Donna, non mestruare con dolore

Endometriosi[Una premessa: vorrei ringraziare di cuore Fabrizio Centofanti che ha scelto di accogliere questo pezzo tale e quale a come era scritto, nonostante fosse femministicamente antiveterotestamentario e per giunta per nulla letterario. Un’ennesima riprova di quanto coraggio e libertà circolino per questo blog. Giubilo & gratitudine!]

Covo questo pezzo da sette anni: tanti ce ne sono voluti perché io mi sentissi finalmente pronta a metabolizzare un tema così spinoso come la mia possibilità perduta di essere madre. E anche se ancora oggi continuo a sentire resistenza all’idea di ripercorrere il mio calvario, ho scelto di farlo per saldare un intimo debito di sorellanza verso tutte le donne, che voglio onorare a qualunque costo.
Parliamo di una malattia diffusissima e praticamente sconosciuta. Non solo a noi popolo, purtroppo, ma proprio ai medici. Non solo a quelli generici – magari – ma anche agli specialisti, ovvero ai ginecologi e le ginecologhe che dovrebbero, davvero dovrebbero, sapere tutto di questa patologia che colpisce 176 milioni di donne su questo pianeta. Cento-settanta-sei-milioni di donne. Cifre conservative parlano di un 10% della popolazione femminile.

Sto parlando dell’endometriosi, patologia con un nome bruttissimo che già da solo sa di strumentazioni fredde e test dolorosi. È una malattia di origine ginecologica: tessuti dell’endometrio (la parete interna dell’utero) si staccano dalla loro sede e attraverso le tube si vanno ad attaccare ad altri organi (ovaie, vescica, uretere, colon eccetera, persino la pleura) dove sanguinando si cicatrizzano, causando aderenze che portano nel 60% dei casi a dolori insopportabili durante il ciclo mestruale, durante l’ovulazione, e spesso anche durante l’atto sessuale.
Insopportabili, in questo caso, significa proprio insopportabili. Per anni il mio ciclo è stato un momento di non-vita in cui ero inebetita dal dolore, quasi oltre: uno stato larvale di sofferenza che mi impediva di rimanere nella realtà. Entravo in una condizione di patimento che diventava tutto ciò che ero. Dopo qualche anno trovai finalmente un antidolorifico che mi facesse effetto. Agiva dopo qualche ora, rendendomi al contempo slavata e prona; ma toglieva l’urlo interno. I dolori non erano solo “mestruali”, ma di tutto il corpo: le gambe diventavano due macigni compressi da un laccio emostatico, la schiena e le anche dolenti in qualsiasi posizione, quella eretta impossibile; il corpo si gonfiava come un otre, prendendo una-due taglie in più, mentre il ventre pulsava di fitte, che qualche volta mi portavano allo svenimento. La digestione frammentaria, la diarrea costante, un senso di debolezza permanente e, soprattutto, difese immunitarie azzerate. Questo aspetto l’ho scoperto da poco, leggendo uno splendido pezzo di Gabrielle Jackson, che mi è stato molto utile, anche emotivamente. Mi prendevo continuamente l’influenza, e la gente mi spregiava un po’, per questo. Pensava ci giobbassi. Pensava fossero tutti problemi psicosomatici. Pensava che fossi ipocondriaca. Pensava fossi una rompipalle e basta, nonostante io spesso fingessi di stare molto meglio di quanto realmente stessi.
Senza conoscenze mediche, pensavo che ogni cosa fosse singolarmente una patologia, e mi vergognavo di essere così debole, fragile, malaticcia, dolorante, incapace di pianificare una vita di partecipazione a cene, compleanni, matrimoni, impegni di lavoro. E invece era tutto scatenato dalla stessa malattia. Tutto. Nel mio caso avevo in più anche un problema di allergia al nichel (mai diagnosticato da nessun medico, ci sono dovuta arrivare da sola), che mi ha portata a perdere la mia tiroide e ad avere un’altra serie di problemi che ora sono sotto controllo, ma di questo farò un altro post.

Per eliminare l’endometriosi si può solo intervenire chirurgicamente; se lo si fa in tempo, è possibile avere una vita normale e partorire dei figli. Il problema è che viene raramente diagnosticata, spesso comunque non prima di una decina di anni dal suo primo insorgere. Oltre all’ignoranza, uno dei motivi è che si vede difficilmente con l’ecografia, e l’unico modo per individuarla davvero sta nel dedurla dai sintomi: ovvero ascoltare la paziente, palparle l’addome e comprendere che la sua lamentela necessita di ulteriori indagini: basta un esame del sangue per i marcatori tumorali (CA-125), e se i valori sono alti la malattia si vedrà nero su bianco attraverso una risonanza magnetica: l’unico esame che la evidenzia chiaramente.

