Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. Una storia incredibile

tarr_pretorio_museo_05Settima risposta

Caro Daniele,

Adesso comincio a capire cosa è successo nelle ultime ore, negli ultimi giorni, negli ultimi mesi della vita di Rosaria. Conosco Giuliano Panti, certo. Lo conosco come tanti altri, qui a Milano. Non so se è migliore di te (e di me): so solo che è tutto quello che noi non siamo e, se vogliamo solleticare la nostra vanità, non è niente di ciò che non crediamo di essere. E’ chiaro perché Rosaria si è innamorata di lui: anzi, si era innamorata, come vedi non riesco ancora a tagliare il filo con lei. Così riesco ad immaginare te che convivi con il suo fantasma.

Quando mi telefonò per allontanarmi da Caserta mi disse una frase cui allora non diedi conto ma che adesso interpreto in un altro modo. Forse è soltanto suggestione, forse ormai tutto è andato a finire sotto una luce, anzi una penombra che falsa ogni pensiero. Sì, ancora un segreto, ancora una verità che alla fine viene rivelata. Temiamo che la verità ci complichi la vita, e così permettiamo che le menzogne scrivano su di noi altre storie.
“Giovanni ha bisogno anche della tua presenza. Manchi solo tu a Caserta.” Lo disse con un tono sarcastico che mi convinse a non venire, a starmene fermo, a non entrare in un ballo che non mi riguardava. Allora pensai che, da innamorata, fosse infastidita dalla mia presenza perché temeva che rovinasse la vostra intimità. Oggi, invece, mi appare chiaro che c’erano già tante, troppe persone tra di voi, non fantasmi, ma esseri di carne e sangue e amori e desideri e risentimento e rabbia. Giuliano deve essere stato per i suoi ultimi mesi l’isola dove rifugiarsi dalla tempesta del vostro amore ormai agonizzante.
Mi chiedi perché ci scriviamo, che senso hanno le nostre lettere. Osserva la crudeltà con cui ti denudi, con cui cerchi disperatamente di mostrarti ancora più vigliacco e meschino di quanto tu sia stato. Sono sicuro che quando convocasti Panti in Procura, provasti il brivido di chi sa di poter disporre di un nemico. Un rivale. Un ostacolo, almeno. Ma so che un pensiero dopo hai capito di dover fare ciò che stavi facendo e hai intuito, soprattutto, che mandando via Panti, eliminandolo, perché apparentemente e infantilmente lo stavi eliminando, avresti irrevocabilmente perduto anche Rosaria.
Eppure lo hai fatto, nonostante sapessi che l’unica speranza di non allontanare Rosaria da te era quella di tenerle vicino Giuliano. Sbaglio, Daniele, o hai eliminato lui per costringere Rosaria a lasciarti? Sbaglio, ho quella pistola che avevi in tasca a Caserta – se mai hai portato con te a Caserta una pistola – non l’avresti mai tirata fuori, e mentre la cercavi per la città sconosciuta e ostile aspettavi con ansia, che finalmente lei ti confermasse tutto quello che sapevi già agonizzante, ma che tu non avevi la forza di uccidere?
Se questo è vero, e questo è vero, questa storia non è finita con la morte di Rosaria. Rimane Giuliano, colui che è così diverso da te, e da me.
Come hai fatto a raccontare, a spiegare a lui cos’è successo? Cosa sarà di lui?

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