31. L’ebbrezza del volo

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Si entrava nel mistero. Quelle albe, che avevano scandito il nostro tempo, continuavano a irradiare una luce che splendeva nel segreto di un cuore più incline all’umiltà. Comprendevamo meglio la pedagogia del Cristo, l’Unto venuto per servire, per lavare i piedi, come solo dagli schiavi era lecito pretendere. Toccavamo con mano le vie di Dio, che non erano le nostre, i suoi pensieri, così lontani dai pensieri del mondo. Gli altri dubitavano ancor più della riuscita: vedevano il gruppo dirigente convinto di tenere in mano le leve del potere, le gerarchie impermeabili al benché minimo segno di ripensamento, e radicate nell’intento, per nulla mascherato, di ribadire lo stato delle cose. Ma noi sapevamo che, per il Signore, sarebbe stato facile minare il castello di carte del sistema. Fissavo gli occhi negli occhi di Gesù: la sua calma sovrana mi persuadeva che l’agitazione, l’impazienza, non avevano ragione di esistere, anzi, apparivano ridicole, o patetiche. Cristo era il centro del cosmo, il Punto Omega verso cui tutta la storia si orientava, in modo irresistibile. Mi sentivo attratto in un campo di forze da cui mi lasciavo trascinare, mi aggrappavo alle sue ali onnipotenti provando, per la prima volta, la sobria ebbrezza del volo.

12 pensieri su “31. L’ebbrezza del volo

  1. “Voglio ringraziarti Signore per il dono della vita. Ho letto da qualche parte che gli uomini sono Angeli con un’ala soltanto, possono volare solo rimanendo abbracciati.
    A volte, nei momenti di confidenza oso pensare Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto. L’altra la tieni nascosta: forse vuoi farmi capire che anche tu non vuoi volare senza di me. Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi il tuo compagno di volo.”
    Don Tonino Bello

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  2. ” Per migliorarsi non c’è bisogna di aspettare il mondo migliore” – ho letto poco fa.
    Ogni uno di noi fa la parte di questo mondo, ogni uno di noi fa la sua parte di creare la vita sul questo mondo. Ogni uno di noi può donare la sua bellezza d’amore al questo mondo.

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  3. Solo nella vera Fede si può comprendere il MISTERO;
    solo guardandoLO negli occhi ti si aprono gli occhi del cuore;
    e forse si riesce a vedere nel PROGETTO di DIO.
    E se ci si leva in volo tra le braccia di CRISTO,sulla ALI di CRISTO…
    non sarà di certo”volo di Icaro”…

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  4. …fissare gli occhi dell’UOMO della SINDONE:
    il GALILEO che non ha mai smesso di credere in un mondo migliore.
    …e riemergere da quell’ “abisso” di luce che faceva male agli occhi…e si ritorna a vedere,…senza mai essere stati ciechi.
    E’ sempre cosi’,i piu’ bei fiori,che siano gerani,papaveri,lilium o rose,tutti bellissimi e profumati… ma quei semi,prima di germogliare,prima di sbocciare,prima di esplodere con la loro bellezza ed il loro profumo,sono dovuti marcire…sotto uno strato di letame!!!
    ….saranno i colori di UN MONDO NUOVO!!!

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  5. Volare è il contrario del viaggio: attraversi una discontinuità dello spazio, sparisci nel vuoto, accetti di non essere in nessun luogo per una durata che è anch’essa una specie di vuoto nel tempo; poi riappari, in un luogo e in un momento senza rapporto col dove e col quando in cui eri sparito.
    Italo Calvino

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  6. “io l’ aquilone ,tu il vento” ..a volte le difficoltà sono il vento contrario ma l’aquilone è sempre in alto pronto ad incontrare il vento del bene che lo sospinge ,la fede che lo alimenta e l’amore che dà speranza. Il volo come l’anelito , come il de-siderio ,come gli ideali non conoscono l’impossibile , non c’è inganno , i frutti ci saranno. li vedremo noi ? Forse si ,forse no : c’è chi semina e c’è chi raccoglie , a noi basta dire ” io l’aquilone, tu il vento ” .

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  7. FACCIA A FACCIA

    In febbraio la vita era immobile.
    Gli uccelli non volevano volare e l’anima
    grattava il paesaggio come una barca
    gratta il pontile cui è ormeggiata.

    Gli alberi mi voltavano le spalle.
    La profondità della neve si misurava dai morti fili d’erba.
    Le tracce i superficie invecchiavano.
    Sotto in telo la lingua moriva.

    Un giorno giunse qualcosa alla finestra.
    Il lavoro si arrestò ed io alzai lo sguardo.
    I colori ardevano. Tutto si voltò.
    La terra ed io balzammo l’una contro l’altro.

    TOMAS TRANSTRÖMER

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