Accoglienza e civiltà

migranti
Abituato alle quotidiane indignazioni contro i governi di casa nostra che non fanno abbastanza per salvare i naufraghi, accogliere i profughi e difendere i migranti dai caporali che li sfruttano in modo vergognoso, (tutto vero, intendiamoci) sono rimasto allibito di fronte alla notizia che Germania, Repubblica Ceca e Austria si starebbero preparando a requisire ai migranti ogni quattrino in eccesso a sette-ottocento euro (oltre a gioielli e altre cose di valore) con la motivazione che i profughi riceveranno prestazioni statali di assistenza gratuita.
Ancor più allibito sono rimasto nel constatare che la notizia non ha dato luogo ad alcun dibattito, né fra i massimi responsabili della politica europea, né al parlamento europeo, e nemmeno sulla stampa.
Era una bufala? Se è così, a maggior ragione, ci sarebbe da imbastire un dibattito su cosa si proponessero i responsabili di questa boutade.
Purtroppo, ho motivo di pensare che non si sia trattato di una bufala. Qualcuno, in Germania e altrove, ci ha pensato davvero, ha lanciato l’idea, non ci rinuncerà facilmente e prima o poi la riproporrà.
Ma com’è possibile? La Germania, che ha accolto e integrato milioni di italiani, spagnoli e turchi, è tornata a essere quella dei lager? E la Svezia, e la Danimarca, che si vantavano di essere i più civili, i più democratici, i più aperti, come mai hanno chiuso le frontiere? Già ero rimasto scioccato davanti all’Ungheria che alzava reticolati e barriere di filo spinato. Ma pensavo che si fosse trattato di una reazione istintiva, dovuta al senso di impotenza di un paese relativamente piccolo di fronte a un’ondata migratoria che eccedeva dalle sue possibilità. La dichiarazione con cui Angela Merkel si dichiarava disposta ad accogliere un milione di profughi sembrava aver rimesso le cose a posto.
Poi sono venuti i fatti di Colonia (e di parecchie altre città).
Volenti o nolenti, siamo tutti costretti a prendere atto di una verità scomoda: per accogliere il diverso non basta aprire la porta. Bisogna anche spiegargli che in casa d’altri non si mettono i piedi sul tavolo. Bisogna avere la forza morale di pretendere che chi ha diritto di essere accolto abbia il dovere di accettare le regole del paese che lo accoglie e si comporti di conseguenza. Bisogna applicare la legge senza sconti o condizioni di favore per chi proviene da un’altra cultura. Bisogna, insomma, che l’Europa smetta di essere considerata, dai migranti, ma anche da noi, qualcosa da accettare finché se ne ritraggono vantaggi e da rifiutare quando non torna comodo.
Se non siamo in grado di elaborare una politica europea nei confronti delle migrazioni, l’Europa resterà un flatus vocis.
Le migrazioni non si fermeranno pagando miliardi alla Turchia, o alzando reticolati al confine tra Grecia e Macedonia, o pretendendo che chi sbarca a Lampedusa rimanga in Italia. Chi fugge dalla Siria (ma anche dall’Eritrea, dal Senegal, dall’Africa subsahariana) vuole andare in Germania, in Inghilterra, in Svezia. Non lo fermano le traversate marittime. Non lo fermeranno i reticolati, e nemmeno le rapine di stato.

3 pensieri su “Accoglienza e civiltà

  1. ….niente di nuovo sotto il sole…..ne ricordiamo oggi la memoria…
    piu’ o meno 73 anni fa….6.000.000 milioni di esseri umani subivano lo stesso trattamento
    ….confisca e sequestro di soldi,beni,braccialetti e collanine,(per sostenere i costi di accoglienza)inviati in CENTRI DI ACCOGLIENZA…..le cui ciminiere iniziarono a fumare con acri odori di corpi “rosolati”;…
    .. milioni di ospitati in CAMERE un po eccessivamente “PROFUMATE”con gas letali…
    ….e garanzie di offerta di lavoro…a scavar buche …che sarebbero state le loro fos’se comuni….E VAI….SE RICOMINCIA……..NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE .

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