“SE UN ALTRO GIORNO ESISTE”, DI VIERI TOMMASI CANDIDI

Recensione di Giovanni Tortelli

SE_UN_ALTRO_GIORNO_ESISTE_1In un tempo indefinito, in un luogo imprecisato del pianeta, un manipolo di uomini e donne lotta, soffre e s’incammina per scampare a morte certa e per sperare in qualcosa che non sia il presente. Sono queste le coordinate volutamente sfuocate che fin dall’esordio attanagliano il lettore del nuovo romanzo dello scrittore fiorentino Vieri Tommasi Candidi (Se un altro giorno esiste, Cicorivolta editore – 2015, pagg. 315).

Storia semplice e tanto più credibile; personaggi vissuti ancor prima che creati grazie alla naturale ricchezza introspettiva dell’Autore; dialoghi essenziali ed efficacissimi che determinano forse la migliore qualità del romanzo e che ne scandiscono il ritmo vigoroso; sequenze incalzanti che non lasciano il tempo a toni blandi; messaggio di sintesi chiaro e univoco.

Ne nasce un romanzo solido e ben strutturato, che dimostra l’ormai raggiunta maturità narrativa e stilistica di Tommasi Candidi e che si raccomanda da solo, come tutte quelle opere veramente autentiche che regalano al lettore il dono permanente di un passo avanti nella consapevolezza di sé e del proprio “ubi consistam“.

È la storia di uno spaccato di varia umanità che il “giorno dopo” un evento terribile – che non si dice, ma che si immagina possa essere stato una deflagrazione atomica o un cataclisma naturale che ha sconvolto la terra – si trova alle prese con la propria sopravvivenza. Il grande nemico è, dapprima, la natura stessa sconquassata e in aperta ribellione, con un sole malato e un caldo atroce oltre i limiti dell’umana sopportazione. Lo stile delle prime pagine è infatti opaco e caliginoso come quando s’immagini il gran polverone di un caos primordiale che non abbia ancora finito di posarsi a terra. E poi, via via che il racconto scorre, il linguaggio si fa sempre più apocalittico, con un’umanità che si rarefa in “persone” sempre più definite, sempre più scavate, sempre più vere, sempre più vive, per quel po’ di significato che possa avere la vita “il giorno dopo”. Persone che però, si capisce, hanno avuto a che fare con le cose dei giorni nostri come una città, le sue strade, le sue industrie, un sindaco, ospedali, scuole, e chiese, coi loro preti e col loro vescovo. Gente come noi. Ora non più, ovvero è rimasta la struttura, la parvenza di una città, della sua vita d’un tempo, ma l’«evento» ha svuotato tutto, ha risucchiato anche l’anima delle cose e della gente, lasciando tutto apparentemente come prima. Un tetro villaggio di fantasmi.

Nella perdurante atroce calura che liquefa cose e persone, negli attimi precedenti l’eschaton ecco che dopo la natura, il grande nemico per la sopravvivenza di quei pochi, è l’uomo stesso, il suo simile. La lotta per la sopravvivenza si fa sempre più serrata, Caino contro Abele, e forse non c’è più nessun Abele ma un uomo sempre di più homini lupus.

Mano a mano che il racconto procede, questa umanità che ha nomi, facce, individualità e caratteri che l’Autore non lesina di sfaccettature e di profondità indimenticabili, si verticizza nella figura cristica del protagonista, Alex. “Cristica” e non carismatica, quindi capace non solo di radunare le masse ma di guidare ciascuno e ognuno alla salvezza.

Vieri-Tè1

Vieri Tommasi Candidi

La “storia semplice” di questo romanzo, a questo punto, diventa veramente affascinante: perché, proprio come tutte le storie semplici, essa si presta a diverse stratificazioni di lettura. Quella spirituale è anche quella più evidente, e Tommasi Candidi la percorre con limpida consapevolezza. Un fedelissimo gruppetto di “Dodici”, come gli apostoli, accompagna Alex; come pure delle donne, come quelle “pie donne” che accompagnarono gli ultimi attimi della vita terrena di Gesù; c’è anche il traditore, un Giuda, come c’è un anticristo; ma se proprio si vuole si potranno trovare anche le profetesse Debora dell’Antico Testamento (Libro dei Giudici, capp. 4 e 5) che indica la fine imminente e Anna del Nuovo (Vangelo di Luca, cap. 2,36-38) che preannuncia la salvezza; c’è la parabola del seminatore che traspare qua e là nel tratteggio dei vari personaggi ora increduli, ora sulla via della conversione, ora fruttuosi (Vangelo di Matteo, 13,1-23); c’è un Pietro clavigero che, come Pietro ricevette le chiavi da Gesù, riceve ora un’investitura formale; ci sarà infine un sacrificio grande. E poi c’è l’acqua, di cui tutto il romanzo è un inno, prima come fonte di vita ma non meno che come simbolo di purificazione per quell’umanità disorientata, prima preda del caos e ora solo bisognosa di “credere”. Di credere alla verità.

Mai questa umanità, questi individui ben definiti e ora anche ben conosciuti e amati che si chiamano Alex, Isabel, Linda, il Professore, Finn, Ekow, le donnine del bordello e tante altre figure minori – tutti incamminati verso una salvezza che in primo luogo è fisica – si sottrae a un’altra camminata impervia, forse anche più impervia, quella interiore, verso la consapevolezza della dipendenza da un “Altro”, come creature amate e salvate una per una. Né, questo “piccolo resto” sente mai l’”Altro” come estraneo a sé, metafisicamente lontano, troppo lontano per amare questa povera umanità in cammino. Proprio come il piccolo resto di Israele nel lungo peregrinare fino alla Terra Promessa.

Questo il messaggio del romanzo di Vieri Tommasi Candidi che si percepisce con chiarezza e che ripercorre con originalità le antiche e sempre nuove parole: «la porta è stretta, ma a nessuno è impedito di entrare, al servo dell’ultima ora come a quello della prima ora». Questa la grande lezione di Alex per tutti, e questa anche il messaggio che Tommasi Candidi affida ad ogni lettore.

Come si vede, con Se un altro giorno esiste siamo ben lontani anche dall’ultimo filone del genere romanzesco italiano, come si sa impegnato per lo più a documentare realisticamente la vita quotidiana o situazioni familiari raccontate con un linguaggio corrente e massmediatico. È stato detto che l’etica del racconto – come nel caso di quest’opera – non è più esclusiva del saggio o del documentario, ma si riscontra anche nel romanzo, che unisce elementi di finzione e di realtà. Il nuovo prodotto letterario è un romanzo ibridato con il saggio e risponde dunque al principio della commistione dei generi, caratteristica presente in molte opere della letteratura italiana contemporanea, prima tra tutte – per quanto per altri fini e con altri contenuti – Gomorra di Roberto Saviano.

In questo romanzo di Vieri Tommasi Candidi, non bisogna vergognarsi a riconoscerlo, non torna in prima linea lo scrittore-intellettuale, semmai il cantore di un epos morale che si assume la responsabilità della parola, ha intenzione di informare il lettore, di indurlo a riflettere e a misurarsi con qualcosa che prima ignorava.

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