15. Sfondi

lampi
Però, a pensarci bene, la parte più dura era la sua. Erano oltre tre anni che soffriva, anzi, che offriva, per la felice riuscita dell’impresa. Un Progetto, sapevamo, che non sarebbe fallito e che vedeva noi due come strumenti docili e precari di un grande moto di rinnovamento. Capivamo sempre più le ambasce di un Papa che voleva trasformare strutture fatiscenti, ambienti immorali, fiocchi e lustrini di una casta adusa alle apparenze, con in petto un cuore da arrivista. Ci sentivamo reclutati per la stessa, terribile battaglia, vasi di creta tra ferraglie abituate agli urti. Arrivavano voci che lasciavano di sasso: vescovi anelanti alla morte del pontefice, prelati che tramavano nell’ombra, per fare della Chiesa di Cristo una serie di fazioni contrapposte. Più si complicava, più l’avventura ci prendeva dentro, era carne e sangue della vita, non lasciava spazio ad alcuna alternativa. Ogni giorno era buono, ormai, per l’emergere di eventi che avrebbero rifatto il volto del Santuario, destinato a diventare un punto-luce sullo sfondo oscuro di una storia intrisa di lacrime e di sangue.

Jazz Forever, Intervista di Elisabetta Perfumo a Guido Michelone

Jazz forever MICHELONE
Come nasce il tuo nuovo libro Jazz Forever?

Nasce come aggiornamento di un mio precedente volumetto, che avevo pubblicato, circa vent’anni fa, con il semplice titolo Jazz: in vent’anni le cose cambiano nel mondo, nel jazz, nella vita, nell’editoria, nell’esperienza personale di un autore che, quasi in coincidenza con la pubblicazione di quel libricino (il primo mio, sul jazz), iniziava un percorso accademico che lo portava a insegnare la storia del jazz prima in un master universitario e poi al corso di laurea in jazz del Conservatorio. Da allora di libri sul jazz ne ho pubblicati molti. Continua a leggere

Inerzia 4: un passo indietro: Giordano Bruno

di Antonio Sparzani

Statua di Giordano Bruno in piazza Campo dei Fiori a Roma

Statua di Giordano Bruno in piazza Campo dei Fiori a Roma

Non corriamo troppo. Con inerzia 3 eravamo arrivati con un balzo a Newton, ma meglio è procedere più adagio e indagare più da vicino che cosa spinse gli scienziati o, per meglio dire, i filosofi naturali, a promuovere faticosamente un simile allargamento dell’idea d’inerzia; qual era il problema che li assillava e che non aveva alcuna chiara soluzione?

Il problema era molto semplice e, si direbbe, di un candore disarmante: se prendiamo in mano un sasso e lo lanciamo, perché mai il sasso, dopo che la nostra mano l’ha abbandonato, continua a muoversi e, così sembra, in un modo che certamente è influenzato dalla sua storia precedente, cioè dal fatto che la nostra mano l’ha portato fino a un certo punto nell’aria, e in una certa direzione? Perché cioè, dal momento in cui la nostra mano lo lascia andare, e perde ogni contatto con esso, il sasso non cade verticalmente fino al suolo, Continua a leggere

Adriano Bassi, una vita per la musica

BASSI al pianoforte FOTO
A colloquio con il pianista, lo studioso, il critico

di Guido Michelone

Pianista, studioso, didatta, critico musicale, Adriano Bassi è senza dubbio tra i gli intellettuali di spicco all’interno del panorama musicale classico, grazie a un’attività indefessa, che lo ha portato in tempi recenti a pubblicare, dopo aver scritto la prima monografia al mondo sul jazz man Giorgio Gaslini, un altro volume biografico, riguardante Renzo Rossellini, fratello del più noto Roberto Rossellini (regista e padre del neorealismo) che, oltre le colonne sonore per i lungometraggi di quest’ultimo, vanta una produzione compositiva di prim’ordine, soprattutto nell’ambito della musica religiosa contemporanea. Di questo e altro si discute con Adriano Bassi in esclusiva per La Poesia e Lo Spirito. Continua a leggere

Tranquillo prof, la chiamo io. La scuola e il nuovo romanzo di Christian Raimo

Raimo Christian
di Guido Michelone

Da quando con Cuore di Edmondo De Amicis comincia in Italia una narrativa che parla di scuola, ponendosi quasi a livello di autentico genere popolare (come dimostrano anche i casi precedenti di Domenico Starnone, Marcello D’Orta, Paola Mastrocola), il rapporto docente/allievi viene sempre visto a senso unico, in una monodirezione che porta a privilegiare i maestri o professori a scapito dei giovani e degli studenti. Continua a leggere

