzione, è affiancata e gestita da un’altra che si chiama Fondazione Rocca? Tanto non ti interessa, no? Che ti frega di sapere che ‘sta fondazione fa capo a Gianfelice Rocca, uno dei soci fondatori di TreeLLLe, che è l’ottavo uomo più ricco del Paese, l’autentico re dell’acciaio italiano, per sua stessa ammissione membro del Bilderberg dal 2013, della Trilateral, dell’Aspen? Massì, tutte questioni di lana caprina, no? Cosa importa che proprio quel Rocca che dà le dritte della Buona Scuola sia stato vicepresidente di Confindustria, sia attualmente membro dell’Advisor Board di Allianz, ma soprattutto presidente di Techint Group (primo gruppo industriale italiano) e di Assolombardia?

La sua famiglia (che a sentire Forbes vanta un patrimonio di 6,1 miliardi di dollari), ha fatto fortuna durante il fascismo grazie al nonno Agostino, ispettore IRI nel 1933, vero e proprio artefice della politica economica adottata dal Duce per far fronte agli effetti del Crollo della Borsa americana del ’29. Grazie a ciò, Agostino Rocca è diventato amministratore delegato delle acciaierie Dalmine in cui era entrato come tirocinante nel 1923, e poi direttore generale della Finsider.

Sicuramente, da magnati di questo calibro, un governo ormai derubato della propria sovranità monetaria non può che prendere ordini. Ma… cosa ci azzeccano davvero persone così, con la scuola statale?

La Techint di Rocca (fondata nel 1945), è un colosso incredibile. Comprende Tenaris, multinazionale di tubi in acciaio per condotte petrolifere, presieduta dal fratello Paolo, Tenova, leader nella siderurgia, Tecpetrol, Ternium (laminati in acciaio) e Humanitas, gigantesco gruppo ospedaliero con sedi sparse in tutt’Italia. Ma a te non interessa, no? Non t’importa nemmeno che questo signore controlli il suo impero tramite la potente – e ben poco trasparente – Borsa di San Faustin, una borsa valori riservata a pochi intimi (non più di trecento), aperta qualche giorno all’anno, a novembre. Un club blindato, fondato dal solito nonno Agostino in Uruguay nel 1949, che oggi ha sede a Lugano, vanta un fatturato di 25 miliardi di dollari e ammette pochi privati, come il principe siciliano Pietro Vanni Calvello di San Vincenzo e la baronessa Maria Zerilli-Marimò Soncini, nonché figure di spicco di multinazionali come Hsbc, Bsi, Ubs Fiduciaria, Eos Servizi Finanziari, Unione Fiduciaria, Finnat Fiduciaria, Melior Trust e, naturalmente, l’onnipresente Gruppo Rothschild. Proprio presso questa San Faustin, società offshore per più di sessant’anni, ha sede la Fondazione Fratelli Agostino Enrico Rocca, di cui la Fondazione Rocca che gestisce la nostra scuola pubblica è un’emanazione nata nel 2001 e da cui è finanziata. (3)

Soprassediamo pure sui due misteriosi aristocratici, vero? Su don Pietro Vanni Calvello di San Vincenzo, membro di un’antichissima famiglia, il cui nome comparve nell’inchiesta sul falso rapimento di Michele Sindona. Un fratello del principe, don Alessandro, fu accusato di aver avuto rapporti con alcuni mafiosi. Il pentito di mafia Leonardo Vitale fece il suo nome nel 1973. Fu condannato a venticinque anni di reclusione per un traffico di eroina in Inghilterra (4), don Alessandro, e nel 1986, dopo le rivelazioni di Totuccio Contorno, ad ulteriori otto anni per mafia. (5) L’altro fratello, il principe don Giuseppe, finì in carcere nel 1993 per falsa testimonianza nel processo contro Andreotti e i suoi “favori” alla mafia (6).

Quanto a Maria Zerilli-Marimò Soncini, non ti interesserà certo sapere che si tratta della vedova del barone Guido Zerilli Marimò, presidente di Italtannino, di Ledoga (poi fusa con Jemina nella Industria Chimica Legno) e di Lepetit (di cui, ancora da alto dirigente, il barone entrò improvvisamente in possesso dopo l’arresto del proprietario e fondatore Roberto Lepetit, grande chimico molto vicino alla resistenza partigiana, tradito da una misteriosa soffiata e arrestato dalla Gestapo il 29 settembre 1944, per poi finire a Mauthausen e morire nel lager di Ebensee il 4 maggio 1945 (7). La Lepetit è stata poi assorbita dalla Dow Chemical ed oggi è inglobata nel gruppo Sanofi Aventis. E lo sai? Quel barone il cui spirito aleggia sulla nostra Buona Scuola è stato tra i proprietari della molto discussa Alphom Finance insieme al banchiere svizzero Florent Rey Revello, personaggio un po’ losco, molto vicino a Roberto Calvi, a faccendieri legati al mondo della mafia come Domenico Balducci e Flavio Carboni, al famigerato monsignor Marcinkus, a Michele Sindona (ci risiamo!) e, naturalmente, a Giulio Andreotti. (8)

Ora dico, per farsi “consigliare” su come rinnovare la scuola pubblica, i nostri politici non hanno proprio nessun altro a cui rivolgersi? Perché sono loro, sono questi signori, a finanziare la Fondazione che dà le linee guida all’istruzione pubblica italiana.

I diktat della TreeLLLe

Okay. Preferisci concentrarti sulle cose concrete, lo so. Dici: dimostrami piuttosto come queste associazioni influenzino davvero i nostri Ministri e le leggi del Parlamento. Come si fa, insomma, a provare che la Buona Scuola sia davvero gestita da questa gente?

Ecco allora, guarda. TreeLLLe e Fondazione Rocca hanno prodotto molti documenti sulla scuola. Hanno cominciato a pubblicarne quasi in contemporanea con la nascita della famosa Autonomia scolastica di Berlinguer. Che non fosse soltanto un’idea dell’allora ministro, questa Autonomia scolastica? Nel loro Quali insegnanti per la scuola dell’Autonomia, del giugno 2004, le due associazioni “no-profit tuonavano già contro una scuola sguarnita di valutazione degli insegnanti; si lamentavano dell’eccessivo potere decisionale del Collegio docenti, dei soldi sprecati per gli inutili insegnanti di sostegno… Non ti dice nulla? Tutte questioni perfettamente recepite dal governo Renzi, no? Dicevano cose come:

Oggi il collegio dei docenti è il vero organismo di gestione didattica e “politica” delle scuole e il suo potere di veto sulle iniziative del preside è assoluto. È un fatto negativo che dell’uso e, soprattutto, dei risultati di questo potere, il collegio dei docenti non risponda a nessuno, nemmeno al consiglio di istituto che formalmente è l’organo di governo della scuola.” (pag. 20).

Sul tema: “Insegnanti si nasce o si diventa?” non avevano già nessun dubbio, biasimando quella

“egemonia della cultura idealistica, che ha diffuso e legittimato un’immagine di insegnante, intellettuale e uomo di cultura che non aveva bisogno di imparare il mestiere. È stata invece a lungo sottovalutata la dimensione “laica”, cioè professionale, dell’insegnamento, che fa perno non soltanto sulle buone intenzioni, ma soprattutto sulla reale capacità di risolvere i problemi dell’apprendimento” (pag. 22).

Non basta “nascere” insegnanti, insomma. Non bastano le “buone intenzioni”: ci vuole il problem solving, caro mio! Vaglielo a dire, ad Augusto Monti!

Dai, su… Non mi dire che non ti ricordi i tuoi Maestri, quelli veri, quelli che hanno lasciato un segno… Secondo te ce l’avevano nel sangue, quel mestiere, o lo avevano imparato seguendo corsi di brain storming?

Ma non è sufficiente: già a quell’epoca, i nostri magnati se la prendevano con il grave “problema della mobilità” dei docenti, che il loro Renzi, oggi ha prontamente “risolto”: “non esistono sanzioni o incentivi per frenare questo flusso che ogni anno interessa almeno il 20% della categoria”, denunciavano a pagina 25.

E i sindacati? Cosa pensavano questi potenti ricconi dei sindacati della scuola che ora nessuno si fila più? Eccoli disprezzare, a pagina 26, quel

variegato sistema di rappresentanza sindacale, che – pur nella frequente conflittualità fra le sigle – ha trovato una convergenza nella tutela degli interessi del personale scolastico, con trascuratezza eccessiva verso quelli degli utenti. L’istruzione è un bene collettivo, prima e più che un servizio: e se è giusto tener conto dei legittimi interessi degli operatori del settore, a questi non si possono subordinare gli interessi dell’utenza”.

Tutta questa demagogia da quattro soldi non ti dice niente? In quel documento, inoltre, chiedevano tagli alle spese per la scuola primaria e secondaria, aumento del monte ore dei docenti, accorciamento di un anno dell’intero ciclo scolastico,sterilizzazione(mamma mia!) delle graduatorie dei precari, aumento del numero degli alunni per classe (che meraviglia, le classi pollaio), istituzione dei nuclei di valutazione nelle singole scuole… Ma capisci? Noi ci siamo arrivati in tanti anni, arrabbiandoci, discutendo, credendo di poter contrastare, modificare, democraticamente partecipare ad un progetto che invece era già bell’e pronto fin da subito! Ti rendi conto? Davvero non ti interessa? Ma cosa vai a votare a fare, allora? Nove Ministri della Pubblica Istruzione, di destra e di sinistra, impegnati scrupolosamente a dar corso soltanto a queste idee…!

E credi che adesso siano finalmente contenti, quei signori? Credi che finisca così? Allora senti.

