Mi è testimone la terra: un dialogo a tre voci

Prisco Tini Genti FOTO
Le poetesse Francesca Genti e Milena Prisco discutono il libro di Francesca Tini Brunozzi

a cura di Guido Michelone

Genti. Mi è testimone la terra è un poema con una struttura molto coesa e con una divisione in tre parti, di cui la prima speculare alla terza (quella centrale è una sorta di intermezzo). Il tema principale è la morte e i morti: si tratta di una poesia-confessione perché parla dei morti sparsi come in una rete cosmica in cui sono pronti a dialogare; e quindi nel libro è protagonista sia la morte come assenza sia in qualche modo l’assenza quale elemento che modifica il rapporto dell’interlocutore, con un’idea di metamorfosi continua. Si tratta inoltre di un concetto di tempo circolare, la morte come una tappa, con un’idea buddista, dal momento che l’Autrice da alcuni anni ha abbracciato la filosofia buddista: del resto anche il titolo è una parafrasi di una frase del Buddha.

Tini Brunozzi. Quanto hai detto regge perfettamente la mia lirica, il peso di quanto ho scritto e ho voluto comunicare in Mi è testimone la terra. Molte delle tue cose non le ho neanche progettate ma è tutto vero e mi torna tutto. Aggiungo che la forma chiusa della lirica mi ha aiutato a metter ordine in una situazione così dolorosa. E al proposito devo dire grazie a Patrizia Valduga, perché, leggendola, ho capito che tale forma mi permette una narratività estrema: in più la Valduga ha scritto Requiem in ottave, pietra di paragone rispetto al quale prendere le mosse per scrivere.

Prisco. In Mi è testimone la terra il lettore entra in prima persona nel libro e rimane spiazzato, perché osserva come l’Autrice racconta la morte attraverso gli oggetti fisici, senza retorica. La mia considerazione immediata nella prima parte del libro è quella di essere lì con la percezione dei sensi e con una consapevolezza profonda, in cui si avverte il dolore di Francesca e si capisce soprattutto come il dolore della poetessa passi per immagini: un’esperienza drammatica in cui si rende partecipe il lettore anche di momenti provvisori, come quando indirettamente si evoca la figura paterna.

Tini Brunozzi. Nel mio precedente libro Frau e le altre c’era già un poemetto dove ho trattato la figura del padre e ho fatto un’azione salvifica nei suoi confronti con la mia esigenza di non lasciare le cose al caso. Avevo ancora da sistemare l’evento morte, una mancanza, un rapimento. Ho scritto di lui non per la drammaticità dell’evento. Il nuovo libro è molto progettato, costruito a tavolino e tutto ha un senso compiuto in sé, la finalità è un po’ squadernare un intento familiare.

Genti. Gia nell’esergo di Mi è testimone la terra si scopre l’attitudine con cui la poetessa guarda i rapporti con le persone defunte e lo sguardo della poesia riesce a mettere ordine dando purezza con qualcosa di cristallino, come se i versi e le parole riuscissero a riordinare il dolore. La poesia quando è autentica va sempre alla radice della verità. E poi Mi è testimone la terra è anche un libro pieno di amore con una scrittura molto pulita che ricorda Cesare Pavese anche per un’affinità con il genius loci: entrambi operano in Piemonte.

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