Rosa Salvia su “Ode al Monte Soratte”, di Claudio Damiani

copertina
Comincio lentamente a leggere e provo subito una sensazione di infinita tenerezza per questo Monte Soratte, piccolo, spelacchiato (dal lato romano) così come una voglia di abbracciarlo come si fa con un nonno che ha intensa esperienza di vita alle spalle. Mi affascina poi la traduzione, ‘in giovanili endecasillabi’, dell’ode oraziana, quel carpe diem che nulla ha a che vedere col vacuo edonismo. Poi mi metto a seguire i tuoi passi, i tuoi voli che mi catturano, mi interpellano fisicamente per quel tono colloquiale che mi riporta indietro nei secoli, al dialogo delle laudi di Jacopone da Todi, alla sacralità della natura di Francesco D’Assisi cogliendo poi un velo di bonaria ironia nell’explicit del primo componimento a p. 16 : “tu ti distendi al sole, io sopra di te, / due oziosi difficili da scalzare”. (Otium oraziano). Mi abbandono con voi a condividere il tempo in perfetta sintonia mentre “brucia il giorno come un motore / che consuma il carburante / come una mensa in cui mangiamo tutti / in parti uguali, contemporaneamente”. (p.24) A seguire: l’ intenso legame che ti lega ai tuoi figli, nella splendida poesia a p.25 al tuo figlio minore Antonio. La tua anima vagante conduce delicatamente dentro il suo viaggiare così come dentro il viaggiare di ogni essere che, vivo, cerca se stesso attraverso la perenne diade movimento-stasi, stasi-movimento. Le soste commuovono, quietano, riparano lo stremo del movimento, schiudono sapori di contemplazione e di ristoro fino ad arrivare al sublime incantamento che fa tremare i polsi: “o forse era un’aria particolare che quelle foglie/ producevano / che entrava nel mio corpo, mi nutriva e inebriava / come nettare e ambrosia e vorticavo anch’io / pur rimanendo quieto come il/ bambino attaccato / alla poppa /della Madonna Litta nel quadro di/ Leonardo”. Mi sento io stessa coinvolta in un vortice di misticismo e sensualità simultaneamente. Sì, perché sacralità e sensualità si intrecciano armonicamente nei tuoi versi. Una sensualità raffinata, mentale che va al di là del desiderio carnale anche nelle poesie dedicate all’ amore per la tua compagna di vita. Non posso dimenticare quella bellissima poesia Forse non ti dovevo toccare che apre la raccolta Attorno al fuoco. Dunque attaccamento alla terra, alla casa, agli affetti familiari e al contempo panteismo metafisico. E poi la poesia che ho sentito più ‘mia’ a pagina 31! Quel “Non mi va di intraprendere / ecco, vorrei restare qua / e basta. Vorrei consumarmi / senza più vivere”. Stanchezza del vivere che non è male fisico, ma consapevolezza dell’età che avanza e riduce il proprio orizzonte cui forse c’è solo un modo di sottrarsi, tutto epicureo mi va di dire: “la gioia è in questo stare insieme / e accontentarsi di poco”. Splendido il dialogo Quadrara delle aquile, i cui interlocutori sono Francesco e Laura (chi mai saranno costoro?…): una sorta di corrispondenza epistolare in una lingua materna di sottobosco, parlata nelle parole della poesia che danno vita persino alle pietre, al loro essere vicine alla polvere / e al tempo stesso resistere / il loro essere bucherellate /in infiniti modi, ma non aver ceduto / il loro essere pietre che hanno visto tante cose, / e il loro essere sempre e rimanere bambine.” (p.56) Infine il racconto Caro libro di vetta, che dire? Magica allegoria bucolica.

Claudio Damiani, Ode al Monte Soratte, Fuorilinea.

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