RECENSIONI POETICHE

recensione

di Max Ponte

Bentornati alla mia rubrica dedicata alle recensioni poetiche. La mia intenzione è quella di recensire tutto ciò che mi perviene in ambito poetico (novità ma anche libri trascurati degli ultimi anni), proposito che con lentezza cerco di rispettare. Fino ad ora, dal 2013, ho letto e analizzato 38 libri su LA POESIA E LO SPIRITO. La mia vuole essere una recensione che si mette dalla parte del lettore, per cui non sempre positiva, ma certamente costruttiva e comunque sempre rivolta alla singola opera e non all’autore.

Penso che sia un piccolo servizio per la poesia, un lavoro (del tutto gratuito e necessario) volto a creare un piccolo “filtro” davanti alla grande quantità di pubblicazioni poetiche.
Tuttavia non ho mai visto questa mole cartacea come un pericolo ma come una ricchezza per la letteratura del nostro paese. Cliccate qui per leggere le 5 puntate precedenti: la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta.

Nelle mie recensioni poetiche i libri presentati vanno da un numero di 4 ad un numero di 9 per puntata. Il fatto che ci siano autori diversi messi accanto non sminuisce il singolo poeta, se meritevole, ma lo distingue, in ogni caso ne sottolinea la peculiarità.
In questo numero di inizio 2016 vi parlo di 6 libri di poesia. Tutti a mio avviso meritevoli di attenzione da parte dei lettori, se dovessi esprimere voti darei un 7 e mezzo a tutte queste pubblicazioni, che rappresentano ottime tappe all’interno dei singoli percorsi poetici. Mi ritengo quindi fortunato poiché spesso mi ritrovo davanti ad orizzonti molto meno felici.

> Partiamo con il libro di FRANCESCO VITELLINI, si intitola “Scrigni”, prefazione di Giusy Carofiglio (VJ Edizioni, 2015). Si tratta di un testo coraggioso, che sfida il tempo. Vitellini usa la forma chiusa (il sonetto e la canzone). Si schiera sin dall’introduzione programmatica contro la poesia di massa. Vitellini non concede nulla ad elementi della contemporaneità, cosa che forse avrebbe alleggerito e non sminuito con la dovuta cura, la raccolta. “Scrigni” si distingue per l’uso abile della forma e l’alto livello del contenuto: “Quant’è più dolce l’esser scordati,/l’oblio dentro ogni mente ed ogni cuore!/A nulla giova l’esser ricordati/se non pei propri versi e le parole./Tradita sunt ad inferias ormai/quelle spoglie mortali ch’indossai.”

> LILIANA FANTINI pubblica per i tipi di Marco del Bucchia Editore nel 2014 “Chi ha notizie del mio vero presente”, con un testo introduttivo della scrittrice Silvia Longo. La Fantini è poetessa e cantautrice e la sua scrittura, vicina alla musica, si muove in una dimensione non autoreferenziale che si apre alla natura e al cosmo. Un tratto romantico e un poetare sicuro, ricco di assonanze. “Dalla galassia/la suggestione è un’altra./Una briciola parrebbe esagerata./Alfine siam meno di un granello./Ho inviato lì-nel firmamento-/un frammento di cervello/ad esplorare,/a sviscerare la genesi del male”.

> VALENTINA COLONNA è autrice di “La cadenza sospesa” (Nino Aragno Editore, 2015). La prefazione è di Davide Rondoni. Di questo libro ho già avuto modo di parlare durante la presentazione alla Feltrinelli di Torino. Una raccolta che rivela le ottime capacità di scrittura della giovane poetessa e pianista. Un libro dove i versi rivelano quella “sospensione” presente nel titolo, quell’essere sul crinale dell’esistenza. Ci sono molti fiori in questa raccolta e spesso mi è apparsa la Ofelia di John Everett Millais, pittore preraffaellita. Memorabili alcuni passaggi come “(…) È nei capelli/ che passa il feretro dei ricordi”.

