Vivalascuola. Affinché vi conosceste a vicenda

“O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”.

E’ sentire comune, dopo gli attentati di Parigi, che anche in momenti come questi la scuola è chiamata non solo a educare ma innanzitutto a stare vicina a bambini e ragazzi. E’ bene parlare a scuola di questi fatti, dunque, senza imposizione ma aprendo uno spazio di riflessione affinché nelle aule possano liberamente emergere paure e domande. Con la consapevolezza che l’educazione richiede tempi lunghi e non si esaurisce in un minuto di silenzio. Vivalascuola non interviene con analisi che competono ad altri ma propone alcuni spunti didattici: “cosa serve ai bambini” di Claudia Fanti, esempi di lavoro a scuola di Giuseppe Caliceti e Eraldo Affinati, e alcuni sermoni pronunciati nelle moschee italiane venerdì 19 novembre, come strumenti che pensiamo possano aiutare docenti e studenti a superare ignoranza e pregiudizi, quelli che generano violenza e matta bestialitate.

Indice
(Clicca sul titolo per andare subito all’articolo)

.Sermone di Venerdì 20 Novembre, La sacralità della vita e i valori della convivenza
Abd alAziz Rajab, La tolleranza religiosa nell’Islam
Mohammed alWakil, I prigionieri. Il punto di vista dell’Islam sugli ostaggi
Basta con le chiacchiere
Claudia Fanti, Cosa serve ai bambini
Giuseppe Caliceti, La guerra vista dai bambini
Luca Fazio, Affinati: “I giovani immigrati ci insegnano a capire la guerra
La settimana scolastica
Risorse in rete

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La sacralità della vita e i valori della convivenza
Sermone del Venerdì pronunciato il 20 Novembre 2015 in tutte le moschee italiane
Traduzione Abd alKarim Rotondi

Oh Fratelli nell’Islam!

Iddio ha creato l’Uomo per popolare la Terra, qui egli costruisce ciò che è utile a sé e alle altre creature, e lo ha reso responsabile di questo suo operato.

La corruzione sulla Terra e la uccisione vanno in contrasto con questa grande missione. Per questo motivo, nell’episodio citato nel Corano, gli angeli obiettano sulla creazione di Adamo proprio sollevando questi due punti:

Sura 2, v. 30. E quando il tuo Signore disse agli Angeli: “Porrò un vicario* sulla terra”, essi dissero: “Metterai su di essa qualcuno che vi spargerà la corruzione e vi verserà il sangue, mentre noi Ti glorifichiamo lodandoTi e Ti santifichiamo?”. Egli disse: “In verità, Io conosco quello che voi non conoscete…”.

Oh Fratelli nell’Islam!

La Creatura Umana è opera di Allah, nessuno ha il diritto di distruggere questa opera. La Terra è la casa di questa Creatura, e la sua Vita è un Dono di Dio. Chi aggredisce la Vita aggredisce un Dono ed un’Opera di Dio.

Dio ha vietato lo spargimento del sangue innocente, lo ha fatto in tutte le Leggi che ha inviato all’Umanità e in tutte le Missioni profetiche. Leggiamo nel Corano:

Sura 5 v. 32. Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida un uomo, che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l’umanità intera.

E’ fatto divieto l’aggressione della Vita innocente a chiunque appartenga, senza discriminazione, giovane o anziano, ricco o povero, musulmano o non musulmano:

Sura 6 v. 151. Di’: “Venite, vi reciterò quello che il vostro Signore vi ha proibito e cioè: non associateGli alcunché, siate buoni con i genitori, non uccidete i vostri bambini in caso di carestia: il cibo lo provvederemo a voi e a loro.

Ed in un insegnamento ascoltiamo il Messaggero, come riportato nella raccolta del Bukhari:

“Ogni volta che muore un’anima ingiustamente, il figlio di Adamo (Caino) si carica di una colpa in più essendo stato il primo ad aver iniziato la tradizione della uccisione”

Non esiste nella Storia una Nazione o una Religione paragonabile all’Islam quanto a Tolleranza e Convivenza.

Il vero musulmano esprime con il suo operato e con il suo comportamento i valori e i principi che impara dall’Islam, e fa della sua presenza un portale di conoscenza dell’Islam. L’Islam che rappresenta un messaggio di Pace, Amore e Misericordia. Nei suoi comportamenti, il musulmano deve fare in modo di non andare in contrasto con gli insegnamenti e l’indicazione divina, e deve evitare per quanto può che i suoi comportamenti sbagliati o contraddittori possano essere usati dai malvagi per rovinare l’immagine e la limpidezza del messaggio islamico.

Il musulmano si presenta bene, ha un comportamento esemplare, usa gentilezza, misericordia e saggezza nella sua relazione con il mondo.

Oh fratelli nell’Islam!

La convivenza tra i figli di una società o tra le varie popolazioni diverse, è una mèta nobile, ed è l’obiettivo di tutte le religioni e le confessioni spirituali, ed è anche l’oggetto di studio degli intellettuali e dei pensatori in tutto il mondo.

Questa convivenza richiede che ci siano alla sua base valori e principi condivisi, e di seguito ne elenchiamo alcuni, che sono anche insegnamenti islamici:

