da “Ballate di Lagosta”, di Christian Sinicco

vetrate
Dalla sezione La processione di Ferragosto

Prima della processione

non saranno nemmeno le sette e tutto il paese
porta il nome dei santi sulla bocca del prete,
anche l’abside acquista a mano a mano più luce
e tra chiesa e porticato si illuminano i volti

fuori il cielo chiarisce, purifica lo spazio,
un’omelia continua fissa la croce d’oro
con la tunica bianca, come contro l’azzurro
le nuvole passano durante l’offertorio

siete voi questi sogni che pensano l’esistenza,
le idee, e poi il sole gela questo rituale
sui vetri e le inferriate che si sono incendiate
sull’altare che rima la stessa litania

***

Ballata di Marija

fiorì la madre tra il finocchio e i suoi angeli gialli
fioriscono in processione a due a due uomini e donne
è fiorita la valle prima di quel suono di campane
il 15 agosto si staglia da secoli nelle pietre, ora e sempre
sul sagrato e poi giù per le case e le scale
sulla Bella di notte c’è ancora il tramonto di ieri
e di tanto in tanto il paese chiama Marija,
i pistilli ubriachi, le semenze di tomba

i campi di Lastovo il colibrì li ricorda
come covo di pirati – pare che nulla cambi
così con la squilla ti batti il petto
e il mare è il suo sarcofago e il ritmo

quale giorno sia, smemorato arrivi alla chiesa
quanti giorni sei stato nei sogni e ti sei fatto sorprendere?
è questa la sveglia: lo sanno il prete,
i cesari, la campana e la valle
e il medioevo alle spalle inanella i vitigni
se la processione andasse più su
penderesti dalla forca dei perdimenti nel forte francese
Marija non lo sa, e mi ha accolto lo stesso

Marija è vestita di porpora e si prepara alla festa
è una madre fiorita nel cuore di un’isola
petali di Bouganville la processione calpesta
scendendo al cimitero, salendo di nuovo alla chiesa

Marija è in ogni mattina e intona l’universo nei salmi
come il cemento della strada si è sparsa nel punto delle cose
è la voce del mio silenzio finalmente rapita
con una viola tra i capelli e sulle rughe

***

Il salmo di Marijana alla figlia Sara
presso l’acquasantiera col dragone,
sotto le teste di serpente sul rosone

avvicinati alle campane, battile per quattro volte,
solleva l’icona della vergine, sollevati dagli uomini in nero,
e bagnati la fronte di acqua come i delfini
sulle spalle di una ragazza tatuata che si fa il segno

trasforma in roccia i serpenti sotto il sole
sul rosone che la mattina si ribella al bianco,
inghiottendo i veleni del mondo,
combatti dolcemente per dare senso

e porta la mia richiesta, anche il suo pudore,
sulle spine del capitale come susini e uva –
gustano la tua bocca, ascolteranno la libertà
e il sapore quando sanguinano le labbra

***

Jadro pensa sui petali di Bouganville

non è detto che io possa tra gli olivi vedere
la bellezza – i suoi occhi, dove solo un punto è a fuoco in te, il blu –
non è detto che in un bacio si possa, amico mio,
sentire i suoi colori effusi, tra i camini di Lastovo guardare e scattare la foto
dove il sole brucia gli obiettivi; quanto agli scatti, tu possa ricordare i grilli
e la signora cantata in questa pietà di pietra, curva sui campi:
il bianco e il nero hanno radici, sono il risultato dell’immagine doppia
che abbandonasti lì, la tua maglietta rossa e chi posa per te

ho sempre amato parlarti, ma ho amato di più le tue parole:
esse manifestano i nostri muri, le antenne e le foglie, i lineamenti sopraffatti dalle menzogne
di questo stato di carogne, per cui la vita è dura, l’ombra è il trauma
e la cecità decisiva – lo sarebbe anche la luce: per cui abbiamo bisogno di un chiaroscuro,
di lasciarci perdere affinché i nostri nomi scendano come le Bouganville,
di non accorgerci che questo blu è l’istinto di morte che ci sovrasta:
io non ti chiamerò in questo rifrarsi lento, dove si nascondono le lucertole ramate,
io ti chiamo nella tua bellezza, io ti chiamo prima che tutto si veda nella sua immagine

***

Christian Sinicco (https://christiansinicco.wordpress.com/about/) è nato a Trieste il 19 giugno 1975. Dal 2001 su “Fucine Mute”, tra i primi periodici web ad essere iscritto nel Registro Stampa (1998), firma articoli e interviste (ad esempio a Luzi, Spaziani, Loi, Villalta) e avvia il progetto di critica sulla poesia della sua generazione. Su “Absolute Poetry” realizza invece la prima mappatura della poesia in rete. Dal 2008 collabora ad “Argo” (http://www.argonline.it/): avvia la ricerca sulla poesia dialettale, sfociata nel 2014 nell’antologia L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti in dialetto e in altre lingue minoritarie (1950-2013) (Gwynplaine edizioni), e contribuisce alla creazione dell’annuario Argo – Poesia del nostro tempo. In poesia ha pubblicato: passando per New York (Lietocolle, Como 2005 http://www.lietocolle.com/shop/collane-collana-blu-aretusa/passando-per-new-york/) e Ballate di Lagosta (Edizioni CFR, Sondrio 2014).

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