> PAOLA SILVIA DOLCI pubblica nel 2013 per Italic “Amiral Bragueton”, con introduzione di Ianus Pravo. Per dare indicazioni sull’opera della Dolci ricopio, elencandole, mie note a margine: diario poetico di viaggio, diario intimo, citazionismo e dialoghi con amici-fantasmi della letteratura, tendenza ad una prosa poetica malinconica e surreale, estetica del viaggio fra ‘700 e ‘800, Vinicio Capossela (?), Stefano Faravelli (!), decadentismo e femminilità. “Era come quei bambini che rompono gli orologi/per vedere com’è fatto il tempo”. Interessanti anche le videopoesie della Dolci dove la voce assume il tono della confessione.

> NADIA SPONZILLI (Nanà) ci presenta invece “Se scrivo lettere d’Amore rompo tutto l’Alfabeto”, introduzione di Emilio Locurcio, (Il Mio Libro, 2015). Si tratta di una raccolta dove la filastrocca (quasi alla Rodari) emerge con l’obiettivo di divertire, con garbo, il lettore. Le rime sono spesso baciate. Nanà è anche perfomer, con studi teatrali, e pittrice. Ho particolarmente apprezzato le note alle poesie che mi hanno fatto pensare alle trovate del futurista Bruno Munari. Le note diventano prolungamenti delle poesie stesse. Fra i versi: “Da grande vorrei fare la baciante/baciar rospi nelle paludi cittadine/baciar ponti all’imbrunire/al mattino l’ultimo lampione”.

> SALVATORE RANDAZZO è autore di “Ficu pala”, (autoedizione, 2014). Un delizioso libretto pinzato dal sapore d’altri tempi. La scrittura di Randazzo, è essenziale, quasi nipponica nel suo farsi spazio sulla pagina. La lingua italiana sa integrare anche il siciliano. Il poeta è infatti originario di Siracusa. “Salda/ben più della stoppa/una striscia di garza/insanguinata incollata/ahimè/poca roba la morte/l’intrallazzu ‘nta l’occhi/di patri curtigghiu”. I nuovi poeti siciliani sono un capitolo davvero significativo della poesia italiana contemporanea. Randazzo è anche poeta orale, e attivo nel mondo del poetry slam siciliano e nazionale.

Augurandovi nuovamente buon anno vi ricordo il mio indirizzo email per l’invio di opere in formato cartaceo

pontemx@gmail.com

Max Ponte, blog personale: http://maxponte.blogspot.it

5 pensieri su “RECENSIONI POETICHE

  1. L’ha ribloggato su Strinature di saggezzae ha commentato:
    Una recensione di Scrigni da Max Ponte sul blog “La poesia e lo spirito”.
    Ho molto apprezzato l’interessamento di Max e sono altrettanto soddisfatto delle sue parole.

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  2. Grazie mille per la recensione, Max.
    E’ vero, scegliere le forme tradizionali, strutturate e fisse, è una scelta che oggi sembra coraggiosa. Purtuttavia una forma come il sonetto esiste da secoli e continua a offrire sempre nuove opportunità. Il coraggio sta, semmai, nel proporre alla lettura forme avvertite come non più attuali (anche se qui entreremmo in una discussione per la quale questo non è il luogo adatto).
    La mia è una scelta, e mi dà soddisfazione.

    Detto ciò, concordo nel dire che un accostamento alla contemporaneità non potrà che arricchire i miei scritti, se non altro per i contenuti
    Il fine utimo della mia poetica, infatti, è quella di cercare equilibrio tra forma e conenuto, e il contenuto ha sempre delle componenti sociali, financo nelle metafore più oscure. E, quindi, deve tendere a essere attuale.

    La fusione tra passato e presente, questa è la meta del mio cammino poetico, ma il sentiero è lungo ancora, e si snoda silenzioso davanti alla mia penna.

    Ancora grazie per le tue parole.