Nel mio caso, avrebbero potuto capirlo dai dolori addominali per cui mi tolsero a 14 anni un’appendice sanissima, così come poco dopo avrebbe dovuto saperlo la ginecologa che mi ha poi avuto purtroppo in cura per i 25 anni successivi, dato che già a 15 anni avevo sintomi lampanti. Ma dopo di lei, quando ho iniziato a volere figli che non arrivavano, avrebbero dovuto capirlo i costosi ginecologi specializzati in infertilità che mi hanno ultravisitata per darmi sostegno per una gravidanza, e che non hanno mai pensato e ipotizzato che potessi avere questa malattia, che pure è una delle cause più diffuse di infertilità per una donna (fino al 40% dei casi). Per tacere del mio medico curante che era anche ginecologo, al quale non venne in mente questa diagnosi nonostante gli chiedessi ogni mese un certificato medico per il lavoro. Messi insieme, sono circa una quindicina di specialisti: un’impressionante pletora di persone che hanno studiato medicina e si sono specializzate in ginecologia (quindi minimo nove anni di studi) che pur di fronte a un caso lampante come il mio, non hanno neanche nominato questa malattia. Questa malattia talmente rara da colpire cento-settanta-sei-milioni di donne.

Avrei potuto anche morire in qualsiasi momento per blocco intestinale se non avessi finalmente trovato la ginecologa giusta. Dopo neanche 45 secondi di visita, senza che io mi fossi spogliata, ha esclamato “Ma come! Il suo è un chiarissimo caso di endometriosi!” e un mese e mezzo dopo, il 14 febbraio 2009, entravo in ospedale per la rimozione dell’utero e di un ovaio. Il chirurgo era più giovane di me, ma preclaro e all’avanguardia, uno che si è strameritato il primariato che ha conseguito per dote e talento. Le sue prime parole alla visita post-operatoria furono sorprendenti e durissime: “Voglio la lista di tutti i medici, specialisti e non, che l’hanno visitata negli ultimi trent’anni. Questa gente deve smettere di esercitare la professione medica.” Raramente ho provato una sensazione così forte di essere “vendicata” da un torto, ormai così antico; e ciò nonostante non sono stata poi capace di fare una lista e denunciare nessuno. Mi sono dovuta chiudere in me stessa qualche anno e piangere sui dolori vissuti per farli sciogliere come acquarelli, dimenticare tutto lo strazio. Per capire meglio questa malattia si può leggere in rete qualsiasi cosa ormai, per fortuna adesso c’è più informazione e letteratura disponibile, quindi non mi dilungherò oltre sui suoi contenuti – credo di aver comunque dato un’idea di sintomi ed effetti.
Quello che mi preme è invece una grande riflessione generale sul perché io abbia vissuto tutto questo.

Non si tratta solo di ignoranza da parte di tutti questi medici, sarebbe troppo semplice. Il problema è un altro, ed è su come viene vista una donna che si lamenta, soprattutto dei suoi dolori mestruali. Una donna non incontra spesso comprensione per il suo dolore, nel migliore dei casi solo dell’indifferenza, ma più spesso malevolenza, e per due motivi: il primo è perché si pensa sempre che la donna esageri il suo dolore per rendersi vittima o per sfruttarlo, a mascherare la propria “pigrizia” rispetto al lavoro, che sia quello domestico o quello salariato. Quindi si tende a non credere all’intensità del suo dolore, mai. La seconda è perché c’è una sottile idea che la donna il dolore lo sappia anzi lo debba sopportare. A cominciare dalla mia ginecologa iniziale fino a tutti gli altri medici, la risposta era “che ci vuole fare?”. Come se la maledizione di quell’antiquato Dio veterotestamentario della Genesi [«Io moltiplicherò grandemente le tue sofferenze e le tue gravidanze; con doglie partorirai figli» Gen. 3.16] ci fosse rimasta marchiata a fuoco sulla pelle. Quel dolore connesso al parto che significa maledizione su tutto ciò che è connesso alla fertilità femminile. Punite perché generanti, genitrici.

