Lettera da Berlino

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di Luca Nania

Steffi cara,

aver timore è lecito, essere stanchi comprensibile. Non dobbiamo però cedere, cercare la verità, è
questo il compito che ci conferisce la nostra lucidità. L’Est della Germania, che ho tanto a cuore credimi per
la sua storia, è forse uno dei più grandi fallimenti dell’Occidente. Gli abitanti della DDR sono stati
sedotti dal capitale euroamericano e, dopo la caduta del blocco sovietico, finiti gli interessi
geopolitici, sono stati bisfrattati, isolati e sbeffeggiati in malo modo dai “salvatori”. In Germania e a
Berlino i segni di questa dimenticanza sono ferite ancora aperte. Loro, nati e cresciuti sotto il
comunismo, educati a far coincidere la figura centrale dello Stato con la massima espressione
dell’uomo, dopo i festeggiamenti dell’89, cos’hanno ricevuto? Ma soprattutto, cosa gli resta oggi?
Oggi tornavo a casa con la Ringbahn, passo di rado, se non di sera, dai quartieri ad Est, abito a
Moabit come ben sai, e la mia tratta quotidiana è piuttosto distante dal perimetro del muro.
Una donna si è seduta affianco a me, il suo corpo assumeva una certa importanza con le sue curve, i
jeans aderivano perfettamente a gambe e ventre facendone risaltare la gonfiezza. Teneva in mano
una birra, nell’altra un secchiello da penso un chilo di popcorn e sulla spalla una normalissima e
lurida Beutel piena di non so che cosa. Sedutasi, ha iniziato ad osservare le grafiche poveramente
stampate sul cilindro trasparente: “Party popcorn” riuscivo a leggere io in rosso. Ma come
l’osservava Stefi, con affetto, con l’affetto di chi non ha più nessuno: un gatto per una gattara, un
figlio per una madre.

Ha iniziato poi a leggere un coupon, era una raccolta punti, credo di aver scorto la pagina tipica
dove si usa riporre gli adesivi collezionati. è scoppiata a ridere, ha continuato con questa risata di
cuore per un po’, poi, smettendo, si è guardata attorno, lo sguardo si è spento, ha terminato ciò che
rimaneva della sua birra ormai calda, ed è scesa dal treno.
Non mi son neppure posto il problema del cosa faccia nella vita. Mi son chiesto solo tra quanto
tempo si unirà alle file degli urlanti sulla Ringbahn che fioriscono ad Est durante gli inverni più
rigidi.
Oggi all’Est non vogliono altro che tornare a quel “dolce” torpore sovietico. Vogliono uno Stato forte
che li faccia di nuovo sentire un unico e forte popolo, sotto una bandiera e un’identità. Nostalgia o
Ostalgie, di questo ormai possono vivere. Per loro il peso dell’individualismo occidentale è stato il
crollo del mondo, il loro mondo, la fine di ogni sogno. Avevano un gran potenziale e sono stati presi
in giro da tutti.
Ho due lenti con cui fotografo provenienti dalla Germania orientale, in queste mi rifugio nel poco
tempo libero a disposizione: ogni forma vibra come se ancora vivesse, ogni cambio di tono
trasmette energia vitale. Una poesia ad ogni scatto, tutta per me che la osservo talvolta.
Che ne ha fatto la Germania di questi occhi poetici?
Il loro sguardo sul mondo è stato mistificato dalla violenza e dall’arroganza degli uomini.
Per questo dobbiamo farci forza, dobbiamo lottare per loro, non contro di loro. Penso che tu possa
capire cosa intendo dire.
Essere stanchi è lecito, ma ogni sforzo in più sarà ricompensato.
con affetto,
Luca

Luca Nania vive a Berlino. Studia filosofia alla “Freie Universität Berlin” e la vita nelle sue strade, piazze, mezzi pubblici, locali notturni….

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