Roberto Piperno, Andare per giorni

Piperno
Roberto Piperno, Andare per giorni, a cura di Plinio Perilli, Edizioni Tracce, 2015

di Rosa Salvia

Siamo memoria /accumuli di esperienze selezionate / da imprevedibili / incontrollati istinti di piacere / e di sopravvivenza / di incomprensibili paure / con istanti di ragionevoli certezze / anche i rifiuti del passato / infanzia nascosta e il Nove di Av / ci guardano e ci riconoscono / parte di sé / immagine più completa / della nostra persona / che si trasforma all’istante senza mai perdersi. (Da Esseri, 2010)

Basta riportare questi versi di lucida consapevolezza e intensità per avvicinarci con la necessaria attenzione ad un autore come Roberto Piperno, nato proprio nel 1938, l’anno delle applicazioni delle leggi antisemite in Italia. (“infanzia nascosta”) certo, perché Roberto bambino, solo grazie all’accoglienza in un monastero insieme ad altri suoi parenti, riuscì a sfuggire il 16 ottobre 1943 al rastrellamento del ghetto di Roma a causa della scellerata politica nazi-fascista.

Dunque, il tema della ‘memoria’, della ferita insanabile della Shoah, quale recupero attraverso luoghi e voci, di istanti di vita; ponte tra un passato e un presente altrimenti impenetrabile; l’esistenza umana, svilita ed involgarita, intesa come volontà di potenza e di manipolazione dell’altro attraverso la perversa tendenza dell’uomo all’autodistruzione e alla prevaricazione sui propri simili; la riflessione sulla contraddittorietà del reale; l’attenzione costante al diverso, la sofferta ricerca di salvezza possibile solo tramite il puntello della ‘cultura’ e, autobiograficamente, tramite l’amore coniugale, sono fra i temi ricorrenti e quantomai ‘attuali’ di Andare per giorni, sul filo rosso delle precedenti raccolte.

La focalizzazione esterna scelta da Roberto Piperno, di evidente ascendenza civile, politica, colloca la sua poesia, anche per gli esiti impressionistici di taluni versi, nella veste di un ‘diario’ dai tratti concreti ed essenziali attraverso una lingua mai feroce, aggressiva, ma pur sempre aguzza ed incisiva. E la ben pausata misura del verso, della vita sfuggono, slittano, l’una sull’altra, visione e memoria, coscienza e ‘sfasamento’.

Il titolo, Andare per giorni, già dice molto: la silloge come ‘dedicata’ al panta rei eracliteo, e le ‘storie’ che la compongono, offrono al lettore versi improntati a limpidezza e intellegibilità di dettato (secondo il motto nietzschiano “siamo profondi, ridiventiamo chiari” o il perentorio invito sabiano “Ai poeti resta da fare la poesia onesta”). Versi in controcanto fra solidarietà umana e religiosa con volute scansioni in prosa, per una immediata preferenza all’oralità del discorso, e consapevolezza ‘tragica’ della transitorietà del reale.
Di qui concordanza fra poesia e vita, funzione conoscitiva della poesia attraverso l’attenzione al momento contingente perennemente uguale (“E’ ancora tempo di cambiamenti apparenti / che lasciano immutato l’odio per il diverso / il piacere di guardare dall’ alto della torre / che cela l’oro appilato per conquistare spazio. / Ancora surgelata rimane la solitudine antica / incisa dalle persecuzioni in nome delle razze / dalle guerre con armi ancor più distruttive / dalla costante crescita dei consumi / da nuove tecniche a costruire modernità / rasando le foreste senza più respiro / affogando gli orsi bianchi nei ghiacci gocciolanti / crescendo gabbie contro la libertà”).
Il tutto mobilitato da una patina di tradizionale letterarietà: basti leggere la poesia “Caro Dante ti scrivo”, un Dante che pare trasmettere luce senza più ‘icone’:

Caro Dante ti scrivo
per chiederti appuntamento
tu sai dirci meglio di altri
ciò che la morte svela della vita
di storie personali fino allora celate
di immagini svelate dei sentimenti veri
che hanno guidato chi ora
è polvere sola

ancora un’altra estate
con troppi funerali
non solo incendi ed incidenti
ma tanti malati terminali
infarto esploso in notte ansiosa di futuro
età cresciute oltre ogni attesa
e il rimpianto ci travolge ad ogni passo
ed è svanito per ora lo spasso
d’essere ancora con i piedi per terra

così che la vita si misura
con la sua fine
e mi ricordi
si è nati per morire.
pag. 83

Roberto Piperno ci dà conto della sua visione esistenziale e del complesso di angosce, sogni e paure, che sono parte integrante di una personalità che, nonostante il forzato distacco, mantiene saldo il rapporto con le proprie radici, approdo cui ritornare, ma, come già accennato, nell’ottica di una visione d’amore universale e di complicità coniugale (“sospeso nel lift che risale le scale / senza che le gambe siano appese ai gradini / ed ora sgancio la chiave per la serratura / e aggancio il mio ritorno / al nostro letto senza sponde / sperando di caricare ancora / la intramontabile passione d’essere vivi / senza stop con te.”)
0 ancora (“rientro a casa e ri- / sistemo le carte s-perse sul tavolo / l’ordine va e-seguito per non cadere nel vuoto / e volando s-puntare la penna / che mi serve per scrivere / aratro di lettere sul bianco della carta / per ri-dare un volto alle voci dell’alba / […] oltre l’itinerario del silenzio / raccolgo e-mail senza fine / e a-ffino la speranza di un pianeta / meno sconosciuto a se stesso // amen.”)