Ecco il motivo della mia narrazione oggi: usciamo da questa maledizione, subito, rifiutiamo chi ci vuole prostrate e per di più anche simulatrici. Restiamo sempre in ascolto del nostro corpo, e rigettiamo una visione che ancora una volta ci desidera sottomesse persino alla nostra stessa biologia. Essere donne non può e non deve essere un calvario, ma una gioia di vita, con qualche sopportabile effetto collaterale. Quello che va oltre va investigato, non accettato. Ditelo alle vostre amiche, alle vostre figlie, alle vostre sorelle, a chiunque. Pronunciate questa parola di salvezza, questo gancio per il paradiso: endometriosi. Facciamola diventare comune quanto “emicrania” o “tendinite”.

E a sette anni esatti di distanza dal mio infelicissimo San Valentino del 2009, pubblico oggi queste parole, perché le donne che non hanno una persona con cui festeggiare possano innamorarsi di se stesse e pensare che il nostro corpo è un luogo splendido dove è pensato che si possa concepire un nuovo essere umano – che ne facciamo esperienza o meno nel corso della nostra vita. Questa è già da sola una cosa che ci rende straordinarie, e che non può e non deve essere dolore.

Immagine di Mikael Tigerström

45 pensieri su “Donna, non mestruare con dolore

  1. Grazie a te Mariella!! Sì, ci homesso tutto l’amore possibile in questo post, è stata la benzina che mi ha permesso di scriverlo… ci sono voluti molti anni ma oggi mi sento solo come un grande sorriso. Spero che aiuti qualcuno… Grazie!

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  2. Grazie infinite, cara Monica, per questa condivisione. Così necessaria a tutte le donne, da dilatare tra noi al massimo. Quel che hai attraversato tu, è stato lo stesso tormentato itinerario di mia sorella, complice l’ incompetenza e a dir poco la leggerezza di tanti medici. Una vita semidistrutta da un’ infertilità direi procurata. E mi sento di tributare grande onore a Fabrizio che attraverso questo blog si fa portavoce di un sacrosanto grido, contro ogni assurda maledizione biblica.

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  3. Grazie Annamaria, che commento prezioso… dilatare è il verbo migliore, come fosse qualcosa che si espande attraverso il calore.. Grazie, e un abbraccio forte e sororale a tua sorella, oltre che a te <3

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  4. Grazie infinite Monica! Ho attraversato anche io il tuo calvario, condivido ogni tua parola e conoscendo l’importanza della narrazione ti ringrazio due volte perché solo conoscendo davvero come stanno le cose, solo avendo il coraggio di dire, di guardare in faccia la realtà, di non lasciare che la noncuranza tracci la sua strada impietosa, solo così possiamo fare qualcosa per essere il cambiamento che vogliamo vedere. Buon San Valentino in consapevolezza e amore per noi donne.

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  5. Grazie!!! Sì! Molte donne mi stanno scrivendo di ciò che hanno vissuto, è un grande dispiacere toccare questa sofferenza, ma anche emozionante e bello venire a contatto con questa sensazione profonda di condivisione tra sconosciute… Un abbraccio a te, buon tutto di cuore!

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  6. Ti ringrazio di cuore per queste parole, soprattutto là dove parli di pregiudizi e superficialità legate al ciclo.
    L’endometriosi andrebbe riconosciuta come malattia invalidante.
    Alcune forme sono difficilmente riconoscibili perché atipiche nel senso che alcuni soggetti non accusano i dolori da te descritti..immagina quindi quanti medici riescano a percepirne la malattia!

    Oltretutto non solo é difficile trovare dei bravi ginecologi che individuano subito la causa di queste sofferenze…il bello, diciamo é trovare degli ospedali dove sappiano asportarla al meglio e curarla. Seguire la paziente in tutto il cammino successivo.
    In bocca a lupo

    Grazie ancora
    Ciao
    .marta

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  7. Tutto vero Marta, è proprio così. Se pensi che è nel 40% dei casi la causa dell’infertilità femminile c’è da spararsi! Tantissime persone stanno condividento questo articolo in rete, sono veramente entusiasta che ci sia questa sensibilità, e che magari un giorno una donna potrà trovarlo utile per se stessa, e trovare una strada di guarigione. Sarebbe il dono più bello per me!! Un abbraccio, e grazie!!!

