“Una lacrima sulla tomba di mia madre”

Clipboard01di Cinzia Guerriero

Tante volte, in tanti anni ho sentito mia madre parlare dei sessani, di questo paese assurdo che è Sessa e mai, mai una volta in cui mia madre, quando nominava Sessa e il suo popolo, non dicesse: eppure di peste e corna ne dicono tante, ma io da questo paese ho ricevuto solo amore e sostegno, ognuno a modo proprio, ma mi hanno sempre amato, accolta, io forestiera, in un mondo di tradizione e mistero, un mondo di dialetti e di vicoli con la musica e le chiese. E poi ad un certo punto, come una vera sessana, lei a Pasqua, più di ogni altro momento, più di tanti altri sessani, si sentiva cittadina di questo paese. Ed entrava nel circolo delle tradizioni, dei portoni lasciati aperti per sentire il miserere, delle 15/20 pastiere che preparava e metteva sulla mensola più alta del salotto per non farle annusare al gatto, coperte amorevolmente dalla plastica infiocchettata. E andava a sentire le canzoni nei vicoli, andava a camminare sui sampietrini ogni tanto, con gli occhiali da sole, pure quando si erano ormai accesi i lampioni. Riservata, quasi non volesse farsi vedere da nessuno, nel rispettare una tradizione non sua, si faceva il segno della croce davanti al cristo morto, si rimetteva gli occhiali da sole per coprire il trucco sciolto. L’anno solare per lei si chiudeva a Pasqua, il sabato santo. E mi guardava, mentre si soffiava il naso dopo che la madonna era passata, e diceva: è passato un altro anno figlia mia.
È passato un altro anno, mamma cara. La seconda Pasqua già, che io sto senza di te, e faccio il pari e dispari se andarli a vedere i Misteri, se andarle a sentire le marcette. Eppure tu amavi anche questo, questo diventare sessani a un tratto e rispettare anche la più piccola tradizione di questo popolo che tanti anni fa ti accolse. Con la macchinetta del caffè sul fuoco, alle 6,30 di sabato mattina, le candele pronte e c’è la pioggia o il vento, la bufera o tanto caldo, la Madonnina tua usciva sempre. E tu su quel balconcino, a salutarla.
Oggi a Sessa c’è un cielo azzurro come ne ho visti pochi in vita mia. Oggi mi sono seduta a una tavola, piena di donne, che tanto tempo fa erano bambine e ora sono madri, alcune nonne. E negli occhi di ogni donna c’era un po’ di dolore, al centro di un cerchio di gioia, di luce, di vita che non finisce mai. Perché la Pasqua sessana è bella pure perché fa piangere, è bella pure perché ci smaschera e ci mette in ginocchio, perciò forse accendiamo questi fuochi, alti, bollenti, luminosi, per far arrivare l’odore del dolore pure in cielo. E mandarlo via, disperderlo e ripulirci in attesa di un altro anno che passa. In attesa di un’altra Pasqua. Oggi mi mancavano gli occhi bassi di mio fratello e la sua voce, e le sue mani. E so quante lacrime lui versa a stare lontano durante questo periodo dell’anno. So che quella madonnina che piace tanto a mia madre piange un po’ di più se mio fratello non c’è. Se mio fratello non porta la camelia a casa. Vorrei prendermi io l’onere. Vorrei incappucciarmi io, accendere io i fuochi alti, bollenti, digiunare e camminare con questi pesi sulle spalle fino a tarda notte. E non sentire niente. Non sentire il dolore, ma se non sentissi il dolore, non vivrei neanche la gioia. E sarebbe peccato perché questa è una gioia immensa. Questo mio venerdì santo è una vita tutta insieme in un giorno solo.

2 pensieri su ““Una lacrima sulla tomba di mia madre”

  1. bellissimo memoriale ..mi fa venire a mente un proverbio imparato da piccino: ” chi ha madre non piange, e se piange è senza dolore!”

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