39. Passaggio

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Il venerdì santo venimmo a capo di un’altra verità. Lei passava momenti molto forti – diciamo anche terribili – in relazione all’offerta di se stessa in favore del Progetto. Si avvertiva dal cambio della voce, dal sentimento di rivolta che se ne impadroniva, fino a renderla irriconoscibile. In altri tempi, la trasformazione repentina mi destabilizzava: rischiavamo ogni volta di rompere il rapporto, di distruggere la tela faticosamente tessuta dal Signore. Ora la reazione era diversa: non solo perché vedevo chiaramente che soffriva per la mia trasformazione, ma anche perché avevo compreso di dover accogliere quella che chiamavo “l’altra persona”, amarla con la stessa intensità, per riportarla al centro, alla profondità in cui risiedeva il nostro io più vero. Ci alternavamo nei ruoli della favola famosa della bella e la bestia: facevamo l’esperienza che solo l’amore può guarire, integrando le forze distruttive, centrifughe, per tornare alla pace promessa dal Cristo. Era questo il senso della terza tappa della settimana di passione: il diavolo mirava a sfigurare il Progetto, a distruggerlo con l’odio e la violenza; ma proprio il corpo consegnato alla brutalità del mondo diveniva immagine del più bello dei figli dell’uomo, come è scritto nel salmo. Toccavamo profondità sconosciute, attingevamo alla fonte che zampilla per la vita eterna, di cui parla Gesù alla donna incontrata, a mezzogiorno, al pozzo di Giacobbe. Aprivamo il coperchio della pentola e sentivamo il flusso dello Spirito riprendere il suo moto, restituendo il dono della vita autentica. Era come la caparra di ciò che sarebbe successo nella Chiesa: un attacco violento, mirato a distruggerne le basi, sarebbe diventato l’occasione per renderla più bella, per farne l’immagine pura del suo Fondatore originario. Qual era il prezzo del passaggio? Sicuramente alto, come ormai sapevamo da tempo. Ma ci avrebbe traghettato dal venerdì di passione all’alba della domenica di Pasqua.

4 pensieri su “39. Passaggio

  1. Io voglio celebrarlo. Voglio avanzare,
    tuonare, come i corni all’arrivo di un’armata.
    Il mio sangue dovrà scrosciare più dei mari,
    la mia parola farsi dolce in onore della sua
    ma senza inebriare come il vino.

    E nelle notti a primavera, quando
    in pochi saranno al mio giaciglio
    voglio fiorire al suono della mia arpa
    piano, come gli aprili a settentrione,
    tardivi, per ogni foglia in ansia.

    Perché la mia voce è nata scissa
    per diventare profumo e grido:
    desiderio di annunciare ciò che è lontano,
    necessità di farsi gioia, angelo e volto
    delle mie solitudini.

    E fa’ che le due voci mi accompagnino,
    disperdimi di nuovo tra la città e l’angoscia.
    Per essere con loro nell’ira dei tempi
    a prepararti un letto in musica
    ovunque tu vorrai.

    R.M.Rilke

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  2. Presi un Sorso di Vita –
    Vi dirò quanto l’ho pagato –
    Esattamente un’esistenza –
    Il prezzo di mercato, dicevano.

    Mi pesarono, Granello per Granello –
    Bilanciarono Fibra con Fibra,
    Poi mi porsero il valore del mio Essere –
    Un singolo Grammo di Cielo!

    E.Dickinson

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  3. “Possa questo sacrificio che io ti offro o Dio, attraverso l’intercessione di Maria Ss. e di S. Giuseppe, esservi gradito nella sua piccolezza. È tutto quanto posso darti, e lo dono con gioia per la conversione delle anime, la pace mondiale, la prosperità, tranquillità, pace e ogni altro bene della Patria mia, per il trionfo della Chiesa sui suoi nemici, per il ritorno a Dio di quelle nazioni che ora sono preda di Satana e degli scismi, per la perfezione del Sacerdozio, la salute eterna mia e dei miei genitori e di tutte quelle anime che ho amate, istruite nella tua Legge e indirizzate a Te”.
    Tratto da ” Gli atti dell’ Offerta di se ” di Maria Valtorta

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  4. Passaggio (39)
    È la seconda volta che troviamo a testa del capitolo questa immagine;
    certo, si può senz’altro interpretare come;lo spiraglio della speranza che si aprirà sempre più  (nda)ma allo stato dei fatti narrati,percorrendo le ultime letture di questi scritti, nella mia
    interiore fragilità,debolezza e incapacità di reagire a fronte di certe situazioni,direi logoranti,
    strazianti, laceranti l’animo,
    mi nasce dentro uno stato d’ansia che mi fa travisare anche un certo osservare.
    Tant’è che più che uno spiraglio di luce che si apre alla Speranza,intravedo,mi appare sinistra, la sagoma di una certo strumento di fine settecento,;un  articolo molto in uso all’epoca,che   prende anche il nome, dopo la sua ristrutturazione dell’oggetto, di un tale monsieur JOSEPH IGNACE GUILLOTIN !!!(gia da allora i decreti legge prendevano il nome dei politici..e in questo caso
    da il nome anche all’attrezzo! )
    ….be…,si…,più che una ispirazione,direi una ..disperazione!
    Ma alla luce degli ultimi accadimenti, tra bombe,attentati,tagliagole,e quant’altro,l’obliquo profilo sotto l’architrave in “36.l’impresa” e questo  scintillio tra gli stipiti ,come luccichio di lama affilata di “39.Passaggio” qui in …testa (!!!Ops,scusate l’ambi-valenza!!!)
    mi mettono i brividi,riportandomi alla memoria l’antica pratica in uso per sistemare dissidenti o rivoltosi!!!.
    Non mi meraviglierei, di questi tempi,vederla tornare in auge!

    Sarà senz’altro meglio, con fede e preghiera,supplicare,invocare,
    un uragano di RUHA che venga a cambiare nell’animo, l’uomo vecchio e farlo rinascere all’uomo
    nuovo!.
    E vivere quotidianamente ,ognuno di noi,la propria pasqua ,con l’aiuto dello Spirito Santo,affinché ci aiuti a risollevarci dalle tenebre in cui l’umanità sta sprofondando.

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