La loro Memoria per una Buona Scuola del 2014 avanza le seguenti altre richieste (e giuraci, otterranno tutto): scuola superiore a tempo pieno (ricordi? Il governo ci aveva già provato due anni fa); ulteriore penalizzazione sul piano retributivo dei giorni di malattia dei docenti (ancora troppo soft, evidentemente, le ingiustizie di Brunetta!); aumento del monte ore settimanale degli insegnanti di almeno tre ore (a parità di stipendio) per risparmiare sulle supplenze esterne – da azzerare in tempi brevi – e per tenere aperti gli istituti scolastici anche al pomeriggio; ulteriore rafforzamento del potere dei dirigenti scolastici; incentivazione dell’ingresso dei privati nella scuola statale (pensa: la loro successiva Memoria del 10 aprile 2015 esige che negli Istituti tecnici almeno un terzo del Consiglio d’Istituto sia costituito da rappresentanti dell’imprenditoria locale).

La Buona Scuola fa il possibile per accontentarli? E a loro non basta! Denunciando lo spread culturale tra Germania e Italia (Educare alla cittadinanza, 2015), nella suddetta Memoria chiedono che il potere del Preside non conosca limiti (tanto, dicono, basta controllarlo con una minacciosa valutazione del suo operato ogni tre anni); si raccomandano che egli non venga lasciato solo dal MIUR di fronte alle pressioni dei sindacati; esigono un potenziamento dell’INValSI; ingiungono al governo di non cedere alle prevedibili proteste dei docenti: “il Disegno di Legge poteva essere migliore, ma è già buono. A condizione che le molte pressioni che già si annunciano non lo svuotino ulteriormente e lo trasformino nell’ennesima occasione mancata per il rinnovamento della scuola”, dichiarano con la fermezza di un Giudice.

Allora adesso dimmi, e dimmelo sinceramente. Davvero non ti interessa che la scuola statale finisca in mano a gente che amministra giganteschi imperi finanziari? Non ti preoccupano gli interessi economici che, nel nostro Paese, sempre più peseranno sulle scelte educative e didattiche degli insegnanti dei nostri figli? Veramente non ti curi del fatto che da una Scuola sponsorizzata dalla Coop, da una formazione scolastica predisposta da Confindustria o da Barilla, da una libertà di insegnamento azzerata dalle pressioni di Finsider, di Allianz, di un’oscura borsa privata lussemburghese o addirittura di qualche associazione che prospera nell’illegalità, da tutto ciò e molto altro ancora, mai più – e sottolineo: mai più – si potrà tornare indietro?

E a dirla tutta, credi che per me sia facile raccontarti tutto ciò? Sono un insegnante anch’io, sai…?
Riesci a immaginare quale sarà la loro valutazione nei miei confronti?

Note
1) Cfr. P. Ratto, Questa Buona Scuola s’ha da fare, La Bottega del Barbieri, http://www.labottegadelbarbieri.org/questa-buona-scuola-sha-da-fare/
2) Cfr. P. Ratto, Santa romana Scuola, BoscoCeduo.it, http://www.boscoceduo.it/SantaRomanaScuola.htm.
3) Cfr. Corriere della Sera, 04.12.2013. Sul ruolo dei Rothschild nelle economie nazionali inclusa la nostra, cfr. P. Ratto, I Rothschild e gli Altri, Arianna editrice, 2015
4) Cfr. http://www.caiazzorinasce.net/2008/04/richiesta-choc-della-sorella-di.html.
5) Cfr. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/04/17/il-principe-in-cella-per-mafia.html.
6) Cfr. Corriere della Sera, 26.09.1993.
7) Cfr. http://digilander.libero.it/francescocoluccio/diario/2005/59.barbacetto.htm o anche L. Borgomaneri, Lo straniero indesiderato e il ragazzo del Giambellino. Storie di antifascismi, ISEC, 2015.
8) Cfr. C. Calvi: http://fraudauditing.blogspot.it/2013/07/radowall-ior-e-lacquisto-di-azioni.htm. [torna su]

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La scuola buona per industriali straccioni
di Michela Di Paolo

Il documento sulla “Buona scuola” è molto ricco di stimoli e proposte su diversi argomenti. TreeLLLe lo apprezza nel complesso ed intende appoggiarlo in ogni sede pubblica. Ritiene però utile soffermarsi in questa sede su alcuni aspetti, quelli sui quali più si è esercitata in passato la sua ricerca e riflessione”.

Questo era l’incipit della MEMORIA su “La buona scuola” (1) che l’Associazione TreeLLLe presentava a Matteo Renzi nel novembre 2014, quando ancora il disegno di legge non era redatto e il dibattito era agli inizi.

L’opuscolo La buona Scuola, elaborato da marzo al 3 settembre 2014 (data di pubblicazione), sotto l’apparenza ipocrita di dossier collettivo che affiancava un’ampia consultazione di massa avviata perché “per fare la Buona Scuola non basta solo un Governo, ci vuole un paese intero“, si presentava con una grafica poco professionale, accattivante nei colori, carente di autore, curatore, luogo di edizione, casa editrice e tipografia, solo con i loghi della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del MIUR. In realtà, malgrado i confronti con le scuole italiane sbandierati da Renzi, l’opuscolo era un’accozzaglia di regole, di idee, per lo più anticostituzionali, che muoveva da un lavoro capillare di anni volto a trasformare l’istruzione, l’Università e la Scuola, secondo i dettami della TreeLLLe, un’Associazione non tanto conosciuta, ma molto influente, che imponeva ai politici “temi di marcata condivisione su cui non cedere”.

Ma cos’è la TreeLLLe (2)?

  • Immaginiamo che ci sia un ente a cui il Ministero dell’Istruzione si sia rivolto per ricevere i precisi diktat dei giusti finanziamenti.
  • Immaginiamo, insomma, che un ente privato sia stato investito in toto dal ministro e dai suoi collaboratori di un ruolo di consulenza, fino ad esercitare una forte influenza ideologica sul progetto della futura scuola pubblica italiana, così da poterne fare una propria creazione.
  • Immaginiamo che uno Stato allo sfascio, ostaggio delle banche europee e senza più un centesimo, si tuffi nelle mani di questa potente associazione, ottenendo una copertura economica per la sua riforma scolastica e permettendo, in cambio, l’ingresso nel sistema scolastico di tutte quelle logiche aziendali private atte ad assicurare il massimo dei profitti ai soliti noti (3)”.

Ecco spiegata la riforma rivoluzionaria e all’avanguardia del Governo Renzi, che si affida completamente alla TreeLLLe facendosi bacchettare, nell’aprile scorso, dalla stessa associazione perché molta della carica innovativa si era attenuata nel Ddl, per assecondare i fruitori scontenti in merito ad alcune linee guida su cui, invece, non si doveva transigere.

TreeLLLe è un’Associazione no profit nata nel 2001, che ha sede a Genova e come fine una società dell’apprendimento permanente – (Life Long Learning) -, che ha, dunque, come obiettivo il miglioramento della qualità dell’education (educazione, istruzione, formazione) nei vari settori e nelle fasi in cui si articola.

Vi convergono industriali, banche, associazioni cattoliche di potere, accademia universitaria, con presidente a capo Attilio Oliva, ex presidente di Confindustria, uomo della Moratti e personaggio vicino a Comunione e Liberazione.

Roberto Renzetti nel gennaio 2011 (4) così presentava l’associazione, che esordì pubblicamente a Roma nell’autunno del 2001, quale sede altamente qualificata per un dialogo che possa migliorare la qualità dell’educazione fuori dalle competizioni e tensioni politiche:

Poiché sembra che la Gelmini (detta anche GeLLLmini) sia particolarmente cattiva, occorre darle il merito che ha: nessuno. Coloro che con metodo, denaro ed un lavoro decennale di lobbying hanno prodotto la riforma nota come Gelmini sono la TreeLLLe, un’associazione patrocinata da Confindustria. Poiché poi occorre fare molta chiarezza su come si sono mosse le differenti forze politiche, va subito detto che l’area del centro destra ha fatto passare la Riforma senza che nessuno abbia obiettato nella sostanza, anzi, con la collaborazione sfacciata del PD che non perdona ai presunti avversari di aver tolto a PDL e LEGA il merito di aver iniziato la distruzione della scuola italiana, a partire da Luigi Berlinguer (5) con la corte di sostenitori (CGIL Scuola, CIDI, Legambiente Scuola, Proteo Fare Sapere, altri sindacati confederali) ed attivi distruttori pedagogisti. Non entro qui nei dettagli ricordando solo i preziosi suggerimenti che Gelmini, cammin facendo, ha avuto dai responsabili scuola del PD: Maria Pia Garavaglia, Luciano Modica, Walter Tocci, Vittorio Bachelet.”.

Tra i fondatori di TreeLLLe vengono annoverati il Presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, Umberto Agnelli, Attilio Oliva, Gian Carlo Lombardi, Luigi Maramotti, Pietro Marzotto, Marco tronchetti Provera, ma c’è posto, in questo inciucio PD-PDL, anche per altri ex ministri all’Istruzione, come Luigi Berlinguer, G.Carlo Lombardi e Tullio De Mauro (ministro quando già partecipava all’Associazione), per politici come Domenico Fisichella, per l’onnipresente Giuseppe De Rita, presidente Censis, per Lucio Guasti, docente all’Università Cattolica ed ex presidente Indire. Ci sono altre associazioni cattoliche, c’è monsignor Vincenzo Zani, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’Università della CEI, nonché sottosegretario della pontificia Congregazione per l’Educazione Cattolica. Sono loro: politici, Chiesa, industriali, sindacato, a dettare le linee guida alla “Buona Scuola” statale italiana.

A proposito, poi, dei finanziamenti all’istruzione privata, la scorsa estate il presidente Oliva aveva inequivocabilmente denunciato: “la scuola italiana è già al 95% in mano allo Stato, un numero che rasenta il monopolio“. Ed infatti, l’obiettivo della TreeLLLe è privatizzare le scuole.

Come dichiara Oliva nel 2014, la vera riforma è abbattere questo monopolio dello Stato, sostenendo poi, con qualche contraddizione di troppo, che

“l’opinione di TreeLLLe è precisa. Non riteniamo che l’istruzione sia un bene pubblico, non solo un servizio, e quindi debba essere un servizio totalmente finanziato dallo Stato con risorse proprie” (6).

Come si fa ad avere lavagne, banchi, lim, carta igienica, attrezzature etc?

