Poesie di Antonella Palermo

Palermo
Inediti

Matrimonio

Cucita col filo
le viscere all’ossa i muscoli all’unghie
i piedi calcare l’ingresso alla chiesa
le dita ritornano a giocare veloci
e quei palmi tuoi grandi
si premono
bimbi
mi lavo le mani
mi infili l’anello
e mi segno Gesù in punta al mio sì.

I vecchi

I vecchi non sanno il sottovoce
ripetono in leggero asincrono
le formule del prete
Dichiarano alle orecchie degli astanti
la propria indegnità
Pensano un suono ingoiato
invece è purezza sonante.

Da Le stesse parole (Lietocolle, 2012)

Natale

Sul lago Paura
ristagnano nervosi i miei legni.
Voglio spostarmi, immergo il dito, buco l’acqua
di stagnola.
Uno squillo di giallo del lume di nonna
mi tempera l’iride.
Sediamo Paura, anche stavolta.
Il presepe è finito, il pescatore rientrato.
Ti servo la cena, libero la musica. È Natale.

Pietra

Il mio corpo sulla pietra e nessuna soavità.
Nulla che si mescoli o sciolga o assorba.
Nemmeno va in frantumi.
La pietra ed io.
La colpisco e riconosco me.
Un peso e un altro peso.
Di fronte.
Mi incanto a riscoprire il nome mio.

Provenza

Un pittore passò e la via fu pronta per me.
Ci versò mille verdi
e quei toni d’ottobre che fanno impallidire le primavere.
Il cipresso, ritto, come pugnale a ricattare Dio.
Il cipresso, ritto, come mano a implorare Dio.
Con dignità si pianta l’insalata
aggraziate le olive le daranno il succo.
Solo luce. Dalla radice al sole.

Campagna

Bisogna arrivare alla grande costruzione
dove i covoni si riposano.
Mentre mi abbraccio le caviglie con le tempie alle ginocchia
il ragazzo ricurvo corre.
Mi ricordo di respirare
pensando a Dio.

Santi

Spie sante mi guardano,
sono a mangiare con Dio.
La loro aumentata vita mi tiene in vita e
un filo di raso mi lega i capelli fino alle nuvole blu
dove i nuovi vivi stanno.

Sapore

Come davanti
all’altare
si inginocchia
e apre lo sportello
con le grandi manovre da ottuagenario.
Sfiora con le nocche delle tre dita
anchilosate.
Gusta e
accenna che è buono.
Richiude con uno strappo ermetico
incurante della ruggine mischiata al burro.
Un respiro e si rialza.
Lode al pollo!

Terremoto

Si frantumò il mio
abitare
senza che potessi lodare Dio.
Sparì il mio dove
ferendomi l’asfalto rappreso ai piedi
come crema di nocciole guasta.
Ma trovai un comò
che mi transennò la via.
L’aria dentro il cassetto
che mi regalasti
mi lasciò la vita.

Zoppicare

Una sua lietezza aveva la domenica
per il tiepido arieggiare anche dentro il capo e il cuore.
Zoppicante chiedeva uno sguardo.
Nel deserto intuiva di restare dove dal nulla il cibo viene.
Intuiva, e mentre ascoltava un cantare nuovo,
il secco si mangiava quel miraggio.
“Schiena dritta, che bisogna vivere”, le dicevano alcune donne.
Fra poco è Natale.

2 pensieri su “Poesie di Antonella Palermo

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