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  8. Non commento mai, ma qui non potevo evitare. Sono stata operata nel 2001 e ho sofferto per più di dieci anni. Tutto quello che tu hai descritto io l’ho passato. Per mia fortuna ho trovato in tempo una ginecologa preparata (anche a me ha fatto diagnosi con il solo colloquio, prima ancora di visitarmi) e, anche se non desidero essere madre, la mia ultima ecografia era normale. I miei marker tumorali sono sempre stati nella norma. Solo la chirurgia ha permesso una diagnosi precisa. E ora, con le cure per bocca la malattia è ampiamente sotto controllo, anzi, credo di soffrire meno delle donne “normali”. Grazie per la condivisione. Io sono riuscita nel corso degli anni a mandare in sala operatoria due mie amiche che soffrivano, e hanno risolto. Ma quello che dici riguardo al non credere alle lamentele mi è capitato. Avere di fronte un medico pagato che ti dice “e ma devi accontentarti dell’antinfiammatorio” mi è capitato. Ed è peggio del dolore insopportabile.
    Un grande abbraccio e grazie

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  9. Grazie Charlie! Che bello sapere che se presa in tempo questa malattia può essere così facilmente tenuta a bada, al punto che neanche i markers si alzino! Così dovrebbe essere: diagnosi precoce e “gestione” dei sintomi dolorosi… grazie per la testimonianza!!
    E grazie Giovanni, un abbraccio anche a te!

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  10. Io ho 3 figlie femmine.la figlia grande che ha 38 anni ha sempre avuto mestruazioni molto dolorose , ma cn antidolorifico passavano i dolori. La più piccola 16 anni ,e stato un qualcosa di traumatico x tutta la fam.dolori allucinanti ,un incubo ,nn c era antidolorifico che faceste effetto.quasi ogni mese pronto soccorso.ecografia visita anale.la diagnosi .signora e da inserire in un ciclo di studio.questo da 3 anni circa.x fortuna leggendo i commenti vari ho capito che la ragazzina aveva tutti i sintomi dell endometriosi,mi hanno consigliato un bravo ginecologo specializzato in endo.siamo rinati pillola e integratori .e i dolori x adesso sono solo un brutto sogno.ora faccio informazione a più nn posso.

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  11. Ho pianto leggendo quest’ articolo così intenso, sofferto, ma anche ‘liberatorio’. La condivisione del dolore, il coraggio di elaborarlo nel tempo, sono la sola vera ‘medicina’. Grazie!

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  12. Penso che dietro a buona parte dell’ignoranza che, purtroppo, hai incontrato ci sia anche una concezione ristretta della maternità. Dico questo senza volere togliere nulla all’aspetto biologico della questione, ci mancherebbe altro. Quello che voglio dire è che la maternità è anche un modo di esprimere la vita in tutte le sue forme, espressione che nasce dalla carne. E tu, secondo me, sei madre molto più di tante donne con figli che conosco.
    Scusa se sono intervenuta, non ci conosciamo, ed è sempre difficile entrare nella storia di un’altra persona, soprattutto con un commento “volante” :-).

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  13. Figurati, anzi, grazie proprio perché non conoscendoci hai cmq voluto mettere un commento! Io credo che il desiderio di genitorialità sia una delle cose più potenti che esistano in natura, anche se ognuno ha la sua storia e la sua vita, e può scegliere di lasciare questa pulsione ferma.
    Per le persone che vivono invece il desiderio con forza, la sua assenza può essere davvero dolorosa ma, come dici tu, questo bisogno può manifestarsi in molte altre forme… nel mio caso, ho un modo particolare di “prendermi cura” che in effetti è spesso un surrogato di questa maternità non vissuta, e mi fa essere un punto di riferimento per alcune persone, ed è molto importante per me :) Grazie Barbara!

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  14. Lascio qui questo link dell’Ospedale Sacro Cuore di Don Calabria dove le recensioni parlano da sole:

    http://www.qsalute.it/ginecologia-sacro-cuore-don-calabria/

    Il fatto è, come dicevo nel precedente commento, che se l’asportazione dell’endiometrio non è fatta al meglio questa nella maggior parte delle volte, purtroppo ricresce :(

    Si tenga presente che questo Ospedale è anche convenzionato con la Sanità Nazionale.

    Io so di questo Ospedale ma se siete a conoscenza di altri centri sarebbe bene inserirlo qui: l’informazione è importantissima.

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  15. Lucido e intenso: un gran contributo, che è al tempo stesso testimonianza, giornalismo d’inchiesta, riflessione culturale e manifesto contro una concezione arcaica e ingiusta del dolore come destino e stigma. Grazie.