Inseriamo degli industriali di grido e dei banchieri finanziatori! Ecco allora coinvolti nomi come quelli di

  • Silvio Fortuna, presidente del colosso dell’arredamento Arclinea
  • Fedele Confalonieri, sempre il suddetto di Mediaset
  • Fabio Roversi Monaco, accademico ma anche presidente di Bologna Fiere, di Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna
  • Luigi Maramotti, presidente di Max Mara e dirigente di Unicredit
  • Gian Carlo Lombardi, alla guida di Federtessile, ma anche nei Consigli di amministrazione della Luiss e della Cattolica, direttore della rivista dell’AGESCI, l’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani;
  • Pietro Marzotto, ex vicepresidente di Confindustria, ed ora al vertice della Fondazione Marzotto e dello storico marchio gastronomico milanese Peck
  • Gian Felice Rocca, considerato l’ottavo uomo più ricco d’Italia
  • Attilio Oliva, già presidente della Commissione Scuola di Confindustria,poi membro delle commissioni “Parità” e “PISA-OCSE” del Ministero Istruzione Università e Ricerca, poi  vicepresidente esecutivo della Università LUISS Guido Carli (2004-2008), membro del Consiglio Generale della Compagnia di San Paolo (2001-2008)
  • Guido Barilla
  • Luigi Abete, attuale presidente della Banca Nazionale del Lavoro
  • l’immancabile Marco Tronchetti Provera, presidente del Gruppo Pirelli.

E come fare per avere il silenzio o il consenso dei media?

Si aprono le porte ad illustri firme come quella di

  • Marcello Sorgi, ex direttore del Tg1 e de La Stampa, di cui oggi è editorialista;
  • Carlo Rossella ex direttore del Tg5, de La Stampa, di Panorama, del Tg1 ed attuale collaboratore de Il Foglio;
  • Giuliano Ferrara, direttore fino a poco tempo fa de Il Foglio;
  • Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera;
  • Ezio Mauro, direttore di la Repubblica;
  • Giulio Anselmi, presidente ANSA
  • Ferruccio de Bortoli, fino a poco tempo fa direttore del Corriere della Sera ed attualmente presidente di Longanesi.

Per avere finanziatori ancora più stabili e garanti?

Ecco inserit:

Compagnia Di San Paolo, Fondazione Cassa Di Risparmio Di Genova E Imperia, Fondazione Cassa Di Risparmio Di Bologna, Fondazione Cassa Di Risparmio Di Roma, Fondazione Cassa Di Risparmio Di Reggio Emilia, Fondazione Monte Dei Paschi Di Siena.

Collaboratori culturali ed “esperti“?

Mancano i collaboratori culturali, oltre ai tre ex ministri. Altrimenti che Associazione di “esperti” sulla scuola sarebbe?

Si coinvolgono nomi altisonanti: Umberto Eco e Benedetto Vertecchi (almeno per un certo periodo di tempo), Sergio Romano, il presenzialista Umberto Veronesi, Mario Mauro, Stefania Fuscagni e Lia Ghisani, ex sindacaliste CISL, la dirigente di Mediaset Gina Nieri, Dario Antiseri, Mario Lodi.

La scuola degli imprenditori

La finalità dichiarata della TreeLLLe, è, attraverso un’attività di ricerca, analisi e diffusione degli elaborati, offrire un servizio all’opinione pubblica, alle forze sociali, alle istituzioni educative e ai decisori pubblici, a livello nazionale e locale. Inoltre, anche attraverso esperti internazionali, TreeLLLe si impegna a svolgere un’attenta azione di monitoraggio sui sistemi e sulle esperienze educative di altri Paesi. In particolare si pone come “ponte” per colmare il distacco che sussiste nel nostro Paese tra ricerca, opinione pubblica e pubblici decisori, distacco che penalizza l’aggiornamento e il miglioramento del nostro sistema educativo. Ma un altro obiettivo esplicitato è:

Il superamento del modello autogestionale e assemblearistico, ereditato dagli anni Settanta, per un nuovo modello caratterizzato da una forte attitudine all’imprenditorialità e leadership (7)”.

E per questo cambiamento di approccio è necessario mutare il ruolo del Dirigente scolastico, che acquista pieni poteri, tanto da scegliere i professori (non importa che siano o no di ruolo e vincitori di concorsi pubbblici come in ogni pubblica Amministrazione). Il Ds può, inoltre, rinnovare ogni tre anni il contratto con tali docenti, se rispondono alle esigenze del Pof, altrimenti può reinserirli nell’albo regionale, o licenziarli.

A parte la presenza di qualche personaggio strano e qualche presenzialista, il fatto che la maggior parte delle personalità impegnate sia costituita da imprenditori, fa capire come il mondo dell’economia abbia compreso quale grosso affare sia l’educazione.

Ciò cui si è giunti non nasce da un’idea improvvisa.

Già nel Quaderno del 2006, l’Associazione avanzava la proposta:

Il Ds sceglie e nomina i propri collaboratori, organizza tutti i servizi interni dell’istituzione scolastica e ne designa i responsabili, gestisce tutte le risorse professionali, finanziarie e strumentali, propone al Consiglio l’assunzione di tutto il personale per tutte le funzioni necessarie, concorre alla valutazione di tutto il personale, è titolare delle relazioni sindacali”.

Nel Ddl renziano era scritto:

“nell’ambito dell’autonomia dell’istituzione scolastica il Ds… svolge compiti di gestione direzionale, organizzativa e di coordinamento ed è responsabile delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio, nonché della valorizzazione delle risorse umane e del merito dei docenti”.

1° punto imprescindibile, dunque e concordato pienamente: potere assoluto del DS.
Con tale potere si ritorna, addirittura, al decreto regio del 1923 sulla scelta dei docenti, firmato da Mussolini, e vengono lesi gli art. 33 e 97 della Costituzione. Inoltre si va contro una recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 76, 24 aprile 2013) che, emanata nel contesto di una sperimentazione in Lombardia (giunta Formigoni) sulla chiamata diretta dei docenti, definì incostituzionale il provvedimento. Ad essere firmatario e redattore della sentenza fu proprio l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E ora?

2° punto: flessibilità. Al potere del Dirigente-manager si associa l’assoluta disponibilità degli insegnanti in relazione alla necessità delle singole scuole.

Detta il Ddl: “per la coperture dei posti dell’istituzione scolastica, il Ds propone gli incarichi agli insegnanti di ruolo e… può utilizzare i docenti in classi di concorso diverse per le quali sono abilitati“. Il quaderno della TreeLLLe già nel 2006 riportava (8):

occorre promuovere la flessibilità nell’utilizzo delle competenze degli insegnanti svincolandoli dalla rigidità delle classi di concorso. E ancora: Sarebbe auspicabile poi, istituire nuovi organi di governo della scuola autonoma: un consiglio di istituto come unico organo di indirizzo e controllo che delibera lo statuto della scuola, nomina il capo di istituto, approva il Pof (divenuto ora Ptof), i bilanci, l’organico e le assunzioni“.

Immaginate anche voi, in questo quadro di un Ds-sovrano e di docenti che debbbono adattarsi ad insegnare con piena frustrazione, quali tuttologi, come la qualità della scuola migliori secondo criteri di competenza e meritocrazia!

E ci si muoveva per la qualità della formazione dei giovani?

Più flessibilità meno contratti

Ma tale modifica relativa alla flessibilità, su cui si lavorava da tempo sottilmente, tanto da poter trovare contatti inequivocabili nei poteri esautorati dei Collegi e dei Consigli d’istituto, con la riforma universitaria di firma gelminiana, ora pienamente ripresa dal Pd per la scuola (9), porta alla revisione dei contratti che devono regolare solo istituti di interesse generale e di garanzia (salario minimo, orario massimo di lavoro, ferie, malattia e poco altro) e non devono dettare norme e limiti per l’utilizzo del personale all’interno delle scuole.

Un potere accresciuto che ha bisogno di gestire al meglio gli incentivi al merito: dunque, dal 2016, presso il MIUR è istituito un apposito fondo di milioni di euro: il Dirigente deve deciderne la distribuzione ai singoli docenti nelle singole scuole, grazie alle apposite Commissioni valutatrici.
In questa filosofia dell’autonomia è riconosciuta la facoltà di richiedere all’utenza contributi di denaro: erogazioni che il Governo sembrava aver accantonato, ma che ora ritornano in auge più che mai per la “sopravvivenza” dell’attività scolastica.

I diktat della TreeLLLe su: dirigente, governance, docenti

Le belle idee “originali” della Bella scuola sono appunto riprese dall’Associazione fatta da lobby (1), che era arrivata, nel novembre 2014, a rimarcare i due punti su cui la riforma non doveva assolutamente retrocedere: 1) sul nuovo modello proposto per la progressione economica dei docenti, 2) sul rafforzamento dei poteri dirigenti. Ancora, nel testo “Memorie della TreeLLLe per la VII Commissione Camera e Senato“, formulato per il confronto col Governo nell’aprile 2014, la TreeLLLe dava precise raccomandazioni su:

  • gli ordinamenti e la governance della scuola in quanto soggetto collettivo: esprimeva un giudizio positivo per il consolidamento dell’autonomia, per la chiamata dei docenti negli albi territoriali, nell’organico triennale. La governance andava difesa e rafforzata, precisando che il Ds è l’unico titolare di tutti gli aspetti gestionali, inclusi quelli relativi alle risorse umane e professionali, senza alcuna sovrapposizione di altri organi. Il Collegio docenti è riservato agli aspetti della progettazione didattica e alla valutazione degli apprendimenti degli alunni, il Consiglio d’istituto è organo d’indirizzo e di controllo, comprendendo soggetti di espressione della società civile, con 1/3 di componenti dal settore produttivo di riferimento.
  • Il dirigente scolastico: si apprezzava il rafforzamento della sua funzione, specie per la chiamata dei docenti, la chiamata triennale e la valorizzazione del merito (11).
  • docenti: si esprimevano perplessità nell’abbandonare la progressione economica per merito e nel ripristinare unicamente quella per anzianità. Poiché la scelta a non valutare spinge alla demotivazione e all’appiattimento, si raccomandava che almeno i docenti potessero chiedere la valutazione del loro lavoro volontariamente, che essi venissero valutati all’interno di ciascuna scuola, si ripristinasse la figura del mentor per garantire la formazione in servizio e per offrire un riconoscimento formalizzato ai docenti nella loro qualità; si apprezzava la valorizzazione economica affidata ai Ds, che però deve avere un tetto massimo.

