Provocazione in forma d’apologo 300

Le avanguardie devono precedere il grosso dell’esercito (che marcia con comodo, con frequenti soste e persino con arretramenti, ovviamente sempre strategici) solo di quel tanto che basta. Anzi, di quel poco.

Altrimenti succede, come altri ha già scritto assai meglio, che poche ore, o al massimo un giorno o due, per tenere i collegamenti non bastano più, e magari occorre alternare o sostituire i messaggeri, ed allora cominciano i dolori.
Tra il grosso dell’esercito e l’avanguardia, che non sembra più muoversi in avanscoperta ma quasi in fuga o addirittura per conto proprio, cominciano allora a divergere valori e interessi. Per prime cominciano a divergere le lingue, o meglio l’unica lingua iniziale comincia a differenziarsi e in breve dalle due parti si dicono cose uguali in maniera diversa e cose diverse in maniera uguale. E poi si arriva a dire cose, cose!, che per l’altra parte non avrebbero più o ancora significato, direttamente minacciose dell’integrità che si vuole conservare o che si va formando. È un bel pasticcio, diciamocelo.
Così passa la voglia d’incontrarsi; l’avanguardia fonda colonia nel futuro, dal quale pretende di emanare nuove leggi e si protende all’indietro schizzando sberleffi, mentre il grosso dell’esercito cerca di sporgere in avanti più che può la manona e di menare alla meglio le sue sberle possenti.
Insomma, quando si perde la voglia di tornare sovente indietro a riferire, e simmetricamente di ascoltare con attenzione e rispetto ciò che chi arriva ti dice, guardando in avanti verso quello che indica, è l’inizio della fine, ed è d’uopo correre ai ripari, posto che per questo vi sia ancora spazio e tempo.
Ma che si corra davvero, di cuore, ai ripari, non accade mai; e pare un peccato ed è forse un bene, poiché dà adito a che ciò che dev’essere sia.
E pazienza se qualcuno si fa male.

4 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 300

  1. E’ proprio un bel pasticcio, ma questo vuoto di comunicazione ha pur sempre un inizio ed una fine, ma è la confusione tra i due punti che fa nascere i dubbi, sapendo che tra lo spazio e il tempo c’è sempre la provocante velocità!

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  2. E alle volte le avanguardie spariscono nei territori che dovevano ‘rivelare’, gli eserciti collassano invece di marciare e le retroguardie non sanno più chi raggiungere e dove andare. Speriamo in un 2016 in cui tutti si muovano, e si fermano, senza perdersi.
    Un abbraccio.
    M

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  3. Caro Matteo,
    storia vecchia e sempre nuova, e viceversa.
    Come direbbe il venditore di almanacchi il 2016 sarà del tutto diverso.
    Un abbraccio,
    Roberto

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