Considerazioni sulle strutture espositive: da Italia ’61 a Expo 2015

foto di Max Ponte

Il mio intevento riguarda le strutture espositive italiane, eredità delle grandi esposizioni universali e nazionali, che nell’Europa del XIX sec mettevano in luce le produzioni e le eccellenze degli stati nazionali. La Tour Eiffel, come è noto, è un lascito di questa cultura. E non solo, anche il Borgo Medievale di Torino, è ciò che rimane dell’Esposizione Generale Italiana del 1884. Ma facciamo un salto in avanti e concentriamoci su strutture più recenti.

Il Palazzo del Lavoro di Torino, costruito per Italia ’61, del quale parlai nell’ultimo, non recente, articolo prese fuoco il 20 agosto di quest’anno, e certamente non si è trattato di autocombustione. Il palazzo permane in un triste stato di rudere carbonizzato finché non prevarrà qualche interesse commerciale a “nobilitarlo”. Il capolavoro di Nervi giace quindi distrutto in uno scenario post-industriale che contrasta con la volontà di riqualificazione della città.
Le costruzioni realizzate a Torino per le Olimpiadi 2006, così come altre infrastrutture, sono deserte. Non so cosa ce ne facciamo di una pista di pattinaggio, manco fossimo nel nord Europa! Inoltre parlerei della Stazione di Porta Susa che, realizzata nel contesto delle Olimpiadi, oggi appare una grande serra priva di servizi e sovradimensionata per le esigenze di una piccola città sabauda.

Tuttavia le strutture di Italia ’61 e delle Olimpiadi, quando attive, conservavano una dimensione di accoglienza, adeguata alle esigenze del pubblico, che è venuta a mancare a Expo Milano 2015. L’errore di Expo Milano 2015 è stato di mettere in piedi padiglioni che, come concezione, sono ancora ottocenteschi, e non hanno saputo rispondere a genti provenienti da tutto il mondo. Si tratta di un fallimento, ma non del sistema ricettivo, si tratta di un fallimento della progettazione architettonica. Un fallimento attribuibile agli architetti, certamente condizionati dalla politica ma non per questo giustificabili, che non hanno saputo misurare spazi tempi e utenze.

Expo Milano 2015 doveva rappresentare il mondo nel 2015, essere molto più grande, con padiglioni di grande capienza o multipli, e i flussi del pubblico mai interrotti. Si dovevano creare le condizioni di un continuum espositivo e non di una via crucis. Il concetto di continuità infatti era alla base anche delle gallerie commerciali che si affermarono a Parigi ormai due secoli fa, proprio quei “passages” di cui parla Walter Benjamin nei suoi scritti.
Alcuni padiglioni di Expo Milano 2015 si sono rivelati straordinari dal punto di vista delle tecniche di comunicazione, con impiego di ottimi materiali, il fallimento sta nel rapporto con il pubblico. E in una architettura sempre più distante dalla vita reale, distante dalla vita del cittadino, sia nella sua vita quotidiana che in quella massificata delle esposizioni contemporanee.

Articolo pubblicato anche sul blog d’arte IL VERSO DEL QUADRO

Un pensiero su “Considerazioni sulle strutture espositive: da Italia ’61 a Expo 2015

  1. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 04.11.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...