  1. Riconoscere una medesima unica origine dell’Umanità, Sura 23 v.12. “In verità creammo l’uomo da un estratto di argilla.”**[“estratto di argilla”: lett. “sulâla”, “quintessenza di”, “argilla sceltissima”]
  2. Il riconoscimento e il rispetto della Dignità Umana e dei Diritti dell’Uomo. Sura 17 v. 70. “In verità abbiamo onorato i figli di Adamo, li abbiamo condotti sulla terra e sul mare e abbiamo concesso loro cibo eccellente e li abbiamo fatti primeggiare su molte delle Nostre creature“.
  3. Usare nel comportamento giustizia, tendenza verso il miglioramento, verso la virtù, e la condanna della ingiustizia, della prevaricazione,
  4. Il rispetto delle consuetudini della gente. Sura 16 v.90. “In verità Allah ha ordinato la giustizia e la benevolenza e la generosità nei confronti dei parenti. Ha proibito la dissolutezza, ciò che è riprovevole e la ribellione. Egli vi ammonisce, affinché ve ne ricordiate“.
  5. Stabilire il principio dell’equilibrio e della moderazione, della convivenza pacifica e del dialogo delle Civiltà, lo scambio delle conoscenze, scambio di favori, la realizzazione della cooperazione fra gli uomini. Sura 49 13. “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato“.
  6. Realizzare gli impegni previsti dalla cittadinanza, il rispetto delle leggi, adempiere ai doveri e ai compiti, proteggere l’interesse pubblico comune, la collaborazione per realizzare la cittadinanza sana, la protezione della società dai pericoli e dalle minacce, la difesa dell’ambiente. Sura 5, vv. 2 “… Aiutatevi l’un l’altro in carità e pietà e non sostenetevi nel peccato e nella trasgressione.
  7. L’operare per la riconciliazione e per la pace sociale, e la promozione di relazioni di misericordia e il rispetto reciproco, e il rifiuto del fanatismo. in un Insegnamento, il Messaggero* dice: “La Gentilezza è quella cosa che, se presente in qualsiasi cosa, la abbellisce, e se manca in qualsiasi cosa, la imbruttisce”. (raccolta di Muslim)
  8. Il rifiuto verso tutto ciò che porta alla violenza, al fanatismo e al terrorismo, sia esso sotto forma di parole o di gesti. Chi compie atti di terrorismo va perseguitato a norma di Legge, Iddio ha vietato l’uccisione, l’ingiustizia e la prevaricazione, e dice: Sura 7, v. 33. Di’: “Il mio Signore ha vietato le turpitudini palesi o nascoste, il peccato e la ribellione ingiusta, l’attribuire ad Allah consimili, a proposito dei quali [Egli] non ha concesso autorità alcuna e il dire contro Allah cose di cui non conoscete nulla”. Ed anche nel versetto 56 dice: “Non spargete la corruzione sulla terra, dopo che è stata resa prospera, InvocateLo con timore e desiderio, La misericordia di Allah è vicina a quelli che fanno il bene“.
  9. Proteggere la sacralità della vita umana, questo dovere è considerato nell’Insegnamento islamico una priorità assoluta: Disse il Messaggero*: “Un uomo è ancora nei confini della religione, finché non tocca la sacralità del sangue (la vita)” (riportato dal Bukhari).

Sia che una azione venga fatta da dei tiranni oppressori che non rispettano la dignità umana, oppure a nome di un sedicente califfato falso, o derivi da una fonte che pubblica idee fanatiche deviate, razziste o settarie, o da parte di invasori occupanti di qualsiasi religione essi siano, in qualsiasi territorio: qualsiasi azione volta a terrorizzare le persone, uccidere degli innocenti, qualsiasi azione di questo tipo è fuori da ogni logica di Verità, di Misericordia e di Giustizia, ed è in contrasto palese con tutte le Leggi rivelate da Dio e aumenta l’odio tra le persone.

Queste azioni richiedono la cooperazione tra tutte le persone, la condivisione degli sforzi di tutti i leader religiosi e laici e di tutte le organizzazioni affinché studino certi fenomeni, ne analizzino la provenienza, e prendano le decisioni necessarie per contrastarli e raggiungere la pace sociale, la convivenza e il popolamento della Terra, così come è stata la Volontà di Dio.

Dio non ha nulla a che fare con chi usa il suo nome per compiere attentati spargendo il sangue di innocenti, con ingiustizia e prevaricazione. Chi compie queste azioni non ha caratteristiche per essere un Credente vero, bensì ha le caratteristiche di chi non rispetta la sacralità della Vita.

Tutte le esplosioni che hanno falciato vite e fatto versare sangue sacro innocente, sono condannate e rifiutate dall’Islam.

Noi, nel nostro ruolo come parte di questa società, condanniamo con fermezza (e come noi ritroviamo i Sapienti del “mondo islamico”, le sue Organizzazioni e le sue Istituzioni) le azioni terroristiche che sono accadute pochi giorni fa, nella capitale francese Parigi; azioni che hanno avuto come obiettivo la destabilizzazione della convivenza civile pacifica, la apertura di un conflitto tra i musulmani e le loro società, ed esprimiamo condoglianze al popolo francese, come esprimiamo vicinanza alle famiglie delle vittime e ai loro cari, caduti innocenti.

Facciamo questo allo stesso modo con cui condanniamo le azioni terroristiche avvenute in Libano, Turchia, Siria ed ovunque questi fatti accadano.

Il sangue innocente per noi è tutto uguale, e ci addolora il suo spargimento, qualsiasi origine abbia, a qualsiasi religione appartenga, in qualsiasi caso. Tutta l’Umanità dovrebbe esprimere solidarietà verso il sangue innocente versato, senza nessun tipo di discriminazione.

Queste azioni terroristiche non sono legittimate da nessuna religione celeste, non possono essere accettate da nessuna coscienza viva, e sono contro qualsiasi comportamento virtuoso. Sono azioni deviate che vanno contro l’Umanità, che possiamo trovare solo nella logica della “legge della giungla”, ed anzi alcuni di questi criminali hanno dismesso la loro umanità e hanno superato anche la “legge della giungla”, poiché anche le bestie feroci smettono di aggredire se sono sazie, mentre questi criminali non si sono limitati in alcun modo nel loro spargimento di sangue, che Dio ce ne protegga.

E la cosa peggiore è proprio che questi criminali cercano di coprire i loro crimini con una idea di religione, e pretendono di fare questi atti in nome di Dio. E questo è quanto di più falso ci possa essere, Dio è quanto più lontano dal pensiero di questi malvagi.

In conclusione, ci rivolgiamo ai nostri concittadini europei e ai nostri governi in Europa, ai nostri mass-media, ai nostri intellettuali e docenti, e chiediamo loro di essere giusti nei loro discorsi e nelle loro reazioni, affinché non abbiano occasione questi criminali di acquisire un ben minimo consenso, ed affinché non possa essere accusato un innocente per un crimine compiuto da altri. [torna su]

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La tolleranza religiosa nell’Islam
Sermone del venerdi 20/11/15 composto dal Sheikh Abd alAziz Rajab, Moschea di Rozzano
Traduzione Abd alKarim Rotondi

Cari fratelli, care sorelle, oggi il nostro imam ci parla della tolleranza religiosa nell’Islam.

