Provocazione in forma d’apologo 297

Da poco ho concluso brillantemente un ciclo di studi prestigioso, ho mandato il curriculum a tutti gli istituti e le redazioni possibili ma finora nessuna risposta. Finalmente, questa mattina, una telefonata.

È un dirigente di un’autorevole rivista confessionale che dice di avere una proposta per me e di volermi vedere fra mezz’ora. La sede della rivista è all’altro capo della città, mi precipito.
Arrivo e mi trovo davanti un uomo anziano che subito entra in argomento: “Si tratterebbe di intervistare sulla situazione attuale, che lei conosce quanto me, il famoso XY. È sempre stato uno dei nostri campioni, e per il pubblico lo è tuttora, ma come forse saprà negli ultimi tempi ci sono state, diciamo, delle incomprensioni; del resto il momento è difficile e non possiamo rinunciare a nessuno del suo livello senza fare almeno un tentativo per riagganciarlo. Per chiarezza e onestà le dico che abbiamo deciso di affidare un incarico così delicato a uno come lei perché nessuna delle nostre firme andrebbe mai da lui a rischiare di bruciarsi le penne; mentre lei, sia detto senza offesa, avrebbe molto da guadagnarci e ben poco da perderci. Ci prova?”.
“Ci provo.”
“Pensa di sapere abbastanza di XY per affrontarlo subito?”
“Non vorrei sembrare presuntuoso ma sì, penso di saperne abbastanza.”
“Allora si sbrighi, XY la sta aspettando. Lo intervisti, ci pensi su e poi domani o dopodomani torni da me che ne parliamo.”
Prendo un autobus per il centro e in breve mi trovo all’indirizzo di XY, che tutti quelli del giro conoscono a memoria. Suono, salgo le scale, vengo introdotto alla presenza del grande vecchio. Il quale è un vecchietto in carrozzella, con una copertina sulle ginocchia, che mi accoglie con quello che vorrebbe essere un sorriso ma che riconosco benissimo per un sogghigno. Il colloquio va avanti per oltre due ore e alla fine ringraziando mi congedo (o vengo congedato) ed esco con oltre dieci pagine fitte di appunti.
Scendendo le scale penso al punto saliente della posizione espressami da XY, da me trascritto parola per parola: “Veda, in noi ci sono Dio e il diavolo che dialogano incessantemente. Anzi, ad essere sinceri è per lo più il diavolo che parla, Dio se ne sta nascosto dietro a una tenda o sotto al tavolo, dai quali a volte provengono fruscii e cigolii che si potrebbero anche intendere come sue obiezioni o risposte. In ogni caso la presenza di Dio è, come dicono oggi,” e qui una risatina di scherno verso i malparlanti “in qualche modo evocata e almeno in una certa misura garantita dalle interrogazioni diaboliche. In altre parole: non si tratta di credere in Dio, ma prima di capire e poi di far capire da che parte si sta; ovvero se si spera in Lui, nella Sua esistenza e nella Sua volontà di opporsi al diavolo ed al suo operato. Quanto a quest’ultimo non è in discussione, essendo la sua presenza reale e i suoi scopi le uniche cose chiare e lampanti di questo infelice universo. Voglia solo Dio, se c’è e se può, intendere e apprezzare ciò che in modo necessariamente inadeguato facciamo o non facciamo in sua vece. Quanto poi alle possibili obiezioni intorno a questo nodo centrale, sono minuzie per chi non ha niente di meglio a cui pensare e da fare”. Al diavolo, è proprio il caso di dirlo, mi dico; non c’è niente su cui pensare, torno dritto e filato in redazione e gli canto la mia.
Così faccio. Giunto davanti all’anziano dirigente gli chiedo: “Sono andato ed eccomi di ritorno. Un’opinione me la sono fatta e non credo che pensandoci ancora potrei modificarla. Posso esprimerla in poche e sentite parole ed in lingua corrente?”.
“Deve.”
“Ebbene, il vecchiaccio è out, fuso, finito.”
L’anziano dirigente per un momento mi guarda con un’espressione ancora più indecifrabile di quella che verosimilmente è la sua solita. Poi la faccia gli si spiana in un largo sorriso, si alza e tendendomi la mano attraverso la scrivania esclama: “Esatto, ragazzo mio. Non sei caduto nella trappola, hai superato l’esame e se ti va sei dei nostri. Benvenuto a bordo!”.

6 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 297

  1. Molto simpatica la storia di Rossi (penso che sia una storia, secondo il principio pirandelliano che anche l’invenzione più azzardata, purché raccontata bene, è più verosimile di un evento reale) e anche avvincente, tutta protesa com’è verso l’exploit finale. Buon lavoro o forse dovrei dire buona scrittura: A presto, spero. Carla Spinella

    Mi piace

  2. Quello che trovo particolarmente interessante e spiazzante è il finale. La storia dell’intervista di XY mi richiama Parmenide (e tanti altri, dopo di lui) che dibatte filosoficamente sul dualismo etico morale del bene e del male e della loro coesistenza in ogniuno di noi. E’ invece chiaro che nella conclusione si palesa la provocazione, in particolare nell’uso di una trappola e nella contro trappola del neo “giornalista”.
    Una storia molto stimolante
    Un caro saluto
    Francesco

    Mi piace

  3. Caro Francesco,
    a Parmenide non avevo pensato, ma il tuo è un suggerimento interessante.
    Grazie e un caro saluto a te,
    Roberto

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...