Lucetta Frisa. Ho tante albe da nascere (selezione di testi).

alba
I bambini si portano dentro una magia naturale. Giordano Bruno

Gli esseri umani, anche se devono morire, non sono fatti per morire, ma per ricominciare.
Hanna Arendt

Bello, bello, bello mondo, bello ridere di mondo in luce mattutina…
Mariangela Gualtieri

**

Pensa alla magia naturale dei bambini
e agli animali
al loro grande mondo nelle pupille.
Davvero l’alba ha un segreto
che si perderà sulla strada allontanandolo
con le parole;
ma ovunque resta il suo seme
dolente e invisibile.
Pensa a Giordano Bruno
incenerito per la visione di un mondo
al di là
visto solo da lui che l’ha toccato
con occhi carnali.
Chi apre troppo in fretta i nascondigli
brucia di febbre inumana
e in giro va appiccando roghi
di follia e meraviglie.

**

Non si sapeva
che al taglio seguiva altro taglio
al congedo altro congedo
se tutto
è un rosso fiotto di sangue una catena
ininterrotta
poi sciolta in grigia pena orizzontale
nebbiosa neve sporca mentre il tempo
adesso sta passando fermo
e ha nevicato nevica nevicherà
da un momento all’altro.
Il presente
è dunque questo sangue rosso
impastato di neve
che non si tocca né si vede
fino al punto estremo in cui le cose
si rovesciano di colpo e il fangoso confuso sangue
latte si farà
si dice
succhieremo felici quel cibo dolce e capovolto.

Sento il tempo come un’emorragia.

**

Che il latte dell’alba non sia nero
per tutti gli oppressi dell’universo
che aprono gli occhi alla mattina
per tornare presto a morire
senza nutrimento di futuro
schiacciati a terra dentro le proprie ossa.

La morte non esiste all’alba.

I morti si trattengono nello spazio della notte
e lì soltanto respirano si moltiplicano.

Per loro non c’è posto dentro la luce.

**

Con una lama
si potesse di notte
recidere il destino
la sua spirale aguzza
che l’inerzia
svolge e riavvolge
nel mistero.
Ma dove come
ebbe inizio
quel suo ostinato rotolarsi?
Una testa di drago si moltiplica
da lontano
ci guarda fisso.

**

L’albero molto antico ha radici così fonde
che le foglie non le ricordano: nascono muoiono
lontane da lui : patria e padre così lo chiama
chi non segue il soffio dello spirito e vuole
fermarsi all’infanzia e non andare oltre.
E quando più non ci saranno le stagioni?
Nessuna patria né inizio né fine
nessuna preghiera. Perché accadrà.
Quando, perduto il nome, un altro spirito
ci agiterà l’involucro svuotato di radici
pronto a colmarsi d’altro
o a non colmarsi più.
La grande Alba dell’albero si allarga allunga
cammina sottoterra cancellando il vuoto.
Per lui mai ci sarà tramonto.

Fu Jacopo da Lentini il primo
a scrivere poesie in italiano?
mentre io parlo o scrivo non ricordo
i suoi versi ma non cammino cieca
sono nella luce delle parole
che di ogni cosa prendono il posto
del tempo e del respiro,
se certe cose certe scritture
lasciano dietro di loro scie lucenti e solide
porte spalancate
sogni grandi da ereditare
se si vuole.

**

Fili di luce sulla coperta
di nuovo giù le lenzuola i piedi
nelle pantofole e l’ultimo sogno
ha il peso di un sasso.
Caffè, poi si ragiona:
per far finta di esserci in questa casa insonora.

Comincio a mordermi le mani.

(Io non ridevo mai e mia madre
un giorno afferrò due coperchi
passò e ripassò sotto i miei occhi
battendoli con furia
cantando a squarciagola.
E risi finalmente risi
aprii qualcosa in me
divenni umana.
Dicono che se non si parla
non si sorride ai neonati
loro rimpiccioliscono
ingrigiscono
spariscono).

**

Davanti all’alba io m’inginocchio
e prego:
tu non guardarmi,
ancora non ci sono
ho tante albe
da nascere
infinita luce
mi attende
corpi
da sentire
appena scendo giù da questo letto
già sono verticale
come tutti gli umani che si alzano
e subito eretti, legati alla catena.
Stare sdraiata è per me più naturale.

Dovrei curarmi la malinconia
svegliandomi all’alba
correre a vederla nascere
in tutti i luoghi del mondo
spalmarmi i suoi raggi sulla pelle
e attenderla
fino al giorno dopo
con gli occhi socchiusi.

**

Oggi
io là nel vuoto
sempre più taciturna
e le parole qui
separate
che sembrano le stesse
anch’io sembro la stessa
disegno
i loro contorni con le labbra
faccio finta di udirle
ma da un pezzo
siamo volate via
stese nel piatto letto digitale
senza più fare all’amore.

(Cielo bianco
piccole case calcinate senza porta
un albero secco forse un melo
un sentiero fermato in lontananza

e un lungo cane:
bianco con occhi bianchi
che non abbaia.)

**

Note

Il verso Stare sdraiata è per me più naturale è di Sylvia Plath.
La frase Sento il tempo come un’emorragia è di Anna Maria Ortese.
Che il latte dell’alba adesso non sia nero fa riferimento al verso Nero latte dell’alba in Todesfuge di Paul Celan.

[I testi sono tratti da Perigeion]

8 pensieri su “Lucetta Frisa. Ho tante albe da nascere (selezione di testi).

  1. Cara Lucetta, dal 19 scorso sono al paesello natio. Stamattina per puro caso sto sfogliando i siti che prediligo sul portatile di mio nipote. Sono tempi bui questi purtroppo, perciò, ancor più, la poesia è un gioco d’azzardo, per dirla con Eliot, che ci invita alla solidarietà e alla pacificazione con noi stessi e con gli altri. Grazie dunque per la magia di questi versi che, come scrive Annamaria Ferramosca, scavano splendendo. Buon Natale a tutti. Rosa Salvia

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  2. io ringrazio di tutto cuore i commenti splendidi di chi si è soffermato a leggere i miei versi : da Robysda ad Annamaria Ferramosca,da Rosa Salvia ad Amina Narimi,per finire con il grande amico Antonio D. Ma uno specialissimo a Fabrizio Centofanti che mi ha invitato qui nella sua bella casa con grande gemtilezza e generosità. A tutti voi, i miei migliori e sentiti AUGURI per un NATALE ricco di ALBE….lucetta

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