Vedi alla voce vigliaccheria

di Stefanie Golisch

bild feigling

L’antagonista del bene non è il male, ma la vigliaccheria.
Il male è solo la versione light, quella dei bambini e dei
chierichetti e di tutti quelli che sorridono sempre e pensano
che i cattivi siano scuri, pelosi e maleodoranti, diversamente da noi,
buoni e giusti, sempre.
Ma il cattivo, il lupo, in fondo, è un avversario degno
che vale la pena di conoscere, di affrontare e di combattere.
Il vigliacco no.
E’ insipido, non si fa conoscere,
sfugge prima di poter essere riconosciuto.
Non ha alcuna personalità.
Chi si ricorda i tratti flosci del suo viso?
Il vigliacco non appare quasi mai da solo.
Gli piace stare nel branco,
confondersi con gli altri, suoi simili,
povero girotondo di vigliacchi e vigliacche
di tutte le età.
Urlare quello che tutti urlano, picchiare quello
che tutti picchiano. Stare dalla parte della
maggioranza che ha sempre ragione:
così non c’è mai il rischio di perdere una sola partita.

Tutto questo si sa, e non solo da ieri, ma dai beati tempi
dell’infanzia che, per quanto gli adulti si impegnano a
mentire sulla vera natura degli uomini, i bambini
la scoprono comunque.
Perché il primo vigliacco della tua vita,
lo incontri proprio nell’idilliaco giardino d’infanzia, detto asilo,
niente da fare.
Basta con i falsi miti.
Diciamolo chiaramente: non tutti i bambini sono simpatici.
Forse vigliacco si nasce, forse lo si diventa, non importa.
Il vigliacco gira tra di noi. Ora appare come tuo vicino di casa,
ora come tuo collega di lavoro, ora come gatto,
ora come volpe, il volto del vigliacco, truccato o meno,
è sempre il medesimo: non ha espressione alcuna.
Non è né bello, né brutto, né vecchio, né giovane,
né maschio, né femmina e non appartiene
ad alcun ceto sociale preciso.
Lo possiamo incontrare ugualmente al call center,
all’ufficio postale, a scuola e all’università.
Per quanto uno si sforzi di ricordare com’è fatto,
è inutile, lo dimentichi subito.
Ogni volta.
Perché il vigliacco c’è e non c’è.
Ti sfugge sempre.
Fa parte di quel pozzo indefinibile di bassezze di vita
che il cosiddetto senso comune dice di accettare
come qualcosa cosa che non si può cambiare.
Di passarci sopra.
Di non farci caso, tanto….
Tanto…

(Verso il mio quarantacinquesimo anno, mi ricordo
benissimo, mi sentivo come di fronte a un bivio:
o potevo diventare completamente cinica,
oppure cercare di ricuperare una fiducia,
come la chiamo io, di secondo grado,
una fiducia non più ingenua, ma voluta,
risultato di una scelta solitaria ben precisa:
quella di non volersi abbruttire definitivamente.)

Tanto non cambia mai nulla, dice il vigliacco.
O anche: se non lo faccio io, lo fa qualcun altro.
Cose del genere che tutti conosciamo bene.
Cose di quotidiana orribilità: la vigliaccheria, l’indifferenza, il menefreghismo.
O più concretamente: lanciare un sasso dopo essersi
accertati che nessun testimone è nei paraggi.
Cose del genere.
Sulla porta della scuola di Barbiana,
c’era ed è tutt’ora appeso un cartello con la scritta:
I care.
Nei suoi diari, Don Milani definisce questo
I care
come il cuore della sua pedagogia.
Prendersi cura di se stessi e degli altri, non essere
indifferenti, ma partecipi, vigili – nei confronti dei
propri abissi e di quelli degli altri.
Immagino questo I care alle porte di una scuola d’oggi.
E’ inimmaginabile.
Da tempo il messaggio si è ribaltato:
Don’t care.
Non guardare né a sinistra, né a destra,
non guardare dentro di te,
non guardare in faccia a nessuno,
studi invece quei stupidi libri di testo a memoria,
vai dritto a uno di quei pseudo-obiettivi che ti propongono
‒ per comodità, stupidità, vigliaccheria ‒
e fregarsene altamente di tutto il resto.
Nella scuola di oggi governano i vigliacchi.
Assistiti e sostenuti da altri vigliacchi
che insegnano l’unica materia che conoscono veramente bene:
la vigliaccheria.
Materia preferita da quasi tutti.
L’unica che si studia approfonditamente.
L’unica che serve veramente nella vita.
Nella vita così com’è.
Questa è la tua lezione.
Più presto la impari, meglio è,
dice l’insegnante vigliacco all’aspirante
vigliacco, suo studente.
E questo ubbidisce senza porre domande.
E’ abituato così: a funzionare bene e
a non porre domande.

Il vigliacco non puzza.
Il vigliacco sorride benevolmente.
Non ha alcun dubbio, ma solo certezze.
E’ contento quando alla mattina vede
la sua faccia nello specchio sopra il lavandino.
I suoi denti sono più bianchi che non si può.
E’ contento di stare nel branco di vigliacchi e
vigliacche con i capelli tinti biondi.
E’ contento di confondersi con loro.
Ama il pettegolezzo, le chiacchiere,
la maldicenza, le pizzate di Natale e di fine anno.
Sorride sempre.
Del resto, non c’è alcun motivo per non essere
contento: il mondo, esattamente così com’è,
è proprio casa sua.
Si riconosce in ogni suo tratto.
Infatti, l’arreda benissimo,
con la sua carnagione chiara, la sua bella laurea,
una borsa alla moda.
Ha tutte le carte in regola e perfino un certo tipo
di dio proprio dalla sua parte.

(Ma a me piacciono i lupi.
Continuo ad attenderli fiduciosamente.)

6 pensieri su “Vedi alla voce vigliaccheria

  1. Vigliaccheria, male diffuso. Assieme all’egoismo e all’opportunismo. Antonio Gramsci odiava gli indifferenti. Ed io gli indifferenti e chi non prende mai posizione, pretendendo di andare d’accordo con tutti.

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  2. A parte che non si tratta di una poesia, a parte gli errori attribuibili al fatto che l’autrice non è italiana, lo sdegno e il significato morale di ciò che si dice è del tutto condivisibile e profondamente vero. Ma perché scrivi in versi (seppure irregolari, anzi al di fuori di qualsiasi tradizione). Potresti scrivere un racconto o un breve articolo sull’argomento: sarei onorata di revisionarlo. Carla

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  3. Bellissimo! A parte la vigliaccheria che è facile vedere negli altri, il testo interroga quella latente che portiamo dentro di noi e che spesso tendiamo a rimuovere perché non ci piace, non ci fa onore, non ci gratifica. E’ una deriva verso cui tutti rischiamo di scivolare se non teniamo la guardia alta. E’ la “piccola” vigliaccheria insita nei gesti quotidiani quella, secondo me, più difficile da riconoscere, ma anche più strisciante e pericolosa, come emerge in modo così efficace dal tuo testo.
    m.

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