Non è difficile pensare come inevitabilmente, da tali premesse, entreranno nella scuola arbitrio, corruzione, nepotismo, clientelismo, il fenomeno del lecchinaggio-servilismo e, viceversa, dell’allontanamento dei docenti disamorati che procedono con una loro etica e sacrosanta libertà didattica. Quanto al Ds, questi deve rispondere direttamente a chi lo finanzia. E non importa che in Italia possano entrare forze mafiose o illegali, com’è facile immaginare in questo gioco perverso del “do ut des”!

Quali vantaggi per gli studenti?

Ma qual è il vantaggio per gli studenti, che rappresentano il punto 4 delle Memorie della TreeLLLe?
Anzitutto, la perdita della continuità didattica nella turnazione triennale dei docenti, insegnanti dequalificati, umiliati, che devono adattarsi a fare i tuttologi a causa della flessibilità che viene imposta, finirein scuole di serie A e in scuole di serie B (è dunque leso l’art. 3 della Costituzione) distinte a seconda dei finanziamenti e del PTOF (l’ex Piano dell’ Offerta formativa) più o meno arricchito (con un investimento destinato, secondo un’ottica per nulla democratica, ai benestanti e non a ragazzi che vivono in ambienti e situazioni disagiate, i quali sarebbero sempre più declassati e accantonati).

E ancora: nel manuale si raccomanda di “ridurre i curricula con molte (troppe?) discipline, quali musica, arte, diritto, sport, economia, offerte utili in un quadro unico e coerente, altrimenti esiziali e da eliminare”. Dunque, la proposta della TreeLLLe è di alleggerire i curricula riducendoli ad un massimo di 24 ore settimanali, con 6 ore di attività opzionali (non necessariamente discipline) che gli alunni potranno scegliere grazie all’organico funzionale dei docenti che non insegnano, ma con funzioni tutoriali e di orientamento, grazie ai finanziamenti.

Dove finiscono gli articoli 33 e 34 della Costituzione, chiaramente violati?

Per la valutazione degli stessi alunni quali sarebbero gli strumentifortemente raccomandati”, anzi, imposti? L’impegno che l’associazione TreeLLLe ha profuso dalla sua nascita è stato fare in modo che in Italia si arrivasse ad un sistema di valutazione per controllare in modo sistematico le scuole. Già nel 2002 nel suo secondo quaderno l’Associazione TreeLLLe proclamava:

in Italia, a differenza di quanto accade nella maggior parte dei paesi europei, non c’è ancora un sistema efficiente ed efficace di valutazione per controllare in modo sistematico ed obiettivo i risultati e la qualità del servizio scolastico”.

Le prove INVALSI appaiono essere suggerite (o meglio imposte) più dall’Associazione TreeLLLe (e dalle forze che essa raccoglie), che da un’attività legislativa parlamentare e governativa autonoma in grado di raccogliere le esigenze espresse dalla società, dal mondo della scuola e dell’educazione. Fatto è che il Governo Renzi, malgrado il deprezzamento di molti pedagogisti e la perplessità sui dati rilevati, si prodiga subito a stanziare fondi per applicarle in modo sistematico nella scuola.

Una scuola disegnata da economisti, imprenditori e finanzieri

Tanto per far capire che in merito a tale tipo di valutazione restiamo nello stesso ambiente economico-finanziario, è bene ricordare che anche i presidenti succeduti alla presidenza dell’INVALSI sono stati per lo più privi di titoli accademici e professionali attinenti le attività educative e di insegnamento, privi di connessioni con le scienze sociali che concorrono alle professioni di insegnamento ed educative, sono stati per lo più funzionari e dirigenti della Banca d’Italia e di altre istituzioni finanziarie.
Il personale dell’INVALSI, non per nulla, ama definirsi prevalentemente “economista” e in qualche caso “statistico”.

I dati utilizzati per redigere tanto il volume prodotto da TreeLLLe (12) quanto l’estratto distribuito gratuitamente nel 2013 da Il Sole 24 Ore (organo ufficiale della Confindustria), con migliaia di copie e in forma del tutto gratuita in allegato al giornale (il fascicolo poteva inoltre essere scaricato gratuitamente dal sito http//www.inumeridacambiare.it/download) sono esclusivamente dati rilevati, prodotti e collazionati dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico), un’organizzazione internazionale di studi economici per i Paesi membri, i Paesi sviluppati.
I dirigenti dell’OCSE, dal 1961 in poi, sono stati tutti economisti, finanzieri o comunque persone impegnate nel mondo finanziario.

Non conosciamo nessuna pubblicazione OCSE che utilizzi dati rilevati o organizzati da organismi nazionali o internazionali che abbiano radici nel mondo educativo, pedagogico o della scuola.
L’OCSE (13) non ha alcuna legittimazione democratica, i rappresentati dei singoli Paesi sono designati tutti dai rispettivi governi e scelti in larga parte tra personaggi del mondo economico e della finanza.
La TreeLLLe ha fatto riferimento per tutta la sua proposta scolastica, con “dati scientifici” alla mano, solo a questi. E perché?

Il disprezzo per la didattica

Le considerazioni che l’Associazione TreeLLLe e la Fondazione Rocca traggono dai dati sono certamente inficiate dalla natura dei dati stessi non idonei a valutare la scuola italiana. Gli errori e le omissioni si mescolano con sbagli e insipienze, ma, consapevolmente o no, essi hanno tutte un’unica direzione, un’unica ragione ed effetto: lo screditamento della scuola primaria italiana, l’insofferenza per alcune sue caratteristiche di avanguardia, il disconoscimento del sapere educativo, pedagogico e didattico che la scuola italiana ha elaborato e incorporato, la voluta ignoranza dei processi sociali e delle scelte politiche che l’hanno guidata e fatta evolvere (14).

Ma se, come abbiamo ipotizzato, committenti, raccoglitori e commentatori dei dati sono omogenei al contesto che li ha prodotti, tutti provenienti dalle istituzioni finanziarie, con la delega e il contributo di Confindustria e il benestare della Banca d’Italia, non c’è molto da stupirsi (15).

La scelta dei dati errata o distorta è forse dovuta anche alla scarsa sensibilità e impreparazione che enti e persone protagonisti hanno per i fenomeni sociali, educativi, scolastici e dell’apprendimento. Appare, però, ben solida la ratio e la volontà della committenza: approntare una serie di numeri, millantati come scientifici ed obiettivi, tali che possano costituire motivazioni per i tagli che nel frattempo il ceto politico ed il Parlamento avrebbero realizzato (cfr. il taglio di 8,5 miliardi di finanziamento alla scuola pubblica, 132 mila posti di docenti e non docenti tagliati dal programma Gelmini in tre anni e i cui esiti pesano come macigni nel degrado funzionale, organizzativo, pedagogico della nostra scuola) (16).

La didattica della TreeLLe: al servizio del sistema

Come scrive Pietro Castello:

Non solo il rafforzamento dell’INVALSI, la messa a regime del Sistema Nazionale di valutazione, le ingenti risorse messe loro a disposizione stanno creando le condizioni di totale privazione della libertà di insegnamento e di autonomia professionale, una subalternità a tutto tondo della scuola nei confronti di un’agenzia extraparlamentare, autocratica e tecnocratica quale risulta essere appunto l’INVALSI” (17).

Chris Hedges (18) esprime un giudizio fortemente negativo e inquietante sulla valutazione tipica delle scuole americane, ormai sempre più accantonata per i suoi limiti:

Il superamento di test a scelta multipla celebra e premia una forma peculiare di intelligenza analitica – apprezzata dai gestori e dalle imprese del settore finanziario che non vogliono che dipendenti pongano domande scomode o verifichino le strutture e gli assiomi esistenti: vogliono che essi servano il sistema. Questi test creano uomini e donne che sanno leggere e far di conto quanto basta per occupare posti di lavoro relativi a funzioni e servizi elementari. I test esaltano quelli che hanno i mezzi finanziari per prepararsi ad essi, premiano quelli che rispettano le regole, memorizzano le formule e mostrano deferenza all’autorità. I ribelli, gli artisti, i pensatori indipendenti, gli eccentrici e gli iconoclasti – quelli che pensano con la propria testa – sono estirpati.

Ma tant’è… ciò che ha mostrato lacune ed è sempre più criticato nei Paesi anglosassoni, noi andiamo a recuperarlo di corsa, come buone premesse per la formazione di giovani, cittadini liberi di valorizzare al meglio le loro attitudini, e critici!

E per il futuro la riforma della scuola cosa prospetterebbe di buono per i giovani?

La propaganda governativa prova a far passare il messaggio che la “riforma” sia un provvedimento innovativo, slogan elettorale efficacissimo, e tace sugli orientamenti della commissione europea in materia, ripetendo il motto “ce lo chiede l’Europa”. Già dal 1989, preoccupata dallo scarso sviluppo economico, la Tavola Rotonda Europea degli Industriali si accorse che l’istruzione e la formazione sono investimenti strategici vitali per il successo dell’impresa e dell’industria europea. Aggiunse che gli insegnanti non capiscono i bisogni dell’industria e hanno scarsa competenza in materia di economia, affari e profitto. Ultimamente, gli industriali, astutamente, ritornano sulla stampa a sottolineare le lacune degli studenti italiani, provocate dalle scuole, inefficaci a rispondere alla domanda di lavoro.

Occorre, allora chiarire, come nota Forges Davanzati in Micromega, come alla base della “riforma” della scuola ci sia l’errata convinzione che l’elevata disoccupazione giovanile in Italia dipenda dalla mancata formazione di competenze adeguate per le imprese. Per dire ciò, il Governo Renzi, nel documento preparatorio della riforma La Buona Scuola“, si basa sull’ultimo Rapporto Mckinsey, che è la base teorica della “riforma”, una diagnosi che deriva da una ricerca del gennaio 2014 realizzata da una delle più importanti imprese multinazionali che operano nel settore della consulenza manageriale, mettendo da parte invece la diagnosi ufficiale UnionCamere-Ministero del Lavoro.

