Tra me e lui, di Elisabetta Bordieri

Venezia
Strano come si possano assemblare parole scrivendo di passione e mistero con una maestria tale da riuscire a calibrare le astrazioni della mente e poi non essere in grado di dare loro foggia e ossatura nell’esatto momento in cui dovrebbero saper carezzare la pelle appena conosciuta e incontrata. Strano come lui sia stato capace di farlo. Ma cos’è strano e cos’è normale? Continua a leggere

30. Valeu a pena?

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Intanto, dal mio tavolo, sparivano tutti i commensali. Mandati in altri lidi, uno dopo l’altro, per motivi diversi, ma portando, per me, allo stesso risultato: il fantasma di un’aspra e imbarazzante solitudine, additata come effetto delle mie visioni. Ricordai la scena del Calvario, pietosamente riempita di figure nel Vangelo di Giovanni ma, nella versione di Marco, testimone del perfetto isolamento del Cristo tra i suoi crocifissori. Mi venne in mente l’essere soli nelle Lettere a un giovane poeta, di Rainer Maria Rilke, dove tale condizione viene vivamente consigliata come chiave per sondare il profondo e trovarvi le perle preziose della vera identità. Avevo preso l’abitudine, da tempo, di ascoltare in rete un capitolo al giorno del Vangelo: quella volta mi trovai di fronte la descrizione marciana della passione e morte di Gesù. Sentivo le parole e guardavo l’immagine ricostruita dalla Sindone, con lo sguardo luminoso, fisso su di me. Mi tornò alla memoria una frase che avevo incontrato di recente: se Dio ti sembra lontano, indovina chi si è allontanato. Tutto convergeva nell’offerta, il centro del Progetto, il peso di cui lei si caricava con eroica fedeltà, nonostante gli impulsi contrari della sua natura. Valeu a pena? Tudo vale a pena se a alma não é pequena. I versi di Pessoa suonavano calzanti in quest’angolo di tempo in cui ogni fatto, ogni parola diventava attesa, in cui ogni istante poteva rivelarsi decisivo. Mi scrisse un amico, dicendo che il Papa pregava col rosario che avevo benedetto. Segni che scendevano nel cuore come lo sguardo di Gesù, come il Vangelo della passione e morte di Colui che stava realizzando il suo Disegno.

Poesie per un no, di Roberto Rossi Testa

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Quando T.S. Eliot diede alle stampe la versione definitiva di “The waste land” aggiunse alcune pagine di note esplicative per ciò che nel testo poetico non era di immediata evidenza (e ce n’era parecchio!). Anche “Poesie per un no” di Roberto Rossi Testa, edito da Avagliano, contiene numerosi richiami, dotti e ghiotti come quello citato in postfazione sul funerale di Averroé o come quello che credo di cogliere nell’ultima poesia del libro, dove mi par di leggere in trasparenza il mito gnostico di Sofia, caduta dall’iperuranio degli Eoni fin quaggiù e rimasta imprigionata nella materia. Continua a leggere

“E noi non smetteremo mai di esplorare”. Per Roberto Rossi Testa. Di Anna Maria Curci

Roberto
È strana, questa epoca. Da un lato sembra ridurre la comunicazione a ciancia insulsamente riecheggiata, a sfoggio vano e sordo, dall’altro rende possibile una conversazione ampia e profonda, ancorché a distanza, con interlocutori che diventano veri e propri compagni di strada. A pensarci bene – e i carteggi dei ‘tempi andati’ lo dimostrano – tale conversazione non è tanto resa possibile dai mezzi telematici, perché a realizzarla nella sua pienezza sono doni, tanto semplici quanto grandi, di umanità; sarà allora più corretto dire che quest’epoca facilita lo snodarsi, come un cammino fatto per scelta, di una via fatta di dialogo e reciproco ascolto. Continua a leggere

Le tre negazioni

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di Nicola Vacca

Roberto Rossi Testa si definisce un poeta che dà testimonianza di ciò che si svolge. Le sue poesie nascono dallo sconforto o dal dispetto causati da un diniego o al fine di provocarlo.