Camillo Sbarbaro, poeta dei licheni

Sbarbaro
di Augusto Benemeglio

1. Il miracolo dei licheni

Ecco Camillo Sbarbaro, con la sua vita tenacemente appartata, con la sua solitudine da cercatore di licheni, con la sua esistenza immobile, eccolo il cantore di Pianissmo, il cantore di Trucioli, dare senso, dignità e storia ad una condizione da minimo, da esiliato, da estraneo, da emarginato, da “frammento”, che è in realtà la sua grande lezione morale e letteraria di un italiano anomalo che s’affacciò nel deserto della sua anima : “Nel deserto/io guardo con asciutti occhi me stesso”. Continua a leggere

14. Una missione

luce e nuvole
La nostra preghiera ci orientava a un cambiamento: presto sarebbero accaduti degli eventi che avrebbero permesso l’emersione di nuovi equilibri. In mezzo a difficoltà di tutti i tipi, era l’unico pensiero che riusciva a infonderci coraggio. Personalmente, ne avevo fatto una missione: a tutti coloro che incontravo prospettavo questo cambio imminente di scenario, dandolo per certo. Alcuni ironizzavano, dicendo che un profeta i cui oracoli falliscono andrebbe messo a morte. Io replicavo che se invece fosse stato tutto vero, mi avrebbero offerto una cena di pesce in qualche ristorante rinomato. In realtà, tutto questo aveva un effetto parallelo: ridare speranza a una comunità logorata da anni di rassegnazione. Il Signore era deciso a entrare in questa storia, e se questo succede, nulla rimane come prima.
Tra di noi i problemi permanevano: paure e resistenze ci impedivano di vivere immersi totalmente nel miracolo in arrivo. Confidavo nel fatto che la nostra verità si sarebbe rivelata, che il Progetto scritto in noi non avrebbe tardato a consegnarci alla nostra vera identità. In questo ero più determinato, ma capivo la sua angoscia, e cercavo in ogni modo di alleviarla, con mille attenzioni che il più delle volte rischiavano di cadere nell’oblio.

Dietrich Bonhoeffer : Senso di qualità

Dietrich Bonhoeffer

Dietrich Bonhoeffer

Se non troviamo il coraggio di ritrovare un autentico senso per le distanze umane e quindi la forza di lottare personalmente per esse, ci perdiamo nell’anarchia dei valori umani. La sfacciataggine la cui origine è la mancanza di rispetto delle distanze umane, è la caratteristica della gente volgare. L’insicurezza interiore, il mercanteggiare e il mendicare per la benevolenza degli sfacciati, cioè l’adeguarsi alle persone volgari può portare soltanto alla propria ‘volgarizzazione’. Quando si dimentica ciò che si deve a se stessi e ciò che si deve agli altri, quando la sensibilità per le qualità umane e la capacità di tenere le distanze si spegne, il caos è vicino. Laddove nel nome della comodità materiale si accetta di farsi sfiorare dalla sfacciataggine, permettendo al caos di rompere l’argine, si è ormai rinunciato a se stessi e quindi si è diventati colpevoli nei confronti di tutta la comunità. In altre epoche è stato il compito del cristianesimo testimoniare l’uguaglianza degli uomini; il compito del cristianesimo oggi è quello di difendere appassionatamente il rispetto per le distanze umane e lottare per le qualità umane. E’ necessario mettere in conto il fraintendimento dell’egoismo e il sospetto che questo atteggiamento sia dovuto a uno spirito asociale. Questi sono sempre gli stessi rimproveri delle persone volgari contro l’ordine. Chi cede su questo punto, non comprende di che cosa si tratta e, probabilmente, i rimproveri sono giustificati. Tutte le classi sociali sono entrate in un processo di volgarizzazione, al contempo però assistiamo alla nascita di una nuova nobiltà dello spirito che unisce un cerchia di uomini provenienti da tutte le classi sociali. Continua a leggere

Vivalascuola. Affinché vi conosceste a vicenda

“O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”.

E’ sentire comune, dopo gli attentati di Parigi, che anche in momenti come questi la scuola è chiamata non solo a educare ma innanzitutto a stare vicina a bambini e ragazzi. E’ bene parlare a scuola di questi fatti, dunque, senza imposizione ma aprendo uno spazio di riflessione affinché nelle aule possano liberamente emergere paure e domande. Con la consapevolezza che l’educazione richiede tempi lunghi e non si esaurisce in un minuto di silenzio. Vivalascuola non interviene con analisi che competono ad altri ma propone alcuni spunti didattici: “cosa serve ai bambini” di Claudia Fanti, esempi di lavoro a scuola di Giuseppe Caliceti e Eraldo Affinati, e alcuni sermoni pronunciati nelle moschee italiane venerdì 19 novembre, come strumenti che pensiamo possano aiutare docenti e studenti a superare ignoranza e pregiudizi, quelli che generano violenza e matta bestialitate. Continua a leggere