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  3. Questa ancora mi mancava: “la recensione” di libri di poesia in forma di un “tweet” appena un pò più ingrassato. Non so se mi vien da ridere, piangere o incazzami. Probabilmente tutte e tre le cose, quello che si legge qui sta ugualmente tra il comico, l’indecente, il vergognoso e il miserrimo. Le recensioni di una affilatrice per coltelli (e non è una battuta, controllate pure) su amazon sono superiori in primo luogo, che è anche un pò ciò che determina tutto il conseguente, ovvero nel calore della passione e del coinvolgimento: queste recensioni-tweet trasudano letteralmente incontenibile adorazione per “la musa del lirismo” paragonabile a quella un becchino per il suo lavoro. E quindi poi la pochezza che non ne potrebbe altrimenti discendere, infatti come già fatto notare, non è solo quantitativa (e per pietà e rispetto per le nostre intelligenze, in proposito non ci si nasconda dietro il solito dito delle misure intrinseche del mezzo, intrinseche quanto lo è la pigrizia mentale di una civiltà del tempo della dedizione a ciò che è un pò meno che triviale per limite che tende a zero – oppure si usi la consumata truffa, come il giochetto delle tre carte, in cui si fa passare un meno del minimo sindacale come sintesi a cogliere l’essenza), ma in questo poco pochi sono anche tutti i numerosissimi aspetti presi in considerazione, che non possono mancare a rendere degno di questo nobile statuto ormai in decadenza – grazie a anche questo genere di pessimo servizio che gli si fa, per quel che conta qui – in ogni caso nel dire e nominare la poesia si deve prestare la massima cura perché è sul suo stesso campo che si opera, la parola, e il rischio va dallo svuotarla fino a minacciarne la stessa esistenza, al rendersi ridicoli con l’inadeguatezza della presunzione di poterne dare conto. E qui mi fermo nel considerare le forbite liofilizzate composizioni “critiche” qui esposte, non è per mancanza di argomenti o pigrizia, è che per dirne senza rischierei qui sì di ripetersi, bisognerà invece scriverne parecchio e spaziando in diversi livelli, rischiando di farsi troppo facilmente bannare per off-topic e panegirico. echhisenefrega. inizierei col far notare solo una cosa su cui ci sarebbe molto da riflettere che invece riguarda molto i destini del poetico: se le genti si spendono in misura tale – insospettabile e sorprendete ma vera – per esempio sull’affilatura delle lame (coltelli più che altro, di cui sono tra le atre cose appassionato e creatore amatoriale a fianco del mio lavoro artistico materico) o molte altre amenità che un tempo non suscitavano tanta considerazione intellettiva, critica ed espressione popolare è perchè si ha molto più tempo, e qualche strumento intellettivo in più diffuso (con tutta probabilità però a scapito di altri di matrice meno logica-razionale ma che erano altrettanto forme di sapere – più corporale meno ideali), a disposizione per quella che si potrebbe chiamare vita “semiotica” immateriale, per la quale tutti i nuovi mezzi di comunicazione di massa sono creati contemporaneamente per favorire e alimentare. Senza dilungarmi troppo nell’analisi filo/sociologica di questo nuovo particolare scenario di portata globale, vorrei, invece di dare la mia personale impressioni e opinioni in proposito, porre la domanda su come mai come la parte del campo che era tra le più elevate in fatto di cultura immateriale, molte arti tra cui la poesia, abbiano trovato stranamente più che altro sfortuna, che invece non la molta fortuna che hanno trovato amenità che di segni non sono fatte ma solo ammantate da questa paradossale civiltà. Solo perchè complesse ed ardue per queste masse mediocri artefici di questo nuovo bisogno di dire di tutto, dove invece è molto più facile comodo e ottundente riguardo lo sfacelo, parlare di sciocchezze come fossero iperurani. Come per altro il selfie vacuo e copiancollato del simulacro della vita in un reality fatto da sè, è buona parte della nuova “droga mondiale” che sono i social network? Certo, possibile, in parte è così. La poesia e l’arte sono sempre state un fatto d’elezione e scambiare questa dalla sua eccezionalità alla democraticità in forma di massificazione, ne ha ugualmente prodotto monti di spazzatura, ma la perdita inflazionistica del suo valore è arrivata ormai quando era già tale quello vero, che molto danno non ha poi fatto. Quindi davvero questa pagina è lo specchio dell’attuale “stato dell’arte”, poca cosa, ma facilmente ri-producibile e ancor più disponibile? Come qualsiasi altra dolciastra “glassatura semiotica” di qualsiasi altra cosa fatta oggetto di produzione e consumo di massa? Per molti più che lucidi e attenti, tra i più stimati da me i postrutturalisti francesi, “osservatori” della destinazione, già da tempo tracciata, dei nostri percorsi parrebbe proprio così.
    Ma se una parte di me non può che suo malgrado condividere certe conclusioni, per lo stesso motivo, resta una strana improbabile ma insopprimibile forza non “rassegnata” all’idea che nell’uomo massa moderno e post, debba sempre più prevalere da che si barcamena in questa sua in parte nuova “umanità” quello che sinteticamente chiamerei “stoltezza di massa da specie ormai sottosistemica”, in tutte le purtroppo parecchio numerose sue manifestazioni. tra cui, quella che a cui proprio fatico a rassegnarmi perchè ancora gran parte di me e potente autenticamente sebbene già arrivatami quasi clandestinamente, invece al contrario non cercare più davvero qualcosa che sia autenticamente di nuovo una VISIONE ALTRA, in specie a questo prodotto totale, sempre più semiotico sempre più simulacro e sempre più identificato con lo stesso “reale”, e quindi disgraziatamente con tutto ciò che ne può conseguire. “il Rex è morto viva la Res”. Verrà mai il giorno che ci accorgeremo di nuovo chi stavolta abbiamo posto a dominatore e che se c’è un padrone è in primo luogo perchè altri (molti, poi troppi, fin quasi tutti) si votano alla servitù, è davvero in qualsiasi forma prenda, questa l’essenza prima dell’uomo inserito in ciò che gli piace chiamare “civiltà”, una vita scelta in forma di nascondiglio scambiato per riparo? anche perchè ognuno trova scuse di ogni genere per fare cose che, a volte appena aprendo un pò gli occhi invece che sempre prima la bocca ci accorgeremmo cosa fanno, ovvero non possono che rovinare il buono che che sapremmo fare.
    ogni riferimento a fatti e persone qui “presenti” non è per niente casuale. chiusura dell’assurdo panegirico.