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  16. Grazie mille, donne, siete speciali!
    Importante condividere conoscenza, assolutamente! Sto scoprendo molte cose che ci sono, per fortuna, sotto la valanga di pianto e dolore che ho lambito in questi ultimi due giorni, e vorrei abbracciare ciascuna donna e farle sentire che accolgo il suo dolore.
    Grazie per aver condiviso tutto questo con altre/i, e grazie per i link alle immagini. So che usare “mestruare” nel titolo di qualcosa che non fosse medico è stato già da solo l’infrazione di un tabu, l’ho fatto consapevolmente, a bando ogni inutile eufemismo, e grazie ancora più forte a tutti gli uomini che l’hanno condiviso cmq, a testa alta. Bellissime cose, sono sommersa di amore offerto e ricevuto. Grazie.

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  17. Il vero problema è che non esistono terapie valide che non comprendano una terapia ormonale sustitutiva. Soffro di questa patologia cronica da qualche anno e ho subito un intervento chirurgico per l’asportazione di una cisti e varie aderenze. L’unica soluzione è considerata la pillola, come se fosse una terapia indolore e che non porta conseguenze. La pillola porta a disturbi dell’umore, calo del desiderio, problemi vascolari, maggiore rischio di emboli e trombosi. La ricerca è ferma perché il problema è femminile. Perché si pensa che questi rischi debbano essere accettati da tutte. Perché l’annullamento totale delle funzionalità dell’apparato riproduttivo femminile è accettato e visto come una possibile terapia.

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  18. Cara Claudia, non sono bene a conoscenza delle terapie farmacologiche per questa malattia dato che il mio caso era così grave che non si poneva nessuna possibile alternativa se non l’asportazione chirurgica totale dell’organo e delle aderenze. Resta il fatto che nella letteratura che ho trovato non si evince che sia stato compreso il motivo dell’insorgere di questa malattia (perché l’endometrio si stacca, risale le tube e se ne va in giro?) e quindi la si “tiene a bada”. A quanto capisco, e a quanto scrivi, lo si fa solo per via ormonale. Io ho preso per un brevissimo periodo la pillola nella mia vita, e ho sentito che il mio corpo ne faceva una resistenza totale, e quindi ho smesso subito. E quando una cretina di ginecologa mi ha dato da prendere ormoni per intensificare la fertilità (non avendo capito che avessi l’endometriosi, come tutti gli altri, e pensando fossi poco fertile, il che è un po’ assurdo/paradossale perché l’endo è notoriamente una malattia delle donne con forte attività ormonale) pur avendo preso solo due compresse sono stata malissimo e mi è “esploso” il seno, con due cisti (benigne) che da allora sono rimaste lì. Quindi davvero e con grande forza NO a terapie ormonali come unica soluzione: è una soluzione “facile” che paga solo, come spesso accade, il corpo della donna. Grazie Claudia!

