GUIDO CATALANO, LA POESIA ALLA DERIVA

catalano

di Max Ponte

E’ di questi giorni un dibattito che riguarda la poesia di Guido Catalano. Il confronto è nato da un mio post su Facebook  nel quale denunciavo, esaminando alcuni versi dell’autore citato, un pericolosissimo abbassamento del livello poetico, auspicando un intervento responsabile di lettori e critici su questo tipo di scrittura.

Un articolo sul poeta era già apparso su Niedern Gasse, “Guido Catalano: ovvero (il nulla)”, quindi la questione non è del tutto nuova.

Ma chi è Guido Catalano? Guido Catalano è un poeta torinese. Lo conosco personalmente intorno al 2004/2005, passa da un locale all’altro della città con un buon successo di pubblico, è il pubblico di birrerie e locali del centro, ma ci sono anche librai amici e associazioni. Lo invito ad alcune letture e slam. Catalano non mi pare male davanti al microfono in quegli anni, anche se i suoi testi sono molto deboli se esaminati sulla carta. Dice che vuole fare il poeta di professione, cioè campare con i suoi versi. La sua esperienza nel mondo del cabaret deve averlo influenzato. Nel laboratorio di scrittura dell’università (della quale faccio parte in quegli anni, Spara Jurij) siamo impegnati in ben altro e lo guardiamo con fastidio, come tutta la poesia lontana, troppo lontana dalla ricerca e dalle neovanguardie. L’analisi mia, ma non solo, è che si tratti di una volgarizzazione della poesia a fini cabarettistici. Accanto a lui si formano anche altri poeti che lo affiancano nelle letture pubbliche, con risultati simili.

Ora Catalano è un uomo di spettacolo con molte partecipazioni ad eventi pubblici, televisivi e un seguito straordinario in rete, la sua simpatica bio sottolinea anche le vendite. Ma le sue poesie sono peggiorate e il peggioramento pare essere direttamente proporzionale al consenso acquisito. Alcuni giorni fa, connettendomi a FB, mi trovo davanti ad un brano firmato GC:

“Aveva / il dono / di farmi ridere / e il dono / di farmi dimenticare / la mia estrema / imbarazzante / odiosa / mortalità / che sono due doni / a ben vedere / che valgono / all’incirca / come tutto / l’oro / del mondo”.

Condivido la poesia (sotto forma di immagine, ormai i testi vengono convertiti ad immagini per costringere le persone a leggere), e aggiungo il seguente commento:
1 novembre 2015 – “Se questa è una poesia degna di nota, con tutto il rispetto per le persone che l’hanno cliccata (più di mille), e chi l’ha scritta, siamo alla fine della letteratura e domattina il mondo imploderà. Assistiamo ad un appiattimento della poesia e del suo linguaggio, un fenomeno pericolosissimo, espressioni come tutto l’oro del mondo son di una banalità assurda. Il poeta in questione, che pure talento manifestò agli esordi, ormai sforna versi all’acqua di rose che non rendono servizio alla poesia contemporanea. Se esiste una critica letteraria, e persone che si occupano di poesia e perfomance, e poetry slam, e lettori responsabili, dovrebbero rigettare questo abbassamento della poesia”. Inoltre aggiungo in un altro post : “La faccenda grave non è la singola poesia, tutti possiam esser autori di leggerezze, il problema è che questo autore sia diventato un criminale poetico seriale”. “Criminale poetico seriale” desta molto interesse nel ricevente e manda in tilt il sistema.

Guido Catalano insorge, il giorno dopo, con una sua lunga controdeduzione, dove l’ironia e la pacatezza son tirate per i capelli, riporta gli screenshot dei miei commenti e quelli di Bruno Rullo, ma non tutto il dibattito e i commenti degli altri intervenuti (qualcuno mi fa notare che riportare gli screenshot leda la privacy e la legge, non so se è vero, ma lascio correre). Catalano è infastidito e forse anche impaurito, attribuendo la responsabilità ad una setta di “pontiani”, che mi fa sorridere e pensare a Damanhur. Che poi non ci sono mai stato a Damanhur e presto lo farò. Il mio non voleva essere un attacco nei confronti del concittadino, si trattava di un semplice commento altrimenti l’avrei sviluppato con maggior dovizia di particolari.

