22. Il giorno grande e terribile

isola
Il tempo non era mai passato così lento. Gli impegni erano tanti, le giornate ingolfate, le corse senza tregua, eppure si stava sempre lì, a una distanza che pareva incolmabile dalla fine del periodo di Natale. Pregavamo intensamente: lo stare davanti allo sguardo di Gesù era ormai diventato un’abitudine, un riflesso condizionato che ogni volta ci salvava dall’impazienza e la paura. Avevamo compreso sempre meglio che il criterio decisivo, in questa fase, era credere nella Provvidenza, come avevo imparato sul campo in trent’anni di vita con don Mario: Dio ci avrebbe sollevato su ali d’aquila, strappandoci agli eventi incombenti e avviando gli equilibri nuovi promessi ultimamente. San Giuseppe, il santo dell’amore provvidente, era il patrono da invocare, in quei giorni in cui qualunque passo si sarebbe potuto rivelare deleterio e sembrava di andare a tentoni in un tunnel oscuro e pieno di pericoli. Gesù mi confermava nel carisma della parresia, la parola forte che scuote, incurante delle critiche dei benpensanti e di gente senza scrupoli. Le omelie, in effetti, erano più circostanziate, intrise di una verità tanto abbagliante quanto scomoda. Qualcuno si stupiva di un parlare così chiaro: ma io gioivo nel corrispondere in tutto all’ispirazione del Signore, che toglieva il velo a ipocrisie e opportunismi, fino a denunciare ogni forma di furbizia, corruzione, avidità. Il velo si alzava sempre più, del resto, anche sulla natura della nostra relazione, che emergeva come un’isola affondata da secoli in un mare di timori e resistenze. Tutto convergeva verso il giorno grande e terribile, rovente come un forno, in cui il Signore avrebbe cominciato, finalmente, ad attuare il suo Progetto.

5 pensieri su “22. Il giorno grande e terribile

  1. Ricordando Domma

    La cannuccia
    “Quando ti macchiavi la camicia, prendevi la cannuccia e versavi alcune gocce di acqua minerale. Non volevo crederci, eppure funzionava. Eri orgoglioso della scoperta e ci esortavi sorridendo a fare altrettanto. Non ci ho mai provato, quando c’eri ancora, e ora che non ci sei, le cannucce non si trovano più. Quanti tuoi consigli preziosi non ho mai seguito. Quanti pezzi di storia rimasti incompiuti o inespressi. Occasioni perdute per imparare l’ingresso in paradiso, che preparavi giorno dopo giorno, con pazienza certosina. Non sarò mai come te. Eppure mi hai dato qualcosa che non può finire, anche se sprofondassi nell’inferno. Dovessi dannarmi per sempre, mi porterò dietro il paradiso nelle gocce di una cannuccia intrisa d’acqua minerale. Un pezzo di storia diventato eternità.”
    Da Pret(re) à porter di Fabrizio Centofanti

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  2. “Hai deciso di rischiare, di insegnare nel tempio: sai che ti danno la caccia, che ordiscono trame per farti cadere in passi falsi, per poterti denunciare e finalmente condannarti (…). Ormai sai tutto: non sono più le immagini che appaiono e scompaiono come cupi presagi del futuro, ma il destino del profeta che paga a caro prezzo l’onore di trasmettere la voce del Signore. Infiltrano spie per conoscere il tenore dei discorsi, verificare fino a dove puoi spingere le tue provocazioni; negli ultimi giorni i controlli sono sistematici, ti senti braccato, pedinato, studiato nei minimi dettagli dei tuoi gesti e della tua predicazione.
    (…)
    Hanno facce irrigidite, come alberi secchi in pieno inverno. Ti chiedi come possa, l’uomo, ridursi in questo stato, quale tributo di slanci, sentimenti, debba pagare sull’altare freddo dell’odio.
    (…)
    Nemmeno io vi dico, allora, da dove venga questa autorità. Hai vinto un’altra volta, ma non ne sei felice: vorresti perdere mille e mille volte, pur di vederli convertiti.

    Da “Il Vangelo come non l’avete mai letto” di Fabrizio Centofanti

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  3. “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!” Lc 12,49
    _ ..Io mi sento mandato a rompere le false paci dei conventi. Pace apparente, rotta da un modo più evangelico di intendere la vita, da qualcuno che vuole riproporre il sogno di Dio.
    Forse quando va in frantumi un vecchio equilibrio, nella casa o nella comunità, quella che si rompe non è una pace autentica, ma una situazione sbagliata, fondata su mancanza di saggezza, su egoismi e silenzi._
    Padre David Maria Turoldo

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