Recensioni poetiche. N°7

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di Max Ponte

In questa settima tornata di recensioni vi propongo la lettura di 7 testi, di cui un romanzo. Il numero 7 ritorna quindi. Come sempre l’analisi non valuta l’autore ma la singola opera. Inoltre ribadisco che il mio (discutibile, bien sûr) giudizio è costruttivo e non distruttivo, lontano da influenze e apologie in voga, un lavoro militante.Detto questo, invito tutti coloro che lo desiderano a inviarmi le loro opere in formato cartaceo, per info scrivetemi alla mail pontemx@gmail.com. Partiamo con:

1. Fabrizio Bregoli,“Cronache provvisorie”, VJ Edizioni 2015. Il libro di Bregoli è un lavoro caratterizzato da rime, quasi filastrocche, legate alla civiltà contemporanea. Tuttavia tali rime risultano ancora acerbe e potrebbero dipanarsi meglio. Nell’ultima parte del libro prevalgono inoltre poesie tradizionali. Complessivamente il mio giudizio è positivo, proprio per questa volontà di poetare il contemporaneo. Il mio voto è 6. “È tutto un prodigarsi a spadellare / e macinare le migliori spezie /poi filettare piano e marinare / con la delicatezza che conviene (…) nell’agguerrita giostra di grembiuli / sulla cornice piatta dello schermo”

2. Achille Monteforte, “Umani”, Altrimedia 2015. Achille Monteforte è un giovane artista e poeta, ci presenta un lavoro molto piacevole, fatto di testi da lui stesso illustrati e “fotografati”. Le parole non son un semplice accompagnamento, come spesso capita in questo tipo di operazioni, ma mantengono un livello alto, una comunicazione diretta, una poesia viva e vivace. Il mio voto è 8. Unico limite il fatto che la copertina sia avara di informazioni: è assente il nome dell’autore e non viene chiarita la natura della pubblicazione. Una bella quarta di copertina sarebbe stata necessaria. In ogni caso le mie congratulazioni. Un frammento:“Il mio cuore è un melograno da cui mangio i semi ogni giorno / così giovane, ma dai capricci rispettabilissimi / per fortuna non c’era il mare”.

3. Giovanni Silvestri, “repulisti”, Ibiskos 2015. Un libro introdotto da una lettera manoscritta particolarmente gradita. Il testo mi pare assai “conservatore”, senza vertici, prossimo alla noia e all’anonimato, che possono rientrare in parte nella poetica perseguita dall’autore. Il mio voto è 5. “La mia voce fioca / è un lampo / la mia anima è smodata / e sento che è sbagliato”.

4. Rosa Riggio, “L’orizzonte alle spalle. Breviario d’amore”, Fusibilialibri 2014. Il formato del libro è quadrato, con ottima copertina che riporta un’opera dell’autrice. Il contenuto è trascurabile, il linguaggio vira al patetico e all’artificio di anime, orizzonti, infiniti. Certamente la poesia d’amore non è di semplice frequentazione, consiglio di pubblicarla solo in casi estremi e dopo aver trovato parole, se non nuove, almeno non troppo consunte dai tempi e dai modi correnti. Il mio voto è 4 e mezzo. “Nei tuoi occhi un vuoto d’amore. / Per chi? Quale mancanza? / È per me quella tenera assenza?”.

5. Carlo Penati, “Empeiria”, Anterem Edizioni, 2015 Sempre eleganti, ed algide allo stesso tempo, le pubblicazioni dirette da Flavio Ermini, che fanno del rapporto costitutivo con la filosofia la loro cifra. Questa dimensione pensante della poesia non è certo per un largo pubblico (pubblico poetico s’intende, già una minoranza di per sè), ma io credo vada preservata. Il libro di Penati comprende 52 brani che indagano l’esperienza umana e ci forniscono vari spunti di riflessione. Mi è difficile dare un voto, ma indicativamente darei un 7. “l’esperienza accade / sconcerta interroga appaga / scuote dall’assuefazione / diventa conoscenza”.

6. Flaminia Cruciani, “Lapidarium”, puntoacapo 2015. Titolo perfetto per questa raccolta di aforismi lapidari, sententiae spesso lanciate nell’etere dalla Cruciani e da me raccolte più di una volta. Una piccola e grande pubblicazione, in grado di lasciare il segno nell’essenzialità e nell’evidenza di una poesia che può farsi epifania. Il mio voto è 8. Certamente i contenuti non possono essere del tutto originali e magari se ne possono ricordare alcuni di analoghi da parte di grandi scrittori, ma poco importa secondo me, perché nel suo complesso il Lapidarium è una vera miniera. Aforismi che ho sottolineato: “La parentela è una detenzione genetica”, “Aspettami, sarò inaspettata”,

7. Caterina Davinio, Sensibìlia, Ladolfi 2015. Terminiamo con un romanzo, il libro della poetessa Caterina Davinio, nota per il suo percorso nel campo della poesia elettronica e sperimentale. I romanzi per un poeta son sempre una prova carica di insidie. Il testo della Davinio è improntato su una storia d’amore basata sui sensi, una storia oscura e sotterranea, un legame morboso contrassegnato da quelle che comunemente vengono chiamate “paranoie”. Psicodramma e atmosfere decadenti. La Davinio dimostra di essere una vera scrittrice anche in questo campo, sa lavorare di fino quando serve e arriva alla meta lasciando al lettore la sensazione di completezza che distingue una buona da una cattiva lettura. Il mio voto è 7. “Perché, vedi, la bocca è un organo terribilmente rischioso, armato com’è della lingua e dei denti! Dai baciami ancora e ancora. Proprio lì, dove non oso sperare più. La tua porta colore di ciliegia è una provocazione solenne e una delle tentazioni ineludibili prima della santità”.

Per leggere le recensioni precedenti, ecco i numeri della rubrica: PrimoSecondo, Terzo, QuartoQuinto, Sesto

Blog di Max Ponte: http://maxponte.blogspot.it/

 

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