Arrivederci, Roberto

Roberto
Roberto Rossi Testa ci ha lasciato. Mi ha telefonato Lidia, la compagna di una vita, stamattina, intorno alle otto. Sono rimasto incredulo: l’avevo sentito un paio di giorni prima, con la voce flebile ma ferma, lucida, come tutto in lui è stato sempre attraversato da una sonda nitida e precisa, disincantata e calda, affettuosa e spietata, come se la vita umana fosse davvero quel coacervo di contraddizioni da tenere insieme che i saggi descrivono nei libri entrati nella storia, a cominciare dalle Lettere di Paolo: la carne e lo spirito, il peccato e la grazia, l’intelligenza e la passione, l’ombra e la luce. Roberto, come il Leopardi da lui tanto amato, non si è fatto illusioni su quella che chiamiamo la natura umana: l’ha guardata in faccia con coraggio, raccogliendo il guanto della sfida, non sottraendosi mai alle sue provocazioni, che su questo suo e nostro caro blog trasfigurava e rendeva durature in forma di apologo. Con lui avevo un dialogo serrato: ogni giorno ci inviavamo una mail con un commento ai fatti del giorno, ai temi più scottanti, ai nodi che impegnavano noi e l’umanità in una lotta a volte sfiancante con la logica, l’etica, la fede. A un certo punto mi è sembrato strano non vedere il suo nome nella posta in arrivo: era un rito, un’abitudine, una di quelle certezze che fanno della vita un luogo famigliare, tenero, sicuro.
L’ultimo apologo narrava di un incontro in treno tra viaggiatori pendolari. Quello che potremmo definire il suo interlocutore lo interpella con parole che starebbero bene, credo, sull’ultima dimora di Roberto:

Lei segue quella che viene ufficialmente indicata come la strada maestra, che poi non ha mai insegnato nulla di buono a nessuno ed è la strada dei fessi; e vuole per di più seguirla insieme agli altri, avendoli a cuore, quasi potesse costituire per loro un esempio, un incitamento: con il piglio di quei capipopolo di un giorno che hanno il collo che sembra fatto apposta per essere tagliato il giorno dopo sulla pubblica piazza.

Roberto è stato questo: uno che ha creduto fino in fondo nella strada maestra, che viene dai più considerata la strada dei fessi; e ha voluto seguirla insieme agli altri, avendoli a cuore, quasi potesse costituire per loro un esempio, un incitamento. Mi verrebbe da replicare all’infinito queste che sono tra le sue ultime parole scritte, quasi un testamento da dedicare alle persone che ha amato, a Lidia, a noi amici del blog, a voi lettori, che avete condiviso con il cuore, oltre che con la mente e la cultura, le sue Provocazioni. Lascio ad altri il compito di celebrare il Roberto poeta e traduttore. Io mi limito a concludere, qui, quello che me non è un addio.

24 pensieri su “Arrivederci, Roberto

  1. Mi dispiace tanto per il caro Roberto, i suoi apologhi resteranno sempre nella memoria come la sua grande disponibilità all’ascolto …
    anche io lo saluto con un arrivederci …
    ciao caro Roberto!

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  2. Un dolore grande per l’addio a un amico, Roberto, dal quale ho imparato tanto. Provo un sentimento di profonda riconoscenza per i doni di saggezza e umanità che da lui ho avuto e il rimpianto di non averlo mai potuto incontrare di persona.

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  3. “Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti.”
    Mi vengono in mente queste parole di Pavese.
    Ho incontrato Roberto solo una volta, in occasione di una sua lettura
    a Milano, e lo ricordo come un uomo di antica, quasi estinta gentilezza.
    Mi sembra che abbia camminato sulla terra senza calpestarla….
    Stefanie

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  4. proprio così, “un uomo di antica, quasi estinta gentilezza”, ci siamo parlati al telefono quando Roberto aveva bisogno di qualche fotocopia qui a Milano, e mi ha ringraziato così tanto e così bene, mandandomi un buon numero di opere sue e di traduzioni; qui sta tutta l’amarezza, conoscere meglio una persona così quando è troppo tardi.

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  5. Sono molto addolorato, caro Fabrizio.
    E scosso.
    Perché non pensavo che Roberto stesse male fino a questo punto.
    Un grande abbraccio ai familiari e un pensiero ricolmo di bene al nostro caro Roberto.

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  6. caddero come neve,
    caddero come stelle
    o petali di rosa,
    quando improvviso in giugno
    li tocca il vento.

    perirono nell’erba che non ne serba il segno-
    l’occhio non trova il luogo-
    ma dio con il suo libro irrevocabile
    richiamerà ogni volto

    sono profondamente addolorata
    ciao
    la fu

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  7. Mi dispiace moltissimo, ho dialogato spesso con Roberto, era una spanna sopra le sciocche polemiche con le quali ci baloccavamo, non l’ho conosciuto personalmente ma ho sempre provato per lui stima e affetto.
    Mauro Baldrati

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  8. Quanto della Sorgente fugge con te –
    Come sono importanti i tuoi incontri –
    Perché un universo intero
    Ti sei portato via.
    E.D.
    Gena

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  9. Pingback: Roberto Rossi Testa (1956-2016) | La dimora del tempo sospeso

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