La sostanza sottile di Cordelli

Cordelli
di Maurizio Soldini

Il romanzo si snoda per 81 capitoli, – sarà un caso che c’è una stretta corrispondenza con gli 80 + 1 capitoli del Libro della sapienza di Lao-tze? – e la trama è piuttosto snella: un padre e una figlia vanno in vacanza nell’amata Provenza perché il padre racconti le vicissitudini del recente ricovero per embolia polmonare, che lo aveva ridotto in fin di vita. È lo spunto per narrare alla figlia la sua vita. La figlia è la voce narrante del romanzo e ha il compito di trascrivere tutto quanto il padre le dice della sua vita, dei suoi dubbi e delle poche certezze, dei suoi amori, dei suoi amici, dei suoi pensieri, dei viaggi, degli incontri, dei suoi libri, di quelli amati e di quelli odiati, del sesso, della religione e poi della vita come della morte, che lui ha visto in faccia. La malattia lo ha marchiato al punto da sentirsi non del tutto guarito e segnato una volta per sempre. La permanenza in ospedali dove il protagonista soggiorna per cura e per riabilitazione fanno sì che ci si trovi spesso a sentir dire di stanzoni bianchi, di medici, di infermieri, del bene e del male, della salute e della malattia (fisica e psichica), di terapie. Il tutto filtrato dalla sostanza sottile, dall’anima del protagonista. Siamo in Provenza e non si può non finire a ritrovarsi a parlare di Petrarca, come spesso infatti sarà fatto. Come Petrarca aveva sparlato dei medici, a un certo punto anche il protagonista mette in guardia dai medici ma, guarda caso, li accomuna ai poeti, dai quali pure bisogna tenersi alla larga. Chissà perché. Anche se… Ma tralasciamo questo discorso. E riprendiamo il filo del romanzo. La malattia è il discorso di fondo. La malattia del corpo. La malattia della psiche. Ma anche la malattia dello spirito. La questione passa da una dimensione organica a una psicologica a quella esistenziale in un ventaglio che si allarga facilmente. Superata la fase critica della malattia, il nostro protagonista si sente lasciato in balia di una guarigione imperfetta, che abbisogna di un percorso terapeutico che si chiama, guarda caso l’analogia con il richiamo fatto all’inizio, TAO. Ma in questo caso TAO è un acronimo e sta per terapia anticoagulante orale.
Nell’affabulazione che caratterizza la scrittura di questo romanzo ci si trova spesso a competere con una strenua possibilità ermeneutica offerta dalla narrazione, che con le sue continue allusioni, i ripetuti rimandi, gli intrecci, i flussi di coscienza, i passaggi di tempo dall’oggi al domani, per andare a ieri e per far ritorno all’oggi, abbiamo a che fare con un dettato che manda in deroga le logiche narrative degli scrittori odierni, che per lo più quando scrivono cercano di farlo linearmente rintracciando immagini e usando una strategia narrativa, che sia in riguardo di una possibile messa in scena del romanzo con una possibile trasposizione cinematografica. Quello che il romanzo di Cordelli non fa e non cerca è proprio questo, ovvero la possibilità di essere e di diventare un film, onde la letteratura si trasformi in banale sceneggiatura. Sarebbe davvero arduo e difficile sceneggiare la scrittura di Cordelli, che narra comunque fatti, persone e luoghi. Ma lo fa senza nessuna velleità empirica. Il suo realismo non è analitico, di tipo logico-scientifico. È un realismo “integrale” – nel senso che contempla tutto quanto un uomo riesce a far contemplare – e i suoi personaggi come i luoghi sono trasfigurati da un atteggiamento proprio dell’anima, che svolge il flusso di coscienza in narrazione. Materia, fatti, spazio, tempo, organi e organismi esistono di per sé ma soprattutto in virtù della lettura, che ne offre il soggetto, in questo caso François, il protagonista del romanzo. E allora lo spessore non è delle cose ma delle relazioni con le cose. Si pensi al sottovia, che spesso viene chiamato in causa durante il racconto, la Galleria Giovanni XXIII, che più che un topos stradale è un topos dell’anima.