La parola si snoda sofferta e immediata mescolando in modo del tutto naturale aspetti di sapore strettamente realistico con squarci ricorrenti di visioni surreali, di aloni e di ombre: (“L’acqua discende tra campanelle blu che rialzano il volto / sorridendo intorno al pozzo che si tinge di luce / ad ogni sguardo rinfrescando la terra nel profondo / abbeverando pecore pallide in attesa di nuove vite / e il cielo è coeso alla terra dall’acqua costante / che nelle gocce rende continua l’anima che sopravvive”).

Dunque, la poesia di Roberto Piperno è sì, in primo luogo, ‘denuncia’, in grado, per virtù di ritmo e assonanze, di incidere il senso nella coscienza, di farlo pulsare all’unisono con l’emozione, il sentimento, ma è anche pacata riflessione attraverso versi talora aforistici (“Ciò che più conta / per stare tranquilli / e per avere qualche successo / è non arrivare sempre puntuali”.)

Peraltro il poeta pare invitarci, fra le righe, a riflettere sul fatto che chi legge buoni versi desidera portarseli dietro, ricordarli, possederli. Spesso non ha neppure bisogno di studiarli: tutto va come se ‘l’incisione’ avvenisse spontaneamente, liberamente, sebbene attraverso il diagramma del tragico corrugarsi di un destino storico e individuale (“con timore ora l’acqua fissa il ghiaccio polare / che si scioglie in un calore senza confini / accrescendo il mare oltre le coste e diffida / dei grandi fiumi fetidi di tanti veleni umani / dell’isola immondizia che avvelena, / delle troppe terre sempre più brulle / senza i sorrisi del Gange che anima l’esistenza”.)

Una raccolta, dunque, che offre molteplici spunti di lettura e che non deluderà chi nella scrittura cerca parole nuove per riflettere su interrogativi senza tempo e, forse, senza risposte.

Quando suona il ricordo

Sopravvissuto alla pece del buio delle razze
oggi la memoria cerca argini di parole contro il sospetto
che accerchia i capri espiatori del prepotente al comando
e il bambino è segregato nella ruota dentata della paura
solo perché con la pelle più scura
anche se nel Signore egli crede.

Con frammenti di disperazione
e con alterna speranza fraterna d’alba nuova
guardo in tv le sorti frastagliate dell’altro
perseguitato senza colpe e i germogli
di sopraffazioni continue a Rosarno
di africani ancora oggetti in schiavitù.
Ci sono istanti che torna con più voce
il ricordo che mai racconto
d’essere stato anch’io sottratto alla vita
in costante paura travolgente
di essere scoperto nelle identità
del nome raddoppiato.

Fu nel silenzio del coprifuoco
nella notte visitata soltanto dai soldati
qualcuno suona con forza al portone
prossimo alla cantina del convento
che ci nasconde senza posa
dissimulati anche quando dormiamo.
Il cuore strappato dal risveglio risucchia
tumulti alla minaccia sempre attesa
di essere trascinato senza difesa
oggetto a disposizione del più forte
verso un destino a rischio
di una fine di solitudine e di morte.
pag.29

Lucy*

Sopravvissuto alla cattura che mi accerchiava
per oscurare donne bambini uomini fruttati
con il cupo fumo dei forni a gas
ricordo la luce che per tutti fu accesa
con il Verbo
e mai dimentico l’approdo a Capoverde
porto fatale ai tanti tanti neri
deportati dai bianchi oltre l’oceano
ad una schiavitù senza ritorno

e intanto balbuzio suoni
eguaglianza rispetto
solidarietà
e cerco ovunque la bontà ostinata dei Giusti

per la speranza di una diffusa dignità
in lotta permanente con la gelosia di Caino.

Penso a Lucy nostra unica madre
Eva scesa dall’albero del giardino segreto
ai confini della foresta africana
che per l’antica deriva dei continenti
avviò i nipoti oltre il mar Rosso
disperdendoci fratelli in ogni terra.

Le acque discese dal cuore d’Africa
salvarono Mosè
che memore di Lucy attraverso il mar Rosso
per la vera libertà di ciascuno
nel rispetto della solidarietà.

Ora è notte e alla TV
vedo Michelle attraversare l’oceano con Barack
per affacciarsi alle spiagge mediterranee
nel ricordo di mamma Lucy
per far passare ancora il Mar Rosso
verso una libertà tra eguali.

*Lucy è il nome (v. “Lucy in the sky”dei Bealtles) del più antico fossile dei primi ominidi
ritrovato in Africa, in Etiopia: una femmina adulta di 3,2 milioni di anni fa

Fragili donne ed un bambino
restiamo tutti nel silenzio “Non tossite!”
nessuno deve scoprire l’ardire
di una razza inferiore d’essere ancora viva
celata nel terrore della buia cantina.
Ora il portone si rinchiude con fragore
e torniamo a respirare con umore.
pag. 89

*E’ il ricordo di una notte quando ero nascosto con nome falso in una cantina di un monastero
con mia madre, la mia sorellina e mie nonne, per salvarci dalle persecuzioni razziste dell’esercito
nazista che allora dominava e controllava Roma.

Un pensiero su “Roberto Piperno, Andare per giorni

  1. Non smetterò mai di ringraziare il nostro don Fabrizio per l’attenzione costante che dedica alla mia scrittura. Dati i miei ‘umori’ altalenanti’, ogni volta che leggo, fra gli altri, un mio articolo sul suo prezioso blog, vivo un momento di gioia.

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