Per un catalogo di gesti

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Pubblicato per la prima volta qui: https://giacomoverri.wordpress.com/2016/02/16/per-un-catalogo-di-gesti/

A volte è sufficiente un gesto a far grande una pagina di narrativa.
Si tratta perlopiù di immagini semplici ma incisive, un modo di atteggiare le mani o una postura, una mossa, un tic, un’andatura. Basta poco, una manciata di parole, per rendere incancellabile una figura, il profilo di un personaggio.
Abbiamo allora a che fare con apparizioni che non si cancelleranno mai dalla nostra mente e ci ricorderanno per anni il personaggio di un romanzo, donne e uomini colti in una splendida e croccante unicità di tratti.
Si parla a volte di un solo particolare, di un aggetto, di un frammento.
Perché non stilarne un elenco? Perché non costruire un catalogo di gesti memorabili della letteratura?
Per iniziare propongo due esempi. Il primo viene dalla Casa delle belle addormentate di Yasunari Kawabata (1961). Il vecchio Eguchi fa visita a una ragazza vergine, addormentata in un postribolo per anziani. Gli uomini, ormai privi – forse – del vigore di un tempo non possono fare altro che contemplare i freschi corpi delle fanciulle. A un certo punto Eguchi si china sulla bocca della giovane e le sfiora un dente con le dita: il dente toccato da Eguchi sembrava leggermente bagnato di una sostanza che tendeva a incollarsi al dito.
E chi se lo dimentica quel dito appiccicoso di saliva appena staccato dal dente?
Così è per un’altra immagine, quasi presa a caso. Viene da Goodbye, Columbus di Philip Roth (1959). Siamo poche righe dopo l’incipit e per la prima volta Neil Klugman, il protagonista, incontra, in piscina, la bella Brenda Patimkin. Fate bene attenzione a che cosa vedono i suoi occhi: La guardai mentre si allontanava. A un tratto si portò le mani dietro la schiena. Prese il fondo del costume tra il pollice e l’indice e rimise a posto quel po’ di carne che si era scoperta. Mi si rimescolò il sangue. Quella sera, prima di cena, le telefonai.
Né il lettore né Neil potranno mai staccare dalla memoria quelle dita che sistemano la carne. Nessun occhio della mente potrà mai dimenticare l’esatto istante in cui un pollice e un indice sistemano un’imperfezione riportandola alla regolarità. Non è importante il prima, non è importante il dopo.
L’importante è quel gesto.
Ora, si tratta di iniziare a costruire questo catalogo. Chi vuole partecipare?

5 pensieri su “Per un catalogo di gesti

  1. Da “Il conte di Montecristo” di Alexander Dumas (1845):
    <>

    A me sembra di vederlo Edmond mentre cammina…
    L’importanza dei gesti, sì, è così Giacomo!
    Un abbraccio
    Eli

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  2. “La porta fu chiusa, e Dantès camminò con le mani stese innanzi a sé fino a che urtò nel muro; allora si sedette e restò immobile mentre i suoi occhi, abituandosi un poco alla volta all’oscurità cominciarono a distinguere gli oggetti. Il carceriere aveva ragione, mancava ben poco a Dantès per diventare pazzo”

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