A un certo punto leggiamo nel romanzo che “qui si tratta di una sostanza sottile, d’un tratto dell’anima, più dell’anima che del corpo. Ma l’anima senza il corpo certi scatti non li ha, s’addormenta”. In questa frase c’è una delle possibili chiavi per entrare nel senso, sempre che di senso ce ne sia solo uno, di questo romanzo, che vuole dire come si possa ancora oggi affermare, nonostante tutto, e in controtendenza, che una dimensione metafisica si possa pur tuttavia dare. Magari non una ipostatizzazione alla Cartesio, ma un tentativo di riabilitazione della substantia al modo degli antichi come Platone e soprattutto Aristotele e dei medievali come Agostino e Tommaso.
Alla fine quello di Cordelli sembrerebbe proprio un tentativo di realismo integrale. E ci potremmo chiedere allora se non si voglia dare la primazia all’anima, che per lo stesso Cordelli sarebbe una cosa in controtendenza, dal momento che la sua formazione è materialista. Ma non è così. Infatti, Cordelli riprenderebbe molto più dall’antropologia degli antichi che non da quella dei moderni. Poiché se c’è qualcosa che non è presente in Cordelli è sicuramente l’idealismo con l’inneggiamento assoluto alla ragione. E infatti l’anima, senza il corpo, non avrebbe modo di esistere. Quindi, Cordelli ci offre la possibilità di riflettere in modo realistico su una concezione antropologica, che mette in chiara evidenza l’importanza della corporeità con i suoi vissuti.
Nel coacervo affabulatorio e affabulante della narrazione con quell’andirivieni da un fatto all’altro, da una cosa all’altra, da una persona all’altra, dal male al bene e viceversa, e così via, passando per vie talora logiche e talaltre illogiche, vi è un andare dalla ragione all’irrazionale, dall’empirico al sapienziale, dalla medicina alla religione, per dire che nei nodi esistenziali giocati tra il caso e la necessità, c’è quella sostanza sottile che tutto lega, che tutto correla e che offre l’opportunità, di avviarci sulla strada della salvezza. Là dove vi è una coincidentia oppositorum data dal TAO. Il TAO, in senso fisico, è, da una parte, la terapia a scongiurare che il corpo si ammali nuovamente di embolia polmonare, la malattia mortale di cui ha sofferto il protagonista, e, dall’altra, il TAO è quello del Libro della sapienza di Lao-tze, che aiuta ad uscire dal nulla, in senso metafisico, per fare approdare all’essere. Insomma, una delle possibili interpretazioni di questo romanzo potrebbe essere proprio quella di avere voluto rilanciare il messaggio di una concezione dell’uomo, che nell’antichità e nel medioevo cristiano erano ben lungi dall’essere così come oggi noi ri-conosciamo l’uomo, che la moderna razionalità á la Cartesio ha reso alla stregua ora di una macchina ora di puro spirito. La scienza ha i suoi obbiettivi, che non vanno trascurati, tralasciati e abbandonati, perché la scienza può fare molto per l’individuo umano, ma anche la dimensione umanistica ha i suoi fini e non solo non deve essere tralasciata, ma deve essere recuperata e riabilitata al massimo, a contrastare l’egemonia della scienza sperimentale in campo culturale, attraverso l’arte, la filosofia, le religioni, e certamente non da ultima la letteratura, anzi. Insomma l’uomo ha bisogno anche del mistero, che in qualche modo torna a ri-unire quanto la modernità ha separato, per aspirare a ciò che più conta, alla sapienza. Allora il TAO sta a simboleggiare l’ambivalenza di fisico e metafisico, entrambi necessari per la salvezza del protagonista del romanzo. Il TAO, nella sua duplicità per tendere all’unità, è non solo strumentale ma sostanziale per tenere in vita quanto più a lungo possibile e nel miglior modo possibile, in uno stato di salute fisico psichico e spirituale, François, in quanto uomo, come persona e non solo come individuo. Insomma, il messaggio di questo romanzo sembrerebbe essere tra gli altri quello che si faccia ogni tentativo per uscire realisticamente da una deriva nichilista attraverso una sostanza sottile (substantia), che con le sue interconnessioni e relazioni, ci consenta di accelerare, come fa il protagonista alla fine del romanzo, sulla migliore via esistenziale, così per lui come per noi.

Franco Cordelli, Una sostanza sottile, Einaudi, 2016

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