LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Dentro o fuori?

“Le ragioni di questa violenza sono dentro di noi”. Questo è il commento più facile e conformista che un liberal possa fare sugli atti di terrorismo in Francia. Eppure una piccola verità la dice. Anche se in una forma tutt’altro che consueta. Per comprenderlo bisogna scovare un film di dieci anni fa, Niente da nascondere. La forza profetica di questo film del regista austriaco Michael Haneke è impressionante.


Il film inizia e finisce con due lunghissime inquadrature fisse. La prima guarda l’ingresso della casa di una comune famiglia francese. La seconda è ferma su una scuola, al momento dell’uscita dei ragazzi. Siamo noi spettatori che guardiamo o sono i protagonisti di questa storia che guardano se stessi? Nel primo caso si tratta proprio di una videoregistrazione. Qualcuno spia la tranquilla famiglia Laurent e fa trovare la videocassetta come un’inquietante e misteriosa minaccia. L’inquadratura finale invece termina con i titoli di coda. Eppure, chi, per caso o per curiosità cinefila, rivede più volte questa scena in apparenza del tutto oggettiva, fa una scoperta ancora più inquietante. Il figlio di Majid, che per tutta la storia ha perseguitato con le videocassette e altri macabri avvertimenti, avvicina, tra la folla di genitori e studenti, il figlio di Georges. Il film dunque in segreto (Caché) termina con una minaccia più dolorosa. Nel corso della narrazione di scoprirà che Majid era il fratellastro di Georges. Orfano dei domestici di casa, algerini, i genitori di Georges lo avevano adottato. Ma l’avversione del piccolo li aveva indotti a disfarsene, portandolo in un collegio, condannandolo così ad un futuro di privazioni e sacrifici.

camusDentro e fuori. Confine e frontiera. Francia e Terre d’Oltremare. Il Bataclan e Charlie Hebdo narrano di noi. Di noi occidentali. Un po’ meno di noi italiani, che anche in materia di colonialismo siamo stati i meno bravi (ma questa è un’altra storia). La storia dell’Isis è la pulp fiction del colonialismo occidentale. Non c’è niente di nuovo. Nuova è solo la narrazione. Per credere provate a vedere le scene di apprendistato terroristico ne La Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo. Non c’è differenza con gli avvenimenti di oggi. Non è fallita l’integrazione, che c’è sempre stata. E’ il colonialismo che sotto mentite spoglie continua a mietere vittime, malgrado sia storicamente fallito. “Torniamo in Francia”, dice Albert Camus alla madre che vive ancora in Algeria. Rassegnata la madre dello scrittore acconsente. “Va bene. Ma in Francia, ci sono gli algerini?”.

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