16. Futuro

futuro
Come Dio volle, l’amministratore della mia ex parrocchia partì per altri lidi. Al suo posto venne un prete che già conoscevo, più vicino ai criteri di don Mario e più incline ad ascoltare. Restava in sospeso una serie di domande: sarebbe stato accolto lo spirito autentico della nostra storia? Avrebbe lasciato, il nuovo pastore, che la Provvidenza continuasse a operare, come sempre, prima dell’ultima, tormentata interruzione? Nel frattempo, s’era messo in moto il solito giro di persone a cui della comunità poco importava, ma che pure erano sempre in prima fila. Pensai che prima o poi avrei scritto un libro su queste amenità, per permettere alla gente di riflettere ed esigere un ritorno al Vangelo là dov’era messo in discussione.
Al Santuario l’attesa era spasmodica: il gruppo dirigente dilagava, convinto che nessuno avrebbe messo i bastoni tra le ruote. Le loro messe perdevano fedeli, ma ciò non li portava in alcun modo a correggere il tiro. Tutto sembrava tornare come prima, salvo in parrocchia, dove il lavoro avviato l’anno precedente dava frutti, grazie alla tenacia del parroco e del vice. Ormai mancava poco: macinavo ipotesi su ipotesi, facevo mentalmente l’inventario di ciò che avrebbe potuto scatenarsi da un momento all’altro. Avevo già fatto l’abitudine alla nicchia in cui m’avevano rinchiuso, e da cui uscivo soltanto per sortite estemporanee, come quando la TV ci intervistò riguardo al giubileo: interpellarono me, contrariamente ad ogni aspettativa. Intanto pregavamo, e il futuro ci veniva incontro, allo stesso tempo previsto e imprevedibile.

9 pensieri su “16. Futuro

  1. L’avvenire

    Solleviamo la paglia
    Guardiamo la neve
    Scriviamo lettere
    Aspettiamo ordini

    Fumiamo la pipa
    Pensando all’amore
    I gabbioni son lì
    Guardiamo la rosa

    La fonte non s’è inaridita
    Né la paglia d’oro è sbiadita
    Guardiamo l’ape
    E non pensiamo al domani

    Guardiamoci le mani
    Che sono la neve
    Sono l’ape e la rosa
    Nonché il domani

    G. Apollinaire

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  2. Caro don Fabrizio, i tuoi ultimi post sono molto tormentati e mi dispiace molto che i tuoi progetti stiano tardando a verificarsi.
    Intendo percio’ tranquillizzarti almeno sull’andamento della tua ex parrocchia.
    In quest’ultimo anno il parroco temporaneo ha lavorato moltissimo per lasciare a chi ti avrebbe sostituito una situazione chiara e trasparente, sempre attento a mantenere intatto lo spirito e gli insegnamenti di don Mario,
    Posso anche dirti con certezza che il nostro nuovo parroco ha conquistato subito tutti, con il suo sorriso, le sue omelie, il suo modo di fare dolce e fermo e la sua voglia di organizzare eventi che facciano, come desiderava Don Mario, sentire sempre più un tutt’uno parrocchia e Centro.
    Questo non vuol certo significare che non ci manchi, che ci è dispiaciuto molto che l’anno sabbatico per il quale ci hai lasciati, si sia trasformato in un vero e proprio trasferimento, senz’altro per motivi che non potevamo comprendere.
    Vedrai che tutto andrà secondo i tuoi desideri e che sarà per te ancora più bello averli raggiunti con tanta sofferenza.
    Un abbraccio.

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  3. “Dio sa mescolare il dolce con l’amaro e converte in premio eterno le pene transitorie
    della vita” (S. Pio da Pietrelcina)
    ….e le nicchie ospitano le reliquie dei santi.
    Buon pro Don Fabrizio!

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  4. Pingback: 16. Futuro | alessandrapeluso

  5. Le mie orecchie lo hanno udito molte volte, da persone più sagge di me, e infine ho iniziato ad abituarmi all’idea di trovarci tutti all’interno di un vasto progetto, non sempre decifrabile dal nostro limitato punto di osservazione. Così, se costituisco solo un piccolo punto di un quadro, del quale non ci è dato scorgere il disegno complessivo, penso che l’unica scelta possibile sia quella di essere il più bel punto possibile, perché quel quadro di cui faccio parte vorrei fosse molto simile alla Primavera del Botticelli. Ora non mi è chiaro in quale tratto di questa gigantesca “primavera” vadano a collocarsi alcuni eventi dell’anno appena trascorso: non so, cioè, se fosse proprio necessario adoperarsi in modo sistematico perché una parrocchia fosse progressivamente svuotata di fedeli e di contenuti, con una comunità a rischio di disperdersi; oppure il fatto che, in altro luogo, un sacerdote dovesse lottare per poter svolgere il proprio servizio. Quel che è certo è che l’anno è trascorso. Cambiamenti sono avvenuti e altri si annunciano. Quel che è certo è che Don Mario sta tornando a far sentire la sua voce, che si propaga ormai ben oltre le sole mura della sua casa madre. Si, possiamo dirci ora tutti tranquillizzati: Don Mario è vivo, dovunque si scelga di andare ad ascoltarlo. Sarà una grandiosa primavera.

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