SUL TAMBURO n.9: Luigi Martellini, “Le «Prospettive» di Malaparte”

Luigi Martellini, Le “Prospettive” di MalaparteLuigi Martellini, Le “Prospettive” di Malaparte (Una rivista tra cultura fascista, europeismo e letteratura), Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2014

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di Giuseppe Panella

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Nonostante siano ormai molti gli anni trascorsi dalla sua scomparsa il 19 luglio del 1957, su Malaparte il dibattito critico e filologico è ben lungi dall’essere terminato. Anche le condizioni di difficile (se non impossibile) consultazione del suo archivio e delle carte in esso contenute rendono ancora difficile formulare un giudizio definitivo su questo autore così controverso del Novecento italiano. Il titanico lavoro filologico svolto da Luigi Martellini con la schedatura attenta e accurata dei cinquantuno numeri di cui si compone il totale della rivista “Prospettive” e gli Indici che concludono il suo grosso volume dedicato alla maggiore impresa editoriale di Malaparte nel campo delle pubblicazioni politico-letterarie permette di avere a disposizione materiale molto prezioso per giudicare e valutare il lavoro culturale dello scrittore pratese.

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Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La sesta mossa

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Sesta risposta

Caro Daniele,
Ci sono delle morti che aiutano a vivere. Perché ci sono delle persone che sono già morte per noi, e che ci restano avvinghiate, soffocandoci, pur senza cercare, né noi né loro, l’abbraccio. Ineluttabilmente. E altrettanto inevitabilmente sono destinate a ucciderci o a morire. Rosaria era già morta per te, lo era prima che vi incontraste a Caserta, davanti a un testimone involontario e imparziale che il destino, l’assassino, la vittima forse ha tenuto lontano. Continua a leggere

13. Fuoco

fuoco
Arrivò il giorno della scadenza dell’incarico dell’amministratore del santuario. Sapevo che, da quel momento, avrei dovuto aspettarmi di tutto. La prima conseguenza fu il confino immediato in celebrazioni a orari improponibili. La messa delle otto, la domenica mattina, è ideale per coloro che praticano i riti stancamente, per non incorrere in dubbi o conflitti di coscienza. Vedere il santuario semivuoto e abitato da volti diffidenti, mi provocava un misto di rabbia e depressione. Compresi, tuttavia, che il Signore mi voleva povero di spirito, pronto a qualunque sacrificio pur di aderire al suo Progetto. Predicai come se niente fosse, come parlassi a un’assemblea innamorata di Dio e del suo messaggio. Mi accorsi, allora, che non c’erano soltanto vecchiette col rosario, ma anche gente attratta dall’annuncio, disposta a spendersi in un passaparola veloce ed efficace. La chiesa cominciò a riempirsi, con effetti inquietanti su chi pensava di mettermi a tacere. Lo stesso successo registravano le nostre catechesi e la lectio divina, seguite da una piccola folla che gremiva la cappella dello Spirito Santo. Il Signore riattizzava la brace che pareva destinata a spegnersi: era venuto per portare il fuoco, e come era angosciato, finché non fosse acceso.

12. Rospi

chiesa
I rapporti con l’amministratore del santuario erano alterni. Mi aveva affidato la parrocchia, ma al Cardinale non diceva nulla; se citava e ringraziava collaboratori e dipendenti, diventavo all’improvviso anonimo e invisibile. Temeva di entrare in attrito con quelli per cui ero un guastafeste, a cominciare dall’accolita dei laici della Santa Famiglia. Una volta glielo feci presente, e mi rispose d’esservi costretto per uscirne vivo. Fino ad allora, non avevo mai visto da vicino un’attitudine tanto spiccata al compromesso. Avrei dovuto farmi crescere, come tutti gli altri, il pelo sullo stomaco, ma non ero il tipo: continuavo ad ingoiare rospi, in attesa d’interventi decisivi da parte del Signore. Non avrei mai immaginato che quello che vivevo fosse solo l’inizio dei dolori.
Presto, infatti, l’amministratore della mia ex parrocchia cominciò a comportarsi in modo ambiguo. Aveva deciso di configurare la realtà pastorale a modo suo, come se in quei mesi striminziti avesse potuto assimilare una storia straordinaria di trent’anni, intessuta non di opache operazioni – come quella in cui adesso mi trovavo -, ma di fatti e situazioni voluti dal Signore e realizzati da don Mario, un santo della fede. Si aggirava in Curia, presentando versioni parziali delle cose, mal consigliato da gente che cercava, in manovre come queste, solo il proprio interesse. Una volta gli dissi, esasperato, di riferire in alto loco che gli avevo lasciato un tesoretto, ridotto quasi a nulla per l’esodo in massa dalle sue celebrazioni. Da quel giorno cambiò radicalmente atteggiamento, fino a emettere una serie ossessiva di messaggi nella mailinglist del Centro giovanile.