Il degrado e il pantano nel quale siamo finiti meritano un atto di resistenza  che non può non venire dalla poesia, che con posizione ferma  deve lanciare nel proprio tempo un fermo e deciso “no” agli scenari di disfatta che avanzano.

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Arrivederci, Roberto

Roberto
Roberto Rossi Testa ci ha lasciato. Mi ha telefonato Lidia, la compagna di una vita, stamattina, intorno alle otto. Sono rimasto incredulo: l’avevo sentito un paio di giorni prima, con la voce flebile ma ferma, lucida, come tutto in lui è stato sempre attraversato da una sonda nitida e precisa, disincantata e calda, affettuosa e spietata, come se la vita umana fosse davvero quel coacervo di contraddizioni da tenere insieme che i saggi descrivono nei libri entrati nella storia, a cominciare dalle Lettere di Paolo: la carne e lo spirito, il peccato e la grazia, l’intelligenza e la passione, l’ombra e la luce. Roberto, come il Leopardi da lui tanto amato, non si è fatto illusioni su quella che chiamiamo la natura umana: l’ha guardata in faccia con coraggio, raccogliendo il guanto della sfida, non sottraendosi mai alle sue provocazioni, che su questo suo e nostro caro blog trasfigurava e rendeva durature in forma di apologo. Con lui avevo un dialogo serrato: ogni giorno ci inviavamo una mail con un commento ai fatti del giorno, ai temi più scottanti, ai nodi che impegnavano noi e l’umanità in una lotta a volte sfiancante con la logica, l’etica, la fede. A un certo punto mi è sembrato strano non vedere il suo nome nella posta in arrivo: era un rito, un’abitudine, una di quelle certezze che fanno della vita un luogo famigliare, tenero, sicuro.
L’ultimo apologo narrava di un incontro in treno tra viaggiatori pendolari. Quello che potremmo definire il suo interlocutore lo interpella con parole che starebbero bene, credo, sull’ultima dimora di Roberto:

Lei segue quella che viene ufficialmente indicata come la strada maestra, che poi non ha mai insegnato nulla di buono a nessuno ed è la strada dei fessi; e vuole per di più seguirla insieme agli altri, avendoli a cuore, quasi potesse costituire per loro un esempio, un incitamento: con il piglio di quei capipopolo di un giorno che hanno il collo che sembra fatto apposta per essere tagliato il giorno dopo sulla pubblica piazza.

Roberto è stato questo: uno che ha creduto fino in fondo nella strada maestra, che viene dai più considerata la strada dei fessi; e ha voluto seguirla insieme agli altri, avendoli a cuore, quasi potesse costituire per loro un esempio, un incitamento. Mi verrebbe da replicare all’infinito queste che sono tra le sue ultime parole scritte, quasi un testamento da dedicare alle persone che ha amato, a Lidia, a noi amici del blog, a voi lettori, che avete condiviso con il cuore, oltre che con la mente e la cultura, le sue Provocazioni. Lascio ad altri il compito di celebrare il Roberto poeta e traduttore. Io mi limito a concludere, qui, quello che me non è un addio.

Mi è testimone la terra: un dialogo a tre voci

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Le poetesse Francesca Genti e Milena Prisco discutono il libro di Francesca Tini Brunozzi

a cura di Guido Michelone

Genti. Mi è testimone la terra è un poema con una struttura molto coesa e con una divisione in tre parti, di cui la prima speculare alla terza (quella centrale è una sorta di intermezzo). Il tema principale è la morte e i morti: si tratta di una poesia-confessione perché parla dei morti sparsi come in una rete cosmica in cui sono pronti a dialogare; e quindi nel libro è protagonista sia la morte come assenza sia in qualche modo l’assenza quale elemento che modifica il rapporto dell’interlocutore, con un’idea di metamorfosi continua. Si tratta inoltre di un concetto di tempo circolare, la morte come una tappa, con un’idea buddista, dal momento che l’Autrice da alcuni anni ha abbracciato la filosofia buddista: del resto anche il titolo è una parafrasi di una frase del Buddha. Continua a leggere