L’Islam ci portò una legge indulgente, facile e semplice, senza ipocrisia e senza adulazione ma invece piena di nobiltà e generosità, di amore e di soddisfazione: per quanto è possibile nella coesistenza tra le religioni. La libertà di praticare i propri sentimenti religiosi da una parte e dall’altra scoraggiare i fanatismi religiosi e le preferenze razziali. Non c’è restrizione nell’abbracciare alcuna religione. Questo lo disse Allah swt alla fine dell’aiat alKursyy ((la Ikraha fiddyn Non c’è costrizione nella religione)) (alBaqara).

Non è completa la fede del musulmano finché non crede a tutti i libri celesti e a tutti i Profeti. Disse Allah taala ((Il messaggero crede in quello che è stato fatto scendere su di lui da parte del suo signore, come del resto i credenti: tutti credono in Allah nei suoi angeli, nei suoi libri e nei suoi Messaggeri. Non facciamo differenza alcuna tra i suoi messaggeri. E dicono: abbiamo ascoltato e obbediamo! Perdono Signore! E’ a te che tutto ritorna)) (alBaqara).

Nell’Islam l’indulgenza è indice di vera fede. Il Tabarani ci informa di questo bellissimo hadith //Un uomo si avvicinò a RasulAllah saw e gli chiese: O RasulAllah cosa è la fede? Rispose: la fede è la pazienza e la tolleranza//. Diffondere questi valori fu uno degli scopi della missione di Mohammed saw come egli stesso dichiarò in diversi ahadith.

L’Islam considera la tolleranza una delle azioni migliori: chiesero a RasulAllah saw : //O RasulAllah qual è l’azione da preferire? Rispose: la indulgenza e la pazienza//. La tolleranza è anche la porta per la soddisfazione dei propri bisogni. Disse il Mustafa saw: //Sii indulgente e sarai trattato con indulgenza//.

L’Islam guarda alla gente con uno sguardo di uguaglianza, quali che siano le sue radici, respinge il settarismo e il campanilismo e lo disse Allah taala: ((O uomini vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah il più nobile di voi è colui che più lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato)) (alHujirat). Questo significato fu ripreso e confermato dal Nabiu saw che disse:// Tutti voi siete figli di Adamo e Adamo fu creato dalla polvere//.

L’Islam ordina la giustizia e l’indulgenza con tutta la gente, persino la gente che giusta non è. Disse Allahu taala ((O voi che credete, siate testimoni sinceri davanti ad Allah, secondo giustizia. Non vi spinga all’iniquità l’odio per un certo popolo. Siate equi: la giustizia va d’accordo con la devozione. Temete Allah. Allah è ben informato di ciò che fate)) (alMaida). La strada dell’invito all’Islam è fatta di misericordia e indulgenza e lo disse Allahu taala: ((E’ per la misericordia di Allah che sei dolce nei loro confronti. Se fossi stato duro di cuore, si sarebbero allontanati da te. Perdona loro e supplica che siano assolti. Consultati con loro sugli ordini da impartire; poi quando hai deciso abbi fiducia in Allah. Allah ama coloro che si affidano a Lui)) (Al Imran). Come pure disse: ((Chiama al sentiero del tuo Signore con la saggezza e la buona parola e discuti con loro nella maniera migliore.)) (anNahl).

La Storia è testimone del rispetto umano per tutti quelli che ebbero a che fare con i Musulmani, come ci narra Abu Qatada rAanh che il nostro Mustafa saw ricevette una ambasciata di Cristiani Abissini onorandoli lui stesso: // quando vennero a lui gli Etiopi si alzò e si mise al loro servizio. Allora protestarono i suoi compagni: bastiamo noi! Disse: essi furono generosi con i nostri compagni e io desidero ricambiarli//. Quando i nemici desiderano la pace e chiedono la comprensione ai musulmani, così insegna Allahu taala: ((Se inclinano alla pace inclina anche tu ad essa e riponi la tua fiducia in Allah)) (alAnfal). Questo si applica anche agli ipocriti: venne un ragazzo dal Nabiu saw e gli disse che era pronto ad essere ucciso se così voleva ed egli saw rispose://Ma noi apprezziamo la tua presenza e vogliamo la compagnia di chi vuole esserci compagno//.

La storia di Omar bin alKhattab ci mostra che quando conquistò Gerusalemme, ordinò al suo esercito di dare sicurezza alla popolazione e scrisse per loro: Che non si occupino le loro case e non si prendano i loro beni e non si distruggano e non si disprezzi la loro religione. Questa tolleranza e protezione verso i non musulmani ha sempre fatto sì che un gran numero di persone entri nell’Islam, perché essa è la religione che accoglie tutti i sinceri credenti nel Dio unico.

Anche i non musulmani riconoscono questo: il famoso Thomas Arnold scrisse: Non abbiamo mai sentito di alcun tentativo di far entrare forzatamente qualcuno nell’Islam o di qualche oppressione che tenda a far abbandonare la religione cristiana. Dice anche Andrea Peterson: Davvero la violenza non si addice all’Islam, non vi è in esso alcuna traccia di violenza perché l’Islam è una religione di pace e non di violenza. Per concludere, questo è l’Islam, saldo nei cuori dei musulmani, che hanno sempre seguito il principio della tolleranza, anche quando arrivarono a dominare buona parte del mondo, diffondendo pace e tranquillità, realizzando una nazione ben guidata, una nazione della giustizia e della comprensione e della soddisfazione.

NB: Gli appellativi “swt e Taala” si riferiscono ad Allah e vengono sempre aggiunti al suo nome
L’appellativo: “saw” si riferisce al Profeta dell’Islam e va sempre aggiunto al suo nome
L’appellativo rAanh si riferisce ai compagni del Profeta saw e va sempre usato
Il testo tra ((*********)) è citato dal Corano, segue la Sura di provenienza
Il testo tra //*********// proviene da un hadith, fatti e storie verificate, dalla vita del Mustafa Mohammed saw [torna su]

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الاسرئ I prigionieri. Il punto di vista dell’Islam sugli ostaggi
Sermone del maggio 2015 composto da Sheikh Mohammed alWakil, Moschea di via Quaranta, Milano
Traduzione Abd alKarim Rotondi

L’Islam considera i prigionieri di guerra come soggetti deboli e bisognosi di protezione ugualmente agli orfani, i poveri e tutti coloro che non hanno risorse. Bisogna che vengano trattati con un trattamento umano di dignità e rispetto. Disse Allah Taala الله تعالى nella sura al Insan: ((E nutrono, per l’amore di Dio, il povero, l’orfano, il prigioniero.))

