
La prima impressione fu quella di trovarsi all’improvviso nel posto sbagliato al momento sbagliato: un pacchetto già pronto, dove il prete era poco più che un soprammobile. Un’idea simile sarebbe potuta scaturire solo da qualcuno convinto di disporre di persone e cose alla stregua di una proprietà privata. Tentarono di instradarmi nei binari, censurando ogni minima obiezione. La sostanza dell’approccio si riduceva a questo: qui fai quello che diciamo noi. Non c’era l’ufficio parrocchiale, ma una segreteria dove il gruppo laico dirigente era padrone incontrastato. Da anni continuavano a ripetere le medesime cose nell’identico modo: provare a cambiarle avrebbe significato guerra aperta. Il mio ufficio diventò un tronco d’albero nel giardino antistante la parrocchia, situata al di sotto di una struttura alberghiera annessa all’opera del Divino Amore. Dopo un primo istante di sorpresa, cominciai a procedere in direzione opposta a quella suggerita: dosi massicce di ecclesialità e di Parola di Dio, che restituirono agli spauriti catechisti una coscienza della loro dignità. Un po’ alla volta, la comunità fioriva, iniziava a coltivare in cuore la parola libertà. Dalla grotta di Elia ai nuovi posti dove era possibile incontrarsi, noi due ci lasciavamo ispirare dal Progetto di un Dio che si faceva ogni giorno più vicino, più coinvolto, come se il combattimento fosse il suo, e non il nostro.

Caro Fabrizio, ti ho scritto varie volte, a commento di qualche tuo post. Al momento il mio scritto veniva pubblicato ma poi non ne trovavo traccia. Avevo commentato anche il tuo giudizio sul sacerdote che i tuoi affezionati lettori, compresa mia sorella Titty, vorrebbero santo, ma non vedo il mio commento. Prima di riscrivere, ovviamente con parole diverse, vorrei sapere se bisogna seguire un procedimento particolare, per salvare il commento. Comunque un “bravo” di cuore. Carla Spinella Date: Wed, 28 Oct 2015 14:02:45 +0000 To: carlaspi@hotmail.com
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COSTRUISCO
Istante non resta per riflettere
Giorno e notte
costruisco la Risurrezione
Costruisco abbattendo.
A.Panagulis
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Un po’ alla volta, la comunità fioriva, iniziava a coltivare in cuore la parola libertà
Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di un Dio
di un Dio il sorriso
F. De André
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Viaggio
Viaggio per inesplorate acque su una nave
che, come milioni di altre simili, peregrina
per oceani e mari
su rotte regolari
E altre ancora
(molte, davvero molte anche queste)
gettano l’ancora nei porti.
Per anni ho caricato questa nave
Con tutto quello che mi davano
e che prendevo con enorme gioia
E poi
(lo ricordo come fosse oggi)
la dipingevo a tinte sgargianti
e stavo attento
che non si macchiasse in nessun punto
La volevo bella per il mio viaggio
E dopo avere atteso tanto -proprio tanto
Giunse alla fine il momento di salpare
E salpai…
(Nave io e capitano
ed equipaggio per trovarti
fammi a pezzi
ma non farmi sanguinare il corpo)
Quando mi trovai in mare aperto
onde immense mi travolsero
e mi straziarono per rivelarmi
amare verità che ignoravo
Verità che dovevo imparare
Nell’abbraccio dell’oceano
con un lungo furente fragore
la solitudine
divenne per me faro del pensiero
indicando strade nuove
Il tempo passava e io
iniziavo a tracciare la rotta
ma non come mi avevano insegnato al porto
(anche se la mia nave mi sembrava diversa allora)
Così il mio viaggio
ora lo vedevo diverso
senza più pensare a porti e commerci
Il carico mi appariva ormai superfluo
Ma continuavo a viaggiare
conoscendo il valore della nave
conoscendo il valore della merce
E continuo ancora il viaggio
che scricchiolino incessantemente le giunzioni
sperando che non si spezzino
perché sono legni marci da anni
(secoli dovrei dire)
verniciati di recente ma senza
una forza nuova che li tenga uniti
la rotta sempre contro il tempo
nella stiva solo zavorra
Zavorra che mi dissero
merce preziosa, come quella
che di solito si compra nei porti
Ma se dicessi che mi hanno ingannato
non sarei onesto
osservo la bussola
senza sosta
con accanto la mappa
su cui studio la rotta
lontano dai porti che segnalano il passaggio
Quando poi succede che splendano
(che istanti difficili!)
all’orizzonte i porti della terra
l’equipaggio guarda le luci
(luci sirene
che promettono molto
che anche il cuore e la carne pretendono)
sempre aspettando che dica
al timoniere di far virare la nave
E attraccare almeno un poco
Mentre l’ora trascorre e io
osservo silenzioso la carta
tutt’intorno cresce il tumulto
Proposte subdole
vestite con idee
idee vendute che vogliono sempre
aornare l’inazione con le parole
e minacce
che vogliono passare per consigli
e promesse
che tentano la bestia e la risvegliano…
Quelle sono ore difficili
Perché da ognuna di loro
Dipende l’intero viaggio
E continuo ancora il viaggio
Desideri radicati nell’anima
sono diventati bussola per la mia nave
la mia mappa
altrettanto misteriosa
Ci sono ore in cui credo
che sia stata fatta
per chi non voglia approdare in nessun porto
e altre ore in cui confido
che il viaggio avvenga perché
su questa carta bisogna trovare
qualche cosa che manca
Così vado alla ricerca
guardando la mappa la bussola il cielo
in cielo, rintracciare segnali
nuove prove che dimostrino
che la bussola non sbaglia nel segnare
Non stupirti, questo non significa
che io abbia dei dubbi sulla mia bussola
E’ solo un’abitudine- una vecchia abitudine
che per secoli accompagnava l’anima
questa compagna
preziosa per i tempi bui
quando c’erano soltanto i semi nell’anima
degli amori che ora sono fioriti
E vado alla ricerca
Guardando la mappa la bussola il cielo
Le onde immense sembra che cerchino
di fare il gioco di chi vuole
che attracchi da qualche parte per un po’
E’ ognuna
di quelle onde un Golgota
e pensa
che la tempesta imperversa ininterrotta
Ma mentre aumenta
temo sempre più
che la spaventosa furia del mare
mi conduca ad avvistare
porti là sulla costa
porti che la mia mappa non indica
Sono ostacoli e momenti difficili
l’abbiamo detto
l’equipaggio comincerà a ribollire
quando quei porti appariranno sulla costa
E continuo il viaggio
alla ricerca ancora
pur sapendo di essere
nell’infinito del tempo un istante
nell’abisso dello spazio un puntino
E continuo il viaggio
anche se sono tenebra
e tutto attorno a me è tenebra
e la tempesta lo rende più spaventoso
E continuo il viaggio
e mi basta
che io tenebra
abbia amato la luce.
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