Sempre basandosi sul rapporto Mckinsey, il Governo sostiene che il 40% della disoccupazione in Italia non dipende dal ciclo economico. Una parte di questa percentuale è collegata al disallineamento tra la domanda di competenze che il mondo esterno chiede alla scuola di sviluppare, e ciò che la nostra scuola effettivamente offre. Dalla diagnosi ufficiale UnionCamere-Ministero del Lavoro, in radicale contrapposizione con il rapporto Mckinsey, risulta che il tasso di disoccupazione giovanile imputato alla “mancanza di adeguata preparazione e formazione” è pari al solo 2% della disoccupazione giovanile complessiva.

Cosa fa la “Buona Scuola” per l’occupazione giovanile?

Come chiarisce puntualmente lo studioso succitato:

  • La “riforma” non introduce radicali elementi di novitàL’alternanza scuola-lavoro, parte integrante della “Buona Scuola“, ora ridenominata “formazione congiunta”, non è affatto un’idea nuova, essendo stata alla base delle proposte per ridurre la disoccupazione giovanile dell’ultimo Governo Berlusconi. In tal senso, il Governo Renzi si muove in piena continuità con i suoi predecessori. L’alternanza scuola-lavoro è sostanzialmente la riproposizione dei programmi di apprendistato, già contenuti nel decreto 167/2011.
  • La “riforma”, di fatto, è sollecitata dalla commissione europea. Nel documento “Ripensare l’istruzione” del 2012, la commissione esorta il Governo italiano a riformare il sistema dell’istruzione avendo come obiettivo l’accrescere l’occupabilità dei giovani italiani e, come strumento, l’attivazione di percorsi formativi “basati sull’esperienza lavorativa (19)”.

L’obiettivo fondamentale della “Buona Scuola” sarebbe dunque adeguare le competenze dei giovani alla domanda di lavoro delle nostre imprese, soprattutto attraverso l’alternanza scuola-lavoro, che già la Treellle prevedeva con abbondanza di ore (20).

La formazione per TreeLLLE: per le aziende, non per la vita

Ciò non era difficile capirlo dal momento che le imprese, lungi dall’essere “opere pie”, danno finanziamenti proprio per avere giovani adatti alle loro richieste. Praticamente i giovani dovrebbero essere preparati non anzitutto come persone complete, critiche, versatili, secondo i loro talenti e attitudini, ma per il mercato del lavoro. Tralasciando valutazioni pesanti dal punto di vista pedagogico, c’è da chiedersi se questa strategia possa raggiungere l’obiettivo di ridurre la disoccupazione giovanile, e, ancor più, a quale modello di sviluppo dell’economia italiana essa sia funzionale.

L’ultima rilevazione disponibile sugli esiti dell’alternanza scuola-lavoro è il XIV Rapporto ISFOL, nel quale si rileva che il numero dei contratti di lavoro in apprendistato è in continua riduzione: dai 492.490 nel 2011, ai 469.855 nel 2012, con una flessione del 4,6%. Significativo anche il fatto che la numerosità di contratti di apprendistato che si è maggiormente ridotta (nell’ordine del 40%) è quella relativa a giovani di età inferiore ai 18 anni.

Il problema, però, è affrontato con una diagnosi errata, secondo i dati portati dal Governo, che sceglie certe fonti, anziché altre ufficiali, secondo cui l’elevata (e crescente) disoccupazione giovanile in Italia dipende in minima parte dalla non corrispondenza fra competenze offerte e competenze richieste. La realtà è un’altra.

  • L’aumento della disoccupazione giovanile in Italia è innanzitutto imputabile alla caduta della domanda interna. In più, come registrato da Banca d’Italia, fin da 2010, la riduzione dell’occupazione si è manifestata più sotto forma di riduzione delle assunzioni che di aumento dei licenziamenti, con la conseguente crescita di disoccupazione relativa principalmente alla componente giovanile della forza-lavoro. Il fenomeno viene attribuito da molti commentatori alla convenienza – da parte delle imprese – a non licenziare lavoratori altamente specializzati in fasi recessive, poiché poi, nelle successive fasi espansive,si troverebbero costrette ad assumere individui da formare, con i conseguenti costi di tempo ed economici connessi alla specializzazione dei nuovi assunti.
  • Inoltre, fatte salve le dovute eccezioni (collocate soprattutto nel comparto dei macchinari), le nostre imprese non esprimono una domanda di lavoro altamente qualificato. La “riforma” non fa che assecondare questo modello di sviluppo, portando a dequalificare la forza-lavoro in linea con la domanda espressa dalle nostre imprese. Lo strumento utilizzato consiste nel dare maggior peso alle competenze tecniche (il saper fare definito dal Ministero “insegnamento pratico”) e incentivando percorsi di studio che preparino alla gestione delle attività turistiche e all’autoimprenditorialità.

Una campagna della TreeLLLE: contro la cultura umanistica

Ciò è dimostrato chiaramente dal fatto che la cultura umanistica viene radicalmente ridimensionata, così come viene messa in discussione l’“utilità” del Liceo Classico. Già Berlinguer nel 2008 voleva togliere il greco, che rappresenta le nostre radici più autentiche, oltre che una potenziale ricchezza e Attilio Oliva è molto vicino ed estimatore della politica attuata dall’ex ministro.

I “pragmatici” economisti non hanno lungimiranza e… ”col sapere non si mangia”, come aveva già detto qualcuno.

Ecco spiegati l’interesse e il tornaconto dei magnanimi industriali: preparare i giovani per competenze tecniche a loro utili, tendendo però ad abbassare in modo pericolosissimo non solo il livello culturale, ma anche e soprattutto la formazione, invece primaria, di menti critiche, versatili, non manipolabili (ciò è solo di impedimento nel governo di un popolo raggirabile facilmente), capaci di sapersi adattare ai molteplici e sempre nuovi problemi di vita e di lavoro, valorizzando le loro attitudini.

Dunque, sul piano ECONOMICO, si tratta di un’impostazione criticabile sotto un duplice aspetto.

  • In primo luogo, questa impostazione, che asseconda una specializzazione produttiva a bassa intensità tecnologica, rischia di accentuare il problema del bassissimo tasso di crescita della produttività del lavoro in Italia.
  • In secondo luogo, essa fa propria una visione estremamente miope delle funzioni della scolarizzazione. Le competenze tecniche acquisite oggi, infatti, possono risultare rapidamente obsolete in un contesto nel quale ciò che conta è il saper apprendere e i nostri giovani non in competizione con quelli degli altri Paesi.

Conclusioni

Per concludere, questa “brutta scuola” nasce secondo una visione aziendale, che tenderà ad abbassare la qualità della formazione culturale del nostro Paese e non risolverà i problemi di occupazione. A partire già dalle prove INVALSI: come dicono pedagoghi, psicologi e sociologi, i test Invalsi mettono da parte la “conoscenza” (quella che diventa coscienza critica e quindi originalità individuale) e valorizzano la “competenza” standardizzata, che determina un sapere elementare e immediatamente fruibile nei mercati. In altre parole creano buoni acquirenti e buoni esecutori.

Possiamo chiederci preoccupati: è finita, o sta per finire, l’epoca della scuola che raccoglie l’esperienza, la cultura e l’atteggiamento della tradizione umanistica e rinascimentale? Con questa riforma, al di là degli slogan meritocratici e ad effetto come “basta col sei politico”, rischiamo di rispondere sì! A tutto svantaggio dei giovani, cittadini del futuro.

Per riassumere, avremo:

Insegnanti bistrattati e non riconosciuti nel loro ruolo ottenuto con concorsi e titoli pubblici, secondo la Costituzione, nel loro ruolo educativo, nella loro dignità professionale e dignità educativa, facilmente rimovibili e collocati in albi regionali con un’anomalia che non esiste in alcuna Amministrazione pubblica, con una richiesta di flessibilità culturale che ha solo un nome: “pressapochismo”.

Giovani divisi in categoria di seria A e serie B, in questo scimmiottaggio delle scuole anglosassoni, che finiranno sotto i professori valutati quali migliori, attraverso la raccomandazione e/o il censo, ma di certo con una preparazione massificata e finalizzata (erroneamente) alle richieste aziendali.

Dirigenti di cui nessuno vaglia la preparazione culturale né come posseggano davvero tale qualifica, che saranno servitori dei loro sponsors o pagheranno di persona; sono loro a capo della governance interna della scuola: la collegialità preesistente non può più essere sinonimo di immobilismo, di veto, di impossibilità di decidere alcunché.

Aziende private, che alimentano il loro profitto, anche attraverso quell’alternanza scuola-lavoro che il ministero prevede di potenziare anche nei licei, a discapito dell’ennesima riduzione del potenziale culturale di un sistema scolastico ormai avviato a una rovinosa caduta di contenuti e di consapevolezze.

Ecco la “buona scuola”, una scuola che sembra soprattutto “buona” per far soldi, insomma, e per far voti. Ed ecco cosa Renzetti, prevedeva nel 201021:

Nessuna illusione sul PD che verrà e risolverà. Ho iniziato con il parlare delle nefandezze che i rappresentanti di tale partito hanno organizzato in passato e non hanno cambiato anche perché non sono intellettualmente attrezzati. O distratti o collusi. Si chiamano riformisti ma di che? Ciò che hanno fatto, li fa non credibili e conservatori, loro sì, perché non hanno capacità di intravedere altre strade, altri cammini. Chiacchieroni, boy scouts e perdenti ma con ganasce sempre più grandi ed affilate. Questo sì.

Note

1) Il testo può essere consultato nella sua integrità nel sito ufficiale della TreeLLLe:
www.treellle.org/files/lll/Memoria%20buona%20scuola.pdf.

