Voci dalla strada, di Paolo Lezziero

Sironi
Paolo Lezziero è forse l’unico scrittore che ha dimostrato di saper restituire sulla pagina la poesia discreta dell’hinterland milanese. Bisogna dire la verità: a tutt’oggi Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, Cusano Milanino, hanno dato i natali a un solo artista conosciuto in tutto il mondo: il Giuàn Trapattoni. Non è cosa da sottovalutare, ma anche chi considera il calcio come una forma d’arte deve ammettere che Milano le concede soltanto la periferia: San Siro. La Milano letteraria è quella di Mondazzoli e Feltrinelli, chiuse nel palazzone di Niemeyer o nella viuzza fra la Scala e la Ca’ de Sass frequentata da sciurette e limousine.
Invece l’hinterland è una zona indistinta e smisurata, che non si sa bene dove comincia, che finisce chissadove, e fra palazzoni e cascine restaurate esibisce come ferite aperte i ruderi delle fabbriche che hanno fatto la storia economica dell’Italia.
Soltanto un editore di poesia poteva scoprire Lezziero, coltivarselo e inserirlo in un catalogo che dice a chi lo scorre: tu non te ne accorgi perché chissà cosa cerchi, e a un libro chiedi soltanto di stupirti, ma la verità è poesia, la poesia vera si può dirla anche in prosa, e Lezziero questo fa. Il libricino, con illustrazioni di Laura Ferracioli, è edito da La Vita Felice.
Sarà, pensa il lettore che scorre il catalogo, ma cercare la poesia nei capannoni dismessi della Falk o dell’Ercole Marelli ha tutta l’aria di un tuffo in una piscina senza acqua. E invece la poesia c’è. L’aveva dipinta Sironi, per esempio. Ma raccontarla non è come dipingerla. Le pennellate, così intense sulla tela, si stemperano nel brodo lungo delle parole. Per narrare la depressione brianzola di Gonzalo Pirobutirro, l’ing. Carlo Emilio Gadda dovette reinventarsi una lingua. Lezziero ha reinventato la forma del racconto accostandolo alla poesia lirica.
Il racconto è depurato, ridotto ai minimi termini. L’essenziale, ciò che Lezziero vuole raggiungere, è l’atmosfera. Il bozzetto è concentrato su una singola caratteristica: la prosopopea del “fighetto” o la coralità del cortile. Spariscono l’intreccio, il conflitto, la storia. Vengono in primo piano gli ambienti, le fisionomie, le fissazioni di chi non sa usare le virgole, o di chi vorrebbe ritrovare l’umanità perduta nelle grandi città, o di chi non sa decidersi fra un libero amore e un prosaico geometra. C’è lo sconcerto di chi cammina per i fatti suoi, si sente salutare da uno sconosciuto e viene assalito da dubbi esistenziali: è diventato un altro? C’è l’indecisione di chi si ritrova solo, improvvisamente bloccato da un presentimento, e rimane lì, imbambolato, in attesa di un segno del destino.
In poco più di cinquanta pagine, come in un libro di poesia, Lezziero racconta la vita.

Paolo Lezziero, Voci dalla strada, La Vita Felice, 2015.

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