8. Il suo combattimento

tronco
La prima impressione fu quella di trovarsi all’improvviso nel posto sbagliato al momento sbagliato: un pacchetto già pronto, dove il prete era poco più che un soprammobile. Un’idea simile sarebbe potuta scaturire solo da qualcuno convinto di disporre di persone e cose alla stregua di una proprietà privata. Tentarono di instradarmi nei binari, censurando ogni minima obiezione. La sostanza dell’approccio si riduceva a questo: qui fai quello che diciamo noi. Non c’era l’ufficio parrocchiale, ma una segreteria dove il gruppo laico dirigente era padrone incontrastato. Da anni continuavano a ripetere le medesime cose nell’identico modo: provare a cambiarle avrebbe significato guerra aperta. Il mio ufficio diventò un tronco d’albero nel giardino antistante la parrocchia, situata al di sotto di una struttura alberghiera annessa all’opera del Divino Amore. Dopo un primo istante di sorpresa, cominciai a procedere in direzione opposta a quella suggerita: dosi massicce di ecclesialità e di Parola di Dio, che restituirono agli spauriti catechisti una coscienza della loro dignità. Un po’ alla volta, la comunità fioriva, iniziava a coltivare in cuore la parola libertà. Dalla grotta di Elia ai nuovi posti dove era possibile incontrarsi, noi due ci lasciavamo ispirare dal Progetto di un Dio che si faceva ogni giorno più vicino, più coinvolto, come se il combattimento fosse il suo, e non il nostro.

4 pensieri su “8. Il suo combattimento

  1. Caro Fabrizio, ti ho scritto varie volte, a commento di qualche tuo post. Al momento il mio scritto veniva pubblicato ma poi non ne trovavo traccia. Avevo commentato anche il tuo giudizio sul sacerdote che i tuoi affezionati lettori, compresa mia sorella Titty, vorrebbero santo, ma non vedo il mio commento. Prima di riscrivere, ovviamente con parole diverse, vorrei sapere se bisogna seguire un procedimento particolare, per salvare il commento. Comunque un “bravo” di cuore. Carla Spinella Date: Wed, 28 Oct 2015 14:02:45 +0000 To: carlaspi@hotmail.com

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  2. Un po’ alla volta, la comunità fioriva, iniziava a coltivare in cuore la parola libertà

    Se ti tagliassero a pezzetti
    il vento li raccoglierebbe
    il regno dei ragni cucirebbe la pelle
    e la luna tesserebbe i capelli e il viso
    e il polline di un Dio
    di un Dio il sorriso

    F. De André

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  3. Viaggio

    Viaggio per inesplorate acque su una nave
    che, come milioni di altre simili, peregrina
    per oceani e mari
    su rotte regolari
    E altre ancora
    (molte, davvero molte anche queste)
    gettano l’ancora nei porti.

    Per anni ho caricato questa nave
    Con tutto quello che mi davano
    e che prendevo con enorme gioia
    E poi
    (lo ricordo come fosse oggi)
    la dipingevo a tinte sgargianti
    e stavo attento
    che non si macchiasse in nessun punto
    La volevo bella per il mio viaggio
    E dopo avere atteso tanto -proprio tanto
    Giunse alla fine il momento di salpare
    E salpai…

    (Nave io e capitano
    ed equipaggio per trovarti
    fammi a pezzi
    ma non farmi sanguinare il corpo)

    Quando mi trovai in mare aperto
    onde immense mi travolsero
    e mi straziarono per rivelarmi
    amare verità che ignoravo
    Verità che dovevo imparare
    Nell’abbraccio dell’oceano
    con un lungo furente fragore
    la solitudine
    divenne per me faro del pensiero
    indicando strade nuove

    Il tempo passava e io
    iniziavo a tracciare la rotta
    ma non come mi avevano insegnato al porto
    (anche se la mia nave mi sembrava diversa allora)
    Così il mio viaggio
    ora lo vedevo diverso
    senza più pensare a porti e commerci
    Il carico mi appariva ormai superfluo
    Ma continuavo a viaggiare
    conoscendo il valore della nave
    conoscendo il valore della merce

    E continuo ancora il viaggio
    che scricchiolino incessantemente le giunzioni
    sperando che non si spezzino
    perché sono legni marci da anni
    (secoli dovrei dire)
    verniciati di recente ma senza
    una forza nuova che li tenga uniti
    la rotta sempre contro il tempo
    nella stiva solo zavorra
    Zavorra che mi dissero
    merce preziosa, come quella
    che di solito si compra nei porti
    Ma se dicessi che mi hanno ingannato
    non sarei onesto
    osservo la bussola
    senza sosta
    con accanto la mappa
    su cui studio la rotta
    lontano dai porti che segnalano il passaggio
    Quando poi succede che splendano
    (che istanti difficili!)
    all’orizzonte i porti della terra
    l’equipaggio guarda le luci
    (luci sirene
    che promettono molto
    che anche il cuore e la carne pretendono)
    sempre aspettando che dica
    al timoniere di far virare la nave
    E attraccare almeno un poco
    Mentre l’ora trascorre e io
    osservo silenzioso la carta
    tutt’intorno cresce il tumulto
    Proposte subdole
    vestite con idee
    idee vendute che vogliono sempre
    aornare l’inazione con le parole
    e minacce
    che vogliono passare per consigli
    e promesse
    che tentano la bestia e la risvegliano…
    Quelle sono ore difficili
    Perché da ognuna di loro
    Dipende l’intero viaggio
    E continuo ancora il viaggio
    Desideri radicati nell’anima
    sono diventati bussola per la mia nave
    la mia mappa
    altrettanto misteriosa
    Ci sono ore in cui credo
    che sia stata fatta
    per chi non voglia approdare in nessun porto
    e altre ore in cui confido
    che il viaggio avvenga perché
    su questa carta bisogna trovare
    qualche cosa che manca
    Così vado alla ricerca
    guardando la mappa la bussola il cielo
    in cielo, rintracciare segnali
    nuove prove che dimostrino
    che la bussola non sbaglia nel segnare
    Non stupirti, questo non significa
    che io abbia dei dubbi sulla mia bussola
    E’ solo un’abitudine- una vecchia abitudine
    che per secoli accompagnava l’anima
    questa compagna
    preziosa per i tempi bui
    quando c’erano soltanto i semi nell’anima
    degli amori che ora sono fioriti

    E vado alla ricerca
    Guardando la mappa la bussola il cielo
    Le onde immense sembra che cerchino
    di fare il gioco di chi vuole
    che attracchi da qualche parte per un po’
    E’ ognuna
    di quelle onde un Golgota
    e pensa
    che la tempesta imperversa ininterrotta
    Ma mentre aumenta
    temo sempre più
    che la spaventosa furia del mare
    mi conduca ad avvistare
    porti là sulla costa
    porti che la mia mappa non indica
    Sono ostacoli e momenti difficili
    l’abbiamo detto
    l’equipaggio comincerà a ribollire
    quando quei porti appariranno sulla costa

    E continuo il viaggio
    alla ricerca ancora
    pur sapendo di essere
    nell’infinito del tempo un istante
    nell’abisso dello spazio un puntino

    E continuo il viaggio
    anche se sono tenebra
    e tutto attorno a me è tenebra
    e la tempesta lo rende più spaventoso

    E continuo il viaggio
    e mi basta
    che io tenebra
    abbia amato la luce.

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