2) Interessante seguire il ragionamento che Pietro Ratto fa in “Questa buona scuola s’ha da fare” in http://www.boscoceduo.it/Questabuona.htm: un Governo in deficit che si appoggia a forze manageriali per “risollevare” e riformare la scuola e, in cambio, segue dettagliatamente i diktat di questi, in un ritorno economico e di benefici notevoli provenienti dal processo di educazione e formazione.

3) Pietro Ratto in “Questa buona scuola s’ha da fare” in http://www.boscoceduo.it/QuestaBuona.htm 23/5/2005.

4) R. Renzetti, TreeLLLe, la trilaterale dell’istruzione, in http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-1895.htm, gennaio 2011.

5) Nel 1998, come rileva duramente R. Renzetti, in La scuola. Ma cos’è?, 2010, in http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-1853.htm, quando entrò al Ministero della allora Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer, egli avviò col suo staff di pedagogisti e psicologi l’operazione in uso in regimi liberisti: iniziare la fase della liberalizzazione della scuola preparandola per la privatizzazione. Avviò la scuola dell’autonomia, con curricula personali, dequalificò il livello, tanto da dare risultati completamente insoddisfacenti. Poi arrivò la Moratti, che partì dal volere una “scuola libera” (col sostegno di intellettuali come Adornato e Antiseri…) per giungere alle scuole confessionali, seguita in ciò dal successivo ministro Fioroni. Fu la volta della Gelmini, con alle spalle la Aprea, che, con Decreti Leggi decisi dentro il Ministero dell’economia, tagliò insegnanti, ore di insegnamento, sperimentazioni, per portare clienti alle scuole private e spingere a scuole tecniche e professionali, lasciate in mano alla Confindustria.

6) Scuola/Oliva(Treellle): la vera riforma? Abbattere il monopolio dello Stato, 6/7/2014 in http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2014/7/6/SCUOLA-Oliva-Treellle-la-vera-riforma-Abbattere-il-monopolio-dello-Stato/2/512433/.

7) TreeLLLe, Quale dirigenza per la scuola dell’autonomia? Proposte per una professione nuova in Quaderno n. 7, dicembre 2007.

8) TreeLLLe, Oltre il precariato: valorizzare la professione degli insegnanti per una scuola di qualità, in Quaderno n. 6, dicembre 2006.

9) Come esempio può essere quanto riportato dalle pp. 110 e 111 del Quaderno 3 elaborato nel 2003 ciò che la TreeLLLe prevedeva per la governance nell’Università: “Il Consiglio di Ateneo delibererebbe i budget previsionali, con la conseguente ripartizione delle risorse, i bilanci consuntivi di esercizio, i piani strategici di attività, le operazioni patrimoniali, gli impegni contrattuali dell’ateneo. Il Consiglio di Ateneo avrebbe inoltre la responsabilità diretta della selezione del personale docente, ricercatore e tecnico-ricercatore […]. Inoltre il Consiglio di Ateneo dovrebbe avere la responsabilità di fissare i criteri e le modalità di selezione e di accesso degli studenti.

La composizione del Consiglio di Ateneo, [deve sottostare al]l’obbligo che metà dei componenti, escluso il Rettore, siano scelti all’interno del personale dell’ateneo e metà all’esterno come rappresentanza dei portatori di interesse esterni nei cui confronti l’istituzione deve essere accountable: Governo nazionale e regionale, comunità territoriali, forze imprenditoriali e sociali. La nomina e la revoca dei componenti del Consiglio di Ateneo sarebbero una prerogativa del Rettore, salvo che per quello nominato dal Ministro in rappresentanza del Governo e per quelli nominati d’intesa coi portatori di interessi esterni“.

Si evince chiaramente un’identica matrice cui ha attinto la Gelmini per la riforma universitaria e poi il Governo Renzi per la riforma della scuola.

10) S. Cannavò, La scuola della lobby, ne Il Fatto Quotidiano, 3/06/2015.

11) TreeLLLe: diventino dirigenti soltanto i mentori o quadri intermedi, non semplici docenti, Redazione, www.orizzontescuola, 21/1/2015.

12) TreeLLLe, I numeri da cambiare. Scuola, università e ricerca. L’Italia nel confronto internazionale.

13) Per approfondire le conoscenze sull’Ocse cfr. R. Renzetti, P.I.S.A.- OCSE: EFFICACIA ED EFFICIENZA DELLA SCUOLA NELLA GLOBALIZZAZIONE, 2005, in http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-900.htm, R. Renzetti, La riforma della scuola di Bassanini-Berlinguer è stata scritta dall’OCSE, 1997, in http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-1773.htm.

Chiara Croce, Finalità e struttura del programma OCSE-PISA (Estratto di un articolo uscito nel 2002 sul numero 16/17 della rivista «ITER», dopo che erano stati resi noti i risultati del primo ciclo dell’indagine OCSE) in http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-900.htm; R. Petrella, La scuola in trappola, tra “società della conoscenza” e leggi del mercato, da le Monde Diplomatique, 2000.

14) P.Castello, La potenza degli aspiranti padroni della scuola, Puntata 36 – Storia a puntate in tempo reale, a cura di Piero Castello, 19 novembre 2013.

15) R. Calogiuri, Dietro alle prove “Invalsi” un disegno preciso delle lobby imprenditoriali: competenza contro conoscenza, ne Il Friuli Venezia Giulia, 21/05/2013; cfr anche P. Ratto, Quello che dell’Invalsi non si dice e altri “miracoli” della istruzione detta pubblica, 15/4/2015, http://www.gildavenezia.it/quello-che-dellinvalsi-non-si-dice-e-altri-miracoli-della-istruzione-detta-pubblica/.

16) Ne Il Sole 24 Ore del 10/7/2015 A. Oliva, con tono didascalico rivela “quel che nessuno vi ha detto“, ovvero sgrana un rosario di fatti e statistiche che fotografano la «scuola che le proteste dei mesi scorsi hanno cercato in ogni modo di mantenere inalterata». A suon di «lo sapevate che…», Oliva afferma che la scuola italiana è quella che in Europa «ha più insegnanti in relazione al numero degli studenti», che la spesa rapportata al PIL è «in media europea» mentre la spesa per studente addirittura la supera, l’età media degli insegnanti è 55 anni, molto maggiore rispetto a quella europea, che la nostra è la scuola europea con più abbandoni, che il 95% degli studenti frequenta scuole statali mentre quelle paritarie chiudono l’una dopo l’altra, perché le famiglie non riescono a sostenerne i costi; nelle varie indagini Pisa dell’Ocse, che riguardano circa sessanta paesi, le competenze degli studenti quindicenni italiani sono sempre risultate sensibilmente al di sotto della media; che tutte queste anomalie e ritardi non dipendono dalla lamentata carenza di risorse finanziarie, visto che la percentuale del Pil destinata alla nostra scuola è del 3%, cioè in media europea, e soprattutto che il nostro “costo per studente” è addirittura più alto [della media europea], i nostri curriculi [sic] hanno un carattere enciclopedico (facile all’oblio) e una forte prevalenza delle materie cosiddette umanistiche rispetto a quelle scientifiche e tecniche (giustamente si potrebbe richiamare il Presidente sull’uso improprio di curriculi, come plurale di curriculum! Ma… il latino ormai è superato in tutti i Paesi!).

Giuseppe De Nicolao lo smentisce puntualmente, con dati e fonti alla mano su http://www.roars.it/online/treellle-una-lobby-con-le-gambe-corte/.

17) P. Castello, La potenza degli aspiranti padroni della scuola, Puntata 36 – Storia a puntate in tempo reale, a cura di P. Castello, 19/11/ 2013; cfr. anche R. Simone, Scuola, la Babele delle valutazioni, su Il Fatto Quotidiano, 27/05/2015

18) Chris Hedges, Why the United States Is Destroying Its Education System (Perché gli Stati Uniti distruggono il loro sistema scolastico), 23 gennaio 2012, http://www.zcommunications.org/why-the-united-states-isdestroying-its-educationsystem-by-chris-hedges.

19) Forges Davanzati, La scuola che piace a Confindustria, in Micromega, 3/2015, 22/05/2015.

20) Consapevoli di ciè, quattro docenti, tra cui la sottoscritta, hanno raccolto le sottoscrizioni di oltre 150 intellettuali, eccellenze italiane nei vari settori culturali (da Cacciari a Settis, Canfora, Vertecchi, Luperini, Israel…), grazie anche alla collaborazione di Vivalascuola (con un numero dedicato alle riflessioni di molti accademici), e le hanno presentate accompagnate con una lettera riservata sia al Senato sia e al Presidente della Repubblica. Si evidenziava come il mondo della cultura si fosse unito per contestare la riforma in numerosi punti, quali la chiamata diretta, il principio della libertà di insegnamento, gli Albi territoriali e i finanziamenti alle scuole private, le deleghe in bianco e la mancata tutela dei diritti della maternità e dei disabili, l’ingerenza delle lobby industriali nella scuola pubblica, che finirà per dettare pericolosamente legge sulle discipline, sulla formazione, sull’attività didattica stessa, al fine di formare i giovani funzionalmente alle richieste delle lobby medesime. Convinte che la scuola non sia un’azienda ma una “comunità” in cui si cresce insieme, nel rispetto dei principi democratici e costituzionali, e che lo Stato debba garantire a tutti un’istruzione libera, uguale e democratica, le docenti, a nome dei docenti della Scuola pubblica italiana e dei sottoscriventi, hanno insistito sull’idea di una scuola che formi i giovani non solo come lavoratori preparati, capaci di concorrere in sana competizione in Europa, ma sopratutto come Cittadini con menti libere e critiche, con la volontà di conoscere continuamente, per poi muoversi nel loro futuro di vita e di lavoro come persone capaci di essere versatili e rispettose delle altrui civiltà. Ma… finora l’appello è rimasto nel vuoto.

21) R. Renzetti, 2010, in La scuola. Ma cos’è?, in http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-1853.htm. [torna su]

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MATERIALI

Associazione TreeLLLe: industriali che barano o non sanno fare i conti?