ANNA di Niccolò Ammaniti

di Massimo Maugeri

Anna«Figli miei adorati, vi amo tanto. (…) La mamma se ne sta andando per colpa del virus che si è diffuso in tutto il mondo. Queste sono le cose che so sul virus e ve le racconto così, senza bugie. Perché non le meritate». Sono frasi tratte da un quaderno che riporta sulla copertina consunta il titolo “Le cose importanti”. Le ha scritte Mariagrazia, madre di Anna: la ragazzina tredicenne protagonista del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti (“Anna”, Einaudi, p. 275, € 19).
Ci troviamo in una Sicilia attanagliata da questo virus (“la Rossa”) che, partendo dal Belgio, ha cominciato a diffondersi ovunque decimando la popolazione. Si manifesta con macchie rosse sulla pelle, tosse, febbre, croste sulle narici e sulle mani. E non lascia via di scampo. Colpisce tutti, tranne i bambini. Anche loro tuttavia sembrano destinati a soccombere, giacché il virus è legato agli ormoni della crescita ed è praticamente impossibile sopravvivere a lungo superata la soglia dei quattordici anni di età. Continua a leggere

Viaggiare leggendo. L’America di Steinbeck

radiolibri
di Giorgio Gizzi

John Steinbeck nacque in California, a Salinas, all’inizio del secolo scorso: intorno al 1925 abbandonò studi universitari molto regolari alla Stanford University e si trasferì in quella New York in cui morì nel 1968, dopo tre matrimoni e molti libri, annoverabili tra i capolavori della letteratura americana del secolo scorso: Pian della Tortilla, Uomini e topi, Furore, La valle dell’Eden, solo per citarne alcuni. Continua a leggere

Bombe e vangeli

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. (Lc 13,1-9)

Non so perchè, dopo i fatti di Parigi, mi viene spesso in mente questo testo. Lo paragono alle parole dei politici, che ripetono ancora il ritornello delle bombe come unico rimedio. Mi chiedo se siano più folli i kamikaze o chi nega che occorre decidersi a creare una civiltà piu umile e fraterna.

[il video è tratto da qui]

Non dimenticare Alberto Moravia

alberto moravia

di Nicola Vacca

Che fine ha fatto Alberto Moravia? La domanda è pertinente, allo stesso modo lo è la risposta: pressoché dimenticato. A venticinque  anni dalla sua scomparsa uno degli scrittori più importanti del dibattito culturale del Novecento è scivolato nell’oblio, sorte comune a molti altri autori del suo tempo. Questo accade soltanto in un Paese senza memoria come il nostro. Dall’esordio avvenuto nel 1929, con Gli indifferenti, lo scrittore romano classe 1907, ha scritto trenta romanzi. Continua a leggere

Abbandono

2015-06-27 16.22.37-2

Penso a uno qualunque dei terroristi che si è fatto saltare ieri sera a Parigi. Penso alla sua sorpresa (forse non grandissima) nel non trovare le 72 vergini ma solo altre anime non più sofferenti – quelle delle persone che aveva appena ucciso con il suo gesto. Anime non più sofferenti tutte, anche la sua, dopo quel dolore acuto e straziante di aver ammazzato, odiato e poi ammazzato, altre persone. Penso al suo momento di rimorso, a quel taglio molto più forte dell’esplosione che lo ha dilaniato, a quello strappo finalmente del vero, del velo.
Penso alla sua nascita, alla sua infanzia, ai genitori o ai loro surrogati che non lo hanno saputo accogliere e amare, che lo hanno ignorato e disprezzato, trattato con brutalità, picchiato, punito. Offrendogli solo una scuola di odio per se stesso.
E su questo odio di sé è stato così semplice costruire altro odio, per se stesso e per gli altri, e trovare una ragione “santa” e legittima a questo buco nero di angoscia: una religione, un motivo, una causa, un anestetico, un oblio. Qualcosa per riscattarsi dall’odio si sé, ma anche per trovare un motivo per terminare quella sofferenza con un suicidio – finalmente – che fosse tanto fine del dolore quanto apice di riscatto: finalmente l’amore di tutti, la stima, le preghiere, l’elevazione. Il tardivo Riconoscimento dell’Eroe. Finalmente Santo, finalmente Degno. Continua a leggere