Insorgono intanto (e continuano a farlo probabilmente mentre leggete questo articolo) anche tutti i seguaci di Guido Catalano, un’orda di barbari da ogni dove, insultandomi e scrivendomi anche in privato. Arrivano gli amici delle birrerie e quelli col motorino, difendono il poeta amico per presa posizione. Si tratta di un pubblico di illetterati, a tratti anche divertente. Insorgono poi, attenzione-attenzione, anche i poeti amici di Catalano: quelli del poetry slam che lo hanno adottato in cerca del suo pubblico, quelli che sentono di avere una poesia simile alla sua e si sentono attaccati, quelli che sono troppo ipocriti per dire che ho ragione e pensano “meglio che ce lo teniamo amico”, quelli che ce l’hanno già con Max Ponte per altri loro motivi personali. Insomma trattasi di lesa maestà, non ho rispettato il becero consenso, l’omertà e la lettura acritica che mi era stata imposta. Ma la poesia non può essere sottratta al dibattito e al confronto e poi c’è un problema di fondo. Catalano non avrebbe dovuto auto-difendersi in questo modo. Se un poeta merita attenzione lo difendano gli altri, se è convinto del suo operato non tema critiche, per altro pacate come le mie. La realtà è che questo putiferio dimostra la fragilità di una comunità poetica che manca di capacità analitica.

Ricevo il sostegno da parte di chi mi dice “hai avuto il coraggio di dire qualcosa che pensavano in molti”. Insomma sono un addetto alla maieutica socratica? Intanto vedo che si accendono le lampadine da parte di alcuni “lettori responsabili” e critici letterari. Ma ritorniamo alla poesia di Catalano. I suoi testi sono molto presenti in rete e potete ritrovarli sul suo sito. Un suo libro, con tanto di foto dell’autore nudo e peloso, non ve lo consiglierei. La poesia di Catalano è fatta di frasi elementari, senza nessuna elaborazione linguistica, si gioca su una sensibilità affettata, di stampo infantile e adolescenziale. Catalano è un feuilleton telematico, uno stillicidio di poesiole rosa, la Liala al maschile in versione poetica pop birreristica, è il “metro Lialo”, per inventare un nuovo appellativo, un ripieno cartaceo perfetto per i baci Perugina, una citazione ideale per la Smemoranda. Prendiamo in considerazione le sue “Mi piace molto il sabato mattina” e “amo come amo”. Si tratta di una scrittura ai minimi termini, con qualche elaborazione per commuovere il lettore, iterazioni dal parlato, e scarsità disarmante. E aggiungerei inautenticità. Perché si possono impiegare parole del linguaggio corrente ma devono lasciar trasparire una qualche dimensione dello spirito. Succede così nella poesia di Alda Merini, che ha a che fare con Catalano come il cielo stellato ha a che fare con i programmi della De Filippi.

Infine vorrei ritornare su una critica che viene fatta da tempo al poeta, quella di essere un “poeta da cabaret”. Accusa secondo me inadeguata, il cabaret non può essere motivo d’indegnità, dipende da come viene declinato e con quale capacità performativa. Ricordo che Petrolini inscenava una forma di cabaret, e godeva già a suo tempo di un’ottima critica.

Guido Catalano rappresenta una deriva della poesia italiana contemporanea che deve essere sottolineata e combattuta. Il “criminale poetico seriale” (definizione con la quale Catalano si è fatto stampar una maglietta per ampliar il suo mercato), il “metro Lialo” dei nostri tempi, può continuare a decorare i diari delle liceali ma deve essere chiaro che la sua poesia, per quanto la poesia possa essere intesa nell’accezione più ampia del termine, la sua poesia è nel complesso spazzatura.

