Chandra Livia Candiani, Un invito per un tè

Segnalo due incontri nell’ambito di Bookcity.

Il 23 ottobre: Invito a un tè con i morti. Chandra Livia Candiani legge dalla nuova edizione di Bevendo il tè con i morti (Interlinea 2015) e dialoga con Vivian Lamarque. Presso la Sala della Balla del Castello Sforzesco, a Milano. Alle ore 17.

Il 25 ottobre: Il silenzio è cosa viva. Chandra Livia Candiani legge dalla nuova edizione di Bevendo il tè con i morti (Interlinea 2015). Presso Philo, via Piranesi 12, a Milano. Alle ore 18.30.

In occasione della riedizione di questo libro, ormai introvabile nell’edizione pubblicata nel 2008 da Viennepierre, ripropongo una intervista da me fatta a Chandra Livia Candiani nel 2008.

“Come risolvere l’enigma/della presenza della poesia?”
Conversazione su “Bevendo il tè con i morti”

a cura di Giorgio Morale

Dai cinquant’anni il pensiero della morte mi visita ogni giorno. Ma finora ho avuto solo arrivi e partenze – giusto per tenere in sospensione il cuore. E qualche morte – ma a distanza, perché non faccia male. Tu invece hai avuto ripetute e frequenti visite della Signora.

Fin dalla prima infanzia, ho vissuto tante rotture di ritmo, non so chiamarle altrimenti. C’era il gioco, c’era la gioia straripante del corpo e della corsa e poi l’interruzione, l’urlo, la rottura. Faceva parte della vita oppure c’erano tutte e due, indissolubilmente legate. Ereditiamo le sofferenze, le rotture dei genitori e ne aggiungiamo di nuove. La morte è stata per me l’irruzione improvvisa di un altro ritmo, a casa mia si muore all’improvviso, con violenza, inaspettatamente o volutamente, è così che ho conosciuto la morte. Come quando giocando a nascondino, pensi di avercela fatta, corri verso la toppa, a liberarti, magari a liberare tutti, e all’improvviso, una mano ti tocca la spalla: “Presa!” e tutto il ritmo cambia, da velocissimo a lento, lentissimo, adagio. E il respiro si adatta. Moriamo insieme agli altri, pezzi di noi crollano con le morti che ci toccano e ne spuntano altri forse, ma certo quelli non spuntano più, sono rotti per sempre. Nell’infanzia siamo molto più simili ad alberi che ad animali, moriamo col freddo e poi ci spuntano nuove gemme, all’improvviso con un po’ di caldo. Già gli uccelli caduti dai nidi mi fermavano il respiro e i gatti morti, arrestati in una postura congelata mi sospendevano in un altro tempo, squarciavano l’aria. Il mistero superava di molto la paura o forse erano tutt’uno. E a dieci anni, la morte violenta di mio padre ha girato la mia faccia del tutto da quella parte.

I vivi di solito non vogliono vedere i morti” si dice in un film di Tim Burton, “Beetle Juyce“. In “Bevendo il tè con i morti” invece sembra di poter vedere i morti, che essi siano tra noi, e che dipenda da noi aprire gli occhi e cambiare prospettiva, farne esperienza.

Sembra che mi siano capitate spontaneamente cose che alcuni vorrebbero coltivare e altri fuggire a cento allora. I morti sono per me legati alle parole, al fatto che ho sempre visto attraverso le parole. Forse è sangue russo, sangue visionario o come dice Maria Zambrano nell’esiliato un effetto dello sradicamento è proprio la propensione alla visione. Fatto sta che quando mia madre cantava, vedevo tutto quello che nominava passare tranquillamente per il corridoio e per le stanze: c’erano rondini, spazzacamini, laghi, bambini abbandonati, lupi, orchi. E così i morti li ho sempre sentiti girare per casa e spesso visti, facevano cose normali, cose di tutti i giorni, ma come un po’ sbiadite oppure staccate dall’utilità. Non so, spolveravano l’aria, bevevano da un bicchierino vuoto oppure passavano velocissimi fuori dalla finestra e forse era solo una foglia, o polvere, ma non ho mai pensato di essermi ingannata, piuttosto pensavo che avessero preso forma di foglia o di polvere per visitarci senza farci paura. Non troppa paura. (continua qui)

* * *

Su questo libro su lapoesiaelospirito si possono leggere gli interventi di Sebastiano Aglieco, Giorgio Morale e Giovanni Nuscis.

2 pensieri su “Chandra Livia Candiani, Un invito per un tè

  1. Forse è perché si trova bello ciò che è affine a quanto pensiamo e sentiamo; certo mi sembra molto coinvolgente l’intervista alla Candiani sia nella parte delle domande-provocazione sia nelle risposte in prosa poetica. Mi piacerebbe conoscere l’intervistatore e l’intervistata; ma il 25 sono già occupata a parlare di una poetessa morta suicida. Ci sono altre possibilità che non si verifichino di martedì, mercoledì giovedì? Complimenti. Carla Spinella

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  2. Grazie, Carla. Mi dispiace non possa partecipare a nessuno dei due incontri, ma informerò dei prossimi. E comunque il libro contiene alcune delle poesie sulla morte e sui morti più belle che sia possibile leggere, e dal 23 sarà nuovamente disponibile in libreria, dopo che era andato esaurito e per alcuni anni era sparito dalla circolazione.

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