KAREN JENNINGS, DENTRO L’ANIMA DEL SUDAFRICA

Testo introduttivo e traduzione dall’inglese di Giovanni Agnoloni

Prosegue la serie di estratti di traduzione dagli scritti degli autori da me conosciuti nell’estate 2015 presso la residenza letteraria danese Hald Hovedgaard, a Viborg.

Karen Jennings

Karen Jennings

Oggi vi presento Karen Jennings, scrittrice originaria di Città del Capo. Laureata e addottorata in Letteratura Inglese, ha raggiunto il successo con il romanzo di esordio Finding Soutbek (edito da Holland Park Press), storia di una cittadina divisa da profondi contrasti sociali e segnata da vicende particolarmente drammatiche.
Karen è una grande paesaggista del variegato e tormentato panorama umano del Sudafrica, che tratteggia focalizzandosi sul micro-mondo di Soutbek con ammirevole profondità storico-analitica e con mano distesa.
Il romanzo, che nel 2016 sarà pubblicato anche in francese dalle Éditions de l’Aube, è entrato nella selezione finale delle tre migliori opere nell’Etisalat Prize, uno dei principali premi letterari del continente africano.
La sua raccolta di racconti Away from the Dead (uscita sempre con Holland Park Press) è stata selezionata per il Frank O’Connor International Short Story Award.
Oltre alla residenza letteraria danese, Karen ha partecipato a residenze in India, Uganda e Olanda.

Segue la mia traduzione della prima pagina di Finding Soutbek:

“Quelli che sedevano sulla riva, soprattutto gli anziani, non guardavano indietro. Sapevano già piuttosto bene che cosa avevano alle spalle: l’incendio che si faceva strada attraverso la città alta, con le fiamme così alte che perfino giù, sulla spiaggia, potevano sentirne il calore sulla schiena. Guardavano verso l’orizzonte, dove le onde scure erano percorse da bagliori luminosi. Non parlavano. Guardavano solo avanti, e aspettavano.
Altri, i giovani, che non avevano memoria di incendi passati, stavano in piedi in mezzo ai cespugli vicini alla battigia e si chiamavano tra loro, indicando e lanciando grida. Dimenticavano che stavano guardando bruciare le proprie case. Erano soltanto presi dallo spettacolo, e si sentivano eccitati. Intorno a loro c’erano cani che abbaiavano e correvano lungo la linea della vegetazione o se ne stavano accanto ai loro padroni, piagnucolando.
Altri ancora, le madri e i padri, si allontanavano dalla spiaggia, nella boscaglia della pianura. Cercavano cespugli secchi o i rami morti di alberi rachitici, pensando alle notti che sarebbero seguite. Conoscevano il freddo che doveva venire, insieme alla vita senza un riparo, perciò si distribuivano a ventaglio, e alcuni di loro tornavano verso la spiaggia, sperando di trovare del legname trasportato dall’acqua.
Più verso l’interno, il fiume, gonfio dopo settimane di pioggia, aveva esondato, spazzando via diversi ponti lungo il suo percorso. Le sue acque adesso ricoprivano vigneti e terreni coltivati, e le strade erano interamente impastate di fango. Per coloro le cui case erano in fiamme non c’era speranza di essere raggiunti dal camion dei pompieri, lontano cinquanta chilometri. Perfino la pioggia, che prima era stata così ostinata, era finita. Potevano solamente aspettare finché l’incendio non si fosse esaurito da solo, per poi arrangiarsi con quello che restava.
Verso ovest, la città bassa rimaneva inviolata dal fuoco, e i suoi abitanti erano immersi nel sonno.”

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