 

27 pensieri su “GUIDO CATALANO, LA POESIA ALLA DERIVA

  1. Posso condividere che il concetto di “poesia”, sia distante dal prodotto-Catalano. Però funziona, diverte, è “moderna”, e moderno non deve essere sinonimo di negativo, nemmeno nella poesia altrimenti tocca a me dire che siamo alla fine della letteratura.
    Il problema è un altro: bisognerebbe definire una nuova area per lavori come quelli di Catalano.
    Perché se il concetto di poesia fatica a staccarsi da certi presupposti tradizionali (e posso essere d’accordo), allora bisogna tuttavia dare un altro spazio specifico per ciò che non è letteratura tradizionale e nemmeno poesia come viene istintivo immaginarla.
    Ma finchè non si inventa una tale “nicchia” letteraria, allora non trovo corretto criticare i lavori di Catalano o espellerli dalla categoria delle poesie. Sono innovativi, moderni e personalmente li trovo piacevoli. Che poi siano destinati ad un pubblico giovane (andando ai “live” è evidente) deve essere un elemento positivo anziché il contrario poiché volenti o nolenti sulla qualità della gioventù attuale, quello è il nostro futuro.

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  2. L’ha ribloggato su squarcidisilenzioe ha commentato:
    Seguo da tempo la Poesia; d’ogni genere leggo e poi scelgo.
    Guido Catalano mi piace, ha uno scrivere fluido e curioso, un’armonia di parole semplici allineate verso il cuore, ma non so e quindi non posso dire se la sua sia Poesia o solo cabaret.
    Di certo è qualcosa che lascia un segno, non come mille e mille ancora autoproclamatisi poeti che spopolano i social oggigiorno.
    Leggo quindi con sospensione di pensiero il post di Max Ponte (che non conosco e del quale non ho letto mai nulla) e lascio a voi blogger di farvi un’opinione.
    Se vi va, ovvio.
    Chiara

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  3. Mitico, secondo me tu crepi d’invidia. Ti sembra che te lo saresti meritato più te il successo di Guido, bravo e arguto come sei. E in effetti lo giudicavi con la puzza sotto il naso già nel 2004. Anche allora ti sentivi investito dalla nobile missione della critica operando in un oscuro laboratorio di scrittura all’università. Già allora tu eri niente e Guido era già Guido, ma tu non te n’accorgevi perché a lui mancavano i numeri. Adesso Guido è più Guido che mai e ha i numeri. E tu resti niente. Dura la vita.