Merita di essere seguita questa vicenda. Attilio Oliva, il presidente dell’Associazione TreeLLLe rivela “quel che nessuno vi ha detto“, che vorrebbero essere notizie inedite sulla scuola italiana. In realtà si tratta di dati falsi ed errati, in contraddizione con gli stessi dati ufficiali dell’Ocse. Che fa Attilio Oliva? Bara o non sa fare i conti? E gli industriali che lui rappresenta?

Tra le risposte puntuali e argomentate a queste falsità segnaliamo quelle di Giuseppe Nicolao, Massimo Calcalella, e una nota elaborata collettivamente da Alvaro Belardinelli, Bianca Maria Cartella, Maria Costa, Luigi Cozza, Nina Effemele, Francesco Paolo Magno, Francesco Mele, Giancarlo Memmo, Vincenzo Pascuzzi, Eliana Petralia, Cecilia Riginelli, Anna Torrente. [torna su]

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TreeLLLE, una lobby con le gambe corte
di Giuseppe Nicolao

Su Scuola24 (Il Sole 24 Ore) Attilio Oliva, il presidente dell’Associazione TreeLLLe rivela “quel che nessuno vi ha detto“, ovvero sgrana un rosario di fatti e statistiche che fotografano la «scuola che le proteste dei mesi scorsi hanno cercato in ogni modo di mantenere inalterata». A suon di «lo sapevate che …», Oliva afferma che la scuola italiana è quella che in Europa «ha più insegnanti in relazione al numero degli studenti», che la spesa rapportata al PIL è «in media europea» mentre la spesa per studente addirittura la supera. Peccato che le statistiche OCSE lo smentiscano punto per punto. Non per questo Oliva è meno adatto a presiedere un’associazione le cui tre “L” stanno per Life Long Learning. Un presidente che non verifica le fonti dei dati che cita e che non riporta correttamente neppure i numeri pubblicati dalla sua associazione: chi meglio di lui può testimoniare l’utilità, se non addirittura l’urgenza, di interventi educativi lifelong, anche e soprattutto per gli adulti? (vedi qui) [torna su]

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La bufera sulla Scuola: la mistificazione di TreeLLLe
Come l’associazione TreeLLLe, affiliata di Confindustria, nasconde la verità agli italiani

di Massimo Calcalella

La Buona Scuola è stata appena approvata ma la sua effettiva implementazione non sarà certo agevole. Il Referendum abrogativo e la preannunciata disobbedienza civile negli istituti scolastici potrebbero, infatti, metterne in forse la piena realizzazione. Si spiegano così i recenti interventi di molti intellettuali di regime, Galimberti in testa, scesi in campo a gamba tesa per legittimare la Riforma imposta da Renzi.

A rafforzare la compagine mediatica in favore del provvedimento, Il Sole 24 Ore ha ultimamente (10/7/15) ospitato l’intervento di Attilio Oliva, Presidente dell’Associazione TreeLLLE, affiliata a Confindustria e principale committente, suggeritore e in parte vero estensore di quella Riforma.

Non appare possibile, per economia espositiva, esaminare nel dettaglio le affermazioni del rappresentante TreeLLLe; basteranno, tuttavia, poche osservazioni generali. (vedi qui) [torna su]

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Scuola. Bugie e scempiaggini di Attilio Oliva (TreeLLLe) per conto di Confindustria

Nota di Alvaro Belardinelli, Bianca Maria Cartella, Maria Costa, Luigi Cozza, Nina Effemele, Francesco Paolo Magno, Francesco Mele, Giancarlo Memmo, Vincenzo Pascuzzi, Eliana Petralia, Cecilia Riginelli, Anna Torrente

Il titolo dell’articolo di Attilio Oliva è: «La bufera sulla scuola italiana: quel che nessuno vi ha detto» ed ha come in premessa:

«Di scuola si è parlato molto negli ultimi mesi e questo, direbbe il saggio, è cosa buona. Ma cosa si è detto?
In tanto clamore, il normale cittadino non addetto ai lavori si è potuto fare l’idea che si sia voluto stravolgere a forza un modello di scuola che invece andava difeso. E’ proprio così?
Cominciamo con il rilevare un dato: l’unico obiettivo esplicito della protesta è stato il ritiro dell’intero progetto. Si riteneva necessaria solo l’assunzione di centomila insegnanti, che comunque venivano giudicati troppo pochi.
Vediamola allora, in pochi punti chiave, questa scuola che si voleva conservare ad ogni costo:»

In proposito, osserviamo subito che il “normale cittadino” non legge Il Sole 24 Ore, quindi ha poco senso chiedere “lo sapevate…” e ripeterlo per nove volte di seguito. (vedi qui)

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Due esempi delle falsità della TreeLLLe

Davvero gli insegnanti italiani sono troppi?

Ed ecco al punto 1 il primo “lo sapevate?” di Attilio Oliva.

«1. Lo sapevate che, già prima delle centomila assunzioni, la nostra scuola è quella che in Europa ha più insegnanti in relazione al numero degli studenti? Che il rapporto è di circa 1:11 contro 1:15? Che l’età media dei nostri insegnanti è di oltre 55 anni, mentre nel resto di Europa si aggira su poco più di 40? E che da noi si entra in ruolo a quasi 42 anni (dopo un estenuante e umiliante precariato) contro i 25-27 degli altri paesi?»

La nostra risposta.

Questa sbandierata e gridata sovrabbondanza o eccesso di docenti è una balla colossale e datata, già spacciata e smascherata fin dai tempi di Gelmini (2008), ma che viene spudoratamente riciclata e riproposta ora e quando occorre intorbidire le acque. È una menzogna vintage che resiste nel tempo!

Nel rapporto 1:11 tra docenti e studenti si dimentica di specificare che sono inclusi i docenti di religione cattolica (24 mila circa) e gli insegnanti di sostegno (110 mila circa) che in altri paesi non sono previsti.

Non si tiene conto del fatto che gli studenti italiani sopportano un carico di ore di lezione più gravoso del 20-25% rispetto alle medie Ue.

Non si tiene conto della particolare morfologia di alcune parti del territorio italiano come Calabria e Sardegna…

Una menzogna colossale. Com’è possibile? Gli industriali che sbagliano sui conti?

Al punto 9, compare il nono e ultimo “lo sapevate?”.

«9. Lo sapevate che tutte queste anomalie e ritardi non dipendono dalla lamentata carenza di risorse finanziarie, visto che la percentuale del Pil destinata alla nostra scuola è del 3%, cioè in media europea, e soprattutto che il nostro “costo per studente” è addirittura più alto? Il problema sta tutto nella loro cattiva allocazione: troppe risorse al personale addetto (con stipendi più bassi, ma per un numero di addetti troppo alto) e troppo poche per la qualità del servizio (edilizia, premialità agli insegnanti e presidi meritevoli, assenza di un sistema di valutazione esterno delle scuole, pochissima ricerca).».

La nostra risposta.

Gli spettacoli pirotecnici (fuochi artificiali) terminano con una articolata e fragorosa esplosione finale composta da bombe di vario tipo, in gergo viene chiamata “fuga” o “strenta”. Ecco il punto n. 9 è la “strenta” di Attilio Oliva.

Non si capisce da quale partita di dati statistici avariati o tagliati male è stato tratto il 3% di Pil destinato alla scuola e in linea con la media europea!

Forse per evitare confronti e rifermenti, recentemente dai suoi siti il Pd ha rimosso il suo programma elettorale del 2013 in cui si proponeva di «riportare gradualmente l’investimento almeno al livello medio dei Paesi OCSE (6% del PIL)». Nel 2013, la percentuale di Pil era pari circa al 4,9%.

Attualmente “L’Italia spende il 4,2% del proprio Pil in istruzione pubblica. In Europa è 23esima, lontanissima dalla Danimarca prima in classifica (7,8%). Il nostro Paese è anche sotto la media Ue che è del 5,4 %. Dati del 2014”.

Anche il cenno alla “cattiva allocazione” delle risorse risulta del tutto approssimato, vago, non supportato da dati attendibili e verificabili. [torna su]

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LA SETTIMANA SCOLASTICA

Il contratto si avvicina. La mancia. 4 euro al mese. La notizia della settimana è che il contratto s’avvicina e porterebbe non più di 8 euro lordi al mese in busta paga. E’ quanto si legge nella Legge di Stabilità 2016.

Non accettiamo la provocazione di Matteo Renzi. I 300 milioni, che poi diventano 200 a fine serata, della ‘stabilità‘ elettorale del governo, non sono un contratto ma una mancia. I lavoratori pubblici vogliono un rinnovo dignitoso. La nostra mobilitazione sarà durissima“.

Così dichiarano Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp Uil-Fpl e Uilpa, dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato la Legge di stabilità. La quale prevede per i rinnovi dei contratti della Pubblica Amministrazione, e quindi anche della scuola, bloccati dal 2009, una cifra di 200 milioni di euro che comporterebbe per ogni dipendente circa 8 euro lordi al mese di aumento.

Una miseria e un’umiliazione. Domenico Pantaleo, Segretario nazionale della Flc Cgil:

Una legge di stabilità iniqua e penalizzante per i settori della conoscenza. Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale, non si intendono rinnovare i contratti pubblici. I 200 milioni previsti per i rinnovi contrattuali sono una miseria e un’umiliazione per i lavoratori. Si eliminano le tasse sulla prima casa anche per i ricchi, si concedono tagli di imposte sostanziosi alle imprese ma nulla per cambiare la legge sulle pensioni, per i contratti pubblici, per il diritto allo studio, per il precariato e per gli investimenti nei settori della conoscenza. Si mette in discussione il diritto alla salute ma anche ad una istruzione di qualità. È necessario rispondere con un’ampia mobilitazione unitaria per conquistare il contratto, cambiare la pessima legge sulla scuola peraltro priva di risorse per l’attuazione delle deleghe, investire più risorse in Università, Scuola, Ricerca e AFAM superando il precariato e garantendo a tutti l’accesso all’istruzione“.

