35. L’impresa

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Gli scenari apocalittici non servivano a piazzare batterie di fuochi d’artificio per attrarre spettatori; e nemmeno a forzare cambiamenti di politiche ecclesiali che niente e nessuno era riuscito a scalfire, fino ad ora. La giusta prospettiva era quella del vangelo appena letto la domenica, il brano della torre di Siloe caduta sui diciotto e del massacro dei ribelli Galilei su ordine di Ponzio Pilato: se non vi convertite, perirete tutti, ammonisce Gesù, suggerendo che il male, per chi crede, è un appello urgente a un’autentica e profonda conversione. Non bisognava, dunque, calcare la mano su immagini cruente e disturbanti – che pure emergevano dalle note profezie -, ma invitare a una verifica della propria vita, del proprio specifico ruolo sul palcoscenico di un tempo non più adatto a dilazioni o pretesti per chiudersi a scelte coraggiose. Certo, adesso era difficile, quasi imbarazzante pregare per la rapida attuazione degli eventi: sapevamo che avrebbero causato lacrime e sangue in abbondanza; come sperare che accadessero al più presto? Come gioire per la morte di tanti confratelli, la distruzione delle cose sacre, l’oltraggio a una memoria secolare racchiusa negli spazi intangibili della santa liturgia? Eppure intuivamo che più nulla avrebbe potuto scongiurare l’irrompere dei fatti: l’intreccio del bene e del male sarebbe stato investito dalla luce abbagliante del Progetto, e avrebbe rinnovato alla radice la Chiesa cattolica apostolica romana. Di fronte a questo dato, non restava che un’opzione: convertirsi. Non a caso era il messaggio d’esordio del Battista e di Gesù, entrambi votati, sin dal loro apparire sulla scena, all’impresa di cambiare l’Uomo.

10 pensieri su “35. L’impresa

  1. Solo le persone che si sentono amate cambiano.
    Bisogna ripartire da zero, istruzioni per l’uso alla mano, ad interpretare correttamente l’immenso amore che Dio riversa su ognuno di noi.
    Solo l’amore cambia gli uomini.

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  2. Nelle difficoltà subito si ricordiamo di Dio: Dio aiutaci- sappiamo dire. Cosa ho fatto di male?- urliamo verso Dio.
    Vero. Cosa hai fatto di male? Prova fare esame di coscienza e rispondi a se stesso: quante volte nella tua giornata quotidiana hai pensato a Dio? Cosa hai fatto per altri con amore?

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  3. ” Non è mai troppo presto per fare una gentilezza perchè non si sa mai quando sarà troppo tardi.”
    Ralph Waldo Emerson

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  4. Quello di un figlio (ex prodigo) che decide di tornare alla casa del padre non e’ un gesto dettato da un sincero pentimento, bensì dettato da una “panza” oramai vuota”.
    Possiamo ottenere il perdono nella grande MISERICORDIA di DIO anche all’ultimo istante di una esistenza dissoluta;ma non possiamo rischiare di trovarci,a pancia piena
    di fronte al Giudizio finale nelle vesti di un ricco “Epulone” ;… Li il tempo sara’ scaduto;!!!
    Il nostro vivere quotidiano deve corrispondere ad una quotidiana “conversione” secondo l’insegnamento della Parola “ANTICA e NUOVA” che ci indica il percorso verso la salvezza.
    Solo mettendo sul piatto della bilancia DIO e mammona potremo capire CHI o cosa finalmente ci salva!
    MISERERE NOBIS, DOMINE miserere nobis.

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  5. mon cher Serge; pourquois jamais conversion? un ocean est fait de gouttes…
    et nous sommes les gouttes d’un ocean d’amour qui doit ennoyer l’umanite’…
    dans l’Amour que Jesus nous as donne’.
    Cela’ seulemant puet nous sauver; Avec fois, espe’rance et charite’.
    Salut Serge, a’ bientot.

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  6. Foto del post. La dice lunga, il buio dentro, intorno, affanno del quotidiano, bruttezza consegnata alla normalità , di là un riavvio, che rigenera, il senso della vita. Basterebbe aprire la finestra.

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