Ci chiarisce questo nobile versetto IbnAbbas رضي الله عنه: Questo versetto fu rivelato a proposito dei miscredenti fatti prigionieri.

قال الله تعالى Disse Allah Taal nella sura al Anfal: ((o Profeta! Dì ai prigionieri che sono in mano tua: se Allah trova un bene nei vostri cuori, vi darà più di quello che vi è stato preso e vi perdonerà perché Allah è alGhrafur arRahim (il misericordioso, colui che perdona) ))

قال الله تعالى Disse Allah Taala nella sura Mohammed: ((Quando combattete contro i miscredenti colpiteli finchè non li avrete vinti poi legateli stretti. In seguito liberateli, o dietro riscatto o gratuitamente, finchè la guerra non finisca. Questo è l’ordine di Allah.))

حديث Ci narra atTabarani questo hadith:// un uomo di nome AbuAziz disse: fui tra i prigionieri nel giorno della battaglia di Badr. E sentii Mohammed saw dire: Trattate bene i prigionieri. Poi disse AbuAziz : ero prigioniero in un gruppo degli Ansar e quando venne l’ora del pranzo e della cena, divisero il cibo con me, anzi dandomi quello più raro e costoso che in quei giorni era il pane//

حديث //Una volta Mohammed saw fece prigioniero un capo dei Bani Hanifa . Lo legarono a una colonna della moschea e gli portarono da mangiare. Poi Mohammed saw lo liberò senza richiesta di riscatto e lui diventò musulmano.//

Del resto anche nei tempi della Jahilia (pre-Islam) questa era la pratica preferita dai combattenti più nobili che sapevano che il rispetto e la fama vengono dalla generosità.

C’è un passaggio della Sunna che afferma:
L’Islam è la regola per i musulmani, ma i musulmani non fanno la regola dell’Islam.
Significa: il musulmano che fa cose sbagliate (come uccidere o torturare gli ostaggi) non può modificare la saggezza del nobile Qur’an e della sapienza e della Sunna del nostro Mohammed saw.

Così, quello che viene fatto in questo periodo, come uccidere ostaggi davanti a tutto il mondo e vantarsi di questo a mezzo di internet, face book, twitter, è sbagliato, è contrario agli insegnamenti di Mohammed saw. O addirittura uccidono le persone con il fuoco! Ma non sanno cheلن يعذب بال نار الا رب النار Non tormenta col fuoco se non il Signore del fuoco. [torna su]

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MATERIALI

Basta con le chiacchiere

La politica. Sono molte le analisi effettuate sui vari media sui fatti di Parigi, ci limitiamo a segnalare quella di Fulvio Scaglione, che così conclude:

Abbiamo fatto qualcosa? No. Abbiamo provato a tagliare qualche canale tra l’Isis e i suoi padrini? No. Abbiamo provato a svuotare il Medio Oriente di un po’ di armi? No, al contrario l’ abbiamo riempito, con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ai primi posti nell’importazione di armi, vendute (a loro e ad altri) dai cinque Paesi che siedono nel Consiglio di Sicurezza (sicurezza?) dell’Onu: Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia.

Solo l’altro giorno, il nostro premier Renzi (che come tutti ora parla di attacco all’umanità) era in Arabia Saudita a celebrare gli appalti raccolti presso il regime islamico più integralista, più legato all’Isis e più dedito al sostegno di tutte le forme di estremismo islamico del mondo. E nessuno, degli odierni balbettatori, ha speso una parola per ricordare (a Renzi come a tutti gli altri) che il denaro, a dispetto dei proverbi, qualche volta puzza.

Perché la verità è questa: se vogliamo eliminare l’Isis, sappiamo benissimo quello che bisogna fare e a chi bisogna rivolgersi. Facciamoci piuttosto la domanda: vogliamo davvero eliminare l’Isis? E’ la nostra priorità? Poi guardiamoci intorno e diamoci una risposta. Ma che sia sincera, per favore. Di chiacchiere e bugie non se ne può più.

Il business delle armi. E d’altra parte anche dopo gli attentati gli armamenti si rivelano ancora un gran business. La corsa alla sicurezza dopo gli attentati di Parigi ha fatto schizzare al rialzo i titoli delle grandi aziende produttrici di armi, come Lockheed Martin, Bae Systems e l’italiana Finmeccanica. La Penisola ha come primo acquirente di armi gli Emirati Arabi, che stanno guadagnando un ruolo di primo piano nello scacchiere mondiale.

Manifestazioni delle comunità islamiche. Dopo gli attacchi terroristici a Parigi e in Mali, sabato 21 novembre le comunità islamiche italiane si sono riunite a Roma e a Milano per rispondere con manifestazioni di condanna alle violenze e alle stragi, dopo i cortei dei giorni scorsi di Palermo, Parma, Reggio Emilia e Lucca.

Nelle scuole. Salvo Intravaia ci fornisce una panoramica di quanto avvenuto nelle scuole italiane il giorno dopo gli attentati. Noi proponiamo alcuni spunti didattici: “cosa serve ai bambini” di Claudia Fanti ed esempi di lavoro a scuola di Giuseppe Caliceti e Eraldo Affinati. [torna su]

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Cosa serve ai bambini
di Claudia Fanti

Con i bambini non si può essere diretti e puntare sull’informazione più un minuto di silenzio. Con i bambini bisogna distruggere negli anni i miti della competizione, della rappresaglia, dell’occhio per occhio, dente per dente. E’ un lavoro lento, fatto di attenzione, condivisa con loro, per le diverse opinioni, per le diverse modalità di convivenza messe in atto nel loro quotidiano vivere insieme. Cooperazione, eliminazione di steccati fatti di voti e giudizi sulle loro fatiche nell’approccio ai saperi sono la base per capire il valore della pace e il benessere generale che ne deriva.

