12. Rospi

chiesa
I rapporti con l’amministratore del santuario erano alterni. Mi aveva affidato la parrocchia, ma al Cardinale non diceva nulla; se citava e ringraziava collaboratori e dipendenti, diventavo all’improvviso anonimo e invisibile. Temeva di entrare in attrito con quelli per cui ero un guastafeste, a cominciare dall’accolita dei laici della Santa Famiglia. Una volta glielo feci presente, e mi rispose d’esservi costretto per uscirne vivo. Fino ad allora, non avevo mai visto da vicino un’attitudine tanto spiccata al compromesso. Avrei dovuto farmi crescere, come tutti gli altri, il pelo sullo stomaco, ma non ero il tipo: continuavo ad ingoiare rospi, in attesa d’interventi decisivi da parte del Signore. Non avrei mai immaginato che quello che vivevo fosse solo l’inizio dei dolori.
Presto, infatti, l’amministratore della mia ex parrocchia cominciò a comportarsi in modo ambiguo. Aveva deciso di configurare la realtà pastorale a modo suo, come se in quei mesi striminziti avesse potuto assimilare una storia straordinaria di trent’anni, intessuta non di opache operazioni – come quella in cui adesso mi trovavo -, ma di fatti e situazioni voluti dal Signore e realizzati da don Mario, un santo della fede. Si aggirava in Curia, presentando versioni parziali delle cose, mal consigliato da gente che cercava, in manovre come queste, solo il proprio interesse. Una volta gli dissi, esasperato, di riferire in alto loco che gli avevo lasciato un tesoretto, ridotto quasi a nulla per l’esodo in massa dalle sue celebrazioni. Da quel giorno cambiò radicalmente atteggiamento, fino a emettere una serie ossessiva di messaggi nella mailinglist del Centro giovanile.

5 pensieri su “12. Rospi

  1. Il tesoro

    C’era una volta un vecchio contadino

    ch’aveva un suo campetto e la sua marra

    e tre figlioli. Giunto al lumicino,

    volle i suoi tre figli accanto al letto.

    – Ragazzi – disse – vado al mio destino:

    ma vi lascio un tesoro: è un campetto…

    E non poté più dire altro, o non volle.

    A mente i figli tennero il suo detto.

    Quando fu morto, quelli il piano, il colle

    vangano, vangano, vangano: invano;

    voltano al sole e tritano le zolle:

    niente. Ma nel raccolto, quando il grano

    vinse i granai, lo videro il tesoro

    che aveva detto il vecchio:

    era la vanga dalla punta d’oro.

    Giovanni Pascoli

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  2. carissimo Faber, quando una fede diventa istituzione succedono guai, OVUNQUE E DOVUNQUE, come ormai si vede, nel piccolo e nel grande.

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  3. “ tesoretto, ridotto quasi a nulla per l’esodo in massa dalle sue celebrazioni”

    Abbiamo sofferto, sopportato con te, e per te ingoiato “rospi” … ma tutto ritorna e noi, oggi, siamo ricompensati per aver avuto fiducia nel progetto del Signore.

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