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  4. Leggevo in questi giorni aspre critiche sul valore letterario di Pierpaolo Pasolini, leggevo e riflettevo… Ricordo quell’unica poesia letta da “Le ceneri di Gramsci”, la leggevo e non capivo. Non capivo il valore, non riuscivo a comprendere, eppure avevo diciotto anni. E inorridivo dinanzi l’incipit “Ei fu. Siccome immobile” quel punto che metteva fine a tutta la poesia, per cui mi domandavo che senso avesse leggerla fino in fondo. E so che certi miei professori mi fustigherebbero se mi sentissero sparlare del Manzoni o del Parini. Ma la letteratura non si decide a tavolino, accade come in un miracolo. Ungaretti mi conquistò con due versi. Ricordo il momento e il giorno in cui lessi tutte le sue poesie e poi la sua biografia per saperne di più, gli amici che aveva, gli intellettuali che frequentava. Che a scrivere poesiole, siam bravi tutti. Ma quella che colpisce, quella che rimane, quella che ci cattura, sfugge alle logiche e alle ricerche. Ha in sé qualcosa di primitivo, l’ingenuità del fanciullo che non sa, ma si basa sul suono, dice la parola che stranisce e colpisce, senza un giusto senza un sbagliato. E io ho studiato. Ho studiato le tecniche, la metrica, le rime, le figure retoriche. Ho studiato le basi, ma la poesia è pittura. Diteglielo voi a Michelangelo che la sua Cappella Sistina è un capolavoro al pari di un Picasso. Fatelo, se ne avete il coraggio. Ho letto poi di questo intervento a gamba tesa di un poeta su un altro. Poco male. Non mi schiererò con i Pontiani e neppure con i Catalani. Mi fa piuttosto piacere che su Fb, qualcuno discuta di qualcosa che non sia “Vaccini, si o no”. Max Ponte ha scagliato la sua pietra, Guido Catalano l’ha raccolta e rilanciata. La mia opinione su Catalano come autore non posso esprimerla perché non ho letto tutte le sue poesie, ma sullo stralcio di poesia postata da Max, posso dire che avrei tolto quell’inutile “come” del terz’ultimo verso. Incuriosita, ho letto poi l’intera poesia, e anche se quel “meravigliosissimo” è ironico e forse infantile, mi ha comunque fatto raggelare il sangue, perché le “bacchettate” della maestra ti entrano nel sangue e diventano anticorpi sensibilissimi. Da un punto di vista contenutistico, non mi è dispiaciuta. E non l’ho trovata banale, nonostante qui il rischio era piuttosto elevato. Quando si parla di amore, quando c’è un io e un tu al quale ci si rivolge, come non rischiare l’abuso di formule ed espressioni preconfezionate. Max tu lamenti l’usura dell’espressione “tutto l’oro del mondo”, ma si tratta di un mito eterno e su questo concordo con Catalano. E non volevo di certo fare una critica letteraria, ma stamattina mi son svegliata presto e riflettevo su una storiella inventata da mia figlia di quasi quattro anni. Diceva che il Signor Ranocchio stava… “ranocchiando”… Ho riso tantissimo ma poi ho pensato: non conosceva il verbo gracidare, cosa potrà mai fare un ranocchio nel suo essere tale? Ranocchiare. Ed è giusto se provi a immaginarlo. E i bambini in questo sono maestri. E poeti.

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  5. Polemica barocco-neoclassicisti, classicisti-romantici, neorealismo-sperimentalismo, la neoavanguardia anch’essa contro neorealisti, intimisti ma anche sperimentalisti,… è sempre la stessa stramaledetta storia

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  6. Pingback: Catalano criminale poetico seriale | Guido Catalano Phon Club

  7. Ho letto la critica, la risposta alla critica, le critiche alla critica, gli insulti alla critica, i pareri favorevoli alla critica, ho letto la poesia, ho letto le analisi, i commenti e le opinioni e devo dire che sono felice che finalmente si sia tornati a parlare di poesia! Bravo Max!

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  8. Penso, che se uno regala emozioni, fossero poche, fossero a pochi, ma esistessero persone compiaciute nel leggere quei versi, allora, dico io, perché negarglielo?
    Conosco gente, mie conoscenze, che dopo aver assistito ai suoi reading, o letto i suoi componimenti poetici, hanno iniziato a scrivere e interessarsi alla “vera” (come la definisce lei) poesia. Quindi ok, Catalano non è Montale, sono d’accordo, ma dico io, anche fosse, chissene no?
    Io credo che ognuno debba guardare se stesso, e se davvero, lei, volesse convincere i lettori che la “vera poesia” non è quella di Guido, lo faccia cercando di far innamorare le persone della sua poetica e non gettando negatività sugli altri. Ribadisco, io, lo adoro, mi fa stare bene leggerlo, fa stare bene a tanti. Genio è l’uomo capace di dire cose profonde in modo semplice (cit. Charles Bukowski). Catalano, a mio umilissimo parere, ci riesce eccome.

    Alessandro.

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  9. Io che ho attaccato frontalmente Catalano scompigliando quel tristissimo reading-cabaret balbettante che era venuto a tenere a Roma qualche mesetto fa, non posso che compiacermi nel leggere questa sana e salutare critica a questa misera poesia preconfezionata per ritardati mentali. Max Ponte con le palle come pochi, che non ha paura di prendere posizione e alimentare il dibattito.