Ezra Pound, il poeta fascista

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di Augusto Benemeglio

1.Il grande fabbro della poesia moderna

Ezra Pound , nato il 30 ottobre del 1885 nel profondo e provinciale Far West (Idaho) e morto il 4 luglio 1972 in una città irreale come Venezia , è stato il più internazionale , inevitabile, imbarazzante poeta del Novecento. E’ il poeta “fascista”, il poeta “traditore”, il poeta “pazzo” , che visse 13 anni della sua lunga vita rinchiuso nel manicomio criminale di Saint Elizabeth’s di Washington ; ma è anche il “grande fabbro” della poesia moderna , poeta “imagista” , che sposa le idee filosofiche di Hulme e spoglia i versi da ogni sovrastruttura retorica e sentimentale ; l’ideatore di una nuova poesia fondata essenzialmente sull’elemento visivo. Continua a leggere

Dov’era

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Dov’era Dio in quei giorni, mi domandi,
Quando dal treno si scendeva in fila
Passando oltre il cancello del rispetto,
Per indossare la divisa a righe
E avere a mente il numero assegnato
Dall’Accettazione? S’era distratto,
O esibiva una specie di potere?
Era la prova truce che saggiava
La resistenza del popolo eletto?
Mi guardi come se portassi in dono
La certezza per scienza, o per mestiere.
Ma io non so perché, né dove fosse
Il Dio della mitezza e del perdono:
Forse era appeso al palo della luce
O folgorato sulla recinzione.

Alessandro Baricco e La Sposa giovane. Per trattar del ben ch’i’ vi trovai

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Ne ho lette di poco lusinghiere, davvero. Parlo delle recensioni all’ultimo romanzo, sempre per Feltrinelli, di Alessandro Baricco, La Sposa giovane. Chiedo venia se ci torno ora, a dieci mesi dall’uscita del volume. È che non sempre leggo subito quel che esce. Delle volte ci vuole del tempo. Delle volte, nella calca polverosa sollevata dai lettori a ridosso della novità editoriale, non si legge bene. Devi farlo da in piedi, in mezzo agli altri che spingono e strattonano. Allora meglio farlo dopo, con calma.

* * *

Le critiche mosse a questo Baricco – ma spesso anche ai precedenti suoi lavori – sono agglutinate ormai da tempo attorno alla definizione del Nostro (erano anni che volevo ricorrere a quest’uso ormai greve del possessivo!) come scrittore fastidiosamente aristocratico e snob, e dei suoi libri come il condensato delle più vuote raffinatezze. Continua a leggere

Accoglienza e civiltà

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Abituato alle quotidiane indignazioni contro i governi di casa nostra che non fanno abbastanza per salvare i naufraghi, accogliere i profughi e difendere i migranti dai caporali che li sfruttano in modo vergognoso, (tutto vero, intendiamoci) sono rimasto allibito di fronte alla notizia che Germania, Repubblica Ceca e Austria si starebbero preparando a requisire ai migranti ogni quattrino in eccesso a sette-ottocento euro (oltre a gioielli e altre cose di valore) con la motivazione che i profughi riceveranno prestazioni statali di assistenza gratuita. Continua a leggere

Inerzia #8: un salto decisivo – Guglielmo di Occam

di Antonio Sparzani

William of Ockham

William of Ockham

Pluralitas non est ponenda sine necessitate
William of Ockham

Se volessimo azzardare un riassuntino delle puntate precedenti, potremmo dire che fino a questo punto, le ragioni che sono state addotte per spiegare, per dar conto, del fatto che quando la mano lancia un sasso questo continua, invece di cadere subito verso terra, in una traiettoria in un primo tempo orizzontale, o addirittura verso l’alto, consistevano, con varie sfumature, nell’ipotizzare o un’azione del mezzo interposto (l’aria) o invece qualcosa che viene trasmesso dal proiciente – la mano – al proietto – il sasso –, qualcosa che assume vari nomi e che con varie modalità si trasmette dalla mano al sasso.
Voi vi immaginate che chi abbia risolto poi definitivamente il problema siano stati Galileo e Newton, ma la storia è sempre più articolata e complicata delle versioni che vanno per la maggiore. E, come già ho avuto modo di dire, le idee che a un certo punto sembra spuntino fuori dal nulla come funghi, o come fiori nel deserto, in realtà hanno sempre origini più lontane, ci sono dei “precursori” spesso inaspettati. E così oggi vi presento un illustre precursore, William of Ockham, spesso italianizzato in Guglielmo di Occam. Eccolo a voi. Continua a leggere