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  19. Care sorelle donne, mi unisco ai vostri commenti nel ringraziare Monica per aver condiviso la sua storia. Io ci provo ma anche per me è difficile. personalmente ho condiviso la parte relativa ai dolori ma sono stata molto ma molto più fortunata nella diagnosi dato che a causa dei continui mal di pancia mi sono recata all’ospedale per una semplice ecografia che ero ancora ragazzina e mi ricordo benissimo la dottoressa al termine dell’ecografia che mi riferiva di cisti ovariche endometriosiche….e io:”Cheee????” E lei: sono di sangue. Vanno tenute curate. La gine privata avendo un bel referto dell’ospedale comincia quindi a monitorarmi dicendo che se avesse superato i 5cm sarebbe stata da operare dato che c’era il rischio che l’ovaio si torcesse e ha cominciato a “curarmi” con la maledetta pillola che avrebbe dovuto arrestare la crescita della ciste. Grazie a Dio i 3,5 cm sono diventati 5,5 in poco tempo. Operazione, enucleazione delle cisti. Post operazione mi dicono : hai anche una tuba chiusa, se vuoi avere figli provaci subito altrimenti più aspetti più sará difficile se non vuoi avere figli raccomandiamo di riprendere la pillola. Era il 2008 e non ci sentivamo pronti per un figlio. Ma non ho voluto nemmeno riprendere la pillola: doveva arrestare la crescita e non l’aveva fatto….perché prenderla ???? Per gli anni seguenti ho rimosso l’idea di un figlio proprio perché sapevo che non sarebbe stato quasi possibile. Quindi fingevo di non volerne (fingevo). Finché a un certo punto ecco spuntare il desiderio irrefrenabile di diventare mamma. inizio 2011. Già mi immaginavo mesi di tentativi e di depressione. Invece no, resto incinta, gravidanza più o meno regolare.ma già dopo il parto non sto bene. Non riesco a stare in piedi e in ospedale che ti trattano come una che si lamenta per nulla: su su in piedi!! Ma io non riuscivo a respirare men che meno a stare in piedi. Mi dimettono. Ma non sto in piedi. Mi viene a prendere l’ambulanza la sera. Trombosi in un punto strano dell’addome che mi stava per far perdere un rene. Terapia di anticoagulanti per 5 mesi sdraiata nel letto da sola con la piccola che piangeva e io non riuscivo nemmeno a piegarmi per prenderla dalla culla. Non mi hanno saputo dire cosa e perché sia successo. Nessuno mi toglie dalla testa che sia stato causato dall’endometriosi, perché vi voglio dire che, in qualche caso, si può tenere a bada in qualche maniera, in qualche caso si può migliorare, ma non in tutti i casi ma soprattutto dall’endometriosi non si guarisce. Purtroppo non viene fatta abbastanza ricerca ma soprattutto non viene fatta INFORMAZIONE!!!! Questo è ancora più grave. Mi permetto di aggiungere inoltre che sì, è vero che la risonanza (insieme ai marker) sia il metodo migliore per vedere se ci sono dei focolai in giro, ma è il metodo ‘non invasivo’ migliore. Perché purtroppo potrebbe esserci qualcosa in punti magari coperti da altri organi, il metodo migliore purtroppo invasivo è un indagine laparoscopica, tradotto: si guarda dentro. Mi limito a riferirvi quello che ho appreso da anni di ricerche personali in internet dato che ormai da anni non mi fido più dei medici e tendo a informarmi per conto mio da siti attendibili. Mi scuso per la lunghezza del commento e vi consiglio i seguenti siti: http://endoeme.blogspot.it
    http://www.endometriosi.it

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  20. Grazie di questo importantissimo commento, sono contenta che tu non abbia tagliato nulla di quanto hai scritto e ringrazio per questa nuova occasione di conoscenza che ci hai dato. E soprattutto ti mando un grandissimo abbraccio per tutto quello che hai sofferto <3

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  21. Ciao,
    Innanzitutto ti ringrazio molto per aver condiviso la tua dolorosa esperienza; purtroppo per molti punti mi sono ritrovata nelle tue parole… Fino ad oggi mi sono state diagnosticate ovaie con micro cisti.
    Qualcuno saprebbe per cortesia consigliarmi un bravo ginecologo, il quale sia in grado di diagnosticare un’eventuale endometriosi? Sono di Milano.
    Grazie,
    Giulia

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  22. Ciao Giulia! Purtroppo no, ma ti consiglierei di verificare se ci fosse un centro apposito.. diversamente se vuoi posso darti i contatti della ginecologa che mi ha salvata la vita, ma si trova a Roma… Tienimi aggiornata se puoi ok?

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  23. Grazie per questa tua condivisione con noi. Dalle tue parole posso notare quanto tu sia forte, sei di esempio per tutte quelle donne che nascondono i propri dolori perché malviste dal resto del mondo.
    Non è facile ripercorrere ricordi dolorosi e ti ringrazio che tu l’abbia fatto per noi. Un bacione grosso e auguri per tutto, ti meriti una vita gioiosa ed estremamente felice.

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  24. Ma grazie Cristiana!! Un commento che mi commuove moltissimo! Noi donne abbiamo spesso questo coraggio, ma lo diamo per scontato e quindi lo svalutiamo. E di questo scriverò presto… spero avrai voglia di leggere! Un abbraccio grandissimo e grazie davvero di aver letto <3

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  25. Da una parte leggendo questo articolo ho provato davvero tanta rabbia per l’incompetenza che hai trovato e l’ingiustizia reiterata che hai subito. Ma alla fine leggere il tuo invito alla sensibilizzazione di questa malattia, il tuo voler invitare a conoscere e il tuo grido all’uscire dalla condizione di sofferenza a cui è implicitamente condannato da secoli il genere femminile mi ha dato molta carica e voglia di fare il mio piccolo per aiutare te e le tantissime altre donne che hanno subito cose del genere. Grazie per questa tua toccante testimonianza.

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  26. La pubblicazione di questo articolo e’ davvero di grande utilita’, non sa quanto le sono grata, avrei necessità di contattarla in privato, spero sia possibile. Grazie

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