    Sono sempre stato dell’idea che la spazzatura poetica sia da combattere con l’azione: portando contestazione, festa e creatività in questi pallosi comizi di propaganda mediocrista che Catalano tiene in tutta Italia. La poesia dovrebbe vivere -a mio modesto avviso- quella sua dimensione primigenia e istintiva, la sola che può condurre a una funzione scarcerante. Invece oggi siamo pieni di questi timidocci che vivono la poesia come qualcosa di interiore, inattaccabile, protetto dal limbo dorato dei sentimenti personali. In questo contesto, la brutalità è lo strumento adatto a rovesciare quel piedistallo e buttare nel fango della strada tutto quello che è fintamente riconducibile a questa sorta di nobiltà poetica -autoattribuita o attribuita dal mercato- che non accetta confronto perchè -in fondo- ne ha una paura pazzesca.

    In questo contesto, riconosco in Catalano una (forse)buona dote imprenditoriale: è riuscito a fare soldi vendendo una poesia stracolma dei più disarmanti stereotipi che tanto piacciono agli omuncoli radical chic e a quell’esercito di bimbette piagnucolanti.

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  10. Sinceramente Max non credo che tu possa decretare che cosa è o meno poesia! Sarà la Storia a decidere e vedremo se i nostri discendenti leggeranno a scuola le poesie di Max Ponte o di Guido Catalano. Comunque l’invidia da parte tua c’è eccome! w i criminali poetici seriali!

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  11. C’è un aspetto della poetica di Guido Catalano che, mi pare, Max Ponte non prende in considerazione: l’aspetto della performance dal vivo. I testi di Catalano non rimangono sulla carta, e non sono destinati a essere letti in pubblico soltanto occasionalmente. Al contrario rientrano in una precisa cornice professionale, che prevede frequentissime serate, performance con la presenza di musicisti e artisti ospiti, collaborazioni e presenze con programmi televisivi e radiofonici. In quasi tutte queste occasioni è l’autore medesimo a leggere le proprie opere – e lo fa a suo modo, con il suo stile di eloquio, le sue cadenze temporali ecc. La commistione tra performance e scrittura è tale che, dopo aver assistito a qualche performance catalanica, la lettura dei testi crea l’effetto «di averlo davanti», nel senso che l’esperienza di lettura non è muta bensì arricchita (fortemente arricchita) dalla sensazione che Catalano sia lì a declamare.

    Il risultato è che il lavoro di Catalano risulta molto moderno e al passo con tempi in cui ogni genere di personaggio (della cultura, ma anche dello sport, della politica ecc.) calibra se stesso tenendo conto di internet come strumento di marketing e di produzione di immagini e immaginario. Ma al contempo è un lavoro in cui risuona l’antico, perché per molti secoli la poesia è stata eseguita in pubblico più che letta solipsisticamente.
    In quest’ottica Catalano procede su una strada notissima, mettendoci del suo per portare innovazione. Ed è uno di quelli bravi.

    Guido Tedoldi

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  12. Conosco Catalano da poco, grazie alle sue poesie diffuse su facebook. Mi piacciono, anche se non ho la competenza per dare giudizi approfonditi; in ogni caso, come accade per ogni cosa, capisco che ad altri possano non piacere, e questo ovviamente è sacrosanto.
    Credo però che nulla possa autorizzarla a definire “spazzatura” il lavoro altrui, e d’altro canto non capisco questo suo bisogno di attaccare gratuitamente Catalano invitando addirittura i lettori a “combattere” la sua poesia.
    Sinceramente, l’unica impressione che si ha leggendo il suo post è che esso sia mosso solo da invidia, senza alcun intento costruttivo.