Con i bambini non servono narrazioni scandalizzate sull’attualità e sul male. Servono letture di fiabe e miti antichi, coinvolgenti e densi di metafore sul dolore, sulla guerra, sulla mancanza di rispetto e sulle follie umane. Serve una scuola che li metta costantemente in relazione con la presa di piccole responsabilità verso chi non ce la fa, una scuola con adulti che si fanno esempio di giustizia e incoraggiamento in ogni occasione.

Serve l’esempio di Maestri che non si fanno comprare, che si fanno critici verso le piccole e grandi ingiustizie quotidiane, che mostrano passione nell’insegnare agli ultimi e che se ne fanno carico con gesti e azioni volte a elevarli. I bambini diventano maestri di se stessi, della propria vita, di un sociale di pace soltanto se li si accompagna nel tempo ad avere fiducia in se stessi e negli altri fornendo loro strumenti culturali e affettivi per farlo. Il resto è retorica.

La costruzione di uomini e donne di pace comincia là dove altrimenti si anniderebbero la dispersione e il rancore, pronti a manifestarsi al primo cenno di coinvolgimento e di plagio da parte di chiunque, astuto, potente e venduto al denaro, ne volesse approfittare per il reclutamento volto ad azioni violente. (da qui) [torna su]

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La guerra vista dai bambini
di Giuseppe Caliceti

I bambini e i ragazzi guardano, ci ascoltano. I bambini sono come spugne. Assorbono. Nel bene. Nel male. Quello che sappiamo mettergli davanti agli occhi. C’è chi dice che ai bambini è meglio non far vedere i telegiornali. C’è chi dice che invece è bene farli vedere. Ma con un adulto vicino che possa mediare.

Ci sono fatti, come quelli di Parigi, che escono dallo spazio dei telegiornali e occupano a macchia tutti i palinsesti televisivi. Per i bambini è impossibile non vedere quelle immagini. Molti si chiedono se sono fatti veri o no. Perché nell’infanzia e, in parte, nell’adolescenza, realtà e fantasia si confondono. Tutto ciò che proviene dai media viene classificato come falso. In toto. O vero. In toto. Difficile riuscire a fare differenza tra finzione e realtà per i più piccoli.

La televisione è un elettrodomestico più pericoloso di una stufa, diceva Mario Lodi, ma se un bambino armeggia vicino alla stufa, come minimo deve esserci un adulto a guidarlo; se invece guarda la tv, che è molto più pericolosa di una stufa, spesso gli adulti non ci sono. Non sono accanto.

Io sono dell’idea che ai bambini e ai ragazzi si debba avere il coraggio di dire e di far vedere. Anche le cose più spiacevoli. A seconda della età. E comunque, quando le vedono, è stupido negarle. Ma che le vedano sempre insieme a noi. Agli adulti di riferimento. Certe volte basta parlare insieme di qualcosa che ci ha colpito, anche se non si è capita.

Qualcuno di voi alla tv ha visto per caso cosa è successo a Parigi nell’ultimo fine settimana?

«Io! Io ho visto la partita Germania-Francia. In tv. Su Sky. Ci sono stati i botti. Ma era una bomba. È arrivata una banda che si chiama Isi. Ha ucciso alcuni tifosi. I giocatori no perché erano negli spogliatoi». «Anche io. Ho visto che alla fine della partita i tifosi, invece di andare a casa, sono rimasti in piedi sul campo e avevano paura di andare fuori dallo stadio. Ma non ho capito perché». «Io ho visto in tv delle immagini su un canale che davanti a un negozio c’era il vetro crepato». «Io pensavo che non erano morti veri. Perché certe volte in tv ci sono molti film con dei morti. Ma mia mamma mi ha detto che non sono morti veri, usano il sugo di pomodoro per far finta che sono morti veri, ma non lo sono. Però mia mamma ha detto che quelli erano veri». «Ma erano veri veramente? Neanche io pensavo che erano morti veri!». «Mio papà mi ha detto che quello che fanno vedere alla tv è tutto finto tranne quello che fanno vedere al telegiornale, che quello invece è vero. Per questo non mi fa mai vedere il telegiornale e neanche Striscia la Notizia. Però la partita l’ho vista anche io e ho visto che loro rimanevano lì sul campo, gli spettatori, perché li avevano chiusi dentro. Alcuni si abbracciavano, piangevano, volevano uscire». «Ma no, non uscivano perché se uscivano avevano paura che i ladri li ammazzavano con il mitra e le pistole».

Ci sono altri che hanno visto alla tv le immagini di Parigi e vogliono parlarne?

«Avevano messo delle candele e delle rose, dei fiori sulla strada, per quelli che sono stati uccisi». «Io in tv ho sentito che dopo erano venute le teste di cuoio, che sono come dei poliziotti speciali e loro hanno liberato i prigionieri e hanno ucciso i nemici». «Io ho sentito che me lo ho detto anche mia mamma che venerdì sera c’erano tre punti invasi e sabato mattina sei punti invasi. A Parigi, che è la capitale della Francia». «Anche io ho visto le immagini di Parigi ma non mi va di parlarne perché non le ho capite e non mi sono neppure piaciute». «Io ho visto un ragazzo che si stava buttando giù da un palazzo». «Io ieri sono andato alla partita di pallavolo di mia sorella, qui alla palestra di Calerno. Loro, le giocatrici, le giocatrici di tutte e due le squadre, hanno fatto un minuto di silenzio per ricordare i morti di Parigi». «Noi a messa, cioè a catechismo, anche noi abbiamo fatto un minuto di silenzio, ma abbiamo fatto tanto silenzio, sempre per ricordarci quelli morti di Parigi, abbiamo fatto una preghiera, Padre, Figlio Spirito Santo, Amen». «Abbiamo detto il Padre Nostro». «Io invece ho visto sabato mattina o pomeriggio che in Francia erano entrati quelli dell’Isi, con delle pistole e dei fucili e delle bombe, erano entrati dentro un teatro e hanno ucciso delle persone e hanno poi trascinato fuori quelli feriti e quelli morti».

Nella nostra classe ci sono anche dei bambini che vengono dal Marocco, dalla Tunisia, dall’India … Loro non hanno parlato. Loro in tv non hanno visto niente? I loro genitori non gli hanno detto niente?

«No, io in tv non ho visto questo, ma solo i cartoni». «Neanche io». «Mia mamma e mio papà non mi hanno detto niente perché poi, loro, le cose da grandi non le dicono sempre a me, perché io sono ancora un po’ piccolo…». «No, i miei genitori certe cose alla tv non me le fanno vedere».

Chi sono queste persone che hanno ucciso altre persone? L’avete capito? Avete capito perché hanno fatto questa cosa bruttissima di uccidere altre persone?

«Io no, non ho capito bene. Ho solo capito che erano molto cattivi perché volevano uccidere tutti, anche i bambini» «Loro per me ci hanno ucciso perché noi crediamo in una religione, loro invece in un’altra». «Ma uno che crede in un’altra religione deve uccidere gli altri, Giuseppe? Può ucciderli?». «Loro hanno ucciso perché sono di una banda di assassini che si chiama Isi». «Non lo so chi erano, io non ho guardato bene». «Neanche io». «Forse li hanno ucciso perché volevano i soldi». «Perché c’è un assassino». «Per me loro volevano uccidere tutti perché vogliono governare tutto il mondo, cioè comandare e fare quello che vogliono». «Loro hanno ucciso perché secondo me vogliono invadere le città grandi, perché vogliono prendere le cose e prendere anche tanti soldi. Tipo se uccidi tutti quelli della banca, dopo prendi tutti i soldi della banca». «Per me loro volevano ucciderci perché a Parigi c’erano tanti giovani al concerto e loro volevano uccidere i giovani».

Ma chi sono quelli della banda dell’Isi?

«È la banda di Francia». «Erano dei barboni, per me. Che non sapevano cosa fare e non avevano niente da mangiare. Allora si sono stancati di fare sempre l’elemosina, anche perché nessuno gli dava mai un soldo e loro non sapevano cosa mangiare. Allora si sono stancati di aspettare l’elemosina e hanno preso dei fucili e hanno iniziato a sparare come dei pazzi, hanno iniziato ad ammazzare tutti, perché poi il mondo è anche pieno di pazzi, mio padre me lo dice sempre». «Erano dei criminali, quelli, ma non so da dove saltavano fuori, tipo da altri Paesi, da New York, per esempio». «No, era della Siria, che è un Paese lontano». «Io ieri in tv ho visto una cosa che non ho capito: che c’erano tante macchine con degli uomini come una tuta e dei fucili e però non ci ho capito niente». «Per me sono dei ladri che vogliono rubarci tutto. Poi loro hanno preso anche delle persone e le tenevano prigioniere». «Io ho capito che è scoppiata la guerra e spero che non scoppia anche da noi perché a me non piace».

Ma secondo voi, perché scoppiano le guerre?

«Per vendetta». «Faccio un esempio: ci sono due che vogliono qualcosa, tipo una palla. Allora la vogliono tutti e due ma c’è una palla sola. Allora bisticciano per quello, perché nessuno vuole rimanere senza palla». «Per me le guerre nascono perché ci sono le pistole e le bombe, altrimenti non si riuscivano a fare la guerra o la facevano per finta». «Secondo me una guerra nasce dall’invidia, perché vogliono essere tutti più belli. O più belli o più ricchi». «Anche secondo me, perché vogliono dei soldi». «Oppure ci sono due che vogliono comandare tutti e due e nessuno vuole ubbidire. Tutti vogliono avere ragione. Allora bisticciano». «La guerra sono i bisticci dei grandi. Però sono più pericolosi perché le pistole non sono finte, non sono giocattoli, non sono pistole con dentro l’acqua, sono vere, ma come quelle dei cacciatori, cioè uccidono veramente. Tranne nei film che fanno finta di morire». «Io in tv ho visto che avevano acceso dei lumini sopra una strada come in un cimitero». «Anche io, poi ci avevano messo anche dei fiori per i morti».

Ma chi sono quelli che sono morti? L’avete capito?

«Io sì. Erano dei Francesi perché Parigi è in Francia». «Maestro, ma Roma è più vicina o più lontana di Parigi?».

Perché, hai paura che vengono a sparare anche qui?

«Io sì! Molto! Ho molta paura!». «Hanno ucciso delle donne e degli uomini». «Io ho visto che erano giovani». «Però dei giocatori della Francia e dell’altra squadra non è morto nessuno perché loro si sono nascosti dentro gli spogliatoi, sottoterra». «Io ho visto che è morta anche una ragazza di Venezia che era bellissima. Lei era lì a studiare. Anzi, era andata a vedere un concerto di musica rock».

Che sentimenti avete provato guardando la tv?

«Io mi sono sentita un po’ male perché ho pensato che se magari domani ci capitava a noi… Insomma, avevo paura». «Io una volta sono andato in vacanza a Parigi con la mia famiglia, ma per fortuna non c’era nessuna guerra». «Io ho provato un po’ di tristezza, ma non tanto perché ho cambiato subito canale e ho visto i cartoni animati, perché a me piacciono di più». «A me queste cose non interessano perché sono robe da grandi». «A me è dispiaciuto per la partita. Perché una volta sono andato anche io allo stadio con mio papà ma dopo voglio tornare subito a casa». (da qui) [torna su]

* * *

Affinati: “I giovani immigrati ci insegnano a capire la guerra
di Luca Fazio

Intervista. Parla lo scrittore Affinati, insegnante in una scuola di italiano per stranieri. “Ogni tanto porto i ragazzi milanesi da Mohamed e gli altri. A quell’età si intendono subito”

Con quali parole raccontare ai ragazzi l’orrore di Parigi? Domanda sbagliata se rivolta allo scrittore Eraldo Affinati: i “suoi” ragazzi già sanno. Sono loro che raccontano. Affinati è anche insegnante, di storia e italiano in un istituto professionale di Roma, e fondatore della Penny Wirton, una scuola di italiano per stranieri. Ci lavorano numerosi insegnanti volontari, le lezioni non prevedono classi, si privilegia il contatto a tu per tu con duecento adolescenti stranieri che hanno perso tutto, tranne la vita. Sono minorenni che scappano dalle guerre, giovani profughi scomparsi nelle statistiche. Stanno imparando e hanno tanto da insegnare ai “nostri” ragazzi, è quando si incontrano che si tiene la lezione più vitale di tutte. Si capisce dal titolo di un suo libro da che parte sta il prof Affinati, Elogio del ripetente (Mondadori, 2013). Con i più deboli.

A scuola si parla di Parigi?

Sanno perfettamente di cosa parliamo, sono adolescenti che fuggono dal terrorismo, dalla povertà e dalle guerre, molti di loro avrebbero potuto essere reclutati dai talebani in Afghanistan. Sanno già, dicono che questa è la tragedia da cui sono scappati. Molti ragazzi hanno perso i genitori.

Cosa accade quando incontrano gli studenti italiani?

Metterli in relazione con le nostre ragazze e i nostri ragazzi è l’obiettivo. Li porto spesso alla Penny Wirton e li trasformo in insegnanti di italiano, si conoscono e così cadono i pregiudizi. Marco e Giovanni capiscono Parigi quando ascoltano Mohamed. Gli adolescenti tendono a essere meno ideologici, fanno presto ad uscire dallo schema bene/male, amico/nemico. Un liceale romano e un egiziano se la raccontano subito, a 15 anni è più facile che a 30. Il confronto è utile per il migrante che si sente legittimato e per l’italiano che impara a conoscerlo direttamente.

I ragazzi italiani come hanno reagito alla strage?

Il rischio che si faccia confusione tra profugo e terrorista c’è, potrebbe prevalere un atteggiamento di paura e rifiuto degli immigrati. Non tutti i ragazzini però sono uguali, dipende dai genitori, dal contesto sociale in cui vivono, nelle periferie possono prevalere certi pregiudizi, abitare a Ponte Galeria o in corso Francia non è la stessa cosa. Proprio per questo penso che sia fondamentale mettere in relazione le persone, i ragazzi devono incontrarsi per raccontare la loro storia, per conoscersi.

Funziona sempre?

Sì. Basta poco. L’altro giorno Mohamed è venuto a scuola con una maglietta della Roma, abbiamo parlato di Salah e ci siamo detti che è lo stesso nome del terrorista ricercato in tutta Europa. La tragedia era presente nel discorso, ma ci siamo incontrati sulle cose che abbiamo in comune, in questo caso la passione per la squadra di calcio.

Gli adolescenti sono molto auto centrati e forse hanno già gli anticorpi per difendersi da questo orrore. Oppure servono parole nuove per raccontare quello che è accaduto?

I problemi degli adolescenti sono eterni, ma oggi c’è un problema specifico che si chiama esperienza. Hanno molte informazioni e una quantità di stimoli impressionanti ma spesso sono privati dell’esperienza diretta delle cose, manca il contatto umano, dietro a uno schermo si sentono invulnerabili e alle prese con la realtà rivelano tutta la loro fragilità. E la non conoscenza diretta genera pregiudizi. La scuola potrebbe giocare un ruolo importantissimo, ma è ancora strutturata su uno schema ottocentesco, lezioni frontali, voti, promozione, bocciatura.

Per tornare allo choc di Parigi e ragionare sui meccanismi inconsci di rimozione, non è che forse i ragazzini per gioco hanno già visto e rivisto troppe volte immagini di massacri virtuali?

Questi giochi violenti di simulazione rischiano di farti perdere il contatto con la realtà, una cosa è entrare in un bar e litigare, fare esperienza di un episodio violento, spaventarsi e poi ragionare su cosa è successo, un’altra è terminare un’esperienza con la scritta game over sullo schermo. Le relazioni umane vanno costruite, bisogna portare i ragazzi dentro i contesti, è uno spettacolo vedere come una persona si trasforma quando sente un’esperienza come vera. Accade anche per una lezione a scuola.

Intende dire che è sempre meglio giocarsela con l’incontro?

Proprio così. L’altro giorno Aziz, un ragazzo afghano, mi ha chiesto qualcosa che non riuscivo a capire. Voleva pregare e non sapeva dove mettersi, mi ha chiesto il permesso e abbiamo cercato insieme un luogo dove stendere il tappetino. Si è messo dietro la porta di un’aula rimasta socchiusa e io sono rimasto lì a proteggere la sua concentrazione. Questo episodio mi ha comunicato una sensazione molto forte, questo ragazzo ha espresso un desiderio e siamo riusciti a intenderci senza che intorno a noi ci fosse alcuna morbosità. Dobbiamo avere più fiducia nel confronto fra esseri umani, sapendo che a volte può anche essere rischioso. Ma è un approccio ineludibile, credo anche per battere il terrorismo. (da qui) [torna su]

* * *

LA SETTIMANA SCOLASTICA

4 euro al mese di aumento… quando sarà. Raffaele Squitieri, presidente della Corte dei conti, durante l’audizione presso le commissioni bilancio riunite del senato e della camera dei deputati che si è tenuta il 3 novembre, in vista dell’approvazione del disegno di legge di stabilità, ha rilevato che il costo dei rinnovi dei contratti per il pubblico impiego avrebbe dovuto comportare, a regime, una spesa di 5 miliardi di euro, invece il governo ha stanziato appena 300 milioni.

L’aumento medio sarebbe di 7,8 euro mensili lordi a testa. Tolte le tasse, meno di 5 euro netti in busta paga, senza la tredicesima. Ma l’esiguità della somma non è l’unico ostacolo sulla strada dei rinnovi contrattuali. Prima di dare inizio ai negoziati, infatti, il governo intende porre la condizione di ridurre il numero dei comparti della pubblica amministrazione dagli attuali 12 a soli 4 comparti. E ciò potrebbe rallentare ancora di più i tempi dei rinnovi.

Dal fronte sindacale. I sindacati Cgil, Cisl, Uil, SNALS Confsal hanno formulato Linee comuni di orientamento per il rinnovo del contratto scuola, condivise anche da Gilda. Le loro richieste prevedono 220 euro mensili di aumento, il riconoscimento della specificità della professionalità docente e del lavoro sommerso degli insegnanti, il riconoscimento della funzione del Contratto Nazionale di Lavoro.

Con lo slogan “Pubblico6Tu, ContrattoSubito”, oltre 20 sigle in rappresentanza di scuola, sanità, funzioni centrali, servizi pubblici locali, sicurezza e soccorso, università, ricerca, afam e privato sociale, manifesteranno sabato 28 novembre in piazza Madonna di Loreto a Roma. I lavoratori sfileranno da Piazza della Repubblica, dove alle ore 12 è previsto il concentramento, fino a Piazza Venezia nelle cui vicinanze sarà allestito il palco per i comizi.

Ha visto un’adesione del 25% circa lo sciopero degli insegnanti e dei lavoratori della scuola del 13 novembre contro la riforma del governo Renzi indetto da Cobas, Unicobas, Cub, Anief, Sisa, Usi Surf, associazione CNT (Coordinamento Nazionale TFA), Associazione Nazionale “Docenti per i Diritti dei Lavoratori“.

Tagli per scuola e università. Altri articoli della Finanziaria mettono a rischio la vita delle istituzioni scolastiche: dalla riduzione dei fondi per i collaboratori al taglio di 30 milioni di fondi per l’edilizia universitaria non spesi, dalle risorse dei progetti dell’Indire non realizzati (un milione di euro che al posto di tornare all’Indire per realizzare altri progetti verrà stornato all’erario) alla riduzione di 2 milioni per le istituzioni scolastiche all’estero.

Né va meglio per l’università. Il governo prevede tagli consistenti: 20 milioni annuali in meno sul Fondo di finanziamento ordinario, per un periodo di tre anni, e 14 milioni in meno sul Fondo Enti di ricerca. A questi si aggiungono i tagli sulle voci di spesa del Miur, che secondo le stime ammontano a 220 milioni solo per il 2016.

Più fondi alle paritarie dal prossimo anno. Lo ha stabilito la commissione Bilancio del Senato che ha approvato nella scorsa notte un emendamento alla legge di stabilità per il 2016. Il capitolo relativo alle risorse destinate alle scuole non statali passerà da 472 a 479 milioni di euro, con un incremento di 25 milioni per l’anno prossimo e i prossimi anni.

Eppure, nel giro di un quinquennio, dal 2009/2010 al 2014/2015, gli iscritti nelle paritarie sono calati del 10 per cento abbondante, con una perdita secca di 113mila studenti e scolari. Ma è nelle scuole superiori che si è registrato un vero e proprio esodo, con un calo del 25 per cento.

Malpagati gli insegnanti: parola di Francesco I. Fra gli operai più malpagati ci sono gli educatori: che cosa vuol dire questo? Semplicemente che lo Stato non ha interesse, se lo avesse le cose non andrebbero così”. Lo ha detto il Papa nell’udienza con i partecipanti al congresso mondiale organizzato dalla Congregazione per la scuola cattolica. Papa Francesco ha detto anche che

L’educazione è diventata troppo selettiva e elitaria. Sembra che hanno diritto all’educazione soltanto le persone che hanno un certo livello, una certa capacità. Ma certamente non hanno diritto all’ educazione tutti i bambini, tutti i giovani, e questo è una vergogna”.

Merita di essere segnalato quanto ha voluto ricordare il docente Franco Flamini: che i colleghi che operano nelle scuole cattoliche stanno peggio di chi insegna nelle pubbliche

Occorrerebbe che le scuole private cattoliche trattassero i professori come tali. Sono proprio loro i meno pagati di noi, già tutti malpagati. E aggiungiamo, spesso anche leggermente sfruttati perché chiamati a lavorare oltre misura“.

I genitori soddisfatti dei docenti italiani. Il 70% dei genitori si dice soddisfatto dell’operato professionale dei docenti dei figli: lo rivela un sondaggio Ixè-Italia Orienta.

I risultati – che che verranno presentati il 13 ottobre a Roma, durante lo Young International Forummostrano che il sistema scolastico e universitario italiano gode di ottima reputazione” ha commentato Roberto Weber, presidente di Ixè, che ha condotto la ricerca su un campione di 550 persone, tutte con figli in età scolare.

Il 43,8%, anche potendo scegliere, oggi farebbe studiare i propri figli in Italia. Non è un dato da poco. Il grado di soddisfazione per gli insegnanti, oltre il 70%, conferma la sostanziale fiducia nella scuola di casa nostra“, ha sottolineato.

Insoddisfatti gli insegnanti, trionfalista il PD. Il PD ha invaso i media con un giro di proclami trionfalistici, di Matteo Renzi, Simona Malpezzi, Francesca Puglisi e vari altri. Nonostante la modalità con cui è stato effettuato il piano di assunzioni continui a suscitare proteste: ad esempio da parte di chi è stato escluso dalla mobilità, da parte dei docenti di sostegno che protestano per il vincolo quinquiennale e contro le disparità di trattamento, da parte di tanti che denunciano le modalità poco chiare e poco funzionali con cui sono state fatte le nomine; infine l’Anief denuncia come la metà dei docenti assunti nella Fase C non sono quelli chiesti dalle scuole e 3 neo-assunti su 4 non andranno nella sede indicata.

Referendum e contrasto alla scuola di Renzi. Intanto il Coordinamento Nazionale per la LIP dà appuntamento a Roma per un incontro nazionale il 29 novembre con il seguente ordine del giorno:

• definizione dei temi dei quesiti relativi al referendum abrogativo della Legge 107, con relazione del comitato tecnico scientifico
• verifica della possibilità di creare un percorso referendario sociale che tenga uniti i temi della scuola, del lavoro,dell’ambiente e delle riforme istituzionali
• proseguimento del contrasto e della mobilitazione contro la “buona scuola” (Legge 107/2015).

* * *

RISORSE IN RETE

Legge 13 luglio 2015, n. 107 qui.

La LIP – Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica

Questo è il sito della LIP e questo è il profilo facebook Adotta la LIP. In questo video ne parla Anna Angelucci.

Qui si può leggere il pdf della tabella comparativa, tra la “Buona Scuola” di Renzi e la “Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica“.

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Da Gelmini a Giannini

Bilancio degli anni scolastici 2008-2009, 2009-2010, 2010-2011, 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014, 2014-2015.

Cosa fanno gli insegnanti

Vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Lavoratori Autoconvocati della Scuola Roma, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Comitato Scuola Pubblica.

Finestre sulla scuola e sull’educazione

ScuolaOggi, Edscuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, école, Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), Foruminsegnanti, Like@Rolling Stone, Associazione Nonunodimeno, Gessetti Rotti, Quando suona la campanella, Gli Asini

Siti di informazione scolastica

OrizzonteScuola, La Tecnica della Scuola, TuttoScuola.

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(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano, Alberto Sabbadini)

Un pensiero su “Vivalascuola. Affinché vi conosceste a vicenda

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