A scelta: 4 caffè oppure un trancio di pizza. E Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti:

Si tratta di una cifra irrisoria, anzi offensiva se si considera che gli stipendi dei dipendenti pubblici, e quindi anche degli insegnanti, sono bloccati da sei anni. Trecento milioni produrranno un aumento in busta paga di circa 7 euro lordi per ciascun lavoratore, cioè poco più di 4 euro netti a testa. Con questi spiccioli, ci si potranno permettere quattro caffè in più al bar ogni mese, nulla di più. Si tratta di una foglia di fico che nasconde la reale intenzione del Governo di protrarre il blocco del contratto nonostante la sentenza della Corte Costituzionale ne abbia dichiarato l’illegittimità”.

Il sindacato Anief ha invece commentato la cifra in questo modo:

un trancio di pizza a dipendente pubblico“.

Così si annientano i docenti. Lucio Ficara illustra il quadro in cui si inserisce questa iniziativa governativa, rapportandola a quanto previsto dalla Legge 107:

Si premieranno, per ogni istituzione scolastica, 10 docenti per ogni 100 unità, gli altri 90 si dovranno accontentare di aumenti risibili e miserrimi, contabilizzabili in qualche decina di euro al mese.

Rinnovare i contratti collettivi nazionali, trovando un accordo con i sindacati, avrebbe significato distribuire aumenti stipendiali, garantendo un aumento salariale medio mensile di almeno 250 euro per insegnante. Per un tale aumento sarebbero serviti, solo per il personale docente, oltre 2 miliardi di euro. Mentre i 200 milioni di euro messi a disposizione per il merito, da distribuire al 10% degli insegnanti, contribuiscono all’aumento di circa 250 euro mensili, ma da assegnare soltanto ai docenti ritenuti più meritevoli. In buona sostanza il governo Renzi con questa manovra economica, piuttosto che spendere 2 miliardi di euro per rinnovare il contratto degli insegnanti, ne spende 500 milioni di euro, risparmiando 1 miliardo e mezzo, e se decidesse, come è probabile che sia, di eliminare il Fis risparmierebbe anche i 500 milioni di questa penosa partita di giro“.

Sindacatoni, dove siete? I sindacati parlano di una risposta “durissima” e unitaria, di cui però ancora non si hanno notizie. La chiedono i Cobas, che hanno indetto uno sciopero della scuola il 13 novembre, dichiarandosi disponibili ad altre proposte di data che giungano in tempi rapidi. Su questa data converge anche l’Unicobas.

Ma intanto, mentre i sindacati maggiori discutono, l’USB ha già proclamato lo sciopero generale del pubblico impiego per il 20 novembre. A questo punto fino al 27 novembre non ci potranno più essere altri scioperi; Cgil, Cisl e Uil dovrebbero quindi convergere sulla data già indicata da USB. Eventualità poco probabile, stando alle esperienze pregresse. Lo scenario, però, potrebbe anche modificarsi quando si conosceranno in modo più preciso i contenuti della legge di stabilità riferiti alla scuola.

Una lettera aperta che chiede una mobilitazione davvero unitaria viene inviata ai sindacati da parte del Coordinamento nazionale dei Comitati LIP. Dai “sindacatoni” ancora nessuna risposta. Essi sono fermi, per il momento, sulle manifestazioni regionali e provinciali programmate per sabato 24 ottobre, segno evidente – almeno per ora – della difficoltà di trovare un punto di incontro per uno sciopero unitario. E Tina si domanda:

Gentili “Sindacati-riuniti” dello sciopero della scuola del 05 maggio 2015, dove siete andati a finire?

E Alessandra Fantauzzi ipotizza:

Il sindacato che non si assume questo ruolo di “promozione” del conflitto in tempo utile, che non contribuisce a far crescere il conflitto o è miope o è connivente.

Lo Stato riprende competenza esclusiva sulla scuola. Se la norma contenuta nell’articolo 31 del ddl Boschi verrà confermata anche a Montecitorio, lo Stato tornerà ad avere competenza esclusiva in materia di organizzazione scolastica.

La modifica all’articolo 117 della Costituzione non è casuale, ma rappresenta la risposta della maggioranza parlamentare, sulla spinta del Governo, alla decisione di alcune giunte regionali – come Veneto e Puglia – di impugnare la Legge 107/2015, presso la Corte Costituzionale, proprio perché non rispettosa dell’autonomia delle regioni su diversi punti. Come formazione dell’infanzia e professionale, orientamento, scuole innovative e merito del personale, solo per citarne alcuni.

A questo punto per contrastare i tanti passaggi illegittimi della Legge 107/15 non rimarrà che l’arma dei ricorsi in tribunale attuati direttamente dal personale danneggiato.

La grande lotteria del “potenziamento” scolastico. L’organico “potenziato” si limiterà alle sostituzione dei docenti assenti fino a 10 giorni. Le supplenze annuali sino al 30 giugno e al 31 agosto dell’anno successivo continueranno ad esistere. E si tratta di un numero altissimo. Con i soliti effetti nefasti per gli alunni, a cui continuerà ad essere negata la continuità didattica.

Ma non sono solo questi i problemi dell’organico “potenziato“. Sulla carta l’idea pareva buonissima, e l’avevano presentata come un uovo di Colombo destinato a risolvere gli annosi problemi della scuola: con la Riforma Renzi ogni istituto si sarebbe visto assegnare in organico un tot di docenti in più, a cui far fare una serie di attività aggiuntive.

Ora però che la Riforma bisogna metterla in pratica, si capisce che le cose non andranno proprio così, e non tutto sarà così semplice e automatico. Ce lo spiega Mariangela Galatea Vaglio.

La legge 107/15 non ha risolto il problema dei precari. La Corte Costituzionale ha fissato l’attesa udienza sulla legittimità della normativa italiana sui contratti di lavoro a termine: si svolgerà il 17 maggio 2016. Se lo Stato italiano dovesse perdere, comporterebbe un danno considerevole per l’erario. Perché assieme alla stabilizzazione, un precario con titoli, con almeno 36 mesi di servizio, dovrebbe mediamente percepire attorno ai 25.000 euro di risarcimento.

Sono interessati infatti 55.00 diplomati magistrali, circa 20.000 abilitati con Tfa e 60.000 Pas, più diverse migliaia di abilitati con i corsi di Scienze della formazione primaria dopo il 2011. A cui si aggiungono 70.000 docenti precari rimasti nelle GaE.

Chi compra la carta igienica? Dalla carta igienica al toner, le voci dell’ordinaria amministrazione delle scuole continuano a essere coperte da genitori e insegnanti.

Il ministro Giannini non aveva assicurato:

Basta scuole sanguisughe. Carta e sapone li pagano i presidi“?

No contributo (volontario) no scuola. Malgrado gli slogan del Governo e gli annunci di stanziamenti mirabolanti, le scuole non hanno nemmeno i soldi per sopravvivere e alcune per farlo rendono obbligatorio il contributo volontario, da Napoli a Novara.

La raccolta dei bollini “Facciamo un regalo alla Esselunga. L’ultima frontiera del mondo dell’istruzione per far soldi è la raccolta punti del supermercato. Migliaia di istituti a corto di fondi si sono armati di cartelle e cartelline per accumulare premi che vengono riempite grazie alla spesa delle famiglie.

Gli alunni disabili non avranno più il docente di sostegno. Gli Insegnanti calabresi denunciano la scomparsa del docente di sostegno con la Riforma del sostegno, in via di approvazione in questi giorni con delega in bianco, e chiedono al Governo di non abolire tale figura.

Nel ddl Faraone-Malpezzi infatti manca l’assegnazione oraria del docente di sostegno allo studente con disabilità, così com’era previsto dall’articolo 13 della Legge 104 del 1992. Questo significa che gli alunni con disabilità d’ora in poi non avranno più il docente assegnato alle attività didattiche di sostegno e saranno sempre più abbandonati nella classe.

Il duetto Giannini-industriali. Mentre le stime sui Neet sono sempre più preoccupanti (stavolta è Eurostat a collocare Calabria e Sicilia le regioni maglia nera d’Europa per giovani tra i 18 e 24 anni inoccupati), la ministra Giannini ripropone gli stage come l’antidoto alla disoccupazione giovanile. Le fa eco l’on. Malpezzi del suo stesso partito. La Confindustria ringrazia e rilancia con 10 proposte: in sostanza gli industriali chiedono più soldi e contare anche nella valutazione degli studenti. Come recita il titolo di questa puntata di vivalascuola, un tempo si sarebbe detto: la scuola dei padroni.

Segnalazione. Un “glossario” dell’ultimo anno scolastico. Per un riassunto delle vicende scolastiche dell’ultimo anno, segnaliamo il glossario curato da Marina Boscaino, Cosimo De Nitto, Aldo Ficara, Lucio Ficara, Vincenzo Pascuzzi. [torna su]

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RISORSE IN RETE

Legge 13 luglio 2015, n. 107 qui.

La LIP – Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica

Questo è il sito della LIP e questo è il profilo facebook Adotta la LIP. In questo video ne parla Anna Angelucci.

Qui si può leggere il pdf della tabella comparativa, tra la “Buona Scuola” di Renzi e la “Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica“.

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Da Gelmini a Giannini

Bilancio degli anni scolastici 2008-2009, 2009-2010, 2010-2011, 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015.

Cosa fanno gli insegnanti

Vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Lavoratori Autoconvocati della Scuola Roma, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Comitato Scuola Pubblica.

Finestre sulla scuola e sull’educazione

ScuolaOggi, Edscuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, école, Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), Foruminsegnanti, Like@Rolling Stone, Associazione Nonunodimeno, Gessetti Rotti, Quando suona la campanella, Gli Asini

Siti di informazione scolastica

OrizzonteScuola, La Tecnica della Scuola, TuttoScuola.

[torna su]

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano, Alberto Sabbadini)

2 pensieri su “Vivalascuola. Un tempo si sarebbe detto: la scuola dei padroni

  1. esprimo la mia profonda gratitudine per il lavoro che state facendo in difesa della scuola della Costituzione. Davvero grazie.
    tonia Guerra – Bari

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  2. Grazie a te, Tonia, vivalascuola è fatta da tanti, lettori e autori, tutti a difesa della scuola della Costituzione. E sappiamo che, quando le cose andranno, andranno da quella parte!

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