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  13. Chiariamo un po’ di cose in relazione al mio articolo su GUIDO CATALANO. So che ormai chi ci legge si sia rotto ma mi pare doveroso provare a mettere un punto alla faccenda, poi giuro che vi lascerò tutti in pace, almeno io, gli altri non so:

    1) gli insulti sarebbero perseguibili come diffamazione a mezzo stampa, lo sappiano i colti lettori di Catalano. Non perdo tempo a rispondere sul profilo dove il “criminale poetico seriale” è impegnato in un crowfounding di consensi popolari con bandierine da stadio. Risponde a qualsiasi cosa, come a difendere tutto il suo creato e a rassicurarsi di non perdere neanche un lettore e un amico, ché è troppo bello che ci vogliano bene.

    2) Ho scritto un articolo, ritengo piuttosto analitico, anche se non è un saggio. L’ho scritto perché ho la convinzione di non sbagliarmi sulla sua poesia. Chi vuole continuare a sostenere questa scarsità poetica e unirsi alle bande dei “catalanos”, faccia pure. Ognuno si diverte come può. Per i saggi lascio ad altri per ora.

    3) Il dibattito in campo letterario sulla questione ha toccato ormai il fondo. Rispetto chi ama la poesia di Catalano, non penso siano tutti illetterati i suoi sostenitori, ci mancherebbe, ma la gran parte dei suoi sostenitori non sono certo “informati sui fatti”. Forse molti avranno letto solo Catalano nella vita. E hanno solo quel punto di riferimento. Per quanto riguarda invece gli interventi di alcuni poeti contro di me… non aspettavano altro! E quindi mi pregio di aver offerto loro questa occasione di libera espressione, che possono riproporre in qualsiasi altra questione da me tirata in campo, anche in relazione all’effetto serra o all’aumento del costo della benzina. Se Catalano si fa la maglietta con “criminale poetico seriale” io mi farò gli screenshot degli insulti dei suoi accoliti per un’installazione, al fine di mettere a frutto la produzione di questi giorni.

    4) la cosa che più mi è lontana al mondo è l’invidia, quindi come argomentazioni veramente non ci siamo. e poi invidia di che?

    5) la poesia è un laboratorio continuo (di versi e di idee), e io ritengo che questo articolo abbia posto dei sani punti interrogativi. Quanto a Catalano spero che prenda queste mie osservazioni non come un attacco alla sua persona – per me la poesia non è una questione “personale” – ma come un modo per rivedere il suo operato e fare meglio, Magari cambiare rotta, ritornare ad una più nobile dimensione poetica, uscire dal narcisismo che ci colpisce, guardarsi attorno, evolvere.
    Anche per questo, lettori e autori, dovrebbero accogliere critiche come questa – che penso non siano prive di coraggio, andando contro un pubblico costituito – con maggiore rispetto, apertura e spirito critico.

    Peace and love!

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  14. Entro in punta di piedi in questa discussione (e in questo gran bel blog – o sito, o… ).
    Credo prima di tutto che la storia dell’invidia di chi critica abbia un po’ dettato i tempi (insomma ha un po’ rotto). Max affronta un tema, forse un po’ “duramente”, assolutamente moderno, e credo che sia giusto alimentarne il dibattito.
    Forse, da una parte, continuare a etichettare con la parola Poesia solo alcune produzioni, diciamo più auliche (perdonate il termine forse mal scelto), insomma, rinchiudersi in antichi intellettualismi si rischia di perdere da una parte opere magari innovative e interessanti, dall’altra di rintanarsi in un eremo e starsene lì, autocompiacersi, e punto.
    Dall’altra, Catalano – da quel che ho letto – sembra una creatura più da Zelig che altro (e non va letto per forza in senso negativo), con un certo talento suo – ma effettivamente di Poesia ci trovo ben poco…

    Insomma, la cosa migliore è parlarne, e magari, la sera, leggersi un po’ di Mark Strand (che fa sempre bene).