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  4. Carissimo Zack, essendo tu un po’ prolisso certamente non consideri le possibilità di una scrittura sintetica. La poesia stessa è sintesi ed essenza, Calvino la paragonava ad un mare in un bicchiere. E se la poesia è sintesi (d’altronde anche la filosofia è capace di questo), lo può essere anche la critica o qualsiasi opinione – discutibile certamente – su un libro, un’opera d’arte, una lucertola che ci passa per casa. Queste note critiche sono un modo per affrontare le nuove pubblicazioni di poesia, renderle visibili, sottoporle all’attenzione dei lettori. Sono un modo, non per aderire ad una qualche massificazione della poesia, ma per affrontare le molteplici espressioni, anche valide, che riguardano la poesia contemporanea.
    Peccato che non sia stato colto questo e non sia stata colta la perseveranza che caratterizza questo tipo di lavoro “militante”. Il resto, mio caro, sono le case editrici a pagamento, i critici a pagamento, le pubblicazioni a pagamento sui blog a pagamento. Questi sono i veri problemi, la degenerazione del sistema poetico, uniti a tutta una serie di atteggiamenti controproducenti ed autoreferenziali che caratterizzano il mondo poetico italiano.
    Questa rubrica è uno spazio che vuole mantenersi agile ed indipendente e ricercare espressioni e modalità autentiche del poetare. In ogni caso rimango a disposizione tua e dei lettori tutti per osservazioni, invio di materiali, e messaggi, anche attraverso la mia mail: pontemx@gmail.com Buon anno ancora!

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