SANDRO BATTISTI, “L’IMPERO RESTAURATO”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Sandro Battisti, L’impero restaurato (ne Il sangue e l’Impero, volume Urania n. 1624, Mondadori)

Uno dei tratti distintivi del Connettivismo è la sua circolarità, ovvero la sua capacità di collegare diversi ambiti artistici e della conoscenza umana in opere “sincretiche”. L’impero restaurato di Sandro Battisti – vincitore del Premio Urania 2014 ex aequo con Bloodbusters di Francesco Verso – ne è un’efficace dimostrazione: in primo luogo, perché rappresenta un “attimo” di una saga da lungo tempo avviata dal co-fondatore del movimento connettivista (che comprende anche il precedente romanzo Olonomico, pubblicato nel 2012 da Ciesse Edizioni e recentemente riedito in e-book da Kipple Officina LIbraria); inoltre, perché la sua essenza è quella di un lungo racconto che si estende sullo spazio e sul tempo, coprendo i territori della storia, dell’esplorazione del cosmo, della fisica e perfino dell’erotismo.

BattistiIl tema di fondo, ovvero l’interazione tra la dominante e intrusiva personalità dell’imperatore dell’Impero Connettivo Totka II e Giustiniano, imperatore romano d’Oriente, e la sua consorte Teodora, oggetto delle sue mire sessuali (ovviamente, per un tramite mentale), è essenzialmente un pretesto – sia pur articolato con grande dettaglio – per esplicare al massimo le potenzialità dell’intuizione creativa di Battisti: un impero retto da immortali che attingono a una sapienza ancestrale il potere che consente loro di reggere – e mutare – le sorti di sistemi di potere succedutisi nel corso della storia “rettilinea” (anche) della Terra. E, nel far questo, si servono di soggetti postumani – come il plenipotenziario Sillax -, ovvero uomini che hanno progressivamente rinunciato a parti del loro holos biologico per lasciare spazio a integrazioni meccaniche, sintetiche e perfino puramente energetiche, tali da prolungare pressoché indefinitamente il loro ciclo vitale.

In particolare, qui, l’aspetto interessante sta nella fascinazione irresistibile che Totka II subisce da parte dell’avvenente moglie di Giustiniano. Quasi un’“invidia” della mortalità e della sia pur transitoria bellezza che essa porta con sé. Inoltre, dal punto di vista terrestre – e perciò di una circoscritta finestra spaziotemporale – è estremamente significativo il modo sottile e trasversale in cui Totka II e i “suoi” intervengono nelle vicende umane: con lievi ma inequivocabili sfrangiature di ambiente e di atmosfera, segnali di allarme che rimandano a un oltre di eventi che sfuggono alle limitate facoltà terrene. È qui che la fantasia di Sandro Battisti si spinge nei territori della (o confinanti con la) fisica quantistica, con un’implicita apertura alla teoria del multiverso.

Il fascino segreto di questo romanzo breve sta nella sua capacità di raccogliere ed esprimere tutti questi spunti con un linguaggio poetico che è figlio di un’ispirazione “canalizzata”, “ricevuta”, non costruita a tavolino o frutto di gagliarde tecniche di editing. È espressione di una narrativa autenticamente lirica, che attinge al territorio del mito, confermando la portata archetipica – e filosofica – del movimento connettivista.

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