L’UOMO CHE VENIVA DA MESSINA

di Massimo Maugeri

La lettura del nuovo romanzo di Silvana La Spina, “L’uomo che veniva a Messina” (Giunti, 2005), mi ha spinto verso un’ulteriore riflessione sul potere “sanante” della letteratura.
Nella nota che leggiamo alla fine del volume, Silvana La Spina ci dice che questo suo nuovo libro “è innanzi tutto un romanzo. E in quanto tale vive di vita propria – ossia piegando la realtà ai suoi bisogni, la storia vera alle sue storie”. Ma è anche vero, come evidenzia l’autrice, che di Antonello si sa molto poco. Ed ecco, dunque, che viene in soccorso proprio quell’aspetto peculiare del potere “sanante” della letteratura a cui facevo cenno prima e che trova il senso più alto nel ricomporre i pezzi e nell’aggiungere i tasselli mancanti affidandosi alla forza dirompente della narrazione, della scrittura che crea. D’altra parte non stiamo parlando di un uomo qualunque, di un artista qualunque. Stiamo parlando di Antonello, del grande Antonello, del Messinese: l’unico tra i pittori siciliani (per dirla con La Spina) ad aver raggiunto una fama universale, a essere entrato tra i giganti della sua epoca. Continua a leggere

SAN VALENTINO POETRY SLAM 2016

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SAN VALENTINO POETRY SLAM, appuntamento con le vostre poesie, sono benvenute poesie in tema con l’occasione e di qualsiasi tipo, il microfono è tutto per voi! 3 minuti di tempo massimo a testa, testi propri e voto del pubblico sovrano! Un doppio appuntamento, una doppia gara, a Milano e Siracusa accompagnata da un reading a Caserta. Tutti gli eventi si svolgeranno il 14 febbraio 2016, in contemporanea! Un’occasione per declinare in mille modi il tema amoroso. Cliccate ai links seguenti degli eventi FB per saperne di più

Per tutte le info sul regolamento e il campionato andate al link: http://slamitalia.blogspot.it/2015/11/calendario-slam-italia.html

Info: slamitaliapoesia@gmail.com

Vivalascuola. Per chi vuole resistere

Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere (B. Brecht)

E’ scoppiata la conflittualità nelle scuole. Conflittualità prevedibile e paventata dalle persone di buon senso. Sono in corso lotte per fazioni, per accaparrarsi visibilità, piccoli poteri, piccoli privilegi. Tra ricatti, invidie, sospetti, prepotenze. Aumenti di carichi di lavoro e spiccioli di ricompensa. Altro che collegialità! Altro che bene comune! E i Dirigenti scendono in lizza per imporre in un modo o nell’altro le persone del loro staff in ogni posticino in cui si decide qualcosa. Altro che super partes! E’ la legge 107, colleghi! E ancora peggio sarà nel prossimo futuro, quando gli effetti della legge cominceranno a essere pienamente operativi. In modo eclatante o silenzioso, dovunque e comunque sia possibile, maturare forme di diffusione di consapevolezza e di opposizione nell’ambito dei principi costituzionali diventa un dovere. Vivalascuola presenta le analisi e le proposte di Marina Boscaino, Marco Guastavigna, Corrado Mauceri, Carlo Salmaso, Eliseo Tambone. Continua a leggere

Le voci del Pretorio. Romanzo epistolare. A breve il libro.

Con questa lettera termina l’uscita di  Le voci del Pretorio. Chi vorrà sapere come va a finire, potrà a breve leggere il libro. Anche grazie all’autorevole vetrina di questo sito, il romanzo ha trovato un editore diposto a pubblicarlo. Grazia ai numerosi lettori.
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“QUI SI (RI)FÀ LA DEMOCRAZIA O SI MUORE. PER UNA NUOVA PRATICA DEMOCRATICA” di Giovanni NUSCIS

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Il 9 e 10 gennaio si è tenuto a Bologna un incontro nazionale organizzato dall’associazione “PrimaLePersone, per l’Assemblea Permanente” dal titolo “Dalla rappresentanza politica all’autorappresentanza del mondo sociale”.