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  15. Pingback: GUIDO CATALANO, LA POESIA ALLA DERIVA | alessandrapeluso

  16. Si, va bene tutto, ma qui siamo oltre. Cose così non sono neppure divertenti… e venderci 18 mila copie di libri dà l’idea di come non abbiamo più alcuna speranza o decenza…

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  17. Pingback: AAAnima cerca anima | imperfect - comunicazione torino - art, illustration, design & web studio

  18. Sono una scrittrice e mi sono imbattuta nell’ottima poesia di Catalano che giudico “un’impressionista della parola”. Se potessi incontrarlo, gli direi :- che si parli bene di lei, che se ne parli male, si parla sempre di lei.E questo le fa onore, perché vuol dire che lascerà la sua orma nella storia -. Adoro Catalano.

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  19. Mi lascia di stucco tutto questo impegno contro Catalano: si tratta di un comico da cabaret che interpreta il personaggio di un “poeta” come può immaginarlo un pubblico che non è avvezzo a leggere poesia. Non credo che Catalano sia stupido o ignorante e sarei sorpreso se sapessi che si ritiene un poeta. Parlare delle sue filastrocche e della sua attività professionale di attore comico come di “poesia”, fosse pure pessima, significa avergli accordato un credito che non credo lui volesse nemmeno ottenere.

    Non vedo il pericolo di inquinamento di alcunché, dal momento che la maggior parte del pubblico di Catalano, come la maggior parte dell’umanità, non legge le poesie e non ha interesse per la poesia; chi fra loro invece avesse a cuore la poesia, di sicuro non legge o non ascolta Catalano come “poeta”, come leggerebbe Conte o Magrelli, ma come attore – forse bravo, forse no, – che intepreta la macchietta – forse divertente, non so – di uno che chiama se stesso “poeta”. Insomma, il pubblico che ammira Catalano credo abbia con la poesia la medesima relazione che il pubblico che ascolta le canzoni di Giovanni Allevi ha con la musica classica: non è interessato, dunque non è quello il punto.

    Se poi fosse proprio necessario, per ozio, per accidia o per il puro gusto della polemica, voler considerare quelle di Catalano come poesie allo scopo di invalidarle, basterebbe dire una cosa che non mi pare di avere letto in nessuno dei suoi critici (e questo sì che dà da pensare, trattandosi di sedicenti poeti): i componimenti di Catalano *non sono in versi*, non hanno nessun ritmo o metro riconoscibile, né ci provano minimamente.

    Concludo osservando che dello stato della poesia e della riflessione critica su di essa dà un’immagine più sconfortante un articolo così che non una tiritera di Catalano.

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  20. Ti ringrazio vivamente, tocca affermare che, al pari di Salvini, Catalano mi abbia causato non pochi principi di metaforica cirrosi epatica. Che il popolino legga porcherie posso anche lontanamente comprenderlo, ma che lui si auto-proclami poeta assolutamente no. Ci vuole dignità. Ci vuole rispetto per chi si è sudato questo appellativo imprimendo ben altro su carta. Guido Catalano rappresenta però una società in cui a farsi largo sono numeri e non meriti, purtroppo. Rappresenta la mancanza di rispetto nei confronti di chi ha talmente tanto rispetto per il verso, la lirica e la metrica che evita di comporre perché ancora non si sente pronto, con umiltà e dignità. Ora mi chiedo se tornare a un Decadentismo esasperante e un’espressione sette-ottocentesca per avvalorare di nuovo il proferir poetico, stuprato da autori del genere sia la soluzione più adeguata.

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  21. chi ha talmente tanto rispetto per il verso, la lirica e la metrica che evita di comporre perché ancora non si sente pronto, con umiltà e dignità.

    Finti poeti contro comici-poeti contro poeti «in pectore» che aspettano solo, dignitosi e umili, di essere pronti… Ah, la poesia italiana sta messa proprio bene🙂

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  22. Pingback: Guido Catalano - Poeta professionista vivente – 5AVI

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