Suzanne Dracius: scrittura meticcia dalla Martinica

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di Max Ponte

Nel corso del mio ultimo viaggio a Parigi ho avuto modo di intervistare Suzanne Dracius, una delle voci più interessanti delle Antille francesi. Suzanne Dracius vive fra la Martinica e Parigi ed è narratrice e poetessa. Nella sua scrittura e nella sua attività culturale, c’è la sua terra e il suo passato, la memoria dello schiavismo e la condizione della donna.
Suzanne Dracius rivendica il suo essere al cento per cento meticcia, non si direbbe, essendo un raro caso di donna bionda, ma a ben vedere è così. La Dracius si autodefinisce con orgoglio “calazaza”, termine che in Martinica distingue una donna dai capelli e gli occhi chiari ma dalla carnagione mulatta. Un’altra parola che ama molto la scrittrice per rivendicare la libertà di vita e di scrittura è “marronage”, che indica l’atto di evasione dello schiavo. In questa terminologia c’è tutto l’impegno civile della scrittrice e la rivendicazione dei diritti femminili che si concretizza nel neologismo “féminitude” che designa le caratteristiche e i valori propri delle donne.

Ad una delle mie domande, quella sull’identità martinicana ricevo questa risposta:
I martinicani sono completamente francesi ma completamente a parte, più che mai. Significa vivere interrogativi barocchi, vivere giorno per giorno la questione dell’identità. “Ora urge il rischio di conoscere se stessi, rivelarsi, chiedersi cosa vogliamo essere”, scrisse Suzanne Césaire, di cui noi celebriamo in questo momento il centenario, nel primo numero della rivista Tropiques pubblicata in un momento terribilmente critico della nostra storia, il 1941. Essere martinicana, è prima di tutto essere donna: lo scrivo al femminile plurale. Un’erede di Césaire al femminile. Essere martinicana è appartenere a quest’isola denominata Isola delle Donne…

In Italia di Suzanne Dracius è stata pubblicata la sua opera più nota “L’altra che danza / L’autre qui danse” (Tranchida), il romanzo che ha segnato il suo ingresso nel mondo letterario. Attualmente il testo non è più reperibile sul mercato per la chiusura della casa editrice italiana. “L’autre qui danse” è del 1989, ricordiamo inoltre la raccolta di racconti “Rue Monte au ciel” del 2003, l’opera teatrale “Lumina Sophie dite Surprise” del 2005, le raccolta poetiche “Exquise déréliction métisse” del 2008 e “Déitique féminitude insulaire” del 2014.

Mi soffermo sulla poesia della Dracius, leggendo “Exquise déréliction métisse” (che ho nella versione con testo spagnolo a fronte pubblicata in Messico) emerge una poesia dalla forte musicalità, dai ritmi della danza, giochi di parole, neologismi e lingua creola. Il tutto mescolato con la libertà d’artista e la precisione dello studioso.

Questo articolo lascia spazio, per chi desidera approfondire, alla mia intervista completa in  francese

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