 

Chi ha partecipato all’incontro di Bologna, come lo scrivente, ha avuto la conferma che si sia imboccata finalmente la strada verso una qualità di relazioni e di pratiche politiche autenticamente democratiche, nel confronto e nelle decisioni. Senza per questo sottovalutare le difficoltà e le resistenze nel passaggio tra il sistema politico attuale (antidemocratico, corrotto, liberticida) e quello auspicato (inclusivo, aperto, fortemente etico, coerente con lo spirito e i principi della Costituzione repubblicana).

E come in ogni fase storica di decadenza – in larga parte segnata, nel nostro caso, dal modello economico impostoci (quello neoliberista, forte anche del condizionamento dell’informazione e del sistema culturale) che  genera guerre, povertà, distruzione, avvelenamento dell’ambiente, spreco e depauperamento di risorse –  il seme di questa società in metastasi dovrà necessariamente morire perché si generi nuovo frutto. Continua a leggere

Azione poetica per Giordano Bruno

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Sabato 13 febbraio alle ore 17:00
Piazza Campo de’ Fiori – Roma

2016 EROICI FURORI
IL GIORNO 13 FEBBRAIO A ROMA IN PIAZZA CAMPO DE’ FIORI ALLE ORE 17,00 SI SVOLGERÀ L’AZIONE POETICA MITOMODERNISTA “2016 EROICI FURORI” IN MEMORIA ALL’EROISMO DI GIORDANO BRUNO.

I POETI CHE PARTECIPERANNO ALL’AZIONE AVRANNO IN MANO UN LIBRO DEL FILOSOFO E SONO INVITATI A INDOSSARE PREFERIBILMENTE UNA TUNICA BIANCA.

L’AZIONE SI SVOLGERÀ ATTRAVERSO LA LETTURA DI TESTI SUL TEMA DELL’EROICO E DELLA FEDELTÀ AI PROPRI IDEALI IN UN’EPOCA DI TRASFORMISMO GENERALIZZATO E DI DECADENZA MORALE.

CHI DESIDERA PARTECIPARE ALL’AZIONE È PREGATO DI INVIARE UNA EMAIL A grandtourpoetico@gmail.com

NON È GRADITA LA PARTECIPAZIONE DI MAESTRI DELL’ADULAZIONE, CULTORI DELLA PIAGGERIA E VIGLIACCHI E/O VENDUTI A BASSO PREZZO.

Su un’idea di:
Tomaso Kemeny, Paola Pennecchi, Angelo Tonelli, Pietro Berra, Flaminia Cruciani, Gianpaolo Mastropasqua.

Il Direttivo del Grand Tour Poetico

SEBASTIANO GATTO, “BLUES DELLE ZUCCHE”

Sebastiano Gatto, Blues delle zucche, Venezia Mestre, Amos Edizioni, «Poetiche», 2015, 105 pp., 10 euro

CRESCIAMO AL MODO DELLE ZUCCHE. Quasi una recensione

di Luciano Curreri

ZuccheGatto è del 1975, io del 1966, eppure il suo Blues delle zucche lo so strimpellare anch’io. Mi è bastato sfogliarlo con gli occhi, seguirlo con le mani, è stato come leggere uno spartito: è un blues che sa di requiem, come ogni buon blues, del resto. E che ogni fatto cantato sia frutto di fantasia, non importa. Ci stai dentro comunque, tanto il ritornello è fantastico, nelle sue circolari, significative varianti:

«Cresciamo al modo delle zucche e quando è ora ci trovi al mondo come sui banchi del mercato, e siamo in offerta, e costiamo poco. In tanti sui banchi del mercato nemmeno ci finiamo: ci lasciano ai merli senza la fatica della raccolta (p. 21)»;

«Quando cresci al modo delle zucche sai già in quale mercato finirai, sai già che sarai in offerta, che costerai poco. Ammesso che su quei banchi si finisca, perché un giorno, magari, ti accorgi che, invece di raccoglierti, ti hanno lasciato ai merli, senza la fatica della raccolta» (p. 94). Continua a leggere