Tranquillo prof, la chiamo io. La scuola e il nuovo romanzo di Christian Raimo

Raimo Christian
di Guido Michelone

Da quando con Cuore di Edmondo De Amicis comincia in Italia una narrativa che parla di scuola, ponendosi quasi a livello di autentico genere popolare (come dimostrano anche i casi precedenti di Domenico Starnone, Marcello D’Orta, Paola Mastrocola), il rapporto docente/allievi viene sempre visto a senso unico, in una monodirezione che porta a privilegiare i maestri o professori a scapito dei giovani e degli studenti. In altre parole, in quasi tutti romanzi in cui si affronta la storia e la vita di un anno scolastico da settembre a luglio, da una parte ci sono i detentori della cultura, della conoscenza, della pedagogia, talvolta persino del potere, dall’altro una massa di lavativi, ignoranti, svogliati, fannulloni. Oggi però, con il nuovo libro di Raimo, la situazione viene completamente ribaltata: a voler apprendere, studiare, approfondire le materie classiche in un’ottica tradizionale e moderna al tempo stesso, sono i ragazzi, presentati come attivi, puntuali, diligenti, serissimi. A voler o tentare di praticare, invece, una forma di socializzazione che non porta a nulla, se non al diniego degli stessi liceali, è un prof di storia della filosofia di un istituto romano che assume su di sé, ironicamente, il peggio del peggio di un insegnamento che vuole essere à la page con le tecnologie, ma che risulta fin da subito impreciso, lacunoso, superficiale nello specifico delle proprie discipline. Ovviamente in questo romanzo tutto è esagerato, fino a conseguenze parossistiche, con effetti di humour intelligente davvero notevoli e originali. Ma un fondo di verità esiste, in questa storia, anche se la questione viene totalmente ribaltata, sia rispetto ai canoni della letteratura sia nei confronti della realtà quotidiana. Forse giocando come in un paese di cuccagna, dove il mondo è alla rovescia, Raimo vuole mettere un po’ di ordine nelle vicende scolastiche, lasciando intravedere la schizofrenia delle relazioni odierne, dove pare non esista più alcuna possibilità di dialogo fra la ‘cultura’ dei telefonini e dei messaggini e quella dei libri, delle ricerche, delle fonti esatte, delle corrette citazioni. Alla fine del libro si resta con l’amaro in bocca, perché emerge l’infelicità, la frustrazione, la solitudine del protagonista, che in fondo è e sarà sempre una persona sola, in conflitto o in competizione con la classe.

Raimo Christian, Tranquillo prof, la chiamo io, Einaudi, Torino